Durante il Medioevo sorsero alcune leggende che lo collegavano alla Britannia e al mito del Santo Graal.
È venerato come santo dalla Chiesa cattolica, dalla Chiesa luterana, dalla Chiesa ortodossa e da alcune Chiese anglicane; in Occidente la sua ricorrenza è il 31 agosto, mentre gli ortodossi lo commemorano la domenica dei Portatori di mirra (la seconda domenica dopo Pasqua) e il 31 luglio.
Nuovo Testamento, apocrifi e letteratura paleocristiana Giuseppe compare in tutti e quattro i Vangeli canonici, cosa alquanto infrequente nel Nuovo Testamento.Moody, Dwight Lyman. 1997. Moody's Bible Characters Come Alive. Grand Rapids, MI: Baker Books. p. 115 ISBN 0-520-04392-8. A partire dal II secolo, inoltre, nacque attorno alla sua figura tutta una serie di dettagli, probabilmente leggendari, che andarono a confluire nel corpo degli Atti di Pilato, anche noti come Vangelo di Nicodemo o Narrazione di Giuseppe. Altri episodi e particolari furono aggiunti dagli scrittori delle origini del cristianesimo.
Vangeli canonici
Giuseppe svolge un ruolo di rilievo nei racconti della passione di Gesù contenuti nei vangeli canonici.
Nel Vangelo secondo Marco (15,42-46), Giuseppe d'Arimatea è membro del Consiglio e dice di aspettare anch'egli il Regno di Dio. La sera della crocifissione, essendo Parascève, ovvero il giorno della preparazione alla festività del sabato, si reca da Ponzio Pilato e chiede il corpo di Gesù: Pilato è sorpreso che Gesù sia già morto, e dopo aver chiesto e ricevuto conferma della sua morte da un centurione, autorizza Giuseppe. Giuseppe allora compra un lenzuolo, depone Gesù dalla croce, lo avvolge nel lenzuolo e lo depone in una tomba scavata nella roccia, chiudendola poi con una pietra rotolata davanti all'ingresso.
Nel Vangelo secondo Matteo (27,57-60), Giuseppe è definito un uomo ricco di Arimatea, che era diventato discepolo di Gesù, che si presenta da Pilato a chiedere il corpo di Gesù: Pilato ordina che gli sia dato il corpo, e Giuseppe lo avvolge in un lenzuolo pulito e lo depone nella propria tomba nuova, che aveva fatto scavare nella roccia, fa rotolare una grande pietra a chiudere l'ingresso e se ne va.
Nel Vangelo secondo Luca (23,50-53) ben due versetti sono dedicati alla presentazione di Giuseppe: è un membro del Consiglio e una «persona buona e giusta» che non aveva condiviso la decisione degli altri membri del Sinedrio riguardo alla condanna di Gesù; anche questo vangelo lo vuole originario di Arimatea in Giudea e spiega come aspettasse il Regno di Dio. Giuseppe va da Pilato a chiedere il corpo di Gesù, lo depone dalla croce e lo avvolge in un lenzuolo, deponendolo in una tomba scavata nella roccia in cui non era stato deposto nessun altro in precedenza.
Nel Vangelo secondo Giovanni (19,38-42) si racconta che Giuseppe era discepolo di Gesù, ma che mascherava questa sua adesione per timore dei Giudei. Giuseppe chiede a Pilato di poter prendere il corpo di Gesù, ottenendone l'autorizzazione, e allora si reca a prendere il corpo di Gesù, accompagnato da Nicodemo, che porta con sé cento libbreUna libbra romana equivale a 327,168 g, dunque cento libbre sono quasi 33 kg. di una mistura di mirra e aloe. I due avvolgono il corpo di Gesù in fasce con gli aromi e, poiché è la Parascève, depongono il corpo in una tomba che si trova lì vicino, in un sepolcro nuovo posto in un giardino nelle vicinanze della crocifissione, dove nessuno era stato sepolto. A differenza dei sinottici, nel Vangelo secondo Giovanni Maria Maddalena non si reca al sepolcro la domenica mattina per trattare il corpo di Gesù, avendovi provveduto Giuseppe e Nicodemo subito dopo la morte: la preparazione completa per la sepoltura da essi effettuata faceva parte, come precisa lo stesso vangelo, dell'usanza con cui si seppelliscono i Giudei.; ; Bart Ehrman, Prima dei vangeli, Carocci Editore, 2017, p. 136, ISBN 978-88-430-8869-0.
Vangelo di Nicodemo Il Vangelo di Nicodemo tratta più ampiamente la deposizione di Gesù e il ruolo svoltovi da Giuseppe.
Dopo avere chiesto il corpo di Gesù a Pilato, Giuseppe e Nicodemo lo prepararono e misero nella tomba che Giuseppe aveva fatto scavare per sé. Gli anziani ebrei si arrabbiarono per il fatto che Giuseppe aveva sepolto Gesù e lo fecero arrestare, imprigionandolo e sigillando la porta della sua cella, che fecero custodire da una guardia, ma Giuseppe scomparve dalla cella senza che i sigilli fossero rotti.
Giuseppe ricomparve poi nella sua città, Arimatea. Gli anziani ebrei, avendo mutato opinione e avendo deciso di volersi confrontare più pacatamente con Giuseppe, gli mandarono una lettera di scuse tramite sette suoi amici. Giuseppe tornò allora da Arimatea a Gerusalemme e, dinanzi agli anziani, raccontò che era rimasto nella cella per tutto il sabato, ma che a mezzanotte gli era comparso Gesù in persona, che lo aveva portato a vedere la tomba dove Giuseppe l'aveva sepolto e poi, sebbene le porte fossero chiuse, lo aveva fatto entrare nella sua casa.
Giuseppe confermò la risurrezione di Gesù ai sommi sacerdoti Anna e Caifa, dicendo che era poi asceso in cielo e che altre persone erano risorte dai morti in quella occasione;Si veda Vangelo secondo Matteo, in particolare, Giuseppe indicò che tra essi vi erano due figli del sommo sacerdote Simone.Si veda Vangelo secondo Luca, Anna, Caifa, Nicodemo e Giuseppe, assieme a Gamaliele, si recarono ad Arimatea per interrogare i figli di Simeone, Carino e Lentio.
Letteratura cristiana delle origini Alcuni particolari sulla vita di Giuseppe non inclusi nel Nuovo Testamento o nei suoi apocrifi sono tramandati da storici della Chiesa delle origini quali Ireneo di Lione (125–189), Ippolito di Roma (170–236), Tertulliano (155–222), ed Eusebio di Cesarea (260–340). Ilario di Poitiers (300–367) arricchì la leggenda di Giuseppe, mentre Giovanni Crisostomo (347–407), patriarca di Costantinopoli, fu il primo a scrivere che Giuseppe era tra i settanta apostoli di cui si parla nel Vangelo secondo Luca.Vangelo secondo Luca,
Le parole di Giuseppe d'Arimatea rivolte a Ponzio Pilato sono il tema di un antico inno della Chiesa ortodossa greca, cantato il Venerdì santo durante la Processione dell'Epitaffio. I suoi versi ricordano il tradimento e il suicidio finale di Giuda.Inno citato da , Nr. Prot. 615/2017.
Leggende del Medioevo
Durante il Medioevo la figura di Giuseppe fu al centro di due gruppi di leggende, quella che lo vedeva come fondatore della cristianità britannica, e un'altra che lo voleva primo custode del Santo Graal.
Queste leggende nacquero nel XII secolo, quando Giuseppe fu messo in relazione al ciclo arturiano come primo custode del Santo Graal; il primo riferimento è presente nel Joseph d'Arimathie di Robert de Boron, in cui Gesù appare a Giuseppe consegnandogli il Graal e questi lo manda con i suoi seguaci in Britannia. Questo tema fu sviluppato nelle opere successive di Boron e del ciclo arturiano, finché, in opere tarde, si affermò che Giuseppe stesso si recò in Britannia diventandone il primo vescovo.
Qui egli avrebbe affidato il Graal a suo cognato di nome Hebron, detto anche il «Re Pescatore», il quale a sua volta l'avrebbe trasmesso ai suoi discendenti, ognuno denominato col suo stesso titolo in qualità di custode della sacra reliquia. Dopo che una maledizione si fu abbattuta sulle terre del Re Pescatore, si sarebbero perse le tracce del Graal e del castello in cui era custodito, finché Artù, su consiglio di Merlino, incaricò i cavalieri della Tavola Rotonda della sua ricerca, ma solo in pochi si mostrarono degni di una tale impresa.
Dubbi sulla storicità Diversi studiosi mettono in dubbio la storicità della tradizione relativa alla deposizione e sepoltura di Gesù da parte di Giuseppe d'Arimatea. Consuetudini romane sui giustiziati Secondo le consuetudini romane i cadaveri dei giustiziati erano lasciati decomporre sulla croce alla mercé degli animali – e poi sepolti senza cerimonie pubbliche e in una fossa comuneQuesto anche per evitare che la tomba potesse diventare meta di pellegrinaggi da parte di eventuali seguaci del condannato. – come deterrente per chi osava sfidare Roma; non vi è neppure una prova documentale di un'eccezione da parte di un governatore romanoMa ve ne sono molteplici in senso opposto, sulla spietata crudeltà dei Romani in merito ai crocifissi, per esempio in Orazio (Satire ed epistole), Giovenale (Satire), Artemidoro da Efeso, Petronio (Satyricon). e tantomeno Ponzio Pilato, noto per la sua fermezza e crudeltà. Questo, in particolare, nel caso di crocifissioni di rivoltosi; il cadavere, in situazioni del tutto eccezionali, poteva essere richiesto solo da un familiare, che doveva avere una certa influenza presso i Romani.Bart Ehrman, Jesus apocalyptic prophet of the new millennium, Oxford University Press, 1999, pp. 224-225,229-232, ISBN 978-0-19-512474-3.. Anche lo studioso John Dominic Crossan, tra i cofondatori del Jesus Seminar, rileva come l'episodio riportato dallo storico Flavio Giuseppe – che descrive il suo intervento direttamente presso il generale romano, e futuro imperatore, Tito per potere deporre tre suoi parenti che aveva scoperto essere stati crocifissi durante la prima delle guerre romano-giudaiche – dimostri che solo se molto influenti si poteva ottenere la sepoltura di un cadavere di un parente crocifisso. Flavio Giuseppe, che aveva frequentato anche l'imperatore Vespasiano, era infatti al servizio dei Romani come interprete e godeva di una certa influenza; quindi la regola era che «se uno era influente, non veniva crocifisso, e se veniva crocifisso, non aveva influenza sufficiente per ottenere la sepoltura».; ; Bibbia TOB, Nuovo Testamento Vol. 3, Elle Di Ci Leumann, p. 179, 1976.