Biografia Flavio MassiminoIl nome Flavius è attestato in un'iscrizione ritrovata in Sardegna, . nacque a Sopianae, in Pannonia Valeria, da un ufficiale minore dell'amministrazione provinciale (un tabularius, «archivista»); pare discendesse dai Carpi che si erano stanziati in Valeria sotto Diocleziano.Ammiano Marcellino, xxviii.1.5. Ebbe un figlio di nome Marcelliano e un cognato, Valentino, che si ribellò all'imperatore.Ammiano Marcellino, xxviii.3.4.
L'inizio della sua carriera è narrato dallo storico Ammiano Marcellino, suo avversario:Ammiano Marcellino, xxviii.1.6. Massimino fu avvocato in alcune cause, «senza distinguersi», legato da amicizia e colleganza (sodalis et contogatus) con Festo,Ammiano Marcellino, xxix.2.22. poi ricoprì in successione gli incarichi di praeses (governatore) di Corsica (prima del 365), praeses (con il rango senatoriale di vir perfectissimus) di Sardegna (= Eph. Ep. VIII, 781b), iscrizione dalla località Sbrangatu, nei pressi di Olbia in Sardegna, datata al 364/366. (364/366) e corrector di Tuscia (366),Ricevette la legge conservata nel Codice teodosiano, IX.1.8a, datata 17 novembre 366. probabilmente dopo essere entrato nel Senato romano in quanto la Tuscia era governata da funzionari di rango senatoriale.
Fu poi nominato prefetto dell'annona di Roma (368/370), carica cui accedette mantenendo il governo della provincia poiché il suo successore aveva ritardato troppo durante il proprio viaggio. Fu in questa veste che diede inizio ad una vera e propria caccia ai praticanti di magia, colpendo soprattutto la classe aristocratica. Avvenne infatti che l'ex-vicario Chilone e sua moglie Massima denunciassero al praefectus urbi Olibrio di essere stati fatti bersaglio di un tentativo di avvelenamento da parte di tre personaggi, un fabbricante di organi, un atleta e un aruspice,L'aruspice si chiamava Candidianus e morì arso vivo (Ammiano, xxviii.1.8.29). i quali furono messi in carcere. Olibrio, però, fu colpito da lunga e grave malattia, e gli accusatori, impazienti, chiesero e ottennero che le indagini fossero passate al prefetto dell'annona, Massimino, suo subordinato. Tramite l'impiego della tortura, ottenne i nomi di diversi e importanti personaggi che avrebbero fatto uso di delinquenti e delatori per danneggiare i propri avversari. Massimino informò l'imperatore Valentiniano I dei fatti, affermando di poter punire i delitti solo con pene più severe di quelle in vigore; l'imperatore, «poiché era nemico più violento che severo dei vizi», riunì i capi d'accusa sotto quello di lesa maestà, permettendo dunque che personaggi che per il loro rango erano esenti, in base ad antiche leggi, da interrogatori cruenti, potessero essere messi sotto tortura. L'imperatore nominò Massimino vicarius urbis Romae (cioè vice-praefectus) e gli affiancò il notarius Leone per aiutarlo nelle indagini (370).Ammiano Marcellino, xxviii.1.8-13. Una legge del 19 marzo 370, indirizzata "ad Maximum", conferma che in quella data ricopriva ancora la carica di prefetto dell'annona.Codice teodosiano, XIV, 17, 6a (i manoscritti recano "ad Maximum"). Molti furono i condannati, di tutti i ranghi sociali; quando le indagini passarono al nuovo praefectus urbi, Publio Ampelio, Massimino continuò a occuparsi dei casi come suo vice.Ammiano Marcellino, xxviii.1.22. Sempre con Ampelio fu destinatario di istruzioni imperiali sul caso di Ursino e i suoi seguaci,Collectio Avellana, 11.12. episodio riportato indipendentemente anche da Rufino e da Socrate Scolastico.Rufino, Historia Ecclesiastica, II, 10; Socrate Scolastico, Historia Ecclesiastica, IV, 29, 6. Anche Girolamo, nel suo Chronicon, ricorda sotto l'anno 371 che Massimino, incaricato dall'imperatore di indagare sui maleficia, fece uccidere moltissimi nobili romani.Girolamo, Chronicon, s.a. 371. Secondo Ammiano, la condotta di Massimino fu relativamente moderata durante le prime cariche, ma divenne sempre più brutale e arrogante da quando assunse la prefettura dell'annona, guadagnandogli l'odio del Senato.Ammiano Marcellino, xxviii.1.6-7 e 1.9-10, 31.
Nel 371, convocato alla corte imperiale, fu nominato Prefetto del pretorio delle Gallie,Ammiano Marcellino, xxviii.1.41. carica che tenne almeno fino al 376; gli succedette come vicarius urbis Ursicino.Ammiano Marcellino, xxviii.1.44. In tale funzione aprì delle indagini sull'ex-magister officiorum Remigio per cattiva condotta,Ammiano Marcellino, xxx.2.11. attaccò il magister militum d'Illirico Flavio Equizio e fece nominare il proprio figlio Marcelliano dux Valeriae.Ammiano Marcellino, xxix.6.3. Secondo Ammiano il suo comportamento, già duro come prefetto dell'annona, peggiorò ulteriormente una volta divenuto prefetto del pretorio.Ammiano Marcellino, xxviii.1.45-6, 51-3; xxix.2.23, 3.1-2, 6.3; cfr. Simmaco, Orationes, IV, 11. Come prefetto del pretorio fu destinatario di diverse costituzioni imperiali, che permettono di fissarne con precisione il mandato: del 13 luglio 371 (Codex Iustinianus, XI, 48, 7a), del 7 agosto 371 (CJ, VI, 22, 7), del 14 novembre 374 (Codice teodosiano, IX, 24, 3a) e del 15 marzo 376 (CTh, IX, 6, 1-2). Una legge del 16 aprile 376 (CTh, IX, 19, 4a) è parimenti indirizzata "ad Maximum", ma nei manoscritti reca l'indicazione "pp. Romae", il che ha fatto sospettare che in realtà appartenga a una copia destinata al prefetto del pretorio d'Italia.Arnold Hugh Martin Jones, John Robert Martindale, J. Morris, "Maximinus 7", The Prosopography of the Later Roman Empire: A.D. 260-395, Cambridge University Press, 1971, ISBN 0521072336, p. 578.
Fu fatto decapitare dall'imperatore Graziano all'inizio del proprio regno.Ammiano Marcellino, xxviii.1.57; cfr. Simmaco, Orationes, IV, 11-12 e Epistulae, X, 2-3 (del 376), che lo descrive come un vero e proprio tiranno, feroce nei giudizi e pronto a intraprendere le cause più difficili, la cui condanna fu accolta con sollievo generale.
Note
Bibliografia Ammiano Marcellino, Res Gestae. Simmaco, Orationes e Epistulae. Arnold Hugh Martin Jones, John Robert Martindale, J. Morris, "Maximinus 7", The Prosopography of the Later Roman Empire: A.D. 260-395, Cambridge University Press, 1971, ISBN 0521072336, pp. 577-578.
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