Biografia Infanzia ed educazione Nato a Madrid il 14 aprile del 1578, era il figlio ultimogenito di Filippo II di Spagna e della sua quarta moglie, la nipote Anna d'Austria, arciduchessa d'Austria, figlia dell'imperatore Massimiliano II. Prostrato dalla dolorosa vicenda del suo figlio primogenito, Don Carlos, la cui condizione mentale era stata gravemente compromessa dalle lotte continue tra le fazioni all'interno della corte asburgicaFeros, p.16., Filippo II decise di prestare maggiore attenzione all'educazione dei suoi figli nominando come loro precettore Juan de Zúñiga.
A seguito della morte dell'altro figlio Don Diego, Filippo II nominò quali tutori dell'unico figlio superstite, Filippo appunto, García de Loaysa y Girón (1534-1599; teologo, filosofo, scrittore, membro dell'Inquisizione, dal 1598 arcivescovo di Toledo) e Cristóbal de Moura y Távora (1538-1613; noto in portoghese con il nome di Cristóvão de Moura e Távora; aristocratico portoghese e consigliere di Filippo II, in seguito primo marchese di Castelo Rodrigo) scegliendoli con cura tra le persone di sua fiducia in modo da dare al figlio un'educazione coerente e stabile.Feros, p.17 Oltre ai tutori fu estremamente importante nell'educazione del principe l'influenza di Padre Juan de Mariana che suggerì al re la necessità di mirare alla formazione della personalità più che della cultura del figlioletto per evitare che divenisse tirannico o eccessivamente influenzabile.
Sotto la guida dei suoi precettori, il principe apprese il latino, il francese, il portoghese e forti rudimenti di astronomia. Molti fecero notare che Filippo fosse meno dotato e competente negli affari di governo rispetto al fratellastro maggiore, Don CarlosFeros, p.19. e dimostrasse una debole costituzione fisica; i contemporanei lo descrissero comunque dinamico, buono e sincero, pio, vivace e con una pacifica disposizione d'animo. In ragione a ciò gli storici sottolineano che, al di là delle competenze linguistiche, l'intelligenza del futuro re di Spagna, fosse limitataWilliams, p.38 né che i precettori l'avessero coltivata, per quanto il futuro sovrano, nella corrispondenza con le figlie, si dimostrasse cauto e prudente, dando loro consigli su come affrontare gli intrighi a corte.Sánchez, p.101.
Oltre ai suoi precettori in questi anni divenne importante la figura di Francisco Gómez de Sandoval y Rojas, duca di Lerma, che, gentiluomo di camera del re, divenne ben presto amico intimo del principe FilippoWilliams, P.38, nonostante la diffidenza dello stesso Filippo II, che considerava l'amico del figlio inadatto e una cattiva influenza. Per tale motivo, Filippo II, nel 1595, nominò il duca di Lerma viceré di Valencia in modo da allontanarlo dal figlio, ma in seguito il duca, accusando gravi problemi di salute, chiese il ritorno a Madrid, ottenuto due anni dopo.
Filippo II, la cui salute sempre più declinava, allora, cercò di rafforzare la posizione di de Moura e di de Loaysa (che fu nominato arcivescovo) in modo che potessero bilanciare l'influenza di Lerma e a loro affiancò un nuovo confessore, proveniente dai domenicaniWilliams, p.39. L'anno seguente Filippo II morì a seguito di un cancro lasciando l'intero imperosalvo i Paesi Bassi Asburgici che come concordato con la corte di Vienna sarebbero passati alla figlia Isabella Clara Eugenia e al marito l'arciduca Alberto d'Austria al figlio, che ascese al trono di Spagna con il nome di Filippo III.
Matrimonio Nel 1599, Filippo III sposò la procugina, Margherita d'Austria-Stiria, sorella del futuro Ferdinando II d'Asburgo, la quale assunse sin dall'inizio un notevole ascendente sul re.Sánchez, p.91. La Regina Margherita era considerata dai contemporanei come estremamente religiosa, anche bigotta, abile e astuta nei suoi rapporti politici per quanto malinconica a causa dell'eccessiva influenza del duca di Lerma sul marito.Sánchez, p.98/99 Ella, infatti, come Filippo II, considerava il duca come un incapace dalla pessima influenza sulla corte e sulla politica madrilena e continuò a osteggiarlo fino alla sua morte, nel 1611 (il duce morirà invece nel 1625).
La relazione tra i coniugi fu molto stretta e affettuosa, specialmente dopo che ella diede al marito un figlio maschio nel 1605Sánchez, p.100. Oltre a Margherita su Filippo ebbe una notevole influenza sua zia Maria, imperatrice del Sacro Romano Impero e la di lei figlia Margherita, le quali indussero il re a sostenere senza compromessi la Chiesa cattolica e l'arciduca Ferdinando d'Asburgo, per il quale ottennero forti sostegni finanziari a partire dal 1600. Con l'appoggio della moglie e delle altre congiunte, divennero importanti le figure di Padre Juan de Santa Maria - confessore alla figlia di Filippo, Maria Anna e della suora Mariana de San Jose, i cui ruoli furono importanti negli ultimi anni di vita dello stesso Filippo.Sánchez, p.97
Regno Burocrazia spagnola
Filippo III aveva ereditato il sistema amministrativo dal padre Filippo II, il quale aveva fatto di Madrid il centro del proprio impero. Al vertice di tale sistema ovviamente si trovava la corona in capo, dalla quale dipendevano diversi consigli collegiali. I più importanti erano il Consiglio di Stato e il Consiglio di guerra, che avevano competenze generali sull'intero impero,a cui si affiancavano sei consigli incaricati di amministrare determinate aree sottoposte alla corona (Consiglio della Castiglia, delle Indie, della corona Portoghese, delle Fiandre, di Italia, dell'Aragona) e da quattro consigli specializzati in alcune materie: inquisizione, ordini militari, finanze e delle imposte per le CrociateWilliams, p.35.
Negli ultimi anni di regno Filippo II integrò i consigli con commissioni autonome le juntas tra le quali occorre ricordare la giunta della notte, lo strumento con cui Filippo II esercitò la propria autorità durante la sua malattia.Williams, p.34. Punto focale della politica di Filippo II fu da un lato l'affidamento di cariche di servizio e di governo alla piccola nobiltà degli Hidalgo allo scopo di bilanciare con essi l'eccessivo potere economico e politico del clero e dei Grandi e dall'altro l'esercizio di un fortissimo controllo su costoro tale da non delegare ai membri del consiglio quasi nulla del lavoro di ufficio.
La conseguenza di tutto ciò fu un forte accentramento nelle mani del sovrano che generò un rigido appesantimento della macchina amministrativaMunck, p.49 incentrata sul ruolo del sovrano come primo funzionario del regno incaricato della sua amministrazione sin dei minimi dettagli; un ruolo cui Filippo III non era adattoMattingly, p.74. Tale macchina quindi si basava su due presupposti: che il re la conoscesse a fondo e sapesse servirsi degli ingranaggi e che esercitasse un costante controllo; qualità di cui Filippo III difettava, per quanto fosse avviato all'amministrazione dello stato dal padre sin dall'età di 15 anni.
Amministrazione di Filippo III L'amministrazione di Filippo III sembra essere stata influenzata da diversi fattori che la differenziarono profondamente rispetto a quella del suo predecessore. In primo luogo, a differenza del padre, Filippo III sembrò interessarsi all'Irenismo, alle dottrine umanistiche, oltre che alla teoria di Machiavelli.Tuck, p.121.; il ruolo di scrittori, come Girolamo Frachetta, fu essenziale per concepire una definizione conservatrice dalla 'ragion di stato' incentrata sulla prudenza e su una stretta obbedienza alle leggi e ai costumi dei paesi dell'impero.Tuck, p.122
In secondo luogo, Filippo III condivise l'idea dell'amico, il duca di Lerma, che l'esclusione della grande nobiltà dalla burocrazia avesse causato forti conflitti negli ultimi anni del governo di Filippo IIWilliams, pp.47-8 e questo fece venire meno il contrappeso della piccola nobiltà sul potere economico dei Grandi di Spagna. Infine, per via della sua personalità debole e della sua amicizia con Lerma, Filippo III esercitò un controllo più debole sull'apparato burocratico preferendo delegare vaste competenze al Duca, indebolendo il ruolo della corona.
Valimiento del Duca di Lerma
La differenza dei metodi di Filippo III rispetto a quelli paterni si vide all'ascesa al trono quando, conferendo a Francisco Gómez de Sandoval y Rojas il titolo di Duca di Lerma, lo nominò valido, ovvero suo favoritoWilliams, p.42. Con tale titolo il sovrano dispose che tutte le pratiche amministrative sarebbero state esaminate da Lerma prima di giungere a lui medesimo e riguardo a ciò un duca commentò che questi era divenuto la porta d'accesso al re.Feros, p.112. Di fatto, con tale conferimento, Filippo III delegò l'intero svolgimento delle pratiche amministrative al suo favorito, riservandosi un blando compito di sovrintendenza, tanto che conferì a Lerma la facoltà di convocare egli stesso e su propria istruttoria i consigliFeros, p.113.
Infine, nel 1612, il re, subito dopo la morte della moglie, che sempre aveva osteggiato il Valido, impose ai consigli di obbedire a Lerma come se avessero di fronte lui stesso.Williams, p.104 Nonostante tali deleghe, il ruolo di Lerma non fu così attivo come potrebbe sembrare; infatti egli, non particolarmente energico e zelante, non era in grado di imporsi a gran parte delle azioni di governoWilliams, p.105 e si limitava a presiedere il consiglio di statoFeros, p.110 che trattava solo gli affari più importanti della monarchia, lasciando quindi un ampio spazio per una maggiore professionalizzazione dei consigli territoriali o di materia.Williams, p.9.
Tale sistema di governo divenne progressivamente sempre più impopolare, in primo luogo perché contrastava con l'idea radicata nel popolo per cui il re dovesse esercitare la sua autorità personalmenteFeros, pp.117-8, in secondo luogo per via del nepotismo del duca di Lerma. Questi, infatti, approfittò dell'ascendente sul re per promuovere propri parenti o amici alle cariche di governo, escludendo altri,Feros, p.133. anche se ciò contrasta con l'immagine dello stesso duca, il quale evitò con ogni mezzo apparizioni pubbliche o di sottoscrivere i documenti pubblici con il proprio nome, in modo da evidenziare il suo status di servitore fedele dell'autorità regia.Williams, p.10.
Situazione nelle Fiandre e in Italia L'assenza di una leadership forte a Madrid, unitamente alle già forti difficoltà di comunicazione tra i diversi tronconi dell'Impero spagnolo, rese più evidente un processo, già presente negli ultimi anni di Filippo II, tale per cui i governatori periferici assunsero maggiore importanza a discapito dell'amministrazione centralePolisensky, p.127. Infatti Filippo II aveva lasciato in eredità i suoi territori rimanenti nei Paesi Bassi a sua figlia, l'Infanta Isabella Clara Eugenia, e al di lei marito, l'arciduca Alberto d'Austria, alla condizione che, se fosse morta senza eredi, la provincia sarebbe tornata alla corona spagnola.
Essendo morti i figli della coppia, divenne chiaro che Filippo III avrebbe esercitato la propria politica per tramite dei volitivi arciduchi, ma con la consapevolezza che la corona sarebbe tornata a luiIn realtà, gli arciduchi sopravvissero a Filippo III e la riunificazione si verificò solo sotto il regno di Filippo IV. Tale politica ebbe un suo promotore: il generale genovese Ambrogio Spinola. Costui, infatti, nominato comandante in capo dell'Armata di Fiandra, dimostrò ben presto il suo valore nell'assedio di Ostenda del 1603 e progressivamente cominciò ad adottare una politica sempre più autonoma dalle direttive di Madrid, tanto da ottenere vittorie militari senza il finanziamento della corteWilliams, p.127/128