Avigliano (Avigliànë in dialetto aviglianese) è un comune italiano di abitanti della provincia di Potenza in Basilicata. Con decreto del 27 dicembre 1991 a firma del presidente della Repubblica Francesco Cossiga, ad Avigliano è stato conferito il titolo araldico di città..

Geografia fisica Territorio

Avigliano sorge a 800 m nella parte nord-occidentale della provincia.

Nel territorio si trovano diverse montagne: Monte Caruso: 1239 m Monte Carmine: 1228 m Monte Sant'Angelo: 1121 m Monte Alto: 938 m

Clima

La temperatura media annua è di 12 °C; la temperatura media del mese più freddo (gennaio) è di 3.3 °C e quella del mese più caldo (luglio) è di 21.4 °C. La temperatura minima assoluta è stata di -17 °C e la massima di 38 °C.

La precipitazione media annua è pari a 844 mm, con punte di 1192 mm (precipitazione massima annua) e 679 mm (precipitazione minima annua). Il numero di giorni piovosi in un anno è di 92.

Origini del nome

Il toponimo deriverebbere da avis locum ("luogo dell'uccello"), una denominazione che sarebbe stata data da alcuni marinai orientali, oppure da locum avellani ("luogo dei noccioli")Andrea Corbo, Memorie patrie e ricordi di famiglia, Roma 1895..

Nel territorio si è ipotizzata la presenza di un fondo tra la fine dell'età repubblicana e gli inizi di quella imperiale; sotto Traiano è menzionato un fundus Avillanus o AviliusIl fundus Avillanus o Avilius, avrebbe preso il nome dalla famiglia Avilia, Giacomo Racioppi, Giustino Fortunato, mentre successivamente una lapide funeraria dedicata ad una Villiana ha fatto supporre che l'abitato prendesse il nome da questa famigliaDonato Imbrenda, Villianae..

Storia

Medioevo I primi reperti archeologici e documenti che testimoniano con certezza l'esistenza di Avigliano risalgono agli inizi dell'alto medioevo.

Il primo documento nel quale la città è citata risale al 13 novembre 1127, sotto il dominio normannoIl documento fu rinvenuto da Giustino Fortunato nell'archivio della Badia di Cava.. Il 18 luglio 1137 a Lagopesole, frazione di Avigliano, si tenne il quinto concilio di Melfi, nel corso del quale il papa Innocenzo II annullò la scomunica ai monaci di Montecassino, sostenitori dell'antipapa Anacleto II. Durante il concilio trovò qui ospitalità anche l'imperatore Lotario II, le cui milizie si erano unite a quelle del pontefice per sedare una rivolta a Bari.

Nel secolo successivo, Federico II di Svevia decise di erigere un castello a Lagopesole, da destinare a soggiorno estivo e alla caccia con il falcone. Nel 1290 vi venne costruito il primo convento dei padri domenicani (1290) in Basilicata.

Cinquecento e Seicento Avigliano era legata fin dal XIV secolo al feudo di Melfi, dominato prevalentemente dalla famiglia Caracciolo ma anche con altre nobiltà locali quali i marchesi Telesca di Gaetano, i Vuy-Cinzoja de Sales, i duchi Sabia Ventimiglia e le varie famiglie baronali. Nel secolo XVI fu costituita in università del Regno e i poteri dei feudatari furono limitati con una convenzione stipulata nel 1579. Nel 1612 il feudo di Avigliano passò ai Doria.

Nel 1694 si verificò una carestia a seguito di una lunga siccità; nel terremoto dell'8 settembre ad Avigliano furono distrutte una ventina di abitazioni, tra cui il palazzo dei marchesi Telesca di Gaetano e danneggiato gravemente il palazzo baronale e la chiesa madre, ma non si contarono vittime. La popolazione fece voto di erigere una cappella votiva alla Madonna del Carmine che l'aveva salvata da maggiori danni. Due anni dopo, infatti, il capitolo ecclesiastico di Avigliano dette inizio alla costruzione della cappella sulla Montagnola, che assunse la denominazione di Monte Carmine.

Settecento e Ottocento Nel 1799 nobili, popolani e religiosi appoggiarono la repubblica napoletana e l'albero della libertà vi fu piantato il 19 gennaio, prima ancora dell'ingresso delle truppe francesi a Napoli. Figura di primo piano e leader della Repubblica fu proprio l’aviglianese Nicola Palomba.

Gli aviglianesi ai moti del 1820 e del 1848, e successivamente a quelli unitari del 1860. Dopo lo sbarco di Garibaldi in Sicilia, nel maggio del 1860 fu costituito a Corleto il comitato rivoluzionario lucano. I 124 comuni della Basilicata vennero suddivisi in 10 sub-centri insurrezionali. Ad Avigliano le truppe cittadine furono comandate dal sacerdote Nicola Mancusi. Con la cosiddetta insurrezione lucana la regione fu liberata dai Borboni prima ancora dell'arrivo di Garibaldi: Mancusi riunì in seguito una colonna di 700 armati di Avigliano, unendosi alle truppe provenienti dal Sud e accompagnò il generale fino a Napoli.

Con il fenomeno del brigantaggio, nelle campagne e nei boschi di Lagopesole, frazione di Avigliano, ne sorsero i primi e più importanti nuclei, comandati da Carmine Crocco di Rionero in Vulture e da Giuseppe Nicola Summa, più noto come Ninco Nanco, di origine aviglianese. Tuttavia ad Avigliano i contadini e gli artigiani si riunirono ai borghesi respingendo nel 1861 la banda di Crocco dall'ingresso nel paese. Nei mesi successivi, dopo aver subito alcune sconfitte, il 19 novembre 1861 Crocco, con le bande falcidiate dalle perdite subite, dalle malattie, dal freddo, e dalle diserzioni, decise di attaccare Avigliano malgrado la dichiarata contrarietà di José Borjes.Da Frà Diavolo a Borjès – Con il diario del generale spagnolo, supplemento a La Sicilia, Capone Editore/Edizioni del Grifo, p. 212. Giunti nella cittadina con la popolazione in armi e pronta a difendersi, le formazioni comandate da Crocco attaccarono ma non riuscirono a superarne le difese. Considerate le perdite subite e la manifesta impossibilità di ottenere il successo, Crocco fece suonare la ritirata rifugiandosi ancora una volta a Lagopesole. il consiglio provinciale della Basilicata dell'11 gennaio 1862, nel considerare eroica la resistenza di Avigliano dichiarò: “Benemeriti della Patria…anche i cittadini di Avigliano… che con tanto coraggio e tanto patriottismo seppero difendere le mura dei padri loro.”Basilide del Zio, Il Brigante Crocco e la sua autobiografia, ristampa dell'edizione di Melfi del 1903, Arnaldo Forni Editore, p. 31.

Avigliano fu inoltre toccato dal fenomeno dell'emigrazione: nel solo periodo 1884-1913 furono in 9.000 a lasciare il paese per raggiungere gli Stati Uniti in cerca di fortuna.

Novecento Durante la prima guerra mondiale i soldati aviglianesi furono inviati a combattere sul Carso.

Nel 1926 venne inaugurato nella piazza principale un monumento dedicato a Emanuele Gianturco, giurista e politico nato ad Avigliano. Con il contributo degli aviglianesi emigrati negli Stati Uniti, il 25 maggio 1930 fu inaugurato inoltre un monumento ai Caduti del Mezzogiorno e, nel corso della stessa cerimonia anche la linea ferroviaria tra Avigliano città e Avigliano scalo, costruita dalla Società Mediterranea per le linee ferrate calabro-lucane e che permetteva il collegamento di Avigliano alla linea ferroviaria Potenza-Foggia, e a quella verso Bari. Nel 1935, con la realizzazione del tronco autonomo Avigliano scalo - Potenza inferiore, la linea ferroviaria ebbe un collegamento diretto con la città di Potenza. Sempre nel 1935 furono edificati il Riformatorio giudiziario, dipendente dal Ministero di grazia e giustizia, e l'edificio scolastico elementare che in seguito fu intitolato a Silvio Spaventa Filippi.

Durante gli anni della seconda guerra mondiale, Avigliano divenne luogo di confino per molti ebrei e internati politici di fede antifascista. I profughi ebrei furono 35, di diversa nazionalità e provenienza, inclusa una bambina. Gli internati furono tutti liberati con l'arrivo dell'esercito alleato nel settembre 1943. Alcuni di essi furono in grado di emigrare negli Stati Uniti già nel luglio 1944. Gli altri rimasero nell'Italia meridionale in attesa della fine della guerra. Uno di loro (Ernesto Orbach) morì a Avigliano per cause naturali, il 2 novembre 1944.Ebrei stranieri internati in Basilicata.

Nell'immediato dopoguerra, trenta frazioni ricadenti nella parte nord del territorio comunale si fecero promotrici di un comitato per ottenere l'autonomia amministrativa da Avigliano; nel 1951 esse si distaccarono da Avigliano e costituirono un nuovo comune con capoluogo Filiano.

Simboli

Lo stemma e il gonfalone sono stati concessi con DPR del 27 dicembre 1991. Secondo lo statuto comunale della Città di Avigliano, all'art. 3, «l'emblema del Comune è una raffigurazione costituita da un albero di nocelle con due leoni rampanti, sovrastati da una corona turrita». L'albero di nocciolo (o avellano) allude al nome del comune. Nel 1910 Giuseppe Gattini descriveva lo stemma di rosso, all'albero di avellano, piantato sopra un monte di 4 cime, 1, 2 ed 1, al naturale, ed accostato da due leoni controrampanti d'oro. Il gonfalone è un drappo di azzurro.

Onorificenze

Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiese

Basilica Pontificia di Santa Maria del CarmineCostruita in età medievale e ristrutturata più volte nel corso dei tempi sino al XIX secolo e completata nel 1854... Composta da tre navate al suo interno vi sono numerose statue in legno policromato del XVIII e preziosi come la croce processionale, datata 1880. Contiene una piccola biblioteca con Vita del Beato Luigi Gonzaga del 1609... Chiesa di Santa Maria degli AngeliEdificata nel 1615, ristrutturata più volte e completata nel 1786... Vi sono statue di San Francesco, Santa Maria degli Angeli e Sant'Antonio, composta da due navate, conserva numerosi altari in legno policromato e dorati del XVII secolo. Al suo interno vi sono numerosi dipinti di autori importanti dell'epoca come quelli di Pietro Antonio Ferro, di Girolamo Cenatiempo e Filippo Ceppaluni. Completano il tutto diverse sculture il legno policromato del XVII e XVIII secolo, e l'organo a canne... Infine, di enorme pregio sono i portali del monastero. Anticamente vi era anche un vasto parco nelle vicinanze.. Santuario di Santa Maria del CarmineEdificato in onore della Madonna per aver salvato la città da un temibile terremoto nel 1696, ristrutturato in occasione del Giubileo del 2000.. Chiesa di San VitoEdificata nel XVII secolo al suo interno si ritrova un quadro datato 1640 del Bresciano raffigurante la Madonna col Bambino e i santi Vito e Lorenzo.. Chiesa della Santissima AnnunziataComposta da tre navate, all'interno sono conservati numerosi dipinti del XVIII e XIX secolo e sculture settecentesche.. Chiesa di Santa Maria de Cornu Bonu, chiamata anche chiesa di Santa Maria delle GrazieSi conosce della sua esistenza dall'anno 1164, ristrutturata più volte nel corso dei tempi al suo interno si conservano alcune sculture settecentesche e la statua della Madonna delle Grazie, acquistata nel 1938.. Cappella di San BiagioCappella antecedente al 1666, anche se la data di edificazione rimane sconosciuta,.. Ristrutturata nel 1840 da Giulio Corbo e poi nel 1984. Chiesa di Santa LuciaEdificata nel 1566 dalla confraternita di Sant'Antonio di Vienna, il suo interno è stato abbellito grazie al lavoro di Giovanni Todisco.. Cappella del CalvarioCostruita nel 1904, si raggiunge camminando in un sentiero in cui sono state poste le quattordici stazioni della "via Crucis", tutte in marmo. In seguito alla seconda guerra mondiale si aggiunse un arazzo russo raffigurante l'ultima cena.. Chiesa della Santissima TrinitàEdificata nel 1743 da Matteo Vaccaro il cui stemma di famiglia ancora si osserva all'interno della chiesa... Ex cappella di San RoccoEdificata nel 1711, grazie ai lavori del 1787 e del 1855 e quelle del secolo successivo assunse le forme attuali. Inizialmente chiesa, in seguito divenne un oratorio. È sede dell'Azione Cattolica parrocchiale. Chiesa di San Giovanni (non più esistente)Si trovava in corso Giuseppe Garibaldi ed era caratterizzata dal portale in bugnato del XVI secolo..

Monasteri e conventi