La rivoluzione digitale è il passaggio dalla tecnologia meccanica ed elettronica analogica a quella elettronica digitale che, iniziato nei paesi industrializzati del mondo durante i tardi anni cinquanta, è proseguito fino ai giorni nostri in varie fasi storiche, all'interno della cosiddetta terza e quarta rivoluzione industriale.

Si fa riferimento a questo periodo di cambiamento e di sviluppo tecnologico anche con l'espressione rivoluzione informatica, per indicare gli ampi cambiamenti socio-economici apportati dalle Tecnologie dell'Informazione e della Comunicazione (TIC, o in inglese ICT). Grazie allo sviluppo di dispositivi interattivi, World Wide Web, digitale terrestre e smartphone, si è assistito alla proliferazione e alla moltiplicazione dei canali d'accesso all'informazione, che hanno cambiato le modalità in cui avviene l'atto comunicativo.

Con era digitale o era dell'informazione, si intende dunque la fase storica caratterizzata dall'ampia diffusione che hanno avuto i vari prodotti digitali e tutta quella serie di cambiamenti sociali, economici e politici avvenuti in merito all'avvento della digitalizzazione di gran parte degli accessi all'informazione e che hanno portato all'attuale società dell'informazione.

Descrizione La rivoluzione informatica Il concetto di "era dell'informazione" è stato discusso per la prima volta in Age of Information: An Interdisciplinary Survey of Cybernetics da T. C. Helvey nel 1971, mentre quello di "rivoluzione informatica" in Information Revolution da Donald M. Lamberton nel 1974. Sono stati proposti altri termini che si focalizzano su differenti aspetti di queste tendenze sociali.

Lo scienziato britannico John Desmond Brenal, alla fine degli anni Trenta introdusse l'espressione «rivoluzione tecnica e scientifica» nel suo libro The Social Function of Science per descrivere il nuovo ruolo che la scienza e la tecnologia stavano venendo ad assumere. Il suo approccio era basato sul concetto che la scienza stava diventando una "forza produttiva", quindi un concetto che si innestava in maniera compatibile nella cornice marxista. Dopo alcune controversie, l'espressione fu adottata da autori ed istituzioni di quello che allora era il blocco sovietico. Il loro obiettivo era di mostrare che il socialismo reale era l'ambiente ideale per la rivoluzione tecnico-scientifica, cui ci si riferiva con l'acronimo STR (dall'inglese Scientific Technical Revolution).

Nel 1973, Daniel Bell sfidò l'approccio di Brenal con il suo testo L'avvento della società post-industriale, considerando la società come tendente a un'economia dei servizi, piuttosto che al successo del socialismo reale applicato nel blocco sovietico. L'approccio di Bell sembra a sua volta essere pieno di incongruenze. Il modello di Colin Clark (usato da Bell) non è applicabile alla New economy attuale perché il "terzo settore" risulta essere la rimanenza dei primi due. In alcune formulazioni si è usciti addirittura dalla tripartizione industriale (agricoltura, industria, servizi) e si è parlato per estensione di settore quaternario, quinario, ecc.

Il termine rivoluzione dovrebbe essere preferito ad altri come "economia" o "società", per dare l'idea dei colossali cambiamenti sociali operati dalla rivoluzione agricola e dalla rivoluzione industriale. Sulla rivoluzione informatica si appoggia poi lo sviluppo della cosiddetta New economy. La caratteristica principale della cosiddetta New economy è l'informazione. L'informazione assieme alla materia ed all'energia fa parte dei blocchi costitutivi dell'universo. L'informazione è anche il tema centrale delle nuove scienze, che emergono a partire dal 1940, e principalmente la definizione del campo di indagine della teoria dell'informazione ad opera di Claude E. Shannon e della cibernetica ad opera di Norbert Wiener nel 1948. L'informazione comincia a diventare sempre più un'attività economica, giacché industrie ed istituzioni sono coinvolte nella raccolta, elaborazione, produzione, trasmissione e distribuzione dell'informazione. Il lavoro stesso viene diviso tra «lavoro informativo» e lavoro manuale.

Si fa dunque avanti l'esigenza di definire un nuovo settore economico, ovvero quello del settore dell'informazione, che avrebbe assorbito attività della vecchia suddivisione in secondario e terziario. Porat (1976) misurò negli Stati Uniti il settore dell'informazione utilizzando un approccio input-output, l'OECD incluse statistiche sul settore dell'informazione nelle relazioni economiche dei suoi stati membri, e Veneris (1984, 1990) esplorò gli aspetti teorici, economici e regionali della rivoluzione informatica e sviluppato una dinamica dei sistemi, una simulazione ed un modello computazionale.

Analogico e digitale

Una grandezza è analogica quando essa può assumere tra un valore e un altro tutti i valori intermedi, almeno per certi intervalli, mentre una grandezza digitale assume solo valori discreti, in cui la differenza minima tra un valore e l'altro non è mai inferiore a una determinata quantità. Una grandezza digitale è facilmente rappresentabile in forma numerica: perciò, dovendo effettuare dei calcoli, è possibile operare agevolmente su di essa con macchine di tipo numerico, quali gli elaboratori elettronici. Attraverso opportuni circuiti elettronici è possibile trasformare una grandezza analogica in digitale, sulla quale possiamo più facilmente operare attraverso un computer, così come, in modo inverso, possiamo avere situazioni in cui grandezze digitali vengono ritrasformate in analogiche per renderle idonee al loro utilizzo.

La digitalizzazione è la trasformazione di un segnale continuo nel tempo (ad esempio un suono) e/o nello spazio (ad esempio un'immagine) in un segnale discreto, mediante una conversione analogico-digitale. La conversione esegue un campionamento del segnale a intervalli regolari di tempo e/o spazio, producendo un insieme discreto di valori che approssimano il segnale iniziale. Un esempio di questo tipo di trasformazione è dato dalla registrazione musicale su CD, che avviene campionando i segnali originali e trasformandoli in segnali numerici. Attraverso un sistema di lettura a laser, i valori digitali "scritti" sul disco vengono ritrasformati in un segnale continuo, quindi analogico, percepibile dall'orecchio umano.

Quanto più fitti sono i campioni, tanto più il segnale digitalizzato assomiglierà alla forma d'onda originaria. È intuitivo comprendere come, a livello teorico, la grandezza digitalizzata sarebbe perfettamente identica a quella in ingresso solo se il numero di campioni fosse infinito.

Crescita dell'utilizzo delle tecnologie digitali

Alla fine degli anni Ottanta, meno dell'1% dell'informazione mondiale tecnologicamente archiviata, era in un formato digitale, mentre lo era in una percentuale del 94% nel 2007. L'anno 2002 è considerato il momento in cui l'umanità fu capace di immagazzinare una maggiore quantità di informazione in una forma digitale, piuttosto che analogica ("l'inizio dell'Era Digitale").

Si è stimato che la capacità mondiale di immagazzinare informazioni è aumentata dal 2,6 (ottimamente compressi) exabytes nel 1986, a circa 5000 exabytes nel 2014 (5 zettabytes).

Per l'analisi statistica completa delle utenze telefoniche e web, dal 2001 al 2016, clicca qui per scaricare il report (sotto forma di foglio di calcolo) della ITU World Telecommunication.

Cambiamenti delle tecnologie I seguenti elenchi segnalano i cambiamenti cruciali nell'utilizzo delle tecnologie analogiche/digitali.

Anni 1950 Computer analogico → Computer digitale Anni 1980 Telex → Fax Cilindro fonografico, Disco in vinile, Musicassetta → Compact Disc Anni 1990 Telefonia mobile analogica (1G) → Telefonia mobile digitale (2G) Macchina per scrivere → videoscrittura Telegramma → e-mail Anni 2000 VHS → DVD Fotografia analogica (lastra fotografica e pellicola fotografica) → Fotografia digitale CRT → Display al plasma Cinematografia analogica (pellicola cinematografica) → Cinematografia digitale Anni 2010 Televisione analogica → Televisione digitale Termometro analogico → Termometro digitale (termometri analogici ancora nel mercato nuovi nel 2024) Fax → † CCFL backlit LCD → † Anni 2020 (previsione) Radio analogica → Radio digitale Stampa offset → Stampa digitale Telefonia fissa (voce) → † Telefonia pubblica → † Posta → †

L'informatizzazione e l'economia digitale

L'informatizzazione è l'introduzione e l'applicazione di sistemi e reti informatiche di computer a un certo settore o attività economica/lavorativa (ad esempio l'informatizzazione della pubblica amministrazione); L'informatizzazione prevede l'automatizzazione delle procedure d'ufficio mediante l'uso di computer e software, in luogo dei vecchi supporti cartacei e delle macchine da scrivere. (ad esempio per l'invio della corrispondenza interna aziendale, oggi praticata tramite e-mail al posto delle vecchie lettere di carta).

Il fenomeno dell'informatizzazione è avvenuto tra gli anni Ottanta (America) e gli anni Novanta (Italia).

Società dell'informazione

Il termine società dell'informazione è usato da alcuni sociologi per indicare l'attuale società post-industriale, spesso a seguito della terza rivoluzione industriale. Ciò che più spiccatamente la caratterizza è il prevalere di un bene immateriale come l'informazione rispetto all'industria, il settore dell'economia che è stato trainante per tutto il XX secolo, e più in generale dei servizi o terziario. Oggi l'informatica (apparecchi digitali e programmi software) e le telecomunicazioni (le reti telematiche) sono i due pilastri su cui si regge la "società dell'informazione".

È all'interno della società dell'informazione contemporanea che si fa strada l'idea di "intelligenza collettiva" che Pierre Lévy definisce come «un'intelligenza distribuita ovunque, continuamente valorizzata, coordinata in tempo reale, che porta ad una mobilitazione effettiva delle competenze». Nell'attuale mondo del "capitalismo informazionale", così definito da Manuel Castells, il contesto globale vede il valore e lo status sociale ed economico sempre più intrecciati con le capacità di stringere relazioni dinamiche di natura comunicativa ed informazionale. Sono cioè legati a beni e prestazioni o che incorporano informazione o che ne sono direttamente costituiti. Informazione, formazione e comunicazione costituiscono oggi il "geroglifico della merce", la moneta e nello stesso tempo il simbolo di una società sempre più intrecciata con i "bit informazionali" e sempre più mediata da un componente di natura digitale sia esso denaro, informazione finanziaria, economico-commerciale, culturale, mediatica o formativa.

Aspetti della rivoluzione digitale L'invenzione del moderno computer

Secoli prima che si verificasse la rivoluzione informatica, esistevano comunque già dispositivi di calcolo digitali, come l'abaco (inventato dai Sumeri nel 2700-2300 a.C.), la Stepped Reckoner di Leibniz, o la Macchina Analitica di Babbage. I primissimi computer moderni digitali furono lo Z1, realizzato nel 1936 da Konrad Zuse in Germania, e l'ENIAC, realizzato dagli statunitensi John Mauchly e J. Presper Eckert, aiutati da John von Neumann. Tra calcolatori moderni successivi, si citano l'EDVAC e l'UNIVAC.

Il 16 dicembre 1947, John Bardeen, William B. Shockleye Walter Houser Brattain, lavorando ai Bell Labs, eseguirono l'esperimento che risultò nel primo riconoscimento del transistor: il transistor sarà annunciato al pubblico nel 1948.

Nel 1971, Ted Hoff, Stanley Mazor, e Federico Faggin svilupparono il microprocessore Intel 4004; conteneva 2300 transistor su un chip di silicio 7x7 mm e poteva elaborare 4 bit a un tasso di 60.000 cicli al secondo. Fu il primo processore general-purpose programmabile ad essere introdotto nel mercato.

Il personal computer