Assieme a Soga Shōhaku e Itō Jakuchū fa parte del movimento artistico dei "Tre Eccentrici", pittori sperimentatori di un'arte contestatrice che non aveva alcun precedente nella storia della pittura giapponese. La sua è una figura circondata in larga parte da un alone di mistero, e diverse dicerie furono pronunciate sul suo conto. Persino la sua morte (prematura, in quanto avvenuta ai suoi quarantacinque anni d'età) fu causa di dibattito: a detta di alcuni si trattò dell'opera di un rivale geloso, a detta d'altri di suicidio. Miyeko Murase, Il Giappone, Torino, Utet, 1992, p. 250
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