Gubbio è un comune italiano di abitanti della provincia di Perugia in Umbria.

Geografia fisica

Da un punto di vista geologico il territorio Eugubino è noto per le ricerche sul campo di Walter Álvarez, e di suo padre Luis, riguardo alla teoria esplicativa, detta Ipotesi Alvarez, riguardante l'estinzione in massa dei dinosauri, formulata a seguito di rilevazioni sulle sequenze stratigrafiche visibili nella Gola del Bottaccione.

Territorio Il territorio comunale è in prevalenza montuoso e collinare, posto all'estremo est della provincia di Perugia, in parte confinante a nord-est con la provincia di Pesaro-Urbino delle Marche. La città è posizionata alle falde del monte Ingino ed è attraversata dai torrenti Camignano e Cavarello. C'è poi il torrente Assino che «collega la conca di Gubbio con l'alta valle del Tevere, nel quale confluisce sotto Umbertide».

Nel territorio, di rilevante importanza dal punto di vista geologico,M. Menichetti, R. Coccioni, A. Montanari, The Stratigraphic Record of Gubbio: Integrated Stratigraphy of the Late Cretaceous–Paleogene Umbria-Marche Pelagic Basin, The Geological Society of America 2016. è in parte compresa la Serra di Burano, mentre poco più a sud-est è posta l'area del Monte Cucco.

Clima

L'inverno ha delle variazioni climatiche tra il freddo e il mite, con prevalenza di clima rigido a causa dell'influenza del vicino Appennino umbro-marchigiano e le precipitazioni sono anche di carattere nevoso. L'estate è invece calda ma ventilata, con sporadiche piogge. Nell'ambito della Classificazione climatica dei comuni italiani Gubbio è stato identificato come E.

Storia

Le prime forme di insediamento nel territorio eugubino sono da collocarsi già nel paleolitico. Resti di un villaggio di età neolitica sono stati trovati in località San Marco. Nell'età del bronzo un abitato si sviluppò per più secoli sul soprastante monte Ingino; le relative tombe, scoperte limitatamente all'età del bronzo finale, si trovavano nell'area successivamente occupata dal centro.

Le Tavole eugubine Gubbio fu una città umbra con il nome di Ikuvium o Iguvium, posta sulle vie di comunicazione tra il Tirreno e l'Adriatico. Testimonianze del periodo umbro sono le Tavole eugubine, scoperte intorno metà del XV secolo e acquistate dal comune nel 1456, costituite da sette tavole in bronzo redatte negli alfabeti umbro, latino ed etrusco ma sempre in lingua umbra, scoperte nei pressi del Teatro Romano e poi custodite nel museo civico del Palazzo dei Consoli.

L'opera di Giacomo Devoto, con le due edizioni di Tabulae Iguvinae del 1937 e del 1940, ha dato il via a studi sempre più approfonditi nonché all'edizione tascabile del 1977 dello stesso Devoto il cui incipit suona così: «Le Tavole di Gubbio, scoperte nel 1444, sono il più importante testo rituale di tutta l'antichità classica. Non possediamo nulla di simile né in lingua latina né in lingua greca: per trovare paralleli, bisogna ricorrere a letterature del vicino o lontano Oriente».

Periodo romano Alleatasi con Roma nel 295 a.C., nel 167 a.C. vi fu custodito Genzio, ultimo re dell'Illiria fatto prigioniero dal pretore Lucio Anicio Gallo.

Gubbio ottenne nell'89 a.C. la cittadinanza romana: fu eletta a municipium e ascritta alla tribù Clustumina.

Alto medioevo Invasa dagli Eruli, fu nel 552 distrutta dai Goti di Totila, ma venne ricostruita con due potenti torri difensive dai Bizantini di Narsete, generale di Giustiniano, non più in pianura, ma alle pendici del monte Ingino. Nel corso dell'VIII secolo, Gubbio fu interessata a più riprese dall'espansione dei re longobardi Liutprando, Astolfo e Desiderio nei territori bizantini dell'Italia centrale.

San Francesco a Gubbio

La città di Gubbio è strettamente legata alla storia di san Francesco, in particolar modo a un evento della sua vita citato nel XXI capitolo dei Fioretti di san Francesco, cioè l'incontro con il "lupo" avvenuto nei pressi della chiesa di Santa Maria della Vittoria, detta della Vittorina; l'episodio miracoloso è uno dei più conosciuti al mondo e sulla veridicità storica si è dibattuto a lungo: è possibile che il lupo, o la lupa, sia metafora di un bandito riconciliato con la città da Francesco, ma molti studiosi parlano di un animale vero.

Scrivono le fonti francescane: "Francesco gli fa il segno della santissima croce, e chiamollo a sé e disse così «Vieni qui, frate lupo, io ti comando dalla parte di Cristo che tu non facci male né a me né a persona». Mirabile cosa a dire! Immantanente che santo Francesco ebbe fatta la croce, il lupo terribile chiuse la bocca e ristette di correre; e fatto il comandamento, venne mansuetamente come agnello, e gittossi alli piedi di santo Francesco a giacere."

A Gubbio, Francesco si rifugiò dopo essersi allontanato da Assisi, trovando asilo presso la famiglia degli Spadalonga, e proprio qui avvenne la vera conversione, in quanto l'aver vissuto insieme ai poveri e ai lebbrosi del posto cambiò radicalmente la sua vita. Proprio per questo motivo, la città è attraversata da diversi sentieri percorsi ogni anno da migliaia di pellegrini, tutti nel nome del santo. Uno di questi è chiamato il cammino di Assisi.

Libero comune

Ceduta alla Chiesa con le donazioni di Pipino il Breve e Carlo Magno, la città, pur assoggettata ai vescovi, si costituì in Libero comune di fazione ghibellina e, nell'XI secolo, iniziò una politica espansionistica. Distrutta Luceoli, posta sulla via Flaminia nei pressi dell'odierna Cantiano, il suo vasto territorio fu inglobato in quello eugubino e, in posizione più strategica, fu fondata Pergola (poi città autonoma dal 1752). La creazione di Pergola fu considerata pericolosa dalla vicina città di Cagli, che già si sentiva minacciata da Gubbio, in quanto gli eugubini avevano ottenuto la concessione imperiale sullo strategico castello di Cantiano, controllando di fatto, agevolmente, i collegamenti sulla via Flaminia; ne nacquero una serie di scontri che coinvolsero, in forza delle alleanze promosse dai cagliesi, anche Perugia. Le continue guerre di confine portarono Gubbio ad avere più di cento castelli sotto il suo dominio ma, nello stesso tempo, ad entrare in forte conflitto con Perugia, allarmata dal suo espansionismo.

Nel 1151 undici città confederate, capeggiate da Perugia, attaccarono Gubbio con l'intento di spazzarla via. La città resse all'urto e il seguente contrattacco portò ad una schiacciante vittoria degli assediati. L'evento fu attribuito all'intervento ritenuto miracoloso di sant'Ubaldo (1080-1160), allora vescovo della città. La potenza militare e commerciale che Gubbio andava sempre più ostentando portò ad altri scontri con Perugia, finché nel 1257 i perugini occuparono parte dei territori eugubini, che furono poi restituiti con il trattato di pace del 1273.

L'intervento del vescovo Ubaldo che portò a sbaragliare le undici città capitanate Perugia «parve miracolosa», è scritto in una guida del Touring Club. In realtà a Gubbio così come a Perugia e in altre città la figura del vescovo aveva assunto, contemporaneamente alle invasioni barbariche e fino all'età precomunale, «il ruolo di difensore della città, caricandosi di competenze civili, oltre che religiose». L'aspetto militare è quindi determinante nella celebre vittoria «riportata nel 1151 dagli Eugubini con a capo il vescovo Ubaldo sulle forze di ben 11 città coalizzate».

Nel XIII secolo Gubbio prosperò in pace, crescendo dal punto di vista sia urbanistico, sia economico, sia demografico. Nel 1263, i guelfi presero il potere, che detennero fino al 1350 tranne brevi parentesi, come quando, il 23 maggio 1300, Gubbio fu occupata dalle truppe ghibelline del conte di Ghiacciolo (Uberto Malatesta) e di Uguccione della Faggiola, rovesciate il 24 giugno successivo, giorno di san Giovanni, dalle milizie di Cante Gabrielli, affluite nella città in festa sotto le spoglie di pellegrini.

Infine, caduta il 7 agosto 1350 sotto la signoria di Giovanni Gabrielli, nel 1354 fu assediata ed espugnata dal cardinale Albornoz, legato pontificio, che l'assoggettò alla Chiesa concedendo, però, alla città gli antichi privilegi e statuti propri. La pace fu di breve durata poiché il governo pontificio non mantenne le promesse fatte dal cardinale Albornoz: gli eugubini nel 1376 insorsero e instaurarono un autogoverno. La forza dei cittadini veniva dalle loro organizzazioni, le Corporazioni delle Arti, tra le quali quella dei Fabbri fu la madre di tutte le altre in quanto forniva «gli utensili necessari a tante altre»: falegnami, contadini, muratori e lapicidi, artigiani della lana, calzolai, barbieri, macellai, mobilità.Mario Tosti, Gli Statuti delle Corporazioni delle Arti dei Fabbri, in AA.VV., L'industria meccanica in Altotevere, Edimond, Città di Castello 2008, p. 23. Il Breve dei Fabbri di Gubbio (1346) è il più antico dell'Alta Umbria e l'unico consultabile in originale.Piero Luigi Menichetti, L'arte dei Fabbri in Gubbio, Arti Grafiche Gentile da Fabriano, Comune di Gubbio, 1980.

Pochi anni dopo, nel 1381, il vescovo Gabriello Gabrielli, appoggiato dal papa, si autoproclamò signore di Agobbio, nome medioevale di Gubbio, provocando la ribellione dei cittadini che, ridotti alla fame, nel 1384 si levarono in armi contro il vescovo. Impossibilitati a resistere al battagliero vescovo, che non voleva perdere il dominio sulla città, gli eugubini si "consegnarono" spontaneamente ai Montefeltro, duchi di Urbino, perdendo così il titolo di libero comune, ma ottenendo un lungo periodo di tranquillità. I Montefeltro, signori amanti dell'arte, restituirono a Gubbio i privilegi e gli ordinamenti civili, la città tornò così a fiorire culturalmente e artisticamente; in quel periodo fu ricostruito il Palazzo dei Consoli. Salvo brevi interruzioni per le signorie dei Malatesta e di Cesare Borgia, la città rimase ai Montefeltro fino al 1508 quando subentrarono, nel dominio della città, i Della Rovere, che lo tennero fino al 1631 quando, con la morte di Francesco Maria II Della Rovere, ultimo erede della casata, tutti i beni e tutti i feudi passarono, come da volontà testamentaria, allo stato pontificio.

Federico, definito «uno di più grandi capitani del suo tempo» alla Storia di Gubbio di Mons. Origene Rogari, aveva combattuto contro Sigismondo Malatesta, acerrimo nemico dei Montefeltro, e lo aveva sconfitto nella Battaglia del Cesano nel 1462. A Gubbio, sua città natale, dove «aveva celebrato il suo primo matrimonio con Gentile Brancaleoni nel 1437», Federico istituisce, contro l'usura, il «Monte di Pietà, uno dei primissimi della benefica opera che il beato Bernardino da Feltre aveva fondato in quegli anni e che avrebbe stroncato l'ignobile furto usuraio».

Vescovo di Gubbio e quindi cardinale, a Gubbio muore Federigo Fregoso, uno dei protagonisti della questione della lingua, preponderante agli inizi del Cinquecento, «prodotto delle riflessioni nate dall'incertezza della norma linguistica nei primi decenni del secolo e dal desiderio di porvi rimedio». Nei Capitoli 28 -39 del Cortegiano di Baldassarre Castiglione si immagina «di riferire certi ragionamenti tenuti alla corte di Urbino nel 1507: (...). I principali interlocutori sono il Conte Ludovico di Canossa, che interpreta le opinioni del Castiglione, e Federico Fregoso, che sostiene le idee molto affini a quelle del Bembo».

Regno d'Italia Nel 1860 Gubbio fu annessa al Regno d'Italia e, per effetto del decreto Minghetti, il 22 dicembre 1860 fu distaccata dalle Marche e aggregata all'Umbria, distaccandola dalla Delegazione apostolica di Urbino e Pesaro e aggregandola alla neo-costituita Provincia di Perugia.