Emergendo come una delle figure chiave dell'anarchismo, Proudhon fu il primo a riscattare e attribuire un significato positivo ai termini "anarchia" e "anarchico", che fino ad allora venivano usati esclusivamente in un contesto dispregiativo, associati agli aspetti di anomia ed entropia, persino dai suoi contemporanei e dai pensatori che lo precedettero, come William Godwin, considerato spesso un teorico e precursore dell'anarchismo.
Inoltre ispirò il celebre simbolo della A cerchiata, il cui significato risiede nella sua stessa massima "l'Anarchia è l'ordine senza il potere"La citazione di Proudhon è stata presumibilmente inserita nelle edizioni successive al 1849 delle Les Confessions d'un révolutionnaire pour servir à l'histoire de la Révolution de Février, ampliate dallo stesso autore., oltre ad aver coniato il motto "La proprietà è una rapina" (La propriété, c'est le vol!) contenuto nel suo primo saggio politico, Che cos'è la proprietà? O, un'indagine sul principio del diritto e del governo (1840; Qu'est-ce que la propriété? Recherche sur le principe du droit et du gouvernement).
In un primo momento, Proudhon promosse il "possesso" (un diritto esclusivo legato all'utilizzo perpetuo del bene economico che non produce rendita) in alternativa alla proprietà secondo la definizione del diritto romano (il diritto di usare e abusare del proprio nei limiti della legge), ma successivamente, in risposta alle critiche di Max Stirner e Karl Marx, rielaborò il concetto di possesso come "proprietà limitata" nella sua opera successiva: la Théorie de la propriété (1866). Secondo Proudhon, nel capitalismo i lavoratori erano privati di quello che lui definiva un "surplus". Partendo da principi di diritto naturale, sosteneva che i lavoratori dipendenti dovessero avere un diritto di proprietà sul prodotto:
Questa nozione è comunemente interpretata come un riferimento alla teoria del lavoro di acquisto della proprietà. In tale senso, Proudhon accoglieva la proprietà acquisita tramite la specificazione (la proprietà che, per lui, rappresenta la libertà — la propriété, c’est la liberté!), mentre respingeva la proprietà terriera ottenuta attraverso loccupazione (la proprietà come diritto del primo occupante, che considerava essere illegittima e una "rapina" — la propriété, c'est le vol!) perché, a suo avviso, la proprietà terriera – senza le norme di usufrutto mutualistico – si traduce in una rendita che Proudhon, per analogia, definisce una rapina nei confronti della forza-lavoro agricola; ne consegue che, l'unica proprietà legittimata da Proudhon, è quella legata al lavoro personale o all'uso attivo di fattori produttivi come la terra e il capitale. Egli respinge anche la proprietà acquisita tramite guadagni derivanti da tassi di interessi, contratti di locazione o attività che coinvolgono il lavoro salariato (cioè, dove esiste il rapporto prestatore-datore di lavoro). Nella Philosophie de la misére e nella Théorie de la propriéte sostenne che non è il diritto di proprietà in sé a generare ingiustizia, bensì i modi in cui essa viene acquisita.
Dopo la caduta di Luigi Filippo di Francia, venne eletto nell'Assemblea nazionale durante il breve periodo della Seconda Repubblica francese, sorta a seguito dei moti del 1848, nel quale teorizzò il sistema economico noto come mutualismo. Il mutualismo, come concepito da Proudhon, include federazioni agricolo-industriali che adottano "contratti di federazione" ispirati alla teoria del contratto sociale di J.-J. Rousseau. Questi contratti sono accettati individualmente dagli associati, in opposizione a quello che l'autore descrive come il "principio della sovranità illimitata" degli Stati nazionali. Inoltre, un sistema bancario non profit garantirebbe credito a tasso zero a lavoratori e associazioni per l'avvio delle loro attività, le quali funzionerebbero indipendentemente dal controllo centralizzato di uno Stato.
Con l'intensificazione dei suoi legami con i circoli socialisti di Parigi, entrò in contatto con altre figure di spicco del movimento, tra cui Karl Marx, Louis Blanc e Michal Bakunin, quest'ultimo divenuto in seguito suo seguace. La pubblicazione di Che cos'è la proprietà? attirò l'attenzione delle autorità francesi dell'epoca e anche quella di Marx, che iniziò una corrispondenza con l'autore. I due si influenzarono reciprocamente e si incontrarono a Parigi mentre Marx era in esilio. La loro amicizia terminò quando Marx rispose al Sistema delle contraddizioni economiche, o Filosofia della miseria (1846; Système des contradictions économiques ou Philosophie de la misère) di Proudhon con il provocatorio titolo Miseria della filosofia. Risposta alla "Filosofia della miseria" di Proudhon (1847; Misère de la philosophie. Réponse à la "Philosophie de la Misère" de Proudhon). Questa disputa divenne una delle cause della scissione tra l'ala anarchica e quella marxista dell'Associazione Internazionale dei Lavoratori. Alcuni, come Edmund Wilson, hanno sostenuto che l'attacco di Marx a Proudhon fosse motivato dalla difesa, da parte di quest'ultimo, di Karl Grün, che Marx disprezzava, ma che stava preparando le traduzioni dell'opera di Proudhon.
Proudhon fu arrestato nel 1849 a causa delle sue opinioni espresse contro il Presidente Louis-Napoléon Bonaparte, che in seguito divenne l'Imperatore Napoleone III, e rilasciato nel 1852. Dopo un tentativo di riavvicinamento con Napoleone III, pubblicò un nuova opera, intitolata De la justice dans la révolution et dans l'Église, che gli valse una nuova condanna. Tornò a Parigi dopo che gli fu condonata la pena e vi morì nel 1865. Dopo la morte del suo discepolo Michail Bakunin, il "socialismo libertario" di Proudhon si è frammentato in diverse correnti: anarchismo individualista, anarchismo collettivista, anarchismo comunista e anarchismo sindacalista, avendo tra i suoi esponenti di spicco figure come Carlo Cafiero, Joseph Déjacque, Kropotkin e Benjamin Tucker. La sua opposizione al comunismo, che considerava essere una forma di governo oppressivo e centralizzata, lo portò a divenire in Francia una figura spesso citata dalle correnti che si opponevano al marxismo, come il federalismo, il sindacalismo di ispirazione soreliana e gli eredi del mutualismo.
Biografia Giovinezza Proudhon nacque a Besançon, in Francia, da un fabbricante di barili per birra. A undici anni, dopo un'infanzia spesa in lavori familiari per lo più rurali, entrò nella scuola della città, nonostante la famiglia fosse troppo povera per garantirgli i libri necessari. Si formò da autodidatta. A diciannove anni entrò a lavorare nel campo della stampa, per poi diventare revisore di opere ecclesiastiche in via di pubblicazione. Acquisì in questo modo una discreta conoscenza in ambito teologico che coltivò studiando ebraico e comparandolo al greco, al latino e al francese. Scrisse anche un trattato di grammatica generale, Essai de grammaire génerale, che costituisce una prima prova della sua audacia intellettuale. Nel 1838 ottenne la borsa di studio Suard di 1500 franchi annui per tre anni, offerta in dono dall'Accademia di Besançon come incoraggiamento per le giovani promesse.
Interessi in politica Nel 1839 scrisse il trattato L'Utilité de la célébration du dimanche, che contiene i primi germogli delle sue idee rivoluzionarie. In questo periodo inoltre si recò a Parigi, dove condusse una vita povera, ascetica e dedita allo studio, entrando in contatto con gli ideali socialisti che allora andavano diffondendosi nella capitale francese. Nel 1840 pubblicò Qu'est-ce que c'est la propriété? (Che cos'è la proprietà?), in cui sostiene la sua ormai celebre tesi secondo cui "la propriété, c'est le vol" ("la proprietà è un furto"), che gli valse l'antipatia dei membri direttivi dell'Accademia di Besançon, che tuttavia non riuscirono a ritirargli la borsa di studio.
Infine nel 1846 diede alla luce la sua più grande opera, il Système des contradictions économiques ou Philosophie de la misère (Il sistema delle contraddizioni economiche o La filosofia della povertà). Per qualche tempo Proudhon portò avanti una piccola tipografia a Besançon, ma senza successo. Successivamente divenne una sorta di manager per un'impresa commerciale di Lione. Nel 1847 tuttavia lasciò questo impiego e alla fine si stabilì a Parigi, dove era ora celebrato come uno dei massimi esponenti dell'innovazione. In quell'anno aderì alla Massoneria, essendo iniziato in una loggia del Grande Oriente di Francia, ma non andò mai oltre il grado di apprendistaDa P. J. Proudhon, La Giustizia nella Rivoluzione e nella Chiesa, pag. 694: L'8 gennaio 1847, venni accolto come Massone, col grado di apprendista, nella Loggia Sincerità, Perfetta Unione e Costante Amicizia, 'Oriente di Besançon'. Come ogni neofita, prima di ricevere la Luce, dovetti rispondere a tre quesiti d'uso: Cosa deve l'uomo ai suoi simili? Cosa deve alla sua patria? Cosa deve a Dio? Alle due prime domande, la mia prima risposta fu all'incirca, quella prevedibile; alla terza io risposi con questa parola: la GUERRA: Giustizia a tutti gli uomini, Devozione al proprio paese, Guerra a Dio, cioè all'Assoluto. Tale fu la mia professione di fede. Io domando perdono ai miei rispettabili fratelli per la sorpresa che causò loro questa parola, specie di smentita al motto massonico, che io ricordo qui senza derisione ALLA GLORIA DEL GRANDE ARCHITETTO DELL'UNIVERSO. (……) Seguì una lunga discussione che le usanze massoniche mi impediscono di riferire. (……) L'antiteismo non è l'ateismo: verrà un tempo, io spero, in cui la conoscenza delle leggi dell'animo umano, dei principi della giustizia e della ragione, giustificherà questa distinzione, tanto profonda quanto apparentemente puerile. Nella seduta dell'otto gennaio era impossibile che il candidato e gli iniziati si comprendessero..
Nella corrispondenza con Giuseppe Ferrari sull'unione italiana Proudhon criticava Mazzini in quanto massoneBenché non lo fosse, ma fu a lungo creduto tale, forse perché la carboneria è stata a torto confusa con la massoneria. (Correspondance, vol. IX, Paris, éd. A. Lacroix, 1875) e si lamentava spesso di essere perseguitato dalla massoneria. Criticando Marx, lo definiva in senso spregiativo "massone ebreo"Non vi sono prove ne testimonianze di un'appartenenza di Marx alla massoneria..
Proudhon e la Rivoluzione del 1848 Sorpreso dalla Rivoluzione del 1848, partecipò alla rivolta di febbraio e alla stesura di quello che definiva "la prima proclamazione repubblicana" della nuova repubblica. Ebbe una cattiva impressione del nuovo governo provvisorio, capeggiato da Dupont, un politico di vecchio stampo, oltre che da liberali che anteponevano la riforma politica a quella socio-economica, che Proudhon considerava basilare. Pubblicò il proprio punto di vista circa le riforme da affrontare, completato nel 1849, dal titolo Solution du problème social''' (Soluzione della questione sociale), nel quale mette a punto un sistema di mutua cooperazione finanziaria tra lavoratori. Questo avrebbe potuto trasferire il controllo delle relazioni economiche dai banchieri e dai capitalisti ai lavoratori veri e propri. La parte centrale del suo progetto era la fondazione di una banca che fornisse credito a un basso tasso di interesse ed emanasse banconote per sostituire le valute basate sull'oro.