In linguistica, un nome proprio è una notazione specifica adottata da una comunità o da un organismo amministrativo allo scopo di identificare e distinguere una persona (in questo caso si parla di antroponimo), un luogo o un'altra entità geografica (toponimo), una popolazione, una istituzione, un evento, un movimento culturale, un fenomeno sociale, un fenomeno oggetto di studio scientifico, una grandezza fisica, un'entità matematica (come un numero, una curva, una figura, o un teorema).
L'onomastica in generale e le più specifiche antroponimia, toponomastica ed etno-toponomastica studiano i nomi propri, le loro origini e il loro significato, sfruttando le metodologie proprie della linguistica e operando le necessarie ricerche di ordine storico e antropologico.
Distinzione
Sul piano della denotazione, i nomi propri si distinguono, talora si giustappongono (e qualche volta si contrappongono) ai nomi comuni e agli appellativi. In diverse lingue sono contraddistinti dall'iniziale maiuscola. Il nome proprio esprime il massimo di definitezza, in quanto individua univocamente un soggetto. All'estremo opposto sta il pronome indefinito.Simone, Fondamenti di linguistica, cit., p. 322.
Il diverso statuto di nomi comuni e nomi propri può riflettersi sul piano morfosintattico. Tipicamente i nomi comuni possiedono un plurale e sono accompagnati da uno specificatore. Di contro, i nomi propri non hanno plurale e lo specificatore che li accompagna è fisso o del tutto assente.Cecilia Andorno, La grammatica italiana, Bruno Mondadori, p. 15. Un importante punto di contatto tra nomi comuni e nomi propri sono le figure di antonomasia (le "sineddoche d'individuo", come le ha chiamate Pierre Fontanier 1765-1844)Pierre Fontanier, Les figures du discours, Paris, Flammarion, 1968 (prima edizione 1827)., dove un uso particolare dei determinatori trasforma un nome proprio in nome comune o viceversa (un Attila, il Poeta).Beccaria, Dizionario di linguistica, cit., lemma antonomasia.
Nella Bibbia Nella Bibbia il nome è un messaggio che rende presente la realtà che designa. Nella cultura ebraica, la parola è la cosa: conoscerne il nome significa possederla e controllarla. Il nome di JHWH non può essere pronunciato.
Viceversa, non avere un nome significa essere un uomo senza valore (). Modificare il proprio nome o quello di un altra significa assumere una nuova personalità (cfr. il Ghiur ebraico e, nel cattolicesimo, la facoltà di cambiare nome dopo i voti religiosi): Abramo (), Sara () e Giacobbe in Israele (), Saulo in Paolo di Tarso dopo il martirio di Santo Stefano e la conversione.
Note
Bibliografia Raffaele Simone, Fondamenti di linguistica, ed. Laterza, Roma-Bari, 2008, ISBN 978-88-420-3499-5. Gian Luigi Beccaria (a cura di), Dizionario di linguistica, ed. Einaudi, Torino, 2004, ISBN 978-88-06-16942-8.
Voci correlate Antroponimo Cognome Definitezza Deonomastica Descrizione definita Designazione Ipocoristico Nome comune (linguistica) Nome teoforico Prenome
Altri progetti
Collegamenti esterni
Categoria:Onomastica Categoria:Sostantivo