Chiafura è un antico quartiere e parco archeologicoChiafura: il parco-museo di Scicli aperto ai turisti e ai visitatori. Comunicato Stampa del Comune di Scicli n. 1035 del 21/11/2011 scavato nella roccia del comune di Scicli, nel Libero consorzio comunale di Ragusa, in Sicilia.
L'area, formatasi tra l'VIII ed il X secolo, era adibita a necropoli, e fu progressivamente trasformata in abitato trogloditico nel periodo altomedievale, coincidente con la conquista araba, e occupata senza soluzione di continuità fino all'inizio degli anni 1960. L'origine del nome di Chiafura, menzionato per la prima volta nel 1684, è certamente oscura e sembra appartenere ad una denominazione topografica.Itinerari culturali del medioevo siciliano, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ICCD. http://www.iccd.beniculturali.it/medioevosiciliano/brochure/itinerario_siti_rupestri.pdf L'ipotesi più plausibile, infatti, è che il nome derivi dalla corruzione di una frase, della quale l'unico elemento chiaro potrebbe essere il –fora finale, come ad indicare probabilmente “un quartiere fuori dalla città”.
Topografia L'abitato rupestre di Chiafura, occupando un intero fianco del colle di San Matteo, si estende dalla cresta della collina, coronata dalle fortezze del Castellaccio (torre normanna) e del Castello dei Tre Cantoni (fortificazione di probabile fondazione bizantinaIl Castello dei Tre Cantoni, detto Castelluccio, è attestato con certezza dal XIII secolo. E. CANZONIERI, Il Castello dei Tre Cantoni di Scicli (Ragusa) e l'analisi stratigrafica delle strutture murarie, in Notiziario Storico Sciclitano 3 dicembre 1997, pp. 19-99.), fino alla sottostante valle di San Bartolomeo, un'interessante gola calcarea.
Storia Tra il V ed il VII secolo d.C., sul finire del periodo antico e dell'era bizantinaL'età tardo antica e alto medievale (IV-IX secolo d.C.) è documentata prevalentemente da necropoli sub-divo ed ipogei, solo secondariamente da rinvenimenti mobili (ceramica, monete, epigrafi). Mancano i resti architettonici di strutture abitative, specie dopo che è stata riconosciuta la datazione degli insediamenti rupestri ormai allo scorcio della Conquista araba. Cfr. Scicli, tra archeologia e territorio, p.231, l'attuale area di Chiafura era adibita a necropoli. Il periodo altomedievale, coincidente con la conquista araba dell'Isola, è quello cui si devono le testimonianze più interessanti di Chiafura.
La vera e propria nascita del quartiere urbano avvenne, infatti, tra l'VIII ed il X secolo d.C. come conseguenza del processo di incastellamentoSono alcune delle acquisizioni di cui hanno preso nota i sessanta archeologi presenti in città nell'ambito del progetto Archaeology's places and contemporary uses, patrocinato dall'Università Iuav di Venezia, dall'Università di Catania, dal MSA di Manchester, dall'ETSA di Barcellona, e dalle Università di Granada, in Spagna, e di Ouno, in Finlandia, e reso possibile grazie al professore sciclitano Pietro Militello, archeologo e docente dell'Università di Catania. avviatosi dall'età bizantina. A causa della pericolosità delle fasce costiere, infatti, le popolazioni isolane cominciano a lasciare le città marine per insediarsi in modo stabile nell'entroterra, proprio nelle cave, creando anche delle strutture difensive di una certa importanza. Una di queste fortezze di piccole dimensioni può essere rintracciabile proprio in quella dei “Tre Cantoni”, che fu impiantata nell'attuale località di Scicli, chiamata S. Matteo, per controllare il punto di confluenza delle tre cave del torrente di Modica, di S. Maria La Nova, di S. Bartolomeo.
Dopo la conquista arabaLa prima menzione di Scicli è, infatti, nelle fonti arabe relative alla conquista secondo le quali Sikla cade nell'864 d.C. nelle mani degli invasori. (Scicli cadde nell'864/865), le strutture difensive furono rilevate dagli invasori e riutilizzate, ma l'importanza militareCARIOTI, «Scicli si distinse nel militare [...] per li due castelli»,Scicli, tra archeologia e territorio(p. 186); «Da per altro il sito dell'antica città di Scicli è una sufficiente prova per dirsi edificata da' Sicoli, specialmente per quella torre triangolare»,Scicli, tra archeologia e territorio(p.72). di San Matteo continuò fino a quando, nel 1091, la città non passò sotto il dominio dei Normanni, e la fortezza divenne sede di un insediamento chiamato Sciclum o Scicla. Lo sviluppo del centro abitato in questo periodo probabilmente favorì il fenomeno del trogloditismo, già presente in Sicilia nell'VIII e nel IX secolo. Nonostante, infatti, tale fenomeno avesse preso piede nell'Isola con la conquista araba e l'arrivo di popolazioni dal Nordafrica, esso aumentò ulteriormente dopo la conquista normanna, probabilmente a causa dell'arrivo di immigrati da aree trogloditiche dell'Italia meridionale (Puglia, Basilicata) che trovavano nell'Isola un habitat simile a quello dell'area di origine. Probabilmente è proprio con l'arrivo di queste popolazioni nordeuropee che il sito di Chiafura comincia ad essere abitato in modo sistematico, anche se le prime testimonianze di una situazione abitativa rupestre si hanno nel XIV secolo, quando il sito viene a configurarsi come un quartiere con una fisionomia del tutto simile a quella di altri settori del paese. A partire dall'inizio del XV secolo, però, anche se in modo lento, l'abitato comincia ad estendersi a valleItinerari culturali del medioevo siciliano, Ministero per i Beni e le Attività Culturali, ICCD., nonostante i pericoli posti dal carattere torrentizio delle acque, particolarmente violento in inverno, e si assiste alla progressiva adozione dell'architettura in elevato.
In questo stesso periodo vennero costruite le seconde muraLa città così, si dota di due cinte di mura, la prima più antica e più ristretta, circondava solo la parte superiore della collina e si può datare al XIII-XIV secolo, la seconda, più ampia e più recente, del XV-XVI secolo, includeva anche le pendici, fin quasi a valle. della città che controllavano l'entrata alla città bassa, mentre le prime racchiudevano il castello, la chiesa di San Matteo e le balze più alte di Chiafura. Fino ai primi secoli dell'età moderna (1500-1600) il quartiere di Chiafura riveste ancora una importanza cruciale. Nel XVIII secolo, con lo sviluppo di Scicli, l'abitato rupestre di Chiafura comincia invece a perdere importanza all'interno della gerarchia urbana tanto che alla fine del Settecento la “contrada di Chiafura”Nel manoscritto di Antonino Carioti sulle Notizie storiche della città di Scicli per la “contrada di Chiafura”, si menzionano le grotte “che un tempo stettero dentro case, ove i sepolcri sono coperti tuttora da balate ben levigate e , vicino a' quali perdurano talune case abitate”., è nota per le grotte un tempo abitate. Altre informazioni sulla situazione rupestre del tempo chiariscono che “un quinto dei cittadini di Scicli [circa 1700 persone] alloggia sul pendio di queste rocce, in grotte che risalgono alla più remota antichità”Le informazioni relative alla situazione rupestre si hanno dalla veduta di Scicli fornita nel 1787 dal viaggiatore francese Jean-Pierre Houël nel suo Voyage pittoresque. Questi, inoltre nella Planche CCX, raffigurante le Cento Scale, fornisce una prezioso documento iconografico raffigurante un prospetto di abitazione incavata nella roccia..
Nel XIX secolo, tuttavia, comincia il declino di Scicli e della zona rupestre si parla come di un quartiere “abbellito di ricchi palagi tra gli spechi cadenti ricettacolo di povera gente”. Ciò nonostante in piena epoca borbonica, l'insediamento rupestre restava ancora densamente abitato, seppur, con lo stabilimento della popolazione a valle, il sito iniziò ad essere progressivamente abbandonato. Negli anni 1920 la popolazione del quartiere si attesta intorno alle 700 anime. Le precarie condizioni igieniche e di sicurezza costrinsero l'amministrazione comunale a sfollare i residenti rimasti, che lasciarono definitivamente la località tra la fine degli anni 1950 e l'inizio degli anni 1960 per trasferirsi nelle aree periferiche, soprattutto nel Villaggio Aldisio, oggi noto come Villaggio Jungi.
La visita degli intellettuali nel 1959Chiafura, la visita del '59, a cura di F. Causarano, Scicli, Giornale di Scicli, 2010 Era il 17 maggio 1959, quando a Scicli arrivò da Roma un gruppo di intellettuali, chiamati appositamente dalla locale sezione del Partito Comunista Italiano, che in quel periodo amministrava la città iblea con il sindaco, signor Giuseppe Cartia. Gli intellettuali romani, così identificati senza alcuna altra necessaria specificazione, furono invitati su sollecitazione dell'onorevole Gian Carlo Pajetta, allora uno dei leader del PCI, che qualche mese prima era stato a sua volta invitato dai suoi compagni sciclitani, per illustrare loro la delicata situazione degli "aggrottati" di Chiafura, quel lato occidentale della collina di San Matteo, dove centinaia di famiglie vivevano in condizioni identiche a quelle dei loro avi trogloditi.
Nell'assolata piazza Municipio di Scicli arrivarono Renato Guttuso con la moglie Mimise, Carlo Levi, Pier Paolo Pasolini, Antonello Trombadori, Paolo Alatri e Maria Antonietta Macciocchi. La sezione sciclitana del PCI si prese cura delle spese e degli inviti, mentre i giovanissimi intellettuali del circolo “Vitaliano Brancati”Il Movimento Vitaliano Brancati è nato nel settembre del 1980, ma per tutti gli anni 1950, una prima edizione ha operato a Scicli, con importanti iniziative: "La visita del '59" a Chiafura e al Colle San Matteo, di un gruppo di intellettuali del tempo, come Renato Guttuso, Carlo Levi, Pier Paolo Pasolini, il cui interesse portò poi alla nascita del villaggio Aldisio, dove furono trasferiti gli aggrottati. curarono lo svolgimento della giornata, accompagnando gli intellettuali lungo l'impervio percorso fin sulla collina e poi dentro quelle “case” ricavate, chissà quante migliaia di anni fa, dal calcare duro e grigio.
I ritrovamenti Le notizie circa la situazione di Chiafura in epoca protostorica sono scarsissime, ed è solo ipotizzabile la presenza di necropoli “a grotticella”, attraverso un'attenta lettura di alcune abitazioni rupestriGli abitati devono essere localizzati proprio sulle alture corrispondenti ai costoni dove si trovano le Necropoli, Scicli, tra archeologia e territorio, p.316 che sembrano delle riutilizzazioni medioevali e da qualche frammento, databile alla Antica Età del Bronzo (2200-1450 a.C.)Scicli, tra archeologia e territorio, p.87. Non si hanno maggiori notizie di abitazioni in epoca greca. Nonostante la certa presenza di comunità grecofone a Scicli, esse pare occupassero un sito differente da quello di Chiafura, ovvero il versante di San Bartolomeo quello opposto di Santa Maria la Nova.