Il Rolex Daytona (ma più correttamente Rolex Cosmograph e poi Cosmograph Daytona) è un orologio da polso, di tipo cronografo, prodotto dalla società svizzera Rolex SA, fin dai primi anni Sessanta e ancora in produzione col nome ufficiale di Rolex Cosmograph Daytona. La storia e l'evoluzione di questo famoso orologio, inizia effettivamente nel 1961 (ref. 6238), ma ufficialmente il Daytona “nasce” nel 1963 con la prima serie (ref. 6239), per poi arrivare alla qualifica di cronometro certificato COSC ed altre qualifiche (interne ed esterne), tipo il certificato “Oyster”. Dalla fine degli anni Ottanta, per la seconda serie del Daytona, Rolex lo produce usando un movimento automatico.

Storia

Prima del Daytona (1930-1960) Il primo cronografo di casa Rolex, di cui si ha documentazione, risale agli anni Trenta, il cosiddetto “Chronograph ref. 2508”, mosso dal movimento Valjoux 22, uno dei più in voga in quel periodo. Mentre, il modello “Centergraph ref. 3346”, è stato il primo esperimento di realizzare un cronografo Rolex, utilizzando un calibro di manifattura interna; ciò portò alla realizzazione di un orologio con tre lancette la cui sfera secondi centrale si muoveva solo quando veniva azionata da un pulsante a ore 2: pertanto, era un cronografo che registrava solamente tempi brevi, fino a sessanta secondi.

Negli anni Quaranta esistevano diversi cronografi Rolex, come ad esempio i vari ref. 2916 e 3529 con cassa di forma quadrata, il ref. 2811 o il ref. 3055 (ribattezzato "Piccolino", per via dei suoi 32 millimetri di diametro), di cui Enzo Ferrari era possessore. Il primo cronografo Rolex dotato di cassa Oyster, è il “Datocompax ref. 4767” che risale al 1947, il quale, oltre al cronografo, aveva anche la complicazione del calendario; questo orologio è soprannominato "Jean-Claude Killy", dal nome dello sportivo che era solito indossarlo.

La produzione del Datocompax cessa nel 1962, con l'ultima versione ref. 6236; tuttavia nel 1961 sono in produzione due modelli con la sola funzione di cronografo, il ref. 6234 e il ref. 6238 poi soprannominato “Pre-Daytona”.

Prima serie (1963-1988) L'intera prima serie, costituita da numerose referenze, tutte a quattro cifre, e prodotta in piccole quantità, dal 1963 circa alla fine degli anni '80, presenta un movimento a carica manuale, il Valjoux 72, con smistamento cronografico dotato di ruota a colonne, montato all'epoca anche su numerosi altri cronografi da polso coevi. Fu parzialmente rielaborato da Rolex e rinominato come Calibro 722, poi divenuto 727 a seguito di alcune altre modifiche minori.

Il movimento è un elemento essenziale per distinguere la prima serie da quelle successive, poiché dalla seconda, i Daytona saranno solo a carica automatica. Il calibro Valjoux 72 si distingueva dal Valjoux 23 principalmente per la presenza di un terzo subdial (ad ore sei) che fungeva da contatore delle ore, laddove invece il 23 presentava solo due sottocontatori: uno per i secondi continui, a ore nove, ed uno per i minuti cronografici, ad ore 3.

È a partire dalla ref. 6239 che inizia saltuariamente ad apparire sul quadrante la scritta “Daytona” sotto il nome Cosmograph, a seguito di una sponsorizzazione da parte della Maison coronata, alla famosa corsa di durata, la 24 Ore di Daytona: l'orologio veniva regalato al vincitore e riportandone la scritta; ciò significa che non tutti i cronografi ref. 6239 portano la scritta "Daytona", anzi. Questa referenza è inoltre il primo modello dotato di scala tachimetrica riportata sulla lunetta fissa: fino ad allora era stampata sul rehaut del quadrante, ma in posizione più difficile da vedere. La ref. 6239 presentava pulsanti cronografici a pompa, abbinati ad una cassa Oyster e al tempo, erano disponibili solo le versioni in acciaio e oro a 14 e 18 carati..

Di questa prima serie fa parte il modello regalato dalla moglie e indossato da Paul Newman durante il film del 1969 (Winning ), dove interpretava un pilota di corse automobilistiche. Il modello era caratterizzato da indici quadrati sui quadrantini del crono, e da un contrasto di colore col resto del quadrante. I primi quadranti di questo tipo, detti esotici (e in seguito chiamati quadranti "Paul Newman") furono introdotti in effetti nel 1965, prima che ci fosse un “Daytona Paul Newman”. Proprio per questo motivo, gli orologi con queste caratteristiche, furono ribattezzati “Paul Newman”, da collezionisti e appassionati del Cosmograph.

L'evoluzione diretta del 6239 è stato il ref. 6262 (presentato nel 1969), con alcune differenze del movimento Valjoux, che cambiò la propria denominazione da 722 a 727.

Nel 1965, la ref. 6240, fu la prima a introdurre sul Daytona i pulsanti cronografici con chiusura a vite, caratteristica più tipica di orologi subacquei, tuttavia a tutt'oggi tipica anche di questo crono, e i quali soppianteranno definitivamente quelli a pompa, a partire dal 1972. Nel 1965 viene anche presentata la ref. 6241. In entrambe queste referenze venne sostituita la tipica lunetta in acciaio, della precedente referenza, con quella in bachelite nera.

Nel 1970-1971 appaiono le nuove referenze 6263 (con lunetta in bachelite) e 6265 (lunetta acciaio), ambedue caratterizzate dai pulsanti a vite e dalla scritta Daytona in colore rosso, dove alcuni modelli, a partire dal 1978, avendo la scritta particolarmente grande, vengono spesso nominati dai collezionisti come “Big Red”. Queste due referenze sono state dismesse solamente nel 1988, con l'avvento della seconda serie Daytona, dotata di movimento automatico.

Le reff. 6269 e 6270, estremamente rare, risalgono al 1984 e sono realizzate solamente in materiale pregiato e con la ghiera rivestita di diamanti. Alcuni modelli interamente in oro giallo, con quadrante nero e rehaut color champagne, sono stati ribattezzati “John Player Special”, per la forte somiglianza in abbinata dei colori, con la scuderia Lotus di F1, che aveva la livrea del colore del noto produttore di sigarette.

Le lancette a bastone di tutti i modelli, sono parzialmente rivestite in trizio, per consentire la visibilità anche di notte. Esteticamente, tutta la prima serie ha i sottoquadranti in un unico colore, che contrasta con il colore del quadrante principale (a differenza della ref. 6238 Pre-Daytona, che manteneva invece un layout monocolore): ecco perché si è soliti parlare di quadranti "panda" e "reverse panda". Tuttavia, sono note rare varianti del Daytona, dette "albino", in cui i colori del sottoquadrante corrispondono al quadrante principale: un celebre Daytona "Albino" era di proprietà di Eric Clapton.

Seconda serie (1988-2000) Rolex ha tardato molto a dotare i propri cronografi di un movimento automatico: sia perché i Daytona a fine anni Sessanta (al momento della diffusione dei primi calibri cronografici automatici) non erano i modelli più ricercati della casa, sia perché non aveva mostrato interesse né al calibro Chronomatic creato dal consorzio omonimo (che raggruppava Breitling, Hamilton, Buren, Heuer-Leonidas e Dubois-Dépraz), né al neonato Zenith El Primero. Inoltre negli anni Settanta con l'avvento dell'orologeria al quarzo gli interessi dei consumatori si erano spostati verso la nuova tecnologia dei movimenti a batteria, trascurando quelli meccanici. Con il passare dei decenni, e con il ritorno ad un interesse verso l'orologeria meccanica tradizionale elvetica, Rolex si rende conto dell'obsolescenza del Daytona dotato solo di carica manuale. Così quando decide di proporre sul mercato il suo nuovo modello lo fa rivoluzionando quello precedente.

Infatti nel 1988 il Daytona viene alimentato da un movimento automatico (il modello in acciaio è contraddistinto con la ref. 16520): la base che si decise di utilizzare è quella dello Zenith El Primero 3019 PHC, un movimento raffinato ad alta frequenza (36000 alternanze orarie, pari a 5 Hertz) che ha contribuito a fare la storia di quell'azienda. Rolex modifica in maniera radicale questo movimento, rifinendolo diversamente, riducendone la frequenza a 28800 alternanze orarie (4 Hertz), privandolo del datario e dotandolo della certificazione COSC. Il movimento così modificato viene ribattezzato Rolex 4030. Viene mantenuta la posizione dei subdials con il sottoquadrante a ore 3 destinato all'indicazione dei minuti cronografici, quello a ore 6 per le ore cronografiche e quello al 9 utilizzato come secondina. Un'altra importante soluzione adottata da Rolex è il bilanciere in glucydur con possibilità di effettuare regolazioni sulla marcia dell'orologio. La corona Triplock e i puslanti cronografici a vite (con due guarnizioni, una radiale e l'altra assiale), consentono di garantire l'impermeabilità fino a 100 metri. Quando era stato lanciato, nel novembre 1988, vantava un prezzo di tre milioni e mezzo di lire per la versione in acciaio.

Inoltre cessa la produzione del modello a 14 carati, soppiantato dalla versione in acciaio ed oro (ref. 16523), maggiormente in linea con la moda e i gusti del periodo. La garanzia d'impermeabilità venne portata a 10 atmosfere. Prosegue invece la produzione del modello in oro 18 carati, ref. 16528.

Alcuni modelli in acciaio (ref. 16520) hanno presentato un viraggio nel colore dei subdials. Questa caratteristica è stata notata per la prima volta dall'esperto battitore d'asta Osvaldo Patrizzi, ragion per cui questi quadranti sono stati ribattezzati "quadranti Patrizzi". Altra peculiarità di alcuni modelli della seconda serie sono i quadranti cosiddetti "inverted six" (in italiano "sei invertito"): nel subdial a ore 6, preposto alla visualizzazione delle ore cronografiche, il numero 6 è stato posizionato al contrario, risultando graficamente come se fosse un 9.

La seconda serie utilizza un vetro zaffiro al posto dell'esalite (plexiglas) e il diametro della cassa è portato a 40 mm. I quadranti sono lucidi, con i subdials cronografici dello stesso colore del principale, con un anello esterno in colore contrastante. Il numero di referenza è portato a cinque cifre, per distinguerla da quella della prima serie. La seconda serie è l'unica dotata di 5 cifre e l'ultima a montare integralmente la lunetta o in acciaio o in oro, oltre ad essere l'ultima a essere dotata di materiale luminescente al trizio su indici e sfere.

Nel 1992 viene presentata la ref. 16518, il primo Daytona con numeri arabi sul quadrante.

Nel 1997 viene presentata la ref. 16519, oro bianco e cinturino in pelle. Dal 1998 al 2000 questa referenza poteva essere scelta con il quadrante in madreperla, oggi ricercata per bellezza e rarita'.

Terza serie (2000-2023) Nel 2000 Rolex ha sostituito il movimento Zenith con un movimento interamente di propria progettazione, il Rolex calibro 4130. Viene così introdotta la terza serie del Daytona, che presenta nuove referenze a sei cifre (la versione in acciaio è la ref. 116520)..

Esternamente, la terza serie è riconoscibile dal quadrante: i due quadranti cronografici alle ore 3 e 9 sono leggermente al di sopra della linea tracciata tra gli indicatori delle ore 3 e 9, e il quadrante dei secondi continui è stato spostato a ore 6. Contestualmente il trizio per la marcatura di indici e lancette è sostituito dal Superluminova, e dal 2008 con il materiale fotoluminescente proprietario Chromalight, che in condizioni di scarsa luminosità assume una colorazione azzurra.

Altre novità sono il ritorno dei subdials interamente con colori in contrasto con il quadrante principale per alcuni modelli realizzati in materiale pregiato (platino, oro bianco, oro giallo, oro rosa), l'introduzione del cinturino Oysterflex in caucciù e la possibilità di scegliere, in alternativa agli indici a bastoncino tradizionali, il quadrante con i numeri arabi, ribattezzato "quadrante racing". All'interno della grande offerta in termini di quadranti, è anche possibile trovarne alcuni in madreperla e altri in meteorite.