Angri è un comune italiano di abitanti della provincia di Salerno in Campania.
Geografia fisica
Territorio Angri si trova in una posizione centrale tra Napoli e Salerno, nel cuore dell’agro nocerino-sarnese, un agglomerato urbano che raggruppa 14 comuni della provincia di Salerno. Situata a ridosso dell’area vesuviana e confinante con la città metropolitana di Napoli, insieme a Scafati si integra perfettamente nell’estesa conurbazione dell’hinterland napoletano (anche chiamata conurbazione dell'area napoletana), diventando un punto di collegamento strategico tra le principali città campane.
Inserita nella fertile valle del Sarno, che un tempo faceva parte dell’antica Campania Felix, Angri è rinomata per la sua produttività agricola, grazie al terreno particolarmente favorevole che ha reso questa zona una delle più fruttuose d’Italia.
Il territorio è caratterizzato da un paesaggio pianeggiante a nord, dove dominano le coltivazioni, mentre a sud si eleva progressivamente verso i monti Lattari, una catena montuosa che attraversa la penisola sorrentina.
Orografia A sud vi sono i monti Lattari, accessibili da Via Monte Taccaro e proseguendo per il sentiero CAI 340, partendo dal sentiero della Pace, si arriva poi all'area montana e collinare denominata Chianiello (da non confondersi con l'omonima montagna situata nel Cilento), per poi proseguire nel territorio della città di Lettere, tramite il sentiero CAI 346.
Idrografia Il fiume Sarno riceve l'acqua da un torrente-affluente proveniente da Angri, attualmente coperto, è chiamato canale San Tommaso.
È presente anche il colatore Rio Sguazzatoio, anch'esso si incanala nel fiume Sarno.
Clima Il clima è solitamente temperato durante tutto l'anno. La vicinanza del mare di Castellammare di Stabia e del fiume Sarno fanno sì che vi sia un clima mediterraneo tipico del meridione italiano. La stagione invernale è solitamente fresca, mitigata dai vicini monti Lattari, che attirano le precipitazioni più fredde. Durante l'estate il clima si presenta umido.
Origini del nome Il primo nome usato anticamente per chiamare Angri fu Angra, che significa "acqua stagnante" o "acquitrino" formatosi lungo le sponde del fiume Sarno. Questo toponimo ancora utilizzato, in una zona periferica della città, come Paludicella.
Secondo alcuni studiosi, il nome di Angri potrebbe derivare anche da altre denominazioni più antiche, tra le quali figurano:
Anger: Ancra, Angara, Angra (cfr. la Tabula Peutingeriana: copia documento pergamenaceo dei sec. XII-XIII di un'antica carta romana raffigurante ab antiquo le vie dell'impero romano) come innanzi citato, toponimo che sta anche ad indicare, oltre all'acqua stagnante o agli acquitrini, i terreni coltivati lungo le sponde del suindicato fiume o di un affluente dello stesso (vedasi il fiume Sarno); Angarius: "animale da traino o campestre"; Angarium: "stazione o luogo ove stazionavano i cavalli per essere ferrati o cambiati"; Angrivari: "popolazioni germaniche delle pianure, ribellatesi a Gaio Giulio Cesare, poi sottomesse a Roma"; Angaria: "stazione di posta, dove i viaggiatori si ristoravano ed effettuavano il cambio dei cavalli"; Angre (De Angre): è la prima menzione storica alla città, chiamata così nell'accordo-trattato fatto redigere dal re longobardo Sicardo di Benevento, nel Pactum Sicardi, cap. XXXVIII, la preposizione de tradotta vuol dire vicino a.
Nel Medioevo alla città venne cambiato nuovamente il nome, in Ancharia, nella lingua volgare locale dell'epoca, poiché tale nome si addiceva di più al luogo e voleva indicare la fertilità delle campagne e della vegetazione che, all'epoca, si estendevano dalle pendici dei monti Lattari fino alle sponde del fiume Sarno, dove si sviluppava. Infine il nome di Ancharia venne registrato e compare per la seconda volta nel Codex Diplomaticus Cavensis nel mese di luglio, dell'anno del Signore 856, che si conserva ancora nell'archivio dell'abbazia della Santissima Trinità di Cava de' Tirreni.
Storia Età antica Le origini di Angri risalgono al periodo romano, il luogo era già popolato all'epoca da pastori locali ma non si presentava come una vera e propria cittadina ma come detto dai romani, un locus (in italiano luogo), infatti la zona era all'epoca paludosa e con ville e fondi agrari sparsi un po' su tutto il territorio della futura cittadina, nonostante ciò vi erano delle colture effettuate dai contadini locali.
Nei pressi della città di Nuceria Alfaterna (nota nel sec. XXI come Nocera Inferiore, Nocera Superiore, Angri e Sant'Antonio Abate), fu combattuta la battaglia dei Monti Lattari, anche conosciuta come battaglia del Vesuvio (poiché la prima fase dello scontro fu combattuta proprio presso il vulcano Vesuvio), che si svolse nell'ottobre del 552 durante la guerra gotica. Essa fu decisiva per la sconfitta dei Goti e l'affermazione dell'Impero romano d'oriente in Italia. La battaglia fu combattuta fra il generale, dell'impero romano d'oriente, Narsete e l'ultimo re dei goti, Teia il quale la perse e con essa anche la sua vita. Infine in una località nota come Pizzauto (appellata anche in Pozzo dei Goti) si dice che ci siano gli scheletri di alcuni soldati goti, gettati lì dai vincitori, ove è situata la Grancia di San Giacomo del XV secolo.
La cittadina viene nominata una prima volta col nome in latino Angre, nel Pactum Sicardi (in italiano Accordo di Sicardo - o trattato), nel capitolo XXXVIII, come una zona di grande rilievo agricolo, insieme alla vicina città di Stabiae (in italiano Stabia) ma che non potevano ancora compete sul piano economico con la città costiera di Amalfi.
Età medievale Nel 1290 il re Carlo II d’Angiò assegnò in feudo la Terra d'Angri ad un tal Pietro Braherio o de Braheriis.
Il conte Giovanni Zurolo (1382-1440) difese strenuamente la Terra d'Angri all'alba del 24 settembre 1421 dalle soldatesche di Andrea Fortebraccio, meglio noto come Braccio Forte da Montone, durante le "Lotte dinastiche" avvenute nel Regno di Napoli tra Angioini e Aragonesi, per la successione al Trono di Napoli tra Alfonso V d'Aragona e Luigi III d'Angiò, schierandosi a favore di quest'ultimo, cioè del re francese, cui dopo estenuanti assalti subì il cruente assedio — con l'assalto al Castello, un tempo ornato da torri e mura fortificate munite di porte — da parte del capitano di ventura Andrea Forte Braccio da Montone al servizio di Alfonso V d'Aragona a cui aveva chiesto aiuto la sovrana Giovanna II d'Angiò-Durazzo contro il predetto Luigi III d'Angiò e ai suoi fedelissimi proseliti. La cittadella fortificata di Angri resistette ai vari assalti dalle truppe mercenarie, al comando di Braccio Forte da Montone, e dopo l'ultimo assalto (del 24 settembre 1421) al Castello irruppero nelle mura fortificate entrando in città ed effettuarono saccheggi e devastazioni, mentre i militi e i popolani delle città viciniori, come Pagani e Nocera dei Pagani (oggidì, Nocera Inferiore - SA), deposero subito le armi appena seppero della disfatta ovvero della presa d'Angri.
Tra settembre e ottobre del 1425, a seguito dell'intervento della regina Giovanna II d'Angiò-Durazzo, il feudo di Angri venne ripristinato a favore del feudatario il conte Giovanni Zurolo. Lo stesso signore feudale il 26 luglio 1436 fondò, su una preesistente chiesetta o cappella angioina (eretta da Carlo II d'Angiò nel 1288 circa) con annesso ospizio della Carità della seconda metà del XIII secolo (vulgo Maria Vergine della Carità, detta della Pietà, poi Santa Maria Annunziata detta lAnnunziatella), la chiesa della SS. Annunziata di Angri con attiguo ex monastero Domenicano.
Il 26 giugno del 1428 (cfr. Diploma Reale, rilasciato in Castel Capuano - Napoli il 31 agosto del 1428 da Giovanna II d'Angiò-Durazzo e inviato al feudatario della Terra d'Angri Giovanni Zurolo), appellato come "il giorno del riscatto", periodo pedissequo ai precitati fatti del 1421-1425. Questi gli eventi (1421-1425, 1428-1436) a cui è legata la manifestazione storica-rievocativa, Palio Storico Città di Angri, patrocinata dal Comune che si svolge nel mese di settembre di ogni anno.
Età moderna Il suo maggiore fasto è riconducibile al XVII e al XVIII secolo, periodo in cui regnarono i principi Doria (1613-1806), che elevarono il feudo al rango di Principato. I Doria detennero il feudo sino all'abolizione del feudalesimo. Fecero erigere numerosi monumenti ancora esistenti e visitabili. Di particolare interesse il castello di stile vanvitelliano, con logge sovrapposte a scale a tenaglia in pietra nera.
Età contemporanea Il 6 settembre 1860 il treno proveniente da Salerno e con a bordo Giuseppe Garibaldi e alcuni suoi collaboratori si fermò alla stazione ferroviaria di Angri dove venne accolto calorosamente da una folle festante e dal primo sindaco angrese del nascente Regno d'Italia, tale Matteo Montefusco, prima di ripartire gli vennero dati anche alcune cibarie locali come regali.
Dal 1806 al 1860 è stata capoluogo dell'omonimo circondario appartenente al Distretto di Salerno del Regno delle Due Sicilie.
Ad Angri è sorta la prima casa della congregazione delle suore di San Giovanni Battista, fondata il 26 settembre 1878 da sant'Alfonso Maria Fusco. La congregazione delle suore di San Giovanni Battista, inizialmente voluta dal fondatore con il nome di "Le nazarene", derivante da Gesù di Nazareth, è stata successivamente ride nominata come "congregazione delle suore di San Giovanni Battista" (battistine) ed è diffusa in tutto il mondo. La prima giovane, Maddalena Caputo, di Angri, fu l'animatrice e la sostenitrice dell'opera insieme ad altre tre giovani del paese. La sera del 25 settembre del 1878 le suore si ritirarono in poche stanze e il 26 settembre, di mattina, sant'Alfonso Maria Fusco, celebrò la santa messa su un misero altare di legno. Il patrimonio iniziale della casa, fu di sole 5 lire. Le quattro giovani vivevano in povertà, sostenendosi insieme alle prime orfanelle con il lavoro dei telai.
Dal 1860 al 1927, durante il Regno d'Italia è stata capoluogo dell'omonimo mandamento appartenente al Circondario di Salerno.
Con la creazione del comune di Pompei, Angri perse la frazione di Bagni in favore del comune di Scafati perché il comune di Scafati dovette cedere alcuni territori all'allora nascente comune di Pompei, in prossimità degli scavi archeologici. Angri ottenne però una nuova frazione, che era Sant'Egidio del Monte Albino ma la perse appena venne elevata al rango di comune autonomo.
Con la caduta del fascismo e la nascita della Repubblica Italiana Angri è diventata un comune autonomo. Simboli Stemma Lo stemma civico è troncato da una fascia d'argento, nella parte superiore di azzurro con tre monti di verde, nella parte inferiore di rosso pieno; lo scudo è sormontato da una corona turrita da Comune, il tutto ornato da due rami decussati con foglie di alloro e di quercia; al disotto dello stesso appare un cartiglio con l'iscrizione: . Gonfalone Il gonfalone si presenta come un drappo di colore azzurro e con lo stemma della città al centro.
Monumenti e luoghi d'interesse
Architetture religiose Vi sono diverse architetture religiose di matrice cristiana di rito cattolico diffuse in tutto il territorio angrese, come chiese, conventi e monasteri ma anche di altre confessioni cristiane.
Chiese cristiane di rito cattolico Sono sorte diverse chiese di rito cattolico nel periodo alto-medioevale, in quello moderno e in età contemporanea. In ordine cronologico troviamo:
Chiesa di San Benedetto da Norcia
Secondo le fonti ufficiali, la chiesa risalirebbe al secolo VII. Venne eretta inizialmente in puro stile gotico. Le sue dimensioni iniziali erano più piccole di come le si possono osservare oggi.