Comandante in capo della Marina genovese, è considerato come uno dei migliori ammiragli dell'Italia e dell'Europa rinascimentale.
Biografia Giovinezza Andrea Doria nacque ad Oneglia nel 1466 da Ceva II Doria, consignore di Oneglia, esponente dell'antica famiglia genovese dei Doria di Oneglia, e Caracosa Doria dei Doria di Dolceacqua. Suo padre si trovò a un certo punto costretto a vendere i suoi titoli feudali, ed entrambi i genitori morirono relativamente giovani lasciando Andrea orfano a diciassette anni. A quei tempi, un giovane nobile che voleva migliorare la sua condizione poteva intraprendere due strade: il mestiere delle armi o la carriera ecclesiastica. Andrea scelse di diventare un soldato. Era fratello di Bartolomea (moglie di Giovanni Ambrogio Fieschi); Davide, consignore di Oneglia; Raffaele, consignore di Oneglia, e Violante (moglie di Lazzaro Doria di Imperiale). Andrea sposò (1527) Peretta Usodimare di Gherardo e Teodorina Cybo (figlia di Innocenzo VIII).
Carriera militare Si recò quindi nel 1485 a Roma, città in cui il cugino Nicolò Doria, suo lontano parente e congiunto a sua volta di papa Innocenzo VIII (il genovese Giovanni Battista Cybo), comandava la guardia del papa. Grazie alla parentela ottenne un posto da ufficiale, svolgendo il suo servizio fino alla morte di Innocenzo, avvenuta nel 1492.Iniziò quindi una vera e propria carriera da soldato di ventura, a servizio dei Montefeltro, degli Aragonesi e di Giovanni della Rovere, signore di Senigallia, nipote di Sisto IV e fratello del futuro papa Giulio II..
Nel 1503 ottenne il comando delle truppe genovesi che stavano sedando una rivolta in Corsica. Dopo una lunga campagna, riuscì a sconfiggere i rivoltosi ed a catturarne il capo, Ranuccio della Rocca.
Presa della Briglia
A consacrare definitivamente anche a Genova l'immagine del condottiero ormai quasi cinquantenne fu l'episodio della fortezza Briglia (1514). All'epoca, Genova era sotto il controllo dei francesi, i quali mantenevano in città due guarnigioni, a Castelletto e alla Briglia, una fortezza fatta costruire dal re Luigi XII di Francia. Ubicata sullo stesso colle dove sorgeva la torre del faro, la Briglia dominava il porto, tenendolo sotto il tiro dei suoi cannoni..
Dopo la battaglia di Ravenna (1512), a Genova si affermò il partito antifrancese guidato da Giano Fregoso. I francesi inviarono alla Briglia, che bloccava il traffico portuale, un vascello da guerra per rifornirla di vettovaglieFrancesco Guicciardini, Storia d'Italia, Lib. XI, cap. 9, p. 1226, nella edizione curata da Ettore Mazzali, Garzanti Editore, 1988, ISBN 88-11-51950-0.. Doria, nominato comandante del porto e della flotta, guidò personalmente un'azione che si concluse con la presa del vascello.
I francesi rientrarono a Genova, ripristinando il controllo sulla Briglia, mentre Doria e la flotta ripararono a La Spezia. Le fortune francesi declinarono nuovamente poco dopo, con la sconfitta di Novara (1513) ad opera degli svizzeri, alleati del Papa. Andrea Doria ritornò così a Genova, aiutando Ottaviano Fregoso ad insediarsi come nuovo Doge e distruggendo definitivamente la Briglia nel 1514..
Sul mare Si è dunque visto che Andrea Doria diventò marinaio piuttosto tardi, oltre i quarant'anni. Si adattò benissimo: riconfermato a capo della flotta, iniziò nel 1513 con due galee di sua proprietà a pattugliare il mar Ligure ed il Tirreno, contro i corsari barbareschi che costituivano una seria minaccia per la navigazione e le coste. Colse il successo più clamoroso all'isola di Pianosa, dove, assieme al cugino Filippino Doria, distrusse la flotta del corsaro Godoli; nel 1519 catturò il corsaro Gad Alì.
Intanto la situazione italiana era nuovamente mutata. A Marignano (oggi Melegnano) i francesi del nuovo re Francesco I sconfissero gli svizzeri (1515). Ottaviano Fregoso accettò allora di consegnare Genova a Francesco, che lo nominò governatore della città. Il mutamento istituzionale lasciò Andrea Doria al comando della flotta, a combattere contro i corsari..
Guerre contro l'Impero
Francesco I non doveva essere l'unico protagonista di quell'inizio secolo. Il secondo fu Carlo V. Era questi il figlio di Filippo I d'Asburgo, duca di Borgogna e signore dei Paesi Bassi, e Giovanna di Castiglia, detta la Pazza, figlia dei Re cattolici e regina di Castiglia.
Carlo, nato nel 1500, alla morte del padre (1506) ereditò i domini borgognoni dei Paesi Bassi e della Franca Contea (il ducato di Borgogna vero e proprio era ormai saldamente rientrato in possesso della corona francese). Alla morte del nonno materno, Ferdinando II di Aragona (1516), ereditò i regni d'Aragona, Sardegna, Napoli e Sicilia, e anche, in rappresentanza della madre - che, come indica l'infelice nome con cui è passata alla Storia, era stata dichiarata malata mentale sia dal padre Ferdinando II di Aragona sia dal figlio Carlo - divenne governatore della Castiglia.
Alla morte del nonno paterno, l'imperatore Massimiliano I (1519), Carlo ereditò i suoi domini austriaci e, grazie all'appoggio finanziario dei Fugger, riuscì a farsi eleggere Imperatore, battendo gli altri candidati, tra cui Francesco I.
A diciannove anni, dunque, Carlo era diventato il sovrano più importante d'Europa; tuttavia, il complesso territoriale che governava era sparso su tutto il continente, unito solo dalla sua persona, essendo privo di cultura, tradizioni e storia comuni, e con il Regno di Francia proprio nel mezzo: cominciò così la contesa tra Carlo e Francesco per il predominio sul continente.
Nel 1522, alla Bicocca, gli imperiali sconfissero i francesi e, di conseguenza, di lì a poco le truppe imperiali e spagnole di Prospero Colonna conquistarono Genova e la misero a sacco..
Al servizio di Francesco I Doria e la sua flotta riuscirono, ancora una volta, a prendere il mare prima che arrivassero i nemici. Trovato rifugio nella roccaforte dei Grimaldi a Monaco, l'ammiraglio iniziò a compiere una serie di colpi di mano contro le coste occupate dagli spagnoli, passando da un successo all'altro e riuscendo pure ad evitare che Marsiglia, accerchiata dagli imperiali, si arrendesse.
Le vittorie di Doria furono inutili. Nel 1525 Francesco I perse la cruciale battaglia di Pavia, fu catturato e trasportato a Madrid..
Al comando della flotta pontificia
Doria, in disaccordo con il ministro Montmorency, che governava la Francia in assenza del re prigioniero, decise di cambiare committente. Stipulò così un contratto con il nuovo papa Clemente VII, per comandare le navi pontificie.
Doria aveva trasferito sul mare il principio delle compagnie di ventura e si era creato una flotta, che metteva a disposizione del miglior offerente. Clemente VII progettava di cacciare spagnoli ed imperiali dall'Italia. La Lega di Cognac, da lui appositamente promossa assieme agli altri stati italiani ed a Francesco I, appena tornato dalla cattività, disponeva di due tra i migliori condottieri del tempo, Doria e Giovanni delle Bande Nere, ma finì in tragedia. Giovanni delle Bande Nere morì a causa delle ferite riportate in battaglia e i Lanzichenecchi, comandati da Georg von Frundsberg e da Carlo di Borbone, piombarono sulla Città Eterna..
Frundsberg era caduto malato ed era stato costretto a rientrare in Germania (dove sarebbe morto il 20 agosto 1528) e Carlo di Borbone era stato ucciso nel corso dei combattimenti. Le truppe imperiali, prive di comandanti ed in arretrato con le paghe, conquistata la città il 6 maggio 1527, la misero al sacco. La soldataglia imperiale, a cui si erano aggiunti i partigiani dalla famiglia Colonna, lasciò Roma solo nel febbraio 1528, dopo aver compiuto innumerevoli violenze.
L'invasione dei Lanzichenecchi ed il conseguente scempio posero termine alle ambizioni del papa, che era riuscito, all'ultimo momento, a rifugiarsi in Castel Sant'Angelo. La Lega di Cognac era stata caratterizzata dalle continue indecisioni del papa e dai dissapori fra gli alleati. Secondo i piani, la flotta della Lega, comandata da Doria, avrebbe dovuto conquistare Genova, ma il proposito svanì, nonostante l'occupazione di Portofino, Savona e La Spezia e malgrado la vittoria riportata contro una ben più consistente flotta spagnola nelle acque della Corsica. La tragedia di Roma colse le navi dell'ammiraglio genovese ancorate ad Ostia e tutti i suoi tentativi per portare soccorso alla città fallirono..
I successi navali di Andrea Doria erano stati, dunque, nuovamente frustrati dalle vittorie terrestri degli eserciti nemici.
Ritorno a Genova ed alleanza con Francesco I
Alla scadenza del contratto con Clemente VII, Doria ritornò al servizio di Francesco I. Comandante della flotta francese nel Mediterraneo ed appoggiato dalle truppe di Francesco, capitanate da Odet de Foix, riuscì finalmente a liberare Genova da imperiali e spagnoli nell'agosto 1527.
Crisi dell'alleanza con Francesco I Francesco I progettò allora di cacciare gli spagnoli da Napoli, armando una grossa flotta al cui comando non pose Andrea, bensì un nobile francese, Antonio de La Rochefoucauld, di cui aveva piena fiducia. Ciò potrebbe essere il sintomo che i rapporti tra l'ammiraglio genovese ed il re di Francia avevano cominciato a deteriorarsi.
Dopo la liberazione di Genova, i problemi erano all'ordine del giorno. Innanzitutto, il re rifiutava di restituire Savona, punto su cui i genovesi non intendevano transigere.
L'alleanza con la Francia, in realtà, era ingombrante per Genova. Essa, legandosi ad un alleato tanto potente e, per giunta, così vicino, rischiava di trasformarsi in un protettorato. Carlo V, al contrario, offriva diverse garanzie. Prima di tutto, i centri del suo potere erano sufficientemente distanti dalla Liguria. Si sarebbe così accontentato, differentemente da Francesco I, di una semplice alleanza con Genova, senza pretendere di controllare militarmente parti del suo territorio ed interferire nella sua politica interna..
Carlo, tra l'altro, per tenere insieme e sviluppare il proprio impero, esteso sia in Europa che nelle Americhe, doveva ricorrere a due fattori, di cui i genovesi avevano grande disponibilità: i capitali e le navi. Francesco I era a capo di un regno più piccolo, ma solo continentale e ben più coeso: a lui i capitali e le navi interessavano, eccome, ma, avendone meno bisogno, era disposto a pagare per essi un prezzo politico inferiore.
Alla spedizione contro Napoli, Andrea non prese parte, adducendo la propria età ormai avanzata. Inviò invece il cugino Filippino Doria che, il 20 maggio 1528 sconfisse la flotta spagnola. I tempi per il rivolgimento delle alleanze erano, in ogni caso, maturi..
Alleanza con Carlo V
Il 4 luglio seguente, Andrea ordinò alle navi comandate dal cugino di abbandonare la spedizione napoletana..
Durante l'estate l'accordo con Carlo V venne perfezionato. In cambio dell'alleanza, l'imperatore concesse a Genova la restaurazione della Repubblica, indipendente ed integra nel suo territorio. I genovesi avrebbero goduto gli stessi privilegi dei sudditi spagnoli ed avrebbero avuto rifornimenti di grano siciliano. Dal canto suo, Doria avrebbe messo a disposizione di Carlo dodici galere, comandate da lui, al prezzo annuo di sessantamila scudi.
Doria, per evitare reazioni da parte della guarnigione francese nel forte di Castelletto, lasciò la città con le sue navi, andando a raggiungere la flotta di Filippino nel sicuro porto della Spezia. Pochi giorni dopo, il 9 settembre, si ripresentò con tredici galee davanti al porto genovese, bloccandolo tra il Molo vecchio e la Lanterna e sbarcò un contingente di uomini armati. La guarnigione francese non intervenne e seguì passivamente gli eventi. Gli armati di Doria, assieme agli alleati che li stavano attendendo, presero facilmente il controllo di Genova. Il 28 ottobre successivo la guarnigione francese in città completò il suo ritiro..