La messa in quadro indica il modo in cui il filmato sceglie di rappresentare la realtà, determinando lo sguardo della macchina da presa. Essa stabilisce il punto di vista attraverso la selezione delle riprese, la scelta dei movimenti di macchina e la durata delle inquadrature.

Modalità La messa in quadro può assumere modalità diverse. Si definisce dipendente dai contenuti quando l’immagine si limita a mostrarli in maniera neutra, senza aggiungere interpretazioni visive particolari, riprendendo personaggi e oggetti così come sono. È invece considerata indipendente dai contenuti quando l’inquadratura evidenzia il proprio atto di scelta e appropriazione, sottolineando la natura stessa dell’immagine e il processo con cui essa costruisce il significato visivoFrancesco Casetti, Federico di Chio, Analisi del film, Milano, Bompiani, 1994, p. 125.

Un’ulteriore distinzione riguarda la stabilità: si parla di modalità stabile quando il film mantiene un unico schema visivo dall’inizio alla fine, mentre è detta variabile quando le inquadrature e i punti di vista cambiano in maniera eterogenea. Secondo Francesco Casetti e Federico di Chio, esempi di messa in quadro stabile si trovano in La donna che visse due volte (con la figura intera alternata a inquadrature in plongée) e in La finestra sul cortile (con il totale intervallato da figure intere).

Rapporto con la messa in scena La messa in quadro e la messa in scena sono strettamente interconnesse e si condizionano reciprocamente. Da un lato, la messa in scena influenza la messa in quadro: per esempio, la presenza di protagonisti può richiedere l’uso di primi piani per renderli più riconoscibili. Dall’altro, la messa in quadro orienta la messa in scena, poiché ogni inquadratura seleziona solo una porzione di spazio, attribuendole un preciso significato espressivo.

Nella rappresentazione filmica diventa quindi essenziale saper manipolare lo spazio e gli oggetti per mantenere l’illusione di realtà, affinché “il mondo rappresentato possa apparire non alterato”Francesco Casetti, Federico di Chio, Analisi del film, Milano, Bompiani, 1994, p. 124. Nei set cinematografici, ad esempio, tavoli e sedie vengono spesso rialzati e gli oggetti appesi alle pareti abbassati, così da rispettare proporzioni visive più adatte alla ripresa.

Note

Categoria:Tecnica cinematografica Categoria:Terminologia cinematografica