Fontanarosa è un comune italiano di abitanti della provincia di Avellino in Campania.

Geografia fisica Territorio Fontanarosa sorge a in un'area collinare dell'Irpinia, alle pendici del monte Capo di Gaudio, nella parte centro-settentrionale della provincia.

Il territorio comunale, dell'estensione di , è in parte pianeggiante (lungo la valle del fiume Fredane), in parte alto e piuttosto accidentato con una quota che oscilla dai 600 m s.l.m ai 700 m s.l.m La parte piana è decisamente fertile e le coltivazioni che la caratterizzano sono quelle della vite, dell'olivo e del grano. Nelle zone alte e boschive hanno una certa diffusione castagneti, noceti, noccioleti e querceti.

Sismicità

Il territorio comunale di Fontanarosa è parte del distretto sismico dell'Irpinia. In occasione del terremoto del 1980 vi furono, nella sola Fontanarosa, 4 morti, 352 senzatetto e 795 unità edilizie danneggiate. Classificazione sismica: zona 1 (sismicità alta)

Origini del nome Per quanto riguarda l'origine del nome, ci sono teorie contrastanti. Alcuni storici (per esempio Di Meo, Della Vecchia) hanno negato l'origine longobarda di Fontanarosa, osservando che la Rosa o Ronsa distrutta dal terremoto si trovava nell'agro di Conza. Affermazione tuttavia contrastata dal fatto che nei Registri del 1271 (Gr. Arch. fol. 183) si parla di un certo “Roberto Rosa, signore di Fontanarosa”. Questo cognome è portato anche oggi dall'unica famiglia superstite tra le più illustri e antiche del luogo: De Rosa, con il De alla latina corrispondente al nostro Di, e quindi famiglia oriunda dall'antica Rosa, chiamata così - Fontanarosa - prima della distruzione del 987. Per quanto riguarda poi l'origine del nome definitivo di Fontanarosa, vi sono almeno tre opinioni più serie, oltre quella leggendaria di una fontana appartenente ad una tale Rosa, ove molti si sarebbero recati ad attingere («andiamo alla fontana di Rosa»). La prima opinione ritiene che, come si ricava da antichi documenti, il nome sia stato originato dalla salubrità del clima e dalla fertilità dei campi. L'altra sentenza ritiene che il paese abbia preso nome da una sorgente di acqua di sapor rosaceo, donde il nome di Fontanarosae: Fontana (sapor) di rosa (vedi: F.M.Pratilo “Via Appia”). Infine una terza teoria ricondurrebbe il nome del paese alla parola latina "fontanarosarum", ovvero luogo ricco di sorgenti.

Storia Le sue origini sono da ricercarsi nella vicina città di Aeclanum, posta sulla via Appia che allacciava Roma-Benevento-Brindisi. Fondata dagli Osci, dapprima Aeclanum fu «città libera» poi, dopo le guerre sannitiche, ebbe il diritto di cittadinanza romana; finalmente, sotto Adriano - come prova il Mommsen - divenne colonia militare di Roma. Dopo un lungo periodo di fasto, Eclano fu presa e distrutta dall'Imperatore greco Costante II nel 662, prima di attaccar guerra con Romualdo, duca longobardo di Benevento. I motivi che indussero l'Imperatore alla distruzione della cittadina sono da ricercarsi nel suo timore di lasciarsi alle spalle una città nemica tanto pericolosa. Molti abitanti furono trucidati, altri riuscirono a trovare scampo con la fuga nelle zone circostanti, dando origine così a diversi paesi, tra cui Grottaminarda e Fontanarosa. Ne è prova il fatto che numerose lapidi eclanesi furono trovate nel territorio di Fontanarosa e trascritte da diversi autori: Pratillo, Lupoli, Guarino, Mommsen, ecc. E, poiché la distruzione di Eclano è avvenuta al tempo dei Longobardi, possiamo ritenere senz'altro che Fontanarosa, come sostengono gli storici Bellabona, Leone Ostiense ed altri, sia stata edificata appunto da quel popolo barbaro, di ceppo germanico, convertitosi al Cristianesimo. Il primo nucleo di abitanti, costituito da eclanesi scampati alla distruzione della loro città nel 662, portò custodito in cuore, nella nuova località ove sorse Fontanarosa, un tesoro preziosissimo: la fede religiosa, seminata già in Eclano dall'Apostolo San Pietro, durante il suo primo viaggio a Roma, fede che era favorita e assecondata dagli stessi Longobardi convertiti. Qualche anno più tardi, gli abitanti della primitiva borgata fontanarosana vennero in possesso di una bellissima statua in terracotta, di stile bizantino, forse una delle tante immagini della Vergine che in questo tempo dall'Oriente furono portate in Italia, per sfuggire alla nuova controversia religiosa riguardante l'iconoclasmo. La lotta contro il culto delle sacre immagini, che durò circa due secoli, (dal secolo VIII al IX) divampò anche nella contrada di Fontanarosa, tanto che i primi cittadini, dopo aver potuto venerare appena per pochi anni l'incantevole Immagine della Vergine in qualche rozza cappella costruita dalle loro mani al posto dell'attuale sagrestia del Santuario, per sottrarre la statua al furore ereticale degli iconoclasti, furono costretti a nasconderla in un sotterraneo adiacente a detta sagrestia, in fondo ad un pozzo ove giacque dimenticata fino a circa il secolo XIV. Intanto, la fede cristiana e specialmente la devozione alla Madonna, avevano contribuito a tener unito sempre più il modesto gruppo di quei primi abitanti che, in maggior parte, assecondando la natura del luogo, si erano dati alla pastorizia e all'agricoltura. Non si conosce di più sull'origine di Fontanarosa a causa, in massima parte, dello sterminio e delle distruzioni perpetrate dovunque dai Longobardi prima e dai Saraceni e dai Normanni dopo. Secondo gli storici Leone Ostiense (Cronaca Cassinese -Lib. II. Cap. II) e Bellabona (Ragguagli della città di Avellino, 1656), Fontanarosa, che nei primi tempi si chiamava Rosa, nel 987 fu colpita da uno spaventoso terremoto, che ne uccise quasi tutti gli abitanti, insieme ai paesi di Ariano e Frigento, come raccontato nel «de Ariano et Fricento partem destruixit» (Ostiense). Ciò prova che in quell'epoca l'umile borgo già esisteva. Un altro buon indizio di questa verità è possibile ricavarlo dai ruderi di qualche monastero e di tante chiese campestri presenti sul territorio aventi il nome di un Santo (San Pietro, Sant'Elia, San Sebastiano, Sant'Antonio, Sant'Eligio, San Nazario, San Salvatore, Sant'Eustachio, Santa Lucia vecchia, San Marco, ecc.) che, come in altre zone, si ritengono edificate dai Longobardi divenuti Cristiani, poi distrutte dai Saraceni invasori e, finalmente, ricostruite e dotate dai Normanni.

Dopo il terremoto del 987 che distrusse la borgata, sulle rovine tornò infatti a fiorire la vita per opera di quei barbari, i quali erano scesi in Italia dalla Normandia verso il 1000, allorché un loro capo, Rainulfo Drengot, ottenne il primo piccolo feudo di Aversa dall'imperatore Corrado il Salico. Poiché maggior fortuna ebbero successivamente i cinque figli di Tancredi di Altavilla, che tra il 1043 e il 1098 si procurarono una serie di domini in tutta l'Italia meridionale, si ritiene senz'altro che Fontanarosa sia stata riedificata proprio in quest'epoca. Ciò avvenne, con molta probabilità, per iniziativa del conte normanno Erveo, comandante la XII contea che comprendeva il territorio di Frigento e dei paesi limitrofi. Dopo essere stata soggetta per qualche tempo alla contea frigentina, Fontanarosa divenne suffeudo di quella di Gesualdo, dalla quale cominciò a dipendere. Nei registri di Carlo l'illustre del 1322 sono riportate due notizie riguardanti il paese di Fontanarosa: in una si fa parola di Roberto Fontanarosa, che nel 1129 si recò in guerra sotto Ruggiero, duca di Puglia, e Tancredi suo figlio, conte di Lecce, con 4 militi, cioè cavalieri, e 6 serventi; nell'altra, dello stesso anno e sotto il medesimo duca, facendosi menzione dei baroni del regno intervenuti in guerra, si fa cenno di Guglielmo Fontanarosa (genero di Landone Ammiranti, o Ammirando, signore di Paduli, San Lupo, Valle di Telese e Montemalo), il quale concorse con 7 soldati e 10 serventi. Dagli stessi registri, ove viene elencato il catalogo dei baroni al tempo dei Normanni, risulta che Fontanarosa, dopo essere stata dominio di Bartolomeo e di Roberto Fontanarosa, divenne un feudo di due militi appartenenti ad Elia Gesualdo (figlio di Guglielmo, primo signore di Gesualdo, a sua volta figlio naturale del duca Ruggiero), il quale lo aveva dato in suffeudo allo stesso Roberto (Carlo Borrelli: Vindex neapolitanae nobilitatisi). Elia ne tenne, per qualche tempo, con altre terre il suffeudo, da cui trasse anche un contingente di fanti e di uomini d'armi per la spedizione in Terra santa, fino a quando Fontanarosa, verso il 1190, passò sotto il dominio di Lionello o Lionetto Gesualdo. Nel 1210 Fontanarosa fu suffeudo di Giovanni di Fontanarosa e, nel 1240, di Roberto, pronipote dell'omonimo già menzionato, ambedue rivestiti, al tempo di Federico II, dell'alta carica di Grandi Connestabili del Regno. Per il quinquennio 1240-45 Fontanarosa doveva concorrere alle riparazioni del castello di Acquaputida (poi Mirabella), allora in demanio regio, cioè senza un feudatario. Nel 1269 per il mantenimento dei militi in provincia il paese fu tassato per 36 tari (= doppio carlino di circa 0,85). Nel 1311 a Roberto di Fontanarosa succedette il figlio Bartolomeo. Questi ebbe l'investitura dal Re Roberto, il quale lo mandò in Terra d'Otranto a reclutare gente per armare galere, promettendogli in compenso cento once di oro, dietro garanzia di Nicola de Marra, signore di Serino. L'ultimo dei Fontanarosa possessore del feudo fu Giovanni, il quale nel 1342, mentre si recava in gita a Montevergine, fu saccheggiato da Nicolò, signore di Sant'Angelo all'Esca. Informata di ciò, la Regina Giovanna I dette ordine al reggente della Vicaria di aprire un'inchiesta contro Nicolò e compagni. Ma tutto andò a vuoto, sia per l'uccisione del re Andrea di Aversa, sia per la venuta del re di Ungheria a vendicarlo. Il Fontanarosa, per non subire l'onta ricevuta, inseguì il Nicolò che si era rifugiato in San Mango, ove esercitava il governatorato per incarico di Margherita di Capua, lo trucidò e, a mano armata, s'impadronì del territorio. Ha fine, così, il dominio non sempre onorato dei Fontanarosa sull'omonimo paese che d'ora in poi cadrà sotto il potere di altre famiglie illustri del Principato Ultra. Fu feudo prima della contea dei Gesualdo, da cui passò ai Principi di Piombino, ai Ludovisio e poi ai Tocco, principi di Montemiletto e infine ai Cantelmo Stuart che furono gli ultimi feudatari.

Nel quadriennio 1743-46 il suo territorio fu soggetto alla giurisdizione del regio consolato di commercio di Ariano. Nell'Ottocento, all'epoca del regno delle Due Sicilie, Fontanarosa fu aggregata amministrativamente al circondario di Mirabella nell'ambito del distretto di Ariano, ancora all'interno della provincia di Principato Ultra. In epoca post-unitaria il comune rimase a far parte del mandamento di Mirabella nell'ambito del circondario di Ariano di Puglia, all'interno della provincia di Avellino.

Simboli La forma dello stemma di Fontanarosa più antica che si conosca è quella riprodotta sulla porta laterale della chiesa di Santa Maria nell'anno 1596. Lo stemma è costituito da una fontana zampillante e precisamente da una vasca circolare su una colonnina con in cima tre rose fiorite poste simmetricamente: quella al centro quasi eretta e le altre due pendenti verso il lato esterno.

Lo stemma e il gonfalone del comune sono stati ufficialmente concessi con decreto del presidente della Repubblica del 10 dicembre 2014.

Il gonfalone è un drappo di giallo con la bordatura di rosso.

Monumenti e luoghi d'interesse Il paese è famoso per la lavorazione della paglia e della pietra, non a caso vi si trova un Museo dell'arte della Pietra della Paglia e del Presepe. Santuario di Maria Santissima della Misericordia

Il santuario di Santa Maria della Misericordia, anticamente noto come chiesa di Santa Maria del Pozzo, deve la sua fondazione a un'antica leggenda del luogo. Esistono due versioni di tale leggenda.