Castelcivita (A Castellùccë in dialetto cilentano) è un comune italiano di abitanti della provincia di Salerno in Campania.
Origini del nome Il nome Castelcivita è piuttosto recente e risale al 1863 quando, con decreto Regio, il paese fu così rinominato dall'unione del villaggio di Castelluccia a quello di Civita, quest'ultimo posto a monte dell'attuale abitato. È probabile che la torre Angioina generò il nome di “Castelluccia”, che divenne un insediamento fortificato più esteso tra il XIII e il XV secolo, sviluppandosi lungo le ripe scoscese del colle disegnando così la sua conformazione definitiva. In realtà, il toponimo indica l'originario "Castella", cioè quella piccola piazzaforte del periodo romano della quale se ne vedevano le vestigia nella disposizione urbanistica di mura e torri.
Geografia fisica Territorio Situato alle pendici meridionali degli Alburni e a nord-est rispetto al territorio cilentano, sorge su uno sperone naturale, con case a cascata, a 587 m sul livello del mare. Rientra nel parco nazionale del Cilento e Vallo di Diano.
Classificazione sismica: zona 2 (sismicità media), Ordinanza PCM. 3274 del 20/03/2003.
Clima Il clima è tipicamente mediterraneo con inverni e autunni umidi ed estati lunghe, secche e ventilate. Le precipitazioni si concentrano prevalentemente nei mesi autunnali ed invernali e le precipitazioni raramente acquisiscono carattere nevoso. Le temperature raramente scendono sotto i -2° e raggiungono picchi di 42° nelle ondate di caldo estive. Durante la grande ondata di caldo dell'agosto 2003 la temperatura, per più giorni, ha sfiorato i 45°.
Geologia Castelcivita è situata ai piedi del massiccio degli Alburni, lungo il suo margine sud-occidentale; in tale zona affiorano i terreni più giovani e stratigraficamente più alti dell'intera struttura.
L'evoluzione tettonica e geomorfologica dell'area è da correlare a quella che ha interessato l'intero massiccio dei Monti Alburni. Le fasi tettoniche responsabili di un primo sollevamento, e forse già di una definitiva continentalità, sono probabilmente risalenti a circa 7 milioni di anni fa.
Durante il Quaternario si susseguono fasi tettoniche a prevalente componente verticale, successivamente seguite da una tettonica a prevalente componente trascorrente (Ascione et al., 1992) che, molto probabilmente, avrebbe individuato l'importante linea strutturale, in direzione est-ovest Castelcivita-Vallone Lontrano che divide letteralmente in due il massiccio, ed avrebbe determinato il forte tiltaggio verso sud del blocco di Castelcivita.
Nel Pleistocene medio-superiore gli Alburni avrebbero infine raggiunto l'attuale assetto orografico rimanendo esposti agli agenti modellatori del paesaggio tra i quali ha assunto un ruolo determinante il carsismo.
Il fenomeno carsico superficiale si è esplicato a partire dai nudi calcari degli horst che costituivano il massiccio, questi ultimi più esposti all'azione erosiva degli agenti esogeni, sono stati smantellati più in fretta rispetto alle valli.
Lungo queste ultime i flysch impermeabili hanno dato luogo al ruscellamento delle acque, che dopo il raccoglimento e la canalizzazione, sono entrate in contatto con i pilastri di calcare che delimitavano la valle stessa. Qui, sotto forma di spettacolari inghiottitoi, sono state costrette ad inabissarsi; è in questo modo che nascono tutte le principali forme carsiche profonde degli Alburni.
Nel corso del tempo, con il procedere dell'erosione anche le valli interne cominciarono a svuotarsi parzialmente dei depositi terrigeni, e così i punti di assorbimento (inghiottitoi) migrarono a quote sempre più basse lasciando sospesi in alto, gli ingressi non più attivi delle grotte.
Contemporaneamente si sviluppano tutta una serie di altre forme carsiche. Si tratta di doline da crollo, risorgenze pensili, cavità e importanti condotti basali molto prossimi alla falda, tra cui le Grotte di Castelcivita e la Grotta dell'Ausino. Nel complesso tali forme costituiscono l'intero patrimonio carsico tipico del massiccio degli Alburni.
I litotipi affioranti nell’area di Castelcivita, a partire da quelli più antichi fino a quelli più recenti, sono:
Calcilutiti del ad hippurites (Cretacico superiore); Calcilutiti e conglomerati calcarei intermezzati da sottili livelli di marne verdi (“Formazione di Trentinara”,di età Paleocene-Eocene); Argille rosse continentali (Eocene-Miocene); Puddinghe a prevalenti clasti carbonatici, tra i clasti non carbonatici si rinvengono inoltre calcareniti, arenarie, quarzareniti e litotipi probabilmente riferibili alla falda delle “Argille Varicolori”; Terreni argillosi marnosi con più spiccate caratteristiche di flysch (Miocene).
Storia I primi insediamenti nell'area di Castelcivita risalgono all'epoca preistorica. Come testimoniato dagli scavi archeologici che hanno avuto luogo presso le Grotte di Castelcivita, l'arrivo dei primi uomini moderni (Homo sapiens) ha lasciato importanti tracce, oggi custodite nei primi metri della cavità. Nelle grotte sono state rinvenute tracce di occupazione da parte dell'uomo di Neandertal, risalenti a un periodo compreso tra e anni dal presente, e quelle dei primi europei (EEMH, da European early modern humans in inglese), databili a - anni dal presente, fatto particolarmente interessante nello studio delle cause che portarono alla sostituzione dei Neaderthal con i Sapiens.
Il paese, conosciuto nell'antichità con il nome di oppido Alburno, presenta un impianto urbanistico minoico-miceneo, databile al XV-XIV sec. a. C., ma le sue origini sembrano ancora più antiche e risalire al periodo protourbano sumerico (seconda metà del IV millennio a. C.): il portus Alburnus, invece, va individuato nei ruderi del mulino grande che circondano l'omonima torre sul fiume Calore, al di sotto del complesso speleologico delle Grotte e del Ponte Pestano. Ha la sua rocca nel succorpo della chiesa parrocchiale di San Cono vescovo e martire intorno alla quale gravitano quattro quartieri disposti in modo ortogonale con due assi stradali principali. Il succorpo, presunta sede del vescovo pestano nel V-VI secolo, è il risultato della rilettura, in chiave cristiana, del complesso architettonico del foro della Civitas.
Nell'VIII-IX secolo rinacque intorno al monastero greco-bizantino di San Cono (rione "La Terra"), come testimonia la toponomastica longobarda dei rioni "Case La Terra", "Casale" ("mansio" nel periodo romano) e "Le Casaline". È indicato già in un documento del 1171, come in quelli angioini e aragonesi, con il nome di Castelluccia, ad indicare l'originario Castella, piccola piazzaforte, del periodo romano. Si pensa che la recinzione totale di Castelcivita sia opera di Pandolfo di Fasanella, gran feudatario, il quale la fece costruire per ordine di Carlo I d'Angiò. Il centro storico presenta l'antica struttura di fortezze e infatti è caratterizzato da vie e viuzze che si intersecano tra di loro e da innumerevoli scalini interrotti di tanto in tanto da qualche spiazzo seguendo l'andamento toponomastico del territorio. Notevoli sono i portali con architravi in pietra calcarea locale e piperno sui quali si possono ancora notare gli stemmi di nobili famiglie e pregevoli giochi geometrici.
La peste del 1656 L'epidemia di peste del 1656 colpì parte della penisola italiana, tra cui il viceregno di Napoli.
Secondo la testimonianza del notaio Girolamo Cantalupo il periodo della peste a Castelcivita fu vissuto con rigoroso rispetto delle regole precauzionali, tanto da rappresentare un luogo di rifugio per molte persone. Dai paesi vicini, molte persone, dopo aver osservato la quarantena, raggiungevano Castelcivita per rimanere al sicuro dal contagio. Le uniche vittime si registrarono nel mese di luglio: si trattò di quindici persone, le quali erano fuggite da Napoli con l'intenzione di rifugiarsi a Castelcivita, ma alle quali fu vietato l'ingresso nel paese e furono confinate nei lazzaretti appena fuori le mura. Le testimonianze attestano che anche successivamente Castelcivita fu preservata dal contagio e non ci furono ulteriori decessi fino a dicembre dello stesso anno, così come riportato negli scritti del notaio Girolamo Cantalupo.
La popolazione attribuì la liberazione del paese dalla peste all'intervento della grazia divina e all'intercessione dei santi protettori Santa Sofia, San Rocco e San Sebastiano. Il 10 luglio fu organizzata una solenne processione ed una messa presso la Cappella votiva di Santa Sofia, costruita per ringraziare la santa per la liberazione del paese dalla peste del 1526-1527. In quell'occasione i presenti promisero di raccogliere delle offerte da devolvere per la realizzazione di una lampada d'argento in segno di ringraziamento. Il 9 novembre 1659 l'opera in argento, realizzata a Napoli, fu portata in processione a compimento del voto.
La rivoluzione del 1799 Nel corso del 1799 Castelcivita fu teatro di alcuni importanti eventi che segnarono la breve esistenza della Repubblica Napoletana. In seguito alla campagna d'Italia combattuta dalla Francia rivoluzionaria contro le potenze monarchiche europee dell'Antico regime, sorsero sul territorio italiano, numerose repubbliche filofrancesi e giacobine quali la Repubblica Ligure e la Repubblica Cisalpina nel 1797, la Repubblica Romana nel 1798 e la già citata Repubblica Napoletana nel 1799. La vita della Repubblica Napoletana fu però particolarmente travagliata, mancò sin dall'inizio l'adesione popolare alla rivoluzione la quale coinvolse soltanto le personalità di maggiore cultura del napoletano che non riuscirono a trasmettere alla gente comune il senso della rivoluzione. Di conseguenza, nelle province non occupate dall'esercito francese, il Governo provvisorio, al fine di contenere i movimenti controrivoluzionari, fedeli al re Ferdinando IV di Borbone, diede luogo ad una dura repressione contro gli oppositori della neonata Repubblica. In tale contesto, il Governo repubblicano inviò vari contingenti armati nelle province, e tra questi vi era la colonna armata guidata dal generale Giuseppe Schipani che aveva lo scopo di giungere in Calabria attraversando il salernitano. Le truppe del generale Schipani, dopo aver attraversato i territori amici di Salerno, Eboli ed Albanella, giunsero nei territori dei monti Alburni che erano rimasti fedeli ai Borboni. Il generale Schipani, dopo aver liberato dai filo-borbonici la vicina Roccadaspide si diresse verso Castelcivita dove però incontrò la tenace resistenza della popolazione capeggiata da Gerardo Curcio di Polla detto Sciarpa, che riuscì a respingere l'avanzata delle truppe franco-napoletane.