Mascali è un comune italiano di abitanti della città metropolitana di Catania in Sicilia.
L'attuale centro urbano, sorto negli anni trenta del Novecento, alcuni anni dopo la distruzione del precedente abitato, a seguito dell'eruzione lavica del 1928, è attraversato dalla Strada Statale 114 in posizione centrale rispetto a Giarre e Fiumefreddo di Sicilia, a nord di Catania.
Origini del nome Il toponimo è di origine incerta, ma sembra derivare dal greco bizantino Μασχάλη, che potrebbe significare "ascella" o, più opportunamente (come sostenuto dal professore e storico Antonino Alibrandi), "ramoso", "boscoso", riferendosi ai fitti boschi che, un tempo, coprivano per intero il versante orientale dell'Etna e, particolarmente, fino agli inizi dell'età moderna, il territorio di Mascali (Bosco d'Aci).
Storia
Dalle origini al Medioevo Non si conosce con precisione a quando risalga il primo abitato, certo è che papa Gregorio Magno in una sua epistola al vescovo di Taormina, nell'anno 593, alludendo a un antico monastero, probabilmente ubicato nei pressi dell'attuale paese di Vena, citò Mascali scrivendo: …Quod est super Maschalas… ("Che è sopra Mascali").
Assoggettata dagli Arabi poco prima del 900, Mascali fu conquistata da Ruggero I il Normanno nel 1082; nel 1092 così il suo vasto e fertile territorio — delimitato a sud dall'attuale torrente Mangano, a nord dal torrente delle Forche, a est e a ovest rispettivamente dal mare e dal vulcano — divenuto feudo nel XII secolo e in un primo tempo assegnato alla diocesi di Troina, passò nel 1124 al potere temporale della diocesi di Catania, a seguito di una donazione del futuro re Ruggero II al vescovo di Catania Maurizio, mentre la giurisdizione ecclesiastica veniva invece riservata all'arcivescovo archimandrita di Messina, mediante una bolla pontificia di papa Eugenio III del 1151.
Il viaggiatore arabo Al-Edrisi nella sua massima opera geografica conosciuta come Libro di Ruggero redatta nel 1154, descrive Mascali come un villaggio adagiato su di un colle, lodandone la fertilità dei terreni e l'abbondanza d'acqua. Egli cita inoltre la presenza di una località costiera denominata "Qurtil Masqalah", ricadente pressappoco nel territorio delle odierne frazioni marittime di Sant'Anna o Fondachello.
Durante il XIV secolo, Mascali fu protagonista della lunga guerra angioino-aragonese soffrendo nel 1357 un lungo assedio per opera dei calatabianesi alleati dei francesi, con la successiva messa a ferro e fuoco della città a causa della sua fedeltà alla Corona d'Aragona.
Età moderna
Nel 1543, il vescovo di Catania Niccolò Maria Caracciolo ottenne da Carlo V il "mero e misto imperio", ossia la giurisdizione civile e criminale sul territorio, istituendo così ufficialmente la Contea di Mascali, di cui i suoi successori continuarono a essere proprietari per circa due secoli, assumendo il titolo di Comites Mascalarum (Conti di Mascali).
È chiaro però che la nuda proprietà di terreni boschivi, incolti e talora paludosi a poco sarebbe valsa alla diocesi etnea e avrebbe comportato inutili spese. Fu così che il vescovo Caracciolo pensò di convocare in assemblea il 5 ottobre 1558 nella chiesa di Santa Maria degli Angeli gli abitanti di Mascali, per offrire loro in enfiteusi (cioè dietro pagamento di un canone periodico in denaro o in natura), ma a infimi censi, le terre della contea. Questa data segnò dunque l'inizio del progressivo disboscamento e popolamento del territorio che ben presto, avendo attratto gli investimenti in massima parte di acesi e messinesi oltre a parecchia manodopera contadina, dal mare alla montagna fu convertito in campi agricoli e in nuovi piccoli e sparsi centri urbani dipendenti dal centro di Mascali economicamente e giuridicamente.
Per tutto il XVI secolo e oltre, a causa della sua collocazione su un'altura che la rendeva ben visibile dal mare, Mascali rimase però spesso vittima, come la maggior parte delle città costiere, degli attacchi dei pirati turchi che infestavano il Mar Mediterraneo, tanto che restò più volte quasi del tutto disabitata. Le cronache del tempo ci indicano come nel 1524 i turchi riuscirono a depredare il paese e a rapire "circa octanta pirsuni infra homini donni e pichulilli" per rivenderli a Costantinopoli come schiavi.
Per proteggere dunque la città dalle incursioni turche furono innalzate alcune torri di avvistamento, ben sette secondo la leggenda, disseminate su tutto il territorio della contea.
Il XVII secolo fu caratterizzato da un consistente aumento demografico, ravvisabile soprattutto nella crescita dei nuovi borghi della contea e determinato dalle donazioni enfiteutiche del vescovo conte Michelangelo Bonadies, che difese strenuamente il diritto alla gestione del territorio, contro le intromissioni da parte dei regnanti.
Nel 1693 il terremoto del Val di Noto lasciò Mascali semidistrutta (ma i mascalesi, caso unico fra le comunità della Sicilia orientale, si salvarono quasi tutti poiché, al momento della maggior scossa dell'11 gennaio, erano in processione, all'aperto, con le reliquie di san Leonardo); già in tale epoca si pensò di ricostruirla più a valle, ma il terreno acquitrinoso della piana sottostante ne scoraggiò l'insediamento. Ciò che fu spostato in pianura fu invece il tratto della strada consolare Pompeia, l'antica direttrice orientale-sicula d'origine romana che fino ad allora aveva attraversato il centro abitato, fornendo così ai viandanti un percorso nettamente più agevole.
Nel XVIII secolo la Sicilia, e dunque anche il territorio di Mascali, passò in mano borbonica. Questo segnò però la fine contea di Mascali, che fu ceduta dai vescovi catanesi alla casa reale nel 1757. La città di Mascali, tagliata fuori dai traffici commerciali e ormai in posizione periferica iniziò così il suo lento ma inesorabile declino.
A causa dell'eccessiva fiscalizzazione a cui i terreni erano sottoposti, sempre più insistenti si fecero inoltre le richieste di autonomia amministrativa da parte dei numerosi borghi sorti nel territorio mascalese, primo fra tutti il "quartiere delle Giarre", l'odierna Giarre, divenuto ben più grande e ricco della stessa Mascali e che ottenne la secessione nel 1815 insieme a quelli che poi sarebbero divenuti i comuni di Riposto, Sant'Alfio e Milo.
Età contemporanea
Data cruciale per la storia di Mascali è quella del 6 novembre del 1928, ricorrenza di San Leonardo, ancora oggi protettore della città, quando la lava dell'Etna, fuoriuscita da una bocca apertasi ad appena m di quota, incanalandosi nel torrente Pietrafucile che attraversava l'abitato, seppellì Mascali per intero lasciandone integra solo una piccola porzione periferica, l'odierna frazione di Sant'Antonino.
La città nuova
Il governo fascista, su mandato del Ministro dei lavori pubblici Giovanni Giuriati e dello stesso Mussolini, diede inizio ai lavori di ricostruzione immediatamente dopo la catastrofica calamità naturale. Fu deciso di spostare la nuova città più a valle, a ridosso della strada statale che collega Messina a Catania, a metà strada tra i comuni di Giarre e Fiumefreddo di Sicilia. Il sistema urbanistico adottato individuò gli assi viari disposti in modo razionale, secondo uno schema ippodameo, ereditato dalla cultura dell'antica Roma, un vero e proprio "marchio di fabbrica" di tutte le città costruite durante il fascismo. Le prime opere finanziate furono l'acquedotto, il cimitero, la casa comunale, le scuole, la chiesa. Congiuntamente fu predisposta la costruzione di un primo nucleo di abitazioni denominate "ricoveri stabili" (ancora oggi abitati come normali abitazioni civili) da destinare alle famiglie bisognose. Inoltre, per favorire la ripopolazione della città si provvide alla concessione di un lotto di terreno e di un contributo statale (dal 40 al 60%) per la ricostruzione delle case dei cittadini più abbienti. Solo per la costruzione delle opere pubbliche lo Stato impegnò la ragguardevole somma di 12 milioni di lire. Lo Stato fu sempre vigile sui criteri di costruzione dei privati, dando a essi dei precisi obblighi da seguire, specialmente dopo l'emanazione delle nuove norme di sicurezza e antisismiche volute dal legislatore. Il grosso dei lavori fu ultimato entro il 1937.
Architettonicamente, Mascali esprime tutto lo sviluppo e l'inquietudine artistica di quegli anni, divisa a metà tra edifici ispirati alle linee taglienti del futurismo e del razionalismo ed edifici di stampo conservatore volgenti ancora a uno stile ottocentesco. Gli edifici pubblici sono espressione della cosiddetta "architettura di Stato", ovvero un razionalismo che fa da compromesso tra conservatorismo e modernità. Per l'urbanizzazione e la progettazione architettonica della città di Mascali, il regime si avvalse della consulenza di illustri architetti, tra i quali spicca Camillo Autore (allievo di Ernesto Basile), famoso per la risistemazione del lungomare di Reggio Calabria e la progettazione del monumento dedicato a Vittorio Emanuele III che troneggia sul sopracitato lungomare.
La leggenda narra che la Piazza Duomo fu ultimata in fretta e furia in una sola notte, alla notizia che il Duce, il giorno dopo in visita ad Acireale, avesse espresso la volontà di visitare la nuova città. Il giorno dopo effettivamente il Duce passò da Mascali, ma solo per una rapida sosta alla stazione con saluto dalla scalinata della stessa.
Simboli
Lo stemma comunale e il gonfalone attuali sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 21 marzo 1997.
Le sette torri sono un chiaro riferimento al sistema di fortificazione della antica Contea di Mascali.
Il gonfalone è un drappo di giallo con la bordatura di azzurro.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose 200px|right|thumb|Facciata della chiesa di San Michele Arcangelo, nella frazione di Montargano Diversi sono gli edifici di culto cattolico nel territorio comunale: Duomo di San Leonardo di Noblac (centro comunale) Chiesa di San Giuseppe (frazione di Carrabba) Chiesa di Maria Santissima della Pietà (frazione di Fondachello) Chiesa di San Michele Arcangelo (frazione di Montargano) Chiesa madre di Santa Maria dell'Idria, chiesa della Santissima Annunziata, chiesa di Santa Domenica (chiusa al culto), chiesa privata di Santa Lucia e chiesa del Carmine (frazione di Nunziata) Chiesa di Maria Santissima Assunta (frazione di Puntalazzo) Chiesa secolare di Sant'Anna (frazione omonima) Chiesa di Gesù e Maria (frazione di Sant'Antonino) Chiesa di Maria Santissima del Rosario (frazione di Santa Venera) Chiesa della Natività della Beata Vergine Maria (frazione di Tagliaborse)
Architetture civili
Monumento ai caduti
L'attuale monumento ai caduti fu realizzato dallo scultore catanese Pietro Pappalardo per commemorare i mascalesi morti nella prima guerra mondiale e inaugurato nel 1940 a seguito di una lunga controversia giuridica risolta dal Tribunale Civile di Catania. L'originario monumento venne infatti distrutto durante l'eruzione vulcanica del 1928, pochi giorni dopo la prevista inaugurazione del 4 novembre 1928, in realtà mai svoltasi a causa dell'allarme suscitato dal torrente lavico che era scaturito in località Ripe della Naca. Nel 1985 furono scolpiti sulle lapidi anche i nomi dei cittadini caduti nella seconda guerra mondiale e nelle guerre coloniali.
Aree naturali