La transavanguardia italiana è un movimento artistico italiano nato verso la seconda metà degli anni settanta del XX secolo su progetto del critico Achille Bonito Oliva (a cui si deve il neologismo stesso). sulla scia della crisi economica che caratterizzò questo decennio e che ridimensionò l'ottimismo produttivo e culturale dell'Italia. Questa crisi economica ebbe conseguenze anche sull'arte, dato che smorzò l'ottimismo sperimentale delle avanguardie.

Contestualizzata, a posteriori come una delle correnti del postmodernismo, la transavanguardia, grazie alla natura anticipatoria dei movimenti che hanno caratterizzato l'attraversamento dell'arte concettuale, ha continuato in Italia ad essere protagonista di ulteriori ondate artistiche, sovrapponendosi alle altre tendenze postmoderne.

In linea con altre esperienze europee e americane contemporanee, il movimento italiano è inserito nel novero delle correnti neoespressioniste. Questo status internazionale è stato confermato dal notevole successo riscosso a livello di mercato, al quale non sempre è corrisposto un altrettanto indiscusso riconoscimento della critica. A conferma della fama conseguita a livello globale, in Italia sono nate diverse esperienze artistiche la cui struttura ricalca quella della Transavanguardia, come i Nuovi Nuovi di Renato Barilli, il Magico Primario di Flavio Caroli e il Neoespressionismo sonoro del compositore e germanista Luc-Marc des Pasquier.

Contesto storico La Transavanguardia italiana (o anche “Arte Cifra”) è un'esperienza artistica sviluppatasi in Italia tra la fine degli anni settanta e la metà degli anni ottanta. Nasce da un'intuizione del critico Achille Bonito Oliva che, nell'ottobre 1979, nel saggio La Transavanguardia Italiana pubblicato su Flash Art, seleziona accuratamente sette artisti italiani emergenti: Sandro Chia, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Mimmo Paladino, Nicola De Maria, Marco Bagnoli e Remo SalvadoriMarco Bagnoli e Remo Salvadori compaiono unicamente nel saggio pubblicato su Flash Art, per poi non essere più accostati alla Transavanguardia.. Le loro ricerche sono paragonabili per il modo in cui concepiscono l'opera d'arte e per l'uso di tecniche prevalentemente pittoriche, fattore che li differenzia dalle correnti artistiche principali di questi anni.

La Transavanguardia italiana si attesta come una reazione visiva a un'epoca di crisi economica, politica, ideologica e sociale, nella quale viene ribaltata completamente la fiducia ottimistica nel progresso e nelle istituzioni affermatesi in precedenza. Infatti, l'aumento vertiginoso del prezzo del petrolio dovuto alla guerra dello Yom Kippur causa ripercussioni evidenti su settori importanti dell'industria italiana, testimoniate da una crescita costante della disoccupazione. Questa situazione economica drammatica diventa insostenibile per via dei ripetuti episodi di violenza che caratterizzano gli atti di terrorismo a sfondo politico, sia di destra che di sinistra.

Nonostante le circostanze sfavorevoli, proprio in questo contesto emergono alcuni elementi di rinnovamento che introducono i grandi cambiamenti che l'Italia si prepara ad affrontare nel decennio successivo.

Cresce l'importanza delle imprese locali e alcuni settori chiave dell'industria italiana subiscono un rinnovamento e aumentano le esportazioni. Si sviluppa considerevolmente il settore terziario, fattore che rende l'economia italiana postindustrialeCarolyn Christov-Bakargiev, La Transavanguardia italiana: una rilettura, Transavanguardia (Castello di Rivoli, Museo d'Arte Contemporanea 13 novembre 2002 – 23 marzo 2003), a c. di Ida Gianelli, Milano, Skira, 2002, p. 65., basata su servizi e finanza. A livello sociale le spinte autonome sono in costante aumento, per via della ridefinizione in atto dei valori ritenuti fondamentali e per la “messa in discussione del pensiero bipolare e istituzionale”Ibidem. Queste trasformazioni rendono gli anni ottanta “il regno del best seller e del culto di sé, della religione del successo e della deregulation”Stefano Chiodi, Nostalgia di niente, in A. Bonito Oliva (a cura di), catalogo della mostra “La Transavanguardia italiana” (Milano, Palazzo Reale, 24 Novembre 2011 – 4 Marzo 2012), Milano, Skira, 2011, pp. 45..

La Transavanguardia coglie questa epoca di mutamenti, questo ritrovato individualismo, cavalcando l'estetica diffusa dalla tv a colori e dal clima edonista della prosperità neoliberista.

Concetti chiave

Peculiarità artistiche Sebbene non siano parte di un movimento vero e proprio, le cinque personalità che compongono la Transavanguardia italiana vengono scelte da Achille Bonito Oliva per via dell’atteggiamento condiviso con cui interpretano il loro essere artisti.

Principio cardine che collega le loro opere è il primato della soggettività dell’artista, che attua una ricerca individuale e libera. Ogni opera rappresenta un unicum, una creazione a sé stante, ricca di elementi eterogenei e che si differenzia da ogni altra. Queste rotture stilistiche, insite persino in un unico quadro, riflettono la frammentarietà dell’individuo espressa dai filosofi postmoderni. Quella della Transavanguardia non è un’arte nata con lo scopo di incidere concretamente sulla società contemporanea, da cui anzi si dissocia, replicandone le spinte individualistiche in costante aumento.

Le loro opere rivelano un sostrato di nomadismoAchille Bonito Oliva, La Trans-avanguardia italiana, “Flash Art”, XXII (92-93), 1979, pp.17-20., inteso come libertà di ripercorrere a piacimento l’intera storia dell’arte, e di eclettismoFrancesco Gallo, Transavanguardia come spiritualità contro, Transavanguardia Italiana, Firenze, Skira, 2011, p. 227., poiché da essa decidono di volta in volta quali elementi riutilizzare in base alla propria sensibilità. Questi rimandi sono selezionati da culture di ogni estrazione, sia alta che bassa. L’ “ibridazione […] dei linguaggi”Marco Meneguzzo, La Transavanguardia: il primo movimento globalizzato, Transavanguardia, Firenze, Giunti, 2002, p.54. contraddistingue questa congiuntura temporale, in cui si intravedono le prime avvisaglie della globalizzazione. Queste citazioni subiscono però un processo di degradazione, che permette agli artisti di trattarle in modo ironico e distaccato, senza alcuna accuratezza storica.

I protagonisti della Transavanguardia italiana aderiscono ad un recupero della manualità che permette loro di essere più spontanei rispetto ad altri mezzi espressivi, come la fotografia e il video. Attraverso una grande varietà di mezzi tradizionali, e in modo particolare la pittura, questi artisti si avvalgono di una gestualità artigianale, più emotiva e istintiva. Questo ritorno alla figurazione, intesa come segno e colore, è operato in senso antintellettualistico, con evidenti richiami alle frange più anarchiche e irrazionali delle avanguardie. Il risultato è una pittura considerata rozza, ai limiti del dilettantescoStefano Chiodi, op. cit. p.47., il cui nucleo non è logico e razionale, ma poetico ed evocativo.

Premiata da un successo internazionale rapido e di ampia portata, la Transavanguardia italiana rimarca comunque, attraverso le proprie opere, l’importanza del “genius loci”Marco Meneguzzo, op. cit. p.54. nazionale, ossia quelle peculiarità regionali che rischiano di essere offuscate dalla crescente standardizzazione dei linguaggi artistici a livello globale.

Moderno e postmoderno La Transavanguardia è stata a più riprese etichettata come un movimento artistico postmoderno.

È evidente che le riflessioni di filosofi come Jean-François Lyotard, Jacques Derrida, Gilles Deleuze, Félix Guattari, Roland Barthes e Gianni Vattimo abbiano condizionato in maniera profonda il clima culturale del periodo a cavallo tra gli anni settanta ed ottanta.

Ciò che accomuna questi pensatori è la ridiscussione di molti valori ritenuti fino ad allora intoccabili. L'annuncio della fine delle grandi narrazioni moderne di Lyotard implica la fine della storia concepita come progettualità in continuo miglioramento. La struttura rizomatica della conoscenza definita da Deleuze e Guattari esprime il rifiuto di gerarchie e autorità predefinite. Il “pensiero debole”Titolo dell'antologia da lui curata con Pier Aldo Rovatti. di Vattimo certifica la presa di coscienza della perdita di punti di riferimento assoluti -le categorie onnicomprensive che caratterizzano la modernità- e la riscoperta del diverso, di ciò che fino ad allora era stato volutamente ignorato.

Attingendo in modo consapevole da questi contributi, nel suo saggio Achille Bonito Oliva rimarca la differenza tra gli artisti da lui selezionati e le altre proposte artistiche moderne. Già nell'accezione Transavanguardia il critico sottintende, mediante il prefisso trans, la possibilità di un attraversare le avanguardie, per non operare una netta cesura con il passato. Al loro “darwinismo linguistico”Achille Bonito Oliva, op. cit. p.17., inteso come concetto di evoluzione nell’arteIbidem., si oppone la possibilità di un “andamento a salti”Stefano Chiodi, op. cit. p.46., che permette di percorrere in molteplici direzioni la storia dell'arte. La Transavanguardia stigmatizza infatti il feticismo del nuovo, attraverso opere che scandalizzano per la mancanza di novitàAchille Bonito Oliva, op. cit. p.18.. Rispetto alla progettualità delle avanguardie si afferma come parametro di giudizio di un lavoro l'intensità, la capacità di affascinare lo spettatore. Emerge la “necessità di ristabilire un rapporto di piacere fra l’opera e […] l'osservatore"Zunino Del Mauro e Valentina Ughette, La fortuna critica della Transavanguardia italiana nelle Americhe. Due esempi: New York e Santiago del Cile, tesi di dottorato, Università degli studi di Firenze, 2016, relatore Messina M.G., p. 16., nel segno di Roland Barthes, da cui è tratta la concezione dell'opera come un groviglio di emozioni e significati, senza direttrici predeterminate.

Un’arte che tramite “la frantumazione dell'idea unitaria dell’opera”Achille Bonito Oliva, La transavanguardia italiana: De Maria, Paladino, Clemente, Cucchi, Chia, Firenze, Skira, 2011, p.25. diviene “proiezione della frantumazione di ogni visione unitaria del mondo”. Per questo si assiste ad un recupero delle istanze minoritarie e sottovalutate in precedenza, nel segno di un nomadismo che si modella sulle riflessioni di Deleuze.

La Transavanguardia è un movimento che trae coscientemente numerosi spunti dal clima postmoderno tanto di moda all'epoca, ma questo non impedisce di intravedere collegamenti anche col modernismoCome ipotizza Carolyn Christov-Bakargiev nel suo saggio già citato in precedenza., che appare inconciliabile con gli enunciati teorici di Oliva. Infatti, gli esiti artistici di questo periodo culturale non possono essere circoscritti alle avanguardie di tipo razionalistico. Oltre queste operano personalità più anarchiche e libertarie a cui gli esponenti della Transavanguardia guardano con interessePer esempio Matisse, Chagall o De Chirico..

Queste frange più antintellettualistiche riscoprono “il regno del folle, dell'idiota, del primitivo, del radicalmente altro”Carolyn Christov-Bakargiev, op. cit. p.55., nel nome di una libertà tematica ed espressiva che rispecchia fedelmente quella fatta propria dai cinque italiani.

Il rapporto con l'Arte Povera e l'Arte Concettuale Fin dagli esordi della Transavanguardia italiana, il critico Achille Bonito Oliva si spende nel sottolineare le differenze che esistono tra il movimento da lui teorizzato e le tendenze artistiche più in voga sulla scena italiana.

Le personalità dell’Arte Povera lavorano presentando materiali semplici e naturali. Questo linguaggio astratto è il veicolo di una protesta nei confronti del mondo consumistico occidentale. È quindi un’arte dai connotati politici, la cui opposizione al sistema dominante influisce sul lavoro degli artisti.