Acri (AFI: , Èacri in dialetto locale) è un comune italiano di abitanti della provincia di Cosenza in Calabria.
Geografia fisica Territorio Il centro urbano è situato a 720 ai piedi della Sila e della montagna della Noce e il suo territorio si estende per poco meno di . Porta nord della Sila, la parte più antica, dalla quale è possibile osservare le alte cime del Pollino, domina la valle del Mucone e la valle del Crati.
Ne attraversano il territorio i seguenti fiumi: il Mucone, il Calamo, il Duglia (chiamato anche fiume degli schiavi) affluente del Crati (di km 51,59), il San Martino (affluente del Mucone), il Cieracò affluente di sinistra del Mucone, il Coriglianeto che sbocca nel mar Ionio attraversando la città di Corigliano-Rossano, il Chàdamia che sbocca nel mar Ionio, il Trionto, che attraversa la valle dell'Esaro e sbocca nel mar Ionio, il Galatrella (km 42,47) che sbocca nel mar Ionio. Nel territorio di Acri nasce anche il torrente Mizofato.
Nel periodo 2006-2015 il comune di Acri risulta essere fra i comuni dove più si sono verificati casi di incendio boschivo ad opera di ignoti.
Clima Il clima è di tipo mediterraneo.
Origini del nome L'etimologia del lemma Acri deriverebbe dal greco ακρα (Akra) che significa sommità. Tale nome è attestato già nel 1324 quando se ne fa riferimento con la frase In castro Acri ovvero 'nella città fortificata di Acra'. Secondo alcuni occuperebbe il posto di Acheruntia o di una città bruzia chiamata Acra. Gli abbondanti ritrovamenti archeologici degli ultimi anni suggeriscono la presenza di una città pre bruzia, probabilmente da identificare con Pandosia Bruzia fondata e capitale del regno di Italo, re degli Enotri (e degl'Itali-Morgeti), dal cui nome deriverebbe la parola Italia.Nomi d'Italia. Origine e significato dei nomi geografici e di tutti i comuni, Novara, Istituto Geografico De Agostini, 2009. Gli abitanti si chiamano acresi, ma da alcuni decenni emerge la tendenza a usare acritani, che ricalca il dialettale acriteani.
Storia
Simboli
Lo stemma è stato riconosciuto con D.P.C.M. del 30 agosto 1952.
Il simbolo araldico della città di Acri è rappresentato da tre monti sormontati da tre stelle, con la dicitura: "Acrae, Tri Vertex, Montis Fertilis, U.A. (Universitas Acrensis)". Il più antico stemma araldico conosciuto della città di Acri è presente sul portone d'ingresso della chiesa e del convento di San Domenico antica (San Giovanni il Battista), stemma in pietra realizzato nel 1524, insieme allo stemma delle famiglie feudatarie dell'epoca i principi San Severino da Bisignano.
Il gonfalone, concesso con D.P.R. del 6 ottobre 1953, è un drappo di rosso.
Onorificenze
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose
Basilica di Sant'Angelo d'Acri La Basilica di Sant'Angelo d'Acri è la più importante chiesa di Acri. Dedicata a Sant'Angelo d'Acri, ne custodisce le sue spoglie mortali. Il 21 luglio 1980 Papa Giovanni Paolo II ha elevato il Santuario alla dignità di basilica minore.
La costruzione della Basilica annessa al convento dei Cappuccini fu promossa da Padre Giacinto Osso di Belmonte Calabro come segno di devozione al Santo. Il progetto, affidato al romano Guido Quercioli, prese avvio con la posa della prima pietra l’11 maggio 1893 e si concluse con la solenne consacrazione il 17 luglio 1898.L’apparato decorativo interno fu arricchito dagli affreschi del napoletano Vincenzo Montefusco e dal calabrese Emilio Iuso, autore di alcune delle più recenti opere pittoriche che resero la basilica uno dei più significativi luoghi di culto francescani della regione. All’interno si trovano dodici cappelle votive, disposte simmetricamente. Nella cappella centrale sinistra è custodita l’urna in bronzo e cristallo, sigillata ermeticamente, che contiene il corpo ricomposto del Santo. Spicca inoltre un pregiato mosaico ideato dal cappuccino Padre Ugolino da Belluno. La facciata esterna riccamente decorata, è caratterizzata dalla presenza di due maestose torri campanarie, mentre nella zona posteriore della chiesa spicca la possente cupola. Tra gli elementi di maggiore rilievo si annoverano anche l’organo a canne (costituito da circa 3.000 canne e due tastiere) e il portale bronzeo, del peso di 54 quintali e riccamente decorato. Nei locali dell’antica chiesa annessa al complesso è oggi ospitato il Museo dedicato a Sant’Angelo d’Acri, che conserva testimonianze storiche e religiose legate alla sua figura.
Chiesa dell'Annunziata La Chiesa dedicata a Maria Santissima Annunziata, è uno dei luoghi sacri più antichi di Acri, la cui prima menzione risale al 1269 in un documento del vescovo Ruffino. Sorge al di fuori delle mura medievali dell’antico abitato e presenta una pianta romanica a croce latina con tre navate, alle quali si accede dal portale centrale e da due ingressi laterali. La facciata è scandita da sei colonne portanti e da altre quattro collocate nella parte superiore, al centro della quale si erge una croce in pietra. Caratteristico è anche il campanile in pietra calcarea, impostato su tre ordini sovrapposti e divenuto nel tempo quasi interamente meccanizzato, con un sistema di campane automatizzato e un orologio elettrico.
A partire dal XVII secolo, la chiesa divenne luogo di sepoltura per alcune delle famiglie nobili della città, che qui eressero le proprie cappelle gentilizie. Tra queste si ricordano le famiglie Salvidio, Giannone, Spezzano e Falcone. L’interno, sobrio ed elegante, è arricchito dagli affreschi di Raffaele D’Alvisio di Aiello Calabro, autore delle scene evangeliche che decorano la volta a botte e della cupola dell’altare maggiore, dove raffigurò i quattro evangelisti, restaurati nel 1950 da Emilio Jusi di Rose. Sempre al D’Alvisio si devono la raffigurazione dell’Annunciazione, dell’Adorazione dei Magi e dello Sposalizio della Vergine con San Giuseppe. Il presbiterio ospita un possente e decorato altare maggiore in marmi policromi, affiancato negli ultimi decenni da uno di moderna concezione. Nel corso dei secoli la chiesa si arricchì di numerose opere d’arte: due tavole cinquecentesche di scuola napoletana raffiguranti San Giuseppe e Sant’Anna, una porta lignea finemente intagliata, una tela di Luigi Medollo di Corigliano datata 1850, oltre a diversi dipinti di artisti locali dei secoli XVIII e XIX. La navata sinistra ospita una cappella con l’affresco della Madonna di Fatima, la statua della Vergine e una scena del Battesimo di Cristo, seguita da una cappella con un dipinto della Madonna di Guadalupe. Nella navata destra si incontrano invece la cappella della famiglia Falcone con una Crocifissione attribuita a un pittore napoletano del XVII secolo, la cappella della famiglia Giannone con un San Nicola di Bari e la cappella della famiglia Spezzano, che fino a pochi decenni fa conservava una tela del 1776 raffigurante Santa Lucia con i santi Rocco ed Emilio. Sull’altare maggiore domina la statua della Madonna del Carmine con il Bambino, affiancata da due affreschi di Guido Faita da Montalto Uffugo che illustrano rispettivamente i Discepoli di Emmaus e Gesù nell’Orto degli Ulivi. All’ingresso, nella navata sinistra, si può infine ammirare una Crocifissione di grande finezza esecutiva, accompagnata da un frammento di iscrizione gotica.
È certo che la chiesa, oggi, non si presenti esattamente come era stata concepita e realizzata in origine. In fondo alla navata destra, un ampio arco a pieno sesto introduce in una cappella quadrangolare con volta a crociera, che accoglie un ricco altare ornato da due colonne scanalate. Sin dal 1729 è attestata inoltre la presenza della “Congregazione dell’Annunziata”, confraternita che prendeva nome proprio dalla chiesa e che contribuì a rafforzarne la centralità religiosa nella vita cittadina.
Chiesa di Santa Maria Maggiore La Chiesa di Santa Maria Maggiore è uno degli edifici religiosi più antichi di Acri e sorge sui resti di un preesistente tempio pagano. Viene già citata dal vescovo Ruffino da Bisignano nel 1269. La chiesa si trova su un colle nel quartiere di Padia, uno dei nuclei più antichi del centro storico acrese. Per raggiungerla si sale un’ampia scalinata, che conduce alla facciata in stile romanico, impostata su due livelli e coronata da un timpano.
Nel corso dei secoli l’edificio ha conservato elementi sia romanici che barocchi, riflesso delle numerose trasformazioni subite. La struttura originaria era costituita da una lunga navata unica con abside semicircolare, sede del coro e dell’altare maggiore. In seguito furono aggiunte due cappelle laterali: a destra la Cappella del Santissimo Sacramento, ornata da un altare ligneo intagliato, da un baldacchino verde e oro e da un affresco del Cenacolo, probabilmente attribuibile alla scuola di Luca Giordano; a sinistra la Cappella del Crocifisso, che custodiva un antico quadro raffigurante la morte di Gesù. Durante i lavori di ristrutturazione promossi dal Comune nel 1859, andarono perduti sia l’altare ligneo sia l’affresco della Cena. L’edificio fu profondamente rimaneggiato già nella prima metà del Settecento dal parroco Diego Luzzi Gaeta, con la conseguente perdita di molte strutture originarie. Nel 1780 un incendio distrusse la volta dipinta, mentre nel 1806, durante la rivolta brigantesca, un altro rogo devastò i registri parrocchiali e gran parte della documentazione custodita nella chiesa.
I lavori di restauro e scavo condotti tra il 2004 e il 2007 hanno riportato alla luce importanti testimonianze che hanno confermato la sua datazione al periodo protocristiano, restituendo nuova luce alla sua antichissima origine. L’interno si presenta oggi con pianta basilicale a tre navate, nella cui volta centrale campeggia il quadro dell’Assunta, al quale è legata la principale ricorrenza celebrata il 15 agosto. Nella navata destra si trovano un piccolo quadro della Madonna, una nicchia lignea con statua di San Pietro apostolo, un altare con Crocifisso e un tabernacolo intarsiato di grande pregio; nella navata sinistra si aprono invece nicchie con statue più recenti dedicate all’Assunta, al Cuore di Maria e al Sacro Cuore di Gesù. Nell’abside rimane una monofora, unico elemento superstite della costruzione primitiva.
Chiesa di San Domenico La chiesa di San Domenico fu fondata nel 1524 dai monaci domenicani. In origine, sorgeva in aperta campagna, nei pressi del fiume Calamo, in una posizione ideale per questo genere di costruzione. Di forma quadrata, il complesso presentava un chiostro centrale e un solo piano, a cui ne fu aggiunto un secondo negli anni successivi. La chiesa e il convento erano originariamente dedicati a San Giovanni Battista, ma nel tempo la devozione e la denominazione passarono a San Domenico; l’intitolazione attuale risale agli anni ’80.
Nel 1806, a seguito della sommossa popolare del 15 agosto, durante la quale il convento fu saccheggiato dai briganti, e poco dopo per la legge di soppressione degli ordini religiosi emanata da Gioacchino Murat, i Domenicani lasciarono definitivamente Acri e il complesso passò alla proprietà comunale. Il convento fu formalmente soppresso nel 1809, all’epoca della dominazione francese. Successivamente, nel 1870, l’edificio fu acquistato dalla famiglia Sprovieri, che apportò numerose modifiche, trasformandolo in un vero e proprio palazzo-fortezza dotato di torri, pensate per difendersi da eventuali attacchi. Nel 1915, divenne sede parrocchiale, ottenendo il beneficio da Santa Maria Maggiore. Il 12 novembre 1937, il primo parroco, Don Biagio Grandinetti, fondò l’ordine delle Suore Domenicane. Negli anni Ottanta furono eseguiti importanti lavori di restauro voluti dal sacerdote Don Nicola Montalto.