La storia di Francavilla Fontana, città in Provincia di Brindisi, inizia con la comparsa nel Neolitico di un villaggio abitato principalmente da pastori. Successivamente, con l'insediamento dapprima dei Messapi ed in seguito dei Romani, sorse un centro di medie dimensioni. L'attuale città di Francavilla venne fondata ufficialmente nel 1310 da Filippo I d'Angiò, principe di Taranto, dopo la scoperta di un'icona bizantina raffigurante una Madonna col Bambino. Grazie alle larghe franchigie concesse da Filippo il borgo si sviluppò rapidamente, fu cinto di mura, torri e, nel XV secolo, fu munito anche di un castello. Dalla seconda metà del XVI secolo alla metà del XVIII Francavilla fu governata dagli Imperiali, ritenuti i migliori feudatari che il feudo abbia avuto: grazie al loro mecenatismo, arrivarono nobili e artisti che, andando al passo con i tempi, conferirono alla città un aspetto barocco.

Origini

Scavi archeologici eseguiti nel 1950, su un argine del Canale Reale, a circa due chilometri dal centro abitato, hanno dimostrato l'esistenza di un villaggio neolitico, di età non posteriore al 3000 a.C., abitato da gente sicula mediterranea prima dell'invasione degli Ausoni.. Con molta probabilità il villaggio doveva essere al centro di un imponente sistema difensivo formato da filari di pietre e megaliti. Dagli scavi è emerso che questo villaggio aveva un elevato grado di vita sociale e uno ancora più alto di attività tecnica ed industriale. Inoltre, data la rarità di coltelli, punte di frecce e attrezzi agricoli scoperti, è stato ipotizzato che la vita doveva trascorrere abbastanza tranquillamente e che l'economia si basava principalmente sulla pastorizia.

In altre zone del territorio comunale sono state scoperte anche grotte dedicate al culto, in cui sono stati trovati frammenti di vasi dello stesso periodo del villaggio, ora custoditi a Ostuni, presso il Museo di civiltà preclassiche della Murgia Meridionale..

Altre scoperte in varie zone della città sono attribuite ai Messapi, provenienti dall'Illiria tra l'VIII e VII secolo a.C.; nel 1978, ad esempio, nel quartiere San Lorenzo furono scoperte quattordici tombe, quindici buche, sei pozzi e resti di abitazioni, trozzerelle e vasi in stile Egnazia. Degli stessi messapi sono i resti dell'imponente sistema difensivo del territorio: le specchie..

Dell'età romana, invece, restano basole della pavimentazione della Via Appia e una villa rustica scoperta in contrada San Lorenzo, lungo le sponde del Canale Reale, avente una superficie di circa 290 metri quadrati e databile tra il I secolo a.C. e la metà del II secolo d.C. La mancanza di intonaci, pavimenti musivi e altre rifiniture ha fatto presupporre che la villa in questione non era stata adibita ad abitazione, ma, appunto, a villa rustica, che formava l'epicentro di un fundus. Dai numerosi rinvenimenti archeologici di età romana e messapica, è stato ipotizzato che nei pressi delle contrade Santa Cecilia e Guardiola, in età antica, si estendesse una grande città, rasa al suolo nell'845 dai Saraceni.

Ipotesi sulla fondazione pre-romana Già dal XVI secolo alcuni storici (tra cui anche, successivamente, Cosimo De Giorgi) affermarono che i resti messapici e romani ritrovati attorno alla città odierna appartenessero all'antica Tirea, città appartenuta prima ai Lucani, poi ai Tarantini, distrutta dai Cartaginesi, ricostruita e infine distrutta definitivamente durante le invasioni barbariche del VI secolo.. Sempre secondo molti storici locali, questa antica città sarebbe stata importante come Taranto ed Oria.. Altri studiosi (tra cui anche Francesco Ribezzo) ritengono o hanno sostenuto invece che i resti archeologici rinvenuti nelle varie contrade intorno a Francavilla appartengano a Rudiae, città di origine greca, in seguito divenuta colonia romana e patria di Quinto Ennio.. L'area delle ricerche archeologiche si estende dalla Masseria dell'Aglio fino a poche centinaia di metri dalla città di Oria. Già dal XVII secolo, infatti, si afferma che nella zona in questione furono scoperte statue, vasi e sepolture e che, in particolare, fu scoperta una lapide marmorea recante la scritta "RUDIAE MINERVAE DICAT...", regalata successivamente al vescovo di Oria Alessandro Maria Kalefati ed ancora conservata presso alcuni suoi discendenti. Ad avvalorare la tesi dell'esistenza di una Rudiae nel territorio francavillese, inoltre, vi sono i toponimi di due contrade esistenti già nel seicento: Rodia grande e Rodia piccola..

Medioevo

Di difficile datazione è l'anno di distruzione di Rudiae o di un altro centro popolato che sorgeva nei pressi dell'attuale città: si spazia quindi dal 230 a.C.. sino all'845. (ad opera dei Saraceni). La gente sopravvissuta si rifugiò in modo sparso in tutto lAger Uritanus. (Foresta oritana), un territorio che si estendeva a nord fino alla città di Martina Franca, a sud fino alle porte di Lecce. e caratterizzato dalla presenza di boschi, fauna abbondante, sorgenti, colline e grotte.

I casali

All'interno della foresta oritana si crearono (o in alcuni casi si ingrandirono) numerosi casali nei pressi dell'attuale città. Tra i più importanti si ricordano San Giovanni Gerosolimitano, Pazzano, Caselle, Casalvetere, Casalino e Villa di San Salvatore (ritenuto primo nucleo di Francavilla)..

Probabilmente, nell'866, alcuni franchi scesi fino a Bari e a Oria con l'imperatore Ludovico II si stanziarono in uno dei villaggi abitati dai sopravvissuti cittadini della distrutta città messapica, e formarono il primo nucleo della città, che nel 1155 divenne poi feudo del barone normanno Goffredo, a cui, per l'occasione, gli fu attribuito l'appellativo "da Francavilla". Tuttavia, da vari documenti, si ritiene che in realtà Goffredo sia stato feudatario di un casale omonimo situato nel basso Salento.. Da precisare inoltre che il casale che sarebbe andato a formare in seguito Francavilla, benché presidio militare, durante quegli anni, fu aperto ai traffici e mai chiuso da mura..

Dal IX secolo in poi cominciò un processo di fusione tra i casali, per formare un unico centro di medie dimensioni. Le cause del decadimento dei casali furono molteplici: l'insicurezza, sensazione molto diffusa nella popolazione e l'inizio dei combattimenti tra Normanni e Bizantini..

Fin dal 1200 Francavilla, o il casale che sarebbe stato chiamato successivamente così, era feudo di Gualtieri III di Brienne; successivamente, nel 1291, se ne impossessò Pietro de Noha, che tra il 1304 ed il 1305 lo lasciò nelle mani di Guglielmo de Noha.

Villa del Salvatore Il Casale di San Salvatore (chiamato anche Villa del Salvatore) è ritenuto da molti il nucleo originario dell'odierna città di Francavilla. Fondato con molta probabilità da greci, possedeva un tempio dedicato alla Dea Flora (l'attuale Chiesa del Salvatore, da cui il casale ha preso il nome).. Una leggenda molto antica, anche se priva di fondamenti storici, narra che da questo casale passò San Pietro durante il suo viaggio verso Roma. Il fatto può essere probabile, perché, seguendo i percorsi Brindisi-Taranto e Otranto-Taranto (non si sa in quale delle due città adriatiche sia sbarcato il santo) si passava da Oria e dal Casale di San Salvatore. Sempre secondo la leggenda, dopo aver predicato i principi cristiani, la popolazione si convertì al Cristianesimo, abbatté il vecchio tempio, e sulle sue fondamenta costruì una chiesa dedicata a San Salvatore.Nella vecchia chiesa del Salvatore, demolita e ricostruita in stile neoclassico nel 1879, si leggeva "Templum hoc olim Deae Florae dein SS. Salvatori a primos fidelibus dicatum aere confratrum expolitum.....MDCCLXXII"

Dopo molti anni dall'avvenimento, a poca distanza dal Casale, fu costruito un convento rimasto in piedi fino al XIV secolo..

Dalla fondazione angioina agli Antoglietta

Secondo la tradizione,. la mattina del 14 settembre 1310 il principe Filippo I d'Angiò di Taranto decise di fare una battuta di caccia, assieme ad alcuni nobili, nella parte di foresta compresa poco a nord del Casale del Salvatore. Elia Marrese intravide nella boscaglia un cervo e decise di seguirlo, cercando il punto migliore per ucciderlo; quando il cervo si fermò per abbeverarsi ad una fonte, Marrese gli scagliò contro una freccia. Ma il dardo, anziché colpire il cervo, tornò indietro verso il nobile. Stupito dall'accaduto, suonò il corno per far accorrere Filippo d'Angiò e gli altri uomini e mostrare ciò che era successo. Il principe di Taranto decise di diradare la boscaglia per trovare la causa di quel prodigio, e subito dopo fu scoperto un muro diroccato (secondo altri una grotta basiliana) dove era appoggiata un'icona bizantina raffigurante la Madonna col Bambino.

Il principe di Taranto ordinò che in quel luogo si costruisse una chiesa ed in breve tempo i visitatori aumentarono notevolmente, facendo spopolare i Casali circostanti e sovraffollando il Casale del Salvatore. Poco tempo dopo Filippo d'Angiò emise un editto, scritto su pergamena con lettere d'oro (custodito fino al 1623, poi scomparso) in cui si diceva che chi fosse venuto ad abitare nel Casale del Salvatore avrebbe avuto terre, asilo e larghe franchigie..

Nel 1322 d'Angiò concesse la costruzione di un convento di francescani "per decorare la nuova terra", edificato sul sito dell'attuale Chiesa dei Padri Liguorini. Il 28 agosto dello stesso anno papa Giovanni XXII, tramite bolla, concesse l'indulgenza plenaria a tutti coloro che ogni 14 settembre avessero visitato l'icona bizantina, permise che la sacra immagine fosse trasportata nella chiesa costruita da Filippo d'Angiò, concesse alla nuova chiesa di assumere tutte le funzioni di Parrocchia e ordinò che tutte le chiese dei casali vicini dipendessero da questa.

Il primo padrone del nuovo casale fu Giacomo Noha, anche se non si sa se ebbe veramente i diritti sui casali da lui posseduti.. Tra il 1322 ed il 1335 il Casale cambiò il nome in Villa Franca (che in seguito si tramutò in Franca Villa).. Il 5 maggio 1336 la donazione di Francavilla fu confermata a Data d'Adimari ed a suo figlio Guglielmo. Successivamente, nel 1364 Filippo II concesse agli Antoglietta, nuovi feudatari della città, la costruzione delle mura. Una volta costruite le mura il Casale assunse il titolo di Terra. Durante il loro regno, gli Antoglietta aumentarono la tassazione con l'introduzione di uno stallio da far pagare anche ai preti, venendo odiati dal popolo per tale ragione.. Nel 1336, inoltre, il Casale fu dichiarato Città regia..

Miracolo del rinverdimento degli ulivi

Si colloca nel XV secolo il miracolo del rinverdimento degli ulivi, ma con più precisione non si sa, a seconda delle fonti, se nel 1420 o nel 1458. A quei tempi l'economia di Francavilla era quasi esclusivamente agricola e in quell'anno ci fu un inverno piuttosto rigido per le coltivazioni. La nevicata del 23 gennaio rovinò profondamente gli alberi di ulivo, facendo quindi disperare i cittadini, ai quali non restò che riunirsi nella chiesa madre e celebrare una messa solenne per chiedere aiuto alla Madonna della Fontana. La mattina successiva i contadini si accorsero che la neve si era sciolta e gli ulivi miracolosamente rinverditi. La gioia fu tale che si decise di solennizzare l'evento istituendo una vera e propria festa, celebrata ancora oggi il 24 gennaio. Con l'evento del miracolo la Vergine della Fontana fu anche nominata speciale protettrice della diocesi di Oria.

Il governo degli Orsini e la promulgazione dei Capitoli Nel 1447 fu eseguita uno dei primi censimenti dei fuochi (le famiglie) presenti nel Regno; a Francavilla se ne contavano 500..