Considerato uno dei più leali uomini di Simón Bolívar, grazie alla sua grande strategia militare e alle sue qualità diplomatiche, fu uno dei personaggi più influenti delle guerre d'indipendenza ispanoamericaneAntonio José de Sucre fuente de inspiración para el pueblo suramericano Gobierno bolivariano de Venezuela, durante le quali fu presidente della Bolivia, governatore del Perù, generale capo dell'esercito della Grande Colombia e comandante dell'Esercito del SudAntonio J. de Sucre hmazzier.com.ar. Nonostante fosse venezuelano, come Bolívar, è considerato Padre della Patria ed eroe nazionale in Ecuador e Bolivia, per aver condotto sul campo l'esercito indipendentista nelle campagne che portarono quei paesi all'indipendenza, culminate con le vittoriose battaglie di Pichincha e di Ayacucho.
Origini Antonio José de Sucre nasce a Cumaná nella Capitaneria Generale del Venezuela da Vicente de Sucre y García de Urbaneja e María Manuela de Alcalá y Sánchez Ramírez de Arellano nel 1795, quinto di nove fratelli. Le origini della sua famiglia erano franco-fiamminghe; Carlos de Sucre Garrido y Pardo, figlio di un nobile, Charles Adrián de Sucre, Marchese di Preux (Fiandre) e Buenaventura Carolina Isabel Garrido y Pardo, fu il primo antenato di Sucre a stanziarsi definitivamente in Sudamerica. Carlos de Sucre era stato designato dal re di Spagna come governatore della Nueva Andalucía, e diventò poi governatore di Cuba e di Cartagena de IndiasCampana libertadora de Quito independencia.ec/. La sua famiglia era di lunghe tradizioni militari: non solo il padre era colonnello, ma anche i nonni, i bisnonni e i fratelli avevano tutti seguito la carriera militare. La madre morì quando Antonio José aveva appena sette anni; fino a quindici anni studiò con lo zio José Manuel, prima di entrare nella scuola di ingegneri di Caracas.
Vita militare Sucre entra nell'esercito nel 1810, con il grado di alfiere, e due anni più tardi, dopo aver combattutto i realisti sotto il comando di Francisco de Miranda, viene promosso al grado di tenente.
Nel 1814 assiste al ricongiungimento delle forze di oriente e quelle di occidente nella valle di Aragua. In quell'anno Sucre perde suo fratello Pedro, fucilato dai realisti, e poco più tardi anche Vicente e Magdalena, altri due fratelli, vittime a Cumunà delle truppe dello spietato José Tomás Boves. Nel 1815 combatte agli ordini del generale José Francisco Bermúdez; quindi, fuggendo dall'esercito del generale Pablo Morillo, passa da Margarita a Cartagena, dove dirige i lavori di fortificazione della città, assediata dalle truppe realiste. Nel dicembre di quell'anno va ad Haiti, riuscendo poi a far ritorno in Venezuela nonostante un naufragio nel golfo di Paria.
Valente condottiero militare, nel 1817 viene promosso al grado di colonnello Nel 1818 inizia a distinguersi come uno dei più valorosi comandanti di Simón Bolívar, che nel 1819 ratifica la sua nomina a capo di stato maggiore e, sempre in quell'anno, viene nominato generale di brigata dal presidente del congresso venezuelano Francisco Zea.
Campagna dell'Ecuador
Nel 1821 riceve l'incarico da parte di Bolívar di andare a Guayaquil, città che si era resa indipendente l'anno prima ed era in quel momento una provincia libera, con il compito di incorporarla alla Grande Colombia, nazione nata dai resti del Vicereame della Nuova Granada dopo il dissolvimento dell'impero spagnolo nella parte settentrionale del Sudamerica. Arrivato a Guayaquil, Sucre propone alla Giunta di Governo, formata da José Joaquín de Olmedo, Francisco Roca e Rafael Jimena, di conservare la propria sovranità, ma sotto la protezione della Colombia. La Giunta di Guayaquil approva la proposta di Sucre, il cui scopo principale era quello di unificare le forze per preparare la conquista di Quito. Nell'agosto del 1821 i realisti guidati da Melchor Aymerich tentano un'offensiva su Guayaquil; tuttavia Sucre, con l'esercito unito formato da grancolombiani e Guayaquileñi, li respinge nella vittoriosa battaglia di Yaguachi del 19 agosto 1821, che darà a Guayaquil la definitiva libertà dall'impero spagnolo. In settembre Sucre viene sconfitto nella sua avanzata verso Quito dall'esercito di Francisco González e si ritira a Guayaquil, dove ricostituisce l'esercito, aumentandolo di numero con gli arrivi di altri soldati dalla Grande Colombia nell'ottobre dello stesso anno.
Nel dicembre 1821 Sucre incontra i governanti del Perù, che avevano mandato a Guayaquil due generali per prendere il comando della provincia. Sucre li convince che bisognava combattere il nemico comune, i realisti, e non lasciarsi sfuggire l'occasione di scacciarli definitivamente da quelle terre, raggiungendo un accordo che frutta a Sucre l'invio di truppe peruviane da parte di José de San Martín, comandate da Andrés de Santa Cruz, per la liberazione di Quito.. L'avanzata verso Quito inizia nel gennaio del 1822, e dopo aver facilmente liberato Cuenca, all'inizio di maggio Sucre conquista Latacunga, dove rimane una decina di giorni aspettando rinforzi provenienti da Panama. Dopo l'avanzata fino alle porte di Quito, ai piedi del vulcano Pichincha, il 24 maggio 1822 Sucre riporta la vittoria nella battaglia di Pichincha, che risulta decisiva per la definitiva indipendenza dell'Ecuador, e, a metà giugno, entra assieme a Bolívar in città, dove viene promosso da Bolívar a Generale di Divisione e riceve il comando civile e militare come Intendente del Dipartimento di Quito..
Alto Perù
In Perù intanto, la situazione si era fatta delicata e incerta: Simón Bolívar era stato chiamato dal Congresso del Perù che gli aveva richiesto aiuto per liberare definitivamente le terre della Sierra, ancora in mano realista. Non potendo essere immediatamente presente, Bolívar manda Sucre, come ministro plenipotenziario, a trattare con i governanti di Lima. Riva Aguero, capo dell'esecutivo a Lima, che era stato recentemente sconfitto dai realisti a Moquegua, consegna a Sucre il comando generale delle truppe. Il generale realista José de Canterac, che aveva sconfitto gli indipendentisti a Moquegua e a Ica, occupa per breve tempo Lima, saccheggiandola, mentre Sucre ritira gli indipendentisti nel porto di Callao..
Nel 1824 Bolívar si proclama Dittatore del Perù e arriva personalmente sul campo per liberare definitivamente l'Alto Perù, istruendo e consigliando il suo miglior luogotenente, Sucre, sulle azioni da eseguire. La battaglia di Junín, del 6 agosto 1824 fu una delle vittorie più importanti degli indipendentisti sui realisti del generale Canterac..
Con la vittoria di Junín il morale di Sucre e del suo esercito era salito alle stelle e alcuni mesi più tardi, il 9 dicembre, nella battaglia di Ayacucho Sucre cattura la maggior parte delle forze spagnole, compreso il viceré José de la Serna e Hinojosa, presso Ayacucho, l'ultimo viceré rimasto in territorio sudamericano. Questa vittoria fu decisiva per la liberazione e l'indipendenza del Perù e dell'Alto Perù, che fu poi ribattezzato Bolivia. Come ricompensa per il suo operato venne insignito del più alto titolo onorario di Grande Maresciallo di Ayacucho.
Nascita della Bolivia
Sucre entrò in territorio boliviano il 25 febbraio 1825 e seguendo le istruzioni di Bolívar convocò i rappresentanti delle province dell'Alto Perù per decidere sull'indipendenza totale della regione, non solo dalla Spagna, ma anche da quella con le Province Unite del Río de la Plata e dello stesso Perù. Nonostante Lima e Buenos Aires concordassero sull'alternativa totalmente indipendentista, Bolívar non era d'accordo, perché se fosse stato concessa la piena indipendenza avrebbe potuto pregiudicare la Grande Colombia, in quanto i territori della ex-Audiencia Reale di Quito avrebbero potuto chiedere lo stesso trattamento. Sucre, non concordando col suo leader, apparì un poco infastidito e convocò di nuovo in luglio la "Asamblea Deliberante" a Chuquisaca, che decise all'unanimità la totale indipendenza dell'Alto Perù, decretata con un Atto di Indipendenza il giorno 6 agosto 1825.
Un decreto designò il nome del nuovo stato in "Bolívar", e il Libertador venne designato Padre della Repubblica e Capo Supremo dello Stato. Bolívar, che aveva dovuto accettare il volere del popolo riguardo alla totale indipendenza della nuova nazione ringraziò, ma declinò l'offerta, proponendo il nome di Sucre per quell'incarico. Passò un po' di tempo, e un deputato propose che, così come Roma deriva da Romolo, da Bolívar deriverà il nome "Bolivia".
Fu eletto presidente della Bolivia nel 1826 ma gli sviluppi politici lo lasciarono insoddisfatto. Nel 1828 sorse un forte movimento di opposizione contro Bolívar, i suoi seguaci e la costituzione che lui aveva scritto per il paese. Sucre, che era stato ferito in una rivolta, rassegnò le dimissioni e si trasferì a Quito, la sua città del cuore e città natale di sua moglie Mariana de Carcelén y Larrea, marchesa di Solanda (Quito., 27 luglio 1805 – 15 dicembre 1861).
Guerra Gran Colombia-Perù Già nel 1827 le relazioni tra Gran Colombia e Perù divennero tese a causa delle mire del Perù sulla neonata Repubblica di Bolivia e sulla parte meridionale dell'attuale Ecuador, in particolare della zona attorno a Cuenca e Guayaquil, dove parte della borghesia sosteneva l'annessione al Perù. Una rivolta a Lima aveva generato i primi malumori dei peruviani, che non avevano totalmente accettato la perdita dell'Alto Perù, costituitosi indipendente.
Nel 1827, José de La Mar viene eletto Presidente Generale del Perù, mentre le trattative di Bolívar su questioni di confine, che nel 1826 era dovuto tornare nella Grande Colombia per risolvere problemi interni, falliscono. Il generale Agustín Gamarra, futuro presidente del Perù, invase la Bolivia con l'intenzione di riunificare Alto e Basso Perù, quindi nello stesso anno la Grande Colombia dichiara guerra al Perù. L'esercito di La Mar, invece, invade il sud dell'Ecuador, prima il dipartimento di Azuay, nell'attuale provincia di Azuay, e poi Guayaquil, vincendo la guerra in mare dopo aver conquistato il porto della città.
Sul fronte terrestre, tuttavia, le battaglie presero un'altra piega: Il Mariscal Sucre, che a quel punto aveva lasciato la presidenza della Bolivia, concentrò le forze dell'Esercito del Sud attorno a Cuenca, dove ebbe la meglio sui peruviani sconfiggendoli nella Battaglia del Portete de Tarqui. Si arrivò così al Trattato di pace di Guayaquil, firmato il 21 settembre 1829, con cui la Colombia rinunciava ai territori di Tumbes, Jaén e Maynas, mentre il Perù rinunciava per sempre al porto di Guayaquil. In definitiva, vennero mantenuti i confini precedenti alla guerra.
Grande Colombia Già in quel periodo tuttavia iniziarono a emergere sentimenti contrari al Libertador, come quelli del suo vice presidente Francisco de Paula Santander, per via della differente visione politica. Bolívar, infattim era per una grande nazione col potere centralizzato, mentre Santander era favorevole invece ad un sistema federale. Nel 1830 Sucre si trasferisce quindi a Bogotà in un momento in cui il paese si stava già disintegrando, principalmente a causa di movimenti separatisti interni, come quello di "La Cosiata" nella sua nativa Venezuela, comandata dal generale José Antonio Páez, che diventerà poi presidente del Venezuela nel gennaio 1830.
Bolívar chiede poi a Sucre di dirigersi verso il Venezuela per trattare con Paez, ma arrivato a Táriba, al confine, il generale Santiago Mariño gli impedisce l'ingresso in territorio venezuelano, sua patria natia, obbligandolo a tornare a Cúcuta. Qui parlerà per tre giorni con Mariño e altri due rappresentanti di Paez, senza successo, prima di far ritorno a Bogotà..