La diffusione dell'HIV, virus responsabile dell'endemia di AIDS, in Africa, avviene in modi molteplici e di diversa natura. L'Africa è il continente più colpito dal virus, ma non per questo si può parlare di una singola epidemia africana. Nonostante solamente il 12% della popolazione mondiale viva in Africa, si stima che ben il 60% delle persone malate di AIDS viva nel continente. La combinazione di HIV e tubercolosi è la maggior causa di morti tra gli infetti nei paesi subsahariani; ma questa combinazione di virus non è assolutamente limitata all'Africa: la tubercolosi è la malattia infettiva che uccide il maggior numero di donne in età riproduttiva nel mondo, e il maggior numero di persone affette da HIV o AIDS.
Contesto sociopolitico I fattori che contribuiscono alla diffusione del virus dell'HIV sono molti. Come prima cosa, l'ammissione di usare preservativi e di essere stati infettati porta con sé una stigma sociale. Inoltre, molti rifiutano il fatto che il virus dell'HIV sia la causa dell'AIDS: Thabo Mbeki e Robert Mugabe hanno entrambi suggerito che l'AIDS venga contratta attraverso povertà e malnutrizione. Se questo non fosse sufficiente, sono nate numerose leggende metropolitane riguardanti l'uso di preservativi, per esempio alcuni pensano che questo metodo contraccettivo sia stato prodotto allo scopo di limitare la crescita delle popolazioni africane e che l'uso dei preservativi deprivi l'uomo della sua tradizionale virilità nel contesto della sua comunità. Nei 35 paesi africani con la più alta diffusione di infezioni, l'aspettativa di vita media è di 48.3 anni - 6.5 anni in meno di quanto sarebbe in assenza di HIV e AIDS. Negli 11 paesi dove la diffusione del virus è al di sopra del 13%, l'aspettativa di vita è 47.7 anni - 11.0 anni in meno di quanto sarebbe senza le infezioni.
Area Diffusione di HIV tra adulti(15-49 anni) Totale casidi HIV Morti attribuite ad AIDSnel 2016 Africa subsahariana 6,1% 24,5 milioni 2 milioni Mondiale 1,0% 38,6 milioni 2,8 milioni Nord America 0,55% 1,3 milioni 27.000 Europa Occidentale 0,3% 5,8 milioni 12.000 Comparazioni regionali di HIV nel 2005(Fonte: UNAIDS, )
I governi di numerosi paesi subsahariani hanno incominciato a cercare una soluzione al problema dopo averlo ignorato per anni. La porzione dei fondi allocati per la sanità in Africa, è sempre stata meno di quanto servisse, sia prima che dopo l'indipendenza delle varie nazioni africane. Il sistema sanitario che molti paesi hanno ereditato dall'era del colonialismo è indirizzato più verso la cura delle malattie, che verso la prevenzione. Robusti programmi di prevenzione sono fondamentali per diminuire le infezioni di HIV a livello nazionale, ma i cambiamenti necessari per spingere il sistema sanitario in questa direzione sono enormi e difficili. La mancanza di fondi è la difficoltà più ovvia e apparente, nonostante si stia cercando di distribuire aiuto umanitario per i paesi in via di sviluppo con molte infezioni da HIV e AIDS.
L'Africa è inoltre afflitta da una mancanza di infrastrutture mediche, da una rampante corruzione sia da parte del governo che da parte delle agenzie in carica di distribuire gli aiuti; e da dottori provenienti da altri paesi che si coordinano con difficoltà coi governi locali. Il Programma delle Nazioni Unite per l'AIDS (UNAIDS) ha fatto diverse stime per la situazione in Africa fino al 2025. I risultati variano, andando da uno stallo nella crescita del numero delle morti e un eventuale declino, fino alla predizione di una crescita catastrofica del numero di morti con potenzialmente 90 milioni persone infette in Africa. In assenza della dieta, sanità e medicine (come per esempio medicine anti-retrovirali) che sono disponibili nei paesi industrializzati, molte persone infette col virus dell'HIV in Africa contrarranno l'AIDS. Ciò vuol dire che numerose persone saranno rese incapaci di lavorare e richiederanno notevole attenzione medica. Questo a sua volta potrebbe causare un collasso economico e sociale.
Un risultato dell'epidemia in tutti i paesi più colpiti è stato l'aumento di orfani, i quali sono costretti a vivere in orfanotrofi o, nell'ipotesi peggiore, per strada. Gli orfani senza genitori devono imparare a badare a sé stessi mentre allo stesso tempo devono provvedere cure mediche per i genitori rimasti in vita ma infetti dall'AIDS. Il risultato di questo ciclo è che spesso i bambini vengono deprivati di un'infanzia vera e propria e spesso di un'educazione, che a sua volta avrà un effetto avverso sulla loro auto stima. L'UNAIDS, l'Organizzazione Mondiale della Sanità e il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo hanno documentato una diminuzione nell'aspettativa di vita e nel Pil dei paesi africani con una diffusione del virus del 10% o più. In un articolo intitolato "Death Strikes A Continent" (La Morte Colpisce Un Continente), Johanna McGeary descrive la serietà del problema. McGeary spiega che i membri più giovani e forti della società sono i più colpiti dal virus: gli adulti muoiono e lasciandosi dietro bambini e anziani.
Non è possibile definire dei "gruppi a rischio" perché chiunque sia sessualmente attivo diventa automaticamente a rischio. Anche bambini piccoli vengono infettati dalle loro madri senza che esse lo sappiano. È difficile trovare anche solo una famiglia che non sia stata danneggiata dal virus. Molte persone non sanno come o quando hanno contratto il virus, molti non sanno di essere infetti, e molti che sanno non lo rivelano a nessuno e muoiono mentendo. (Time Magazine, Johanna McGeary 2001). Ci sono molti elementi nelle culture africane che scoraggiano la profilassi: "Anche quando una donna vuole proteggersi, solitamente non le è permesso: non è raro vedere uomini picchiare donne che rifiutano il sesso o che richiedono di usare un preservativo" (Time Magazine, Johanna McGeary 2001). Una minoranza di scienziati pensa che forse addirittura il 40% delle infezioni da HIV in adulti africani vengano contratte non attraverso rapporti sessuali ma attraverso pratiche mediche pericolose.. Secondo i dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, 2.5% delle infezioni di HIV sono da riportarsi a pratiche mediche pericolose, mentre la stragrande maggioranza è attribuita a rapporti sessuali non protetti.
L'impatto delle epidemie di AIDS Le epidemie africane di HIV e AIDS hanno effetti importanti sulla società, sulle economie e sulla politica del continente. (Fonte: Tony Barnett and Alan Whiteside, "AIDS in the 21st Century: Disease and Globalization," (MacMillan Palgrave 2003)). L'impatto economico dell'AIDS si traduce in una crescita economica più lenta, una distorsione della spesa, la crescita degli aiuti umanitari provenienti dall'estero, e in un cambiamento della struttura demografica della popolazione. Ci sono anche sospetti che un calo nell'aspettativa di vita possa, a lungo termine, cambiare le ragioni dietro alle decisioni economiche della popolazione, contribuendo a un calo dei risparmi e dei tassi di investimento. Nonostante ciò molti di questi impatti rimangono possibili in teoria ma non presenti in pratica. Degli economisti in Sud Africa hanno sviluppato i modelli sofisticati usati per predire l'impatto delle epidemie, e Nicoli Nattrass in "The Moral Economy of AIDS in South Africa" (L'Economia Morale dell'AIDS in Sud Africa) stima che il governo del Sud Africa ha la possibilità di provvedere terapie antiretrovirali per tutti i suoi pazienti, senza ampliare il suo budget.
L'AIDS si è intersecata con secche, disoccupazione e altre fonti di stress per creare quello che viene definito da Alan Whiteside e Alex de Waal come "un nuovo tipo di carestia", caratterizzato dall'impossibilità da parte di famiglie povere e malate di AIDS di accumulare cibo in sufficienza durante periodi in cui il cibo scarseggia. Il risultato dell'impatto sociale dell'HIV/AIDS è evidente quando si considera la crisi continentale degli orfani. Circa 12 milioni di bambini nell'Africa subsahariana sono orfani perché come risultato dell'AIDS. La parentela dei bambini orfani solitamente si prende cura di loro, specialmente le nonne, anche se in spesso è difficile per i parenti fare fronte ai bisogni degli orfani. L'UNICEF e altre agenzie internazionali pensano che trovare una soluzione a questo crisi sia una priorità umanitaria.
I medici e il personale dell'assistenza sociale fanno particolare attenzione a non distinguere i bambini resi orfani dall'AIDS da altri bambini in bisogno di aiuto, principalmente perché temono questi bambini possano venire stigmatizzati. Per questo motivo si sta cercando di mettere in atto politiche e programmi sociali che renderanno possibile l'aiuto e la protezione di tutti gli orfani e bambini bisognosi. L'effetto che la crisi di HIV/AIDS ha avuto sulle scuole nell'Africa subsahariana è un'ulteriore dimostrazione dell'impatto sociale negativo dell'epidemia. La Basic Education Coalition (Coalizione per l'Educazione Elementare) sottolinea l'importanza di investire nel settore dell'educazione, per riuscire a fermare l'AIDS. La BEC sostiene che l'educazione sia fondamentale per prevenire nuove infezioni, e che se non si ferma l'epidemia di AIDS adesso, l'AIDS metterà un fermo all'educazione.EFA Global Monitoring Report 2008
Al momento l'alienazione degli studenti stigmatizzati da HIV/AIDS ha reso impossibile un'educazione incentrata sulla prevenzione disponibile a tutti. Questo fatto è specialmente vero per gli orfani: quando gli orfani perdono entrambi i genitori, 22% dei bambini si trovano esclusi dalle scuole, e forzati a vivere per strada.Tungaraza, Frida. Sutherland, Margaret. (2005). Capturing the minds of a lost and lonely generation. International Journal of Technology and Design Education, 187-198. Il numero di insegnanti rispetto al numero di alunni è incredibilmente basso, e varia da un insegnante ogni 50 alunni, fino a scuole che hanno un solo insegnante per 120 alunniRobson, Sue., Sylvester, Kanyanta B. (2007). Orphaned and vulnerable children in Zambia: The impact of the HIV/AIDS epidemic on basic education for children at risk. Educational Research, 259-272.: per questo motivo molte scuole cercano di espellere studenti, anche illegalmente. Si è stimato che in Uganda, un terzo degli studenti è stato mandato a casa da scuola perché non potevano pagare la retta, o anche per il semplice fatto che non avevano le provviste scolastiche necessarie, o perché non avevano abbastanza soldi per comprare l'uniforme scolastica.Bennell, Paul. (2005). The impact of the AIDS epidemic on the schooling of orphans and other directly affected children in Sub-Saharan Africa. Journal of Developmental Studies, 467-488.
Lo stress addizionale che gli orfani di HIV/AIDS devono sopportare (lavorare strenuamente in casa, prendersi cura dei propri genitori, o essere l'unico della famiglia in grado di lavorare e guadagnare soldi) contribuisce in maniera significante a comportamenti che mettono a rischio la condotta scolastica (mancanza di concentrazione a scuola, compiti lasciati incompleti, scoppi di lacrime e rabbia, chiudersi in sé stessi): come risultato il 32% degli orfani in aree urbane e il 68% degli orfani in aree rurali non sono iscritti alla loro scuola locale. Nonostante questi fatti, sta diventando più comune che un bambino orfano perda meno giorni di scuola di un bambino non colpito direttamente dall'epidemia. La sensazione di "normalità" che la scuola dà ai bambini, in quanto costante nelle loro vite, insieme a asti gratuiti (un programma obbligatorio solo in Botswana), attira i bambini verso le scuole, anche quando l'ambiente scolastico non è sempre amichevole e accogliente.