Il Sefer Yetzirah (, Sēfer Yĕṣīrāh - Libro della Formazione o Libro della Creazione)D. Cohn-Sherbok, E. Loewenthal (a cura di). Ebraismo, pag. 494. Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo, 2000. è uno dei testi più importanti dell'esoterismo ebraico, sebbene alcuni antichi commentatori considerassero il libro come un trattato di teoria matematica e linguistica in opposizione alla kabbalah.Aryeh Kaplan, Sefer Yetzirah: The Book of Creation in Theory and Practice, Weiser Books, 1997, Introduzione. Il trattato venne composto fra il III e VI secolo d.C. in Palestina o forse a Babilonia.
Il Sefer Yetzirah è dedicato alle speculazioni teologiche e cosmogoniche riguardo alla creazione del mondo da parte di Dio attraverso l'emanazione delle Sefiroth. L'attribuzione al patriarca biblico Abramo testimonia l'alta stima di cui tale opera godette per secoli; questa era seconda solo al Talmud nell'ambito della formazione culturale ebraica, ed è uno dei testi più antichi e misteriosi della tradizione kabbalistica: benché ciò sia accettabile, non è escluso che la profetessa ebrea Miriam ne abbia colto la mole: è assai probabile infatti che ella abbia profetato lo scritto durante i giorni di Teshuvah prima che comunque anche Aronne e Mosè pregassero per lei. Pur essendo formalmente un manuale di meditazione, è stato considerato anche come ricettario per la creazione di un Golem e qualcuno persino sostiene che a questo libro facciano riferimento i passi biblici e talmudici relativi alla trasmutazione mistica delle lettere ebraiche a scopo creativo.Per i contenuti di questa sezione si veda in modo speciale Gershom Scholem, Major Trends in Jewish Mysticism, cit., pp. 69-88, 99, 112-138, 145-149, 153, 206, 353-399; anche Aryeh Kaplan, Sefer Yetzira: The Book of Creation: In Theory and Practice, cit., sez. s.v. "Sefer Yetzira"; E. Collé & H. Collé, Sefer Yetzirah The Book of Formation, cit., versioni 1723, 1874 e passim.
Origini La parola Yetzirah viene tradotta letteralmente con "formazione"; Briah è comunemente usata per "creazione".Nella lingua ebraica, Yetzirah può significare sia "creazione" che "formazione", ma può anche riferirsi all'oggetto creato o formato. Un'opera d'arte per esempio viene chiamata in ebraico 'yetzira', come anche l'azione stessa del crearla. Quindi il titolo Sefer Yetzirah potrebbe riferirsi all'atto del creare o formare il cosmo, o al cosmo stesso, o a entrambi. Poiché esiste una specifica parola ebraica per significare la creazione del cosmo (briah), è più probabile che il significato si riferisca alla formazione, o all'oggetto formato, o ad entrambi. Una storia criptica nel Talmud babilonese afferma che "alla vigilia di ogni Shabbat, gli studenti di Judah il Principe, Rabbi Haninah e Rabbi Hoshaiah, che si erano dedicati soprattutto alla cosmogonia, avevano l'abitudine di creare un delizioso vitello per mezzo del Sefer Yetzirah e se lo mangiavano al Shabbat".Sanhedrin 65b, 67b. Alcuni mistici asseriscono che il patriarca biblico Abramo usasse lo stesso metodo per creare il vitello preparato per i tre angeli che vennero ad annunziare la gravidanza di Sara nella narrazione biblica a . Tutte le creazioni miracolose attribuite ad altri rabbini dell'era talmudica sono associate dai commentatori rabbinici all’uso di questo stesso libro.
L'appendice del Sefer Yetzirah (VI. 15) dichiara che Abramo era il ricettore della rivelazione divina della tradizione mistica; cosicché i rabbini dell'era classica (per es. Hai Gaon nel responsum citato in Kerem Ḥemed, VIII. 57), e filosofi come Saadiah Gaon, Shabbetai Donnolo e Yehuda Ha-Levi (Kuzari, IV. 25) non dubitarono mai che Abramo fosse l'autore del libro. I contenuti di quanto sopra sono estratti e/o condensati dalla Jewish Encyclopedia, opera di pubblico dominio, s.v. "YEẒIRAH, SEFER" URL consultato 15/12/2013 Bibliografia della Jewish Encyclopedia: Editions and translations: Editio princeps: Mantova, 1562; altre edizioni importanti: Amsterdam, 1642; Zolkiev, 1745; Korzec, 1779; Costantinopoli, 1791; Hrodna, 1806 (cinque commentari); Varsavia, 1884 (nove commentari); Lazarus Goldschmidt, Das Buch der Schöpfung... Kritisch Redigirter Text, Francoforte sul Meno, 1894 (l'edizione non rappresenta comunque un testo critico). Traduzioni: Latino: Postell, Abraham Patriarchœ Liber Iezirah, Parigi, 1552; Pistor, Liber Iezirah, in Ars Cabalistica, Basilea, 1557; Johann S. Rittangel nell'ed. di Amsterdam, 1642; Tedesco: Johann F. von Meyer, Das Buch Yezira, Lipsia, 1830; Inglese: Isidor Kalisch, A Sketch of the Talmud, New York, 1877; W. W. Westcott, Sepher Yezirah , Londra, 1893; Francese: Karppe, Etude sur les Origines... du Zohar, pp. 139-158, Parigi, 1901. Letteratura: David Castelli, Il Commento di Sabbatai Donnolo, Firenze, 1880; Abraham Epstein, Studien zum Jezira-Buche, in Monatsschrift für die Geschichte und Wissenschaft des Judenthums, xxxvii.; idem, Pseudo-Saadia, ib.; idem, Recherches sur le Sefer Yeçira, in R. E. J. xxviii.-xxix. (entrambi gli articoli pubblicati anche separatamente); idem, in Monatsschrift, xxxix. 46-48, 134-136; Grätz, Gnosticismus und Judenthum, pp. 102-132, Breslau, 1846; Adolphe Franck, La Kabbale, pp. 53-66, 102-118, Parigi, 1843 (trad. tedesca di Adolf Jellinek, pp. 57-65, Leipsic, 1844); Hamburger, R. B. T. Supplement, iii. 98-102; Jellinek, Beiträge, i. 3-16; Rosenthal, in Keneset Yisrael, ii. 29-68; Moritz Steinschneider, su Magazin di Abraham Berliner, xix. 79-85; idem, Cat. Bodl. cols. 552-554; [Joseph Zedner, Cat. Hebr. Books Brit. Mus. p. 13; Julius Fürst, Bibl. Jud. i. 27-28; Wilhelm Bacher, Die Anfänge der Hebräischen Grammatik, pp. 20-23, Leipsic, 1895. In Pardes Rimonim, Mosé Cordovero (detto il Ramak) cita un'opinione minore che l'opera fosse stata scritta da Rabbi Akiva, interpretando a significare che Abramo la scrisse e Akiva la redasse nella sua forma corrente. La tradizione ebraica l'attribuisce ad Adamo e che "da Adamo passò a Noè, e poi ad Abramo, l'amico di Dio."
Secondo gli storici moderni, l'origine del testo è sconosciuta e oggetto di accesi dibattiti. Alcuni studiosi credono che potrebbe avere un'origine alto-medievale, mentre altri sottolineano precedenti tradizioni che appaiono nel libro.Aryeh Kaplan, Sefer Yetzirah; The Book of Creation in Theory and Practice, Weiser Books, 1997. La suddivisione delle lettere in tre classi di vocali, mute e sonore appare anche nei testi ellenistici.
L'origine storica del Sefer Yetzirah è stata fatta risalire da Richard Reitzenstein (Poimandres, p. 291) al II secolo p.e.v. Secondo Christopher P. Benton, la forma grammaticale ebraica porta la sua origine vicino al periodo della Mishnah, verso il II secolo e.v.
In un manoscritto conservato al British Museum di Londra,Margoliouth, Catalogue of the Hebrew and Samaritan Manuscripts of the British Museum, parte II, p. 190. il Sefer Yetzirah è chiamato Hilkot Yetzirah ed il suo contenuto dichiarato tradizione esoterica, accessibile soltanto ai profondamente devoti.Ibid., p. 255, dove si racconta che venisse usato da Nachmanide per fini kabbalistici.
Manoscritti e datazione
Del Sefer Yetzirah esistono diverse versioni, le cui principali sono: 1) la versione corta, di circa 1300 parole, attestata già nel XIII secolo;Epoca a cui risale il Ms. 736, ff. 40a-43b del British Museum. Sembrano più recenti, per esempio, le trascrizioni del Ms. 441, ff. 118a-122b del Vaticano, o il Ms. 2455, ff. 3a-8b di Oxford, risalenti al XVI secolo. 2) la versione lunga, di circa 2500 parole, risalente almeno al X secolo;Dalla data del Ms. Vaticano ebraico 299, ff. 66a-71b. 3) la versione di Saadia, assai più breve ma divisa in 8 capitoli, che si conserva in un ms. del XV secolo;Ms. 770, ff. 41a-45a di Parigi. 4) la versione di Gra, ovvero Eliahu ben Shlomo, Gaon di Vilna (1720-1797),Informazioni dal sito della Maqom, School for Adult Talmud Study. di circa 1800 parole.Risalente al XVI secolo e pubblicata nel 1806 a Grodna.
Le differenze concettuali tra le versioni sono tuttavia minime. Per quanto le varie versioni siano divise in 5, 6 o 8 parti, concettualmente il libro si occupa di 4 argomenti: le Sephirot; le lettere dell'alfabeto (e il loro uso in ambito meditativo); le tre divisioni principali delle lettere ebraiche in madri, doppie e semplici (e la relativa ripartizione astrologica); le idee più misteriose (e secondo alcuni successive) delle figure del Drago, della Terra e dell'Uomo quali testimoni di Dio nella Opera della creazione.
Nel XIII secolo, Abraham Abulafia è attestato come il primo che conosca entrambe le versioni corta e lunga. Nel X secolo Shabbetai Donnolo, autore del commentario Sapher Hackmonì, analizza la versione lunga.
Saadia Gaon riorganizzò la versione lunga per i suoi commentari sull'opera Sefer Yetzirah, oggi detti versione di Saadia. Fu lui il primo, almeno nelle versioni a stampa, che ne attribuì la paternità ad Abramo. Altri dicono che Abramo non fosse solo, ma con Sem, figlio di Noè, o con Melchisedec (che d'altra parte la tradizione tende a identificare con Sem).
Nel XVI secolo, l'Ari (ovvero il rabbino Isaac Luria) riorganizzò il testo per armonizzarlo con lo Zohar, e nel XVIII secolo, il Gra (ovvero il Gaon di Vilna) lo riorganizzò nuovamente: questa versione è detta versione di Gra.
La datazione comunque rimane incerta.
Opinione storico-fenomenologica David Castelli e Gershom Scholem lo fanno risalire al I secolo, Louis Ginzberg al III secolo, Hermann L. Strack al VII secolo e Heinrich Graetz addirittura al IX secolo. La più antica versione a stampa è quella di MantovaEssa include la versione corta con 5 commentari e in appendice la versione lunga. del 1562 ad opera di Joseph ben Shalom Askenazi. La prima versione in lingua italiana è del 1923, nella traduzione di Savino Savini.Il sepher jetsirah: libro della formazione, trad. introduzione e note di Savino Savini, Lanciano: Carabba, 1923 (collana "Cultura dell'anima" n. 91), 125 pp. (esiste una ristampa a Foggia: Bastogi, 1994 ISBN 88-86452-05-5). Altre versioni italiane sono:
Sepher Jesirah: il libro della formazione, traduzione dal testo originale di Umberto Maria Gandini, Genova: Amenothes, 1974 Sefer Yetzirà: libro della formazione, traduzione letteraria dal testo originale e introduzione di Eliahu Shadmi, presentazione del rabbino Abramo Alberto Piattelli, Roma: Atanor, 1981 ISBN 88-7169-164-4 Libro della formazione, secondo il manoscritto di Shabbatai Donnolo, con il commentario Sefer Chakhmoni (Libro sapiente), trad. di Piergabriele Mancuso, a cura di David Sciunnach, Milano: Lulav, 2001 ISBN 88-87848-18-1 Sepher yetzirah: il libro cabbalistico della formazione, a cura di Georges Lahy, Roma: Venexia, 2006 ISBN 88-87944-46-6
Commentari esegetici ebraici rabbinici A parte quello interno al testo come scritto nuovamente da Saadia Gaon (931), il più antico commentario noto è il Sefer Hackmonì di Shabbetai Donnolo di Oria risalente al 946. Da allora, sono state contati oltre 80 commentari.Sefer Yetzirah. The Book of Creation, a cura di Aryeh Kaplan, Boston: Weiser Books, 1997, p. XXXVI. L'elenco dei commentari è alle pp. 325-334. È probabile però che siano ancora di più.
Sistema fonetico
Per prima viene discussa la parte filologica, poiché è necessaria per una delucidazione delle speculazioni filosofiche dell'opera. Le ventidue lettere dell'alfabeto ebraico sono classificate in riferimento alla posizione degli organi vocali che producono il relativo suono, e rispetto all'intensità sonora. In contrasto con i grammatici ebrei, che assumevano una speciale modalità di articolazione per ciascuno dei cinque gruppi di suoni, lo Sefer Yetzirah afferma che nessun suono può essere prodotto senza la lingua, alla quale gli altri organi della parola semplicemente prestano assistenza. Quindi la formazione delle lettere è descritta come segue: Con la punta della lingua e la gola Tra le labbra e la punta della lingua Al centro della lingua