Biografia Nato da una ricca e rispettata famiglia a EfesoAmmiano Marcellino, Res gestae XXIX, 1, 42, ne descrive la morte: «condotto a Efeso, sua città d'origine, qui fu decapitato», e Socrate Scolastico, Storia ecclesiastica III, 1, 16 o a Smirne,Secondo una deduzione tratta dalla biografia di Eunapio del fratello di Massimo, Ninfidiano, che viene ritenuto originario di questa città: cfr. Eunapio, Vite di filosofi e sofisti XVIII, 1. ebbe almeno due fratelli, il retore Ninfidiano, «illustre sofista a Smirne» e il «filosofo di chiarissima fama» Claudiano, che insegnava ad AlessandriaEunapio, Vite di filosofi e sofisti XVIII, 1., che egli superò per «valore».
A Pergamo, insieme con Crisanzio, Prisco ed Eusebio di Mindo, che praticheranno anch'essi la filosofia, sia pure con spirito e contenuti diversi, fu allievo e parente di Edesio di Cappadocia (che era discepolo di Giamblico).Eunapio, Vite di filosofi e sofisti, VI, 9, 3; VII, 1, 5 e 10. Secondo Eunapio, Eusebio espresse forti critiche nei confronti delle pratiche magiche di Massimo al futuro imperatore Giuliano, venuto da lui e da Crisanzio verso il 351 per essere istruito sul Neoplatonismo:
In realtà, proprio le qualità di teurgo di Massimo convinsero Giuliano a frequentarne le lezioni e a essere da lui iniziato ai misteri di Mitra in una grotta di Efeso. Durante gli anni in cui Giuliano fu Cesare in Gallia, Massimo rimase invece in Asia;Arnold Hugh Martin Jones, John Robert Martindale, J. Morris, "Maximus 21", The Prosopography of the Later Roman Empire: A.D. 260-395, Cambridge University Press, 1971, pp. 583-584. fu poi convocato a Costantinopoli da Giuliano nel 362, nonostante presagi sfavorevoli, e ricevette da lui alcune lettere.Giuliano, Epistulae, 26, 190, 191; cfr. anche Libanio, Epistulae, 694.
Quando Giuliano divenne imperatore, nel dicembre del 361, fu accolto a corte e divenne suo consigliere spirituale, godendo di grande influenza. Scrive il suo biografo che in breve Massimo divenne «insopportabile a corte, indossando vestiti troppo ricercati per un filosofo e mostrandosi intrattabile e scontroso nelle conversazioni»Eunapio, Vite di filosofi e sofisti, VII, 4, lasciandosi montare la testa dal proprio successo. Nel 363 accompagnò Giuliano nella campagna persiana e fu presente al suo capezzale in punto di morte.Ammiano Marcellino, xxv, 3, 23.
Rimase in favore durante il breve regno di Gioviano, ma fu guardato con sospetto da Valentiniano I e da Valente quando vennero mosse molte accuse sulla sua condotta al tempo di Giuliano — tra cui quella, secondo Zosimo, di aver a suo tempo accusato lo stesso Valentiniano di empietà.Zosimo, Historia nova, IV, 2, 2. Fu arrestato, condannato a una pesantissima multa e tornò in Asia per raccogliere il denaro necessario; imprigionato e sottoposto a tortura, fu rimesso in libertà e restituito al favore imperiale nel 366/367 grazie all'intervento di un certo Clearco, recuperando tutti i beni perduti. Tornato a Costantinopoli, riprese senza successo le declamazioni pubbliche, dedicandosi poi con miglior fortuna all'insegnamento della filosofia. Durante questo periodo di disgrazia, dopo il primo arresto, egli e la moglie strinsero un patto suicida: lei lo portò a termine, mentre Massimo non si tolse la vita.Eunapio, Vite di filosofi e sofisti, VII, 3, 15 e 4, 16-17.
Nel 371 fu coinvolto nelle indagini legate al celebre episodio della predizione, tramite pratiche divinatorie, del successore dell'imperatore Valente (la cosiddetta congiura del tripode, che indicava un nome iniziante con le lettere Θ-Ε-Ο-Δ, poi interpretato come allusione a Teodosio); arrestato, confessò quanto sapeva e fu rinviato in Asia per il processo.Eunapio, Vite di filosofi e sofisti, VII, 6, 3-6; Ammiano Marcellino, xxix, 1, 42; Socrate Scolastico, Storia ecclesiastica, III, 1. Fu qui decapitato, insieme a Ceranio e a molti altri, per ordine del proconsole Festo, in carica come proconsole d'Asia tra il 372 e il 378.Eunapio, fr. 39 e Vite di filosofi e sofisti, VII, 6, 7; Libanio, Orationes, I, 158; Zosimo, Historia nova, IV, 15, 1.
Opere La Suda afferma che Massimo scrisse una serie di opere, tra le quali Sulle contraddizioni insanabili, Sulle previsioni e Sui numeri. Scrisse inoltre un perduto Commentario alle Categorie di AristoteleSecondo Simplicio, Commentario alle Categorie I, 15-16 e un altro sugli Analitici primi, al quale rispose Temistio. Dell'unica opera superstite, benché priva delle sezioni iniziali, il Perì katarchon, sono pervenute anche parafrasi bizantine in prosa e in poesia, conservate in numerosi manoscritti.
La stessa voce della Suda descrive un "Massimo" come autore di commentari aristotelici e maestro di Giuliano, identificandolo apparentemente con il Massimo di Efeso. Tale attribuzione è tuttavia dubbia: secondo il PLRE, Massimo di Efeso non è altrimenti noto per aver prodotto opere filosofiche di argomento specificamente aristotelico, e la voce della Suda potrebbe in realtà confondere il nostro personaggio con altri due omonimi, un Massimo di Epiro e un Massimo di Bisanzio.
Note
Bibliografia Eunapio, Vite di filosofi e sofisti, Bompiani, Milano 2007 ISBN 88-452-5841-6 Paola Radici Colace, Giuliano, Selene e l'autore del Peri; katarchon, in AA.VV., Giuliano Imperatore. Atti del III Convegno della SISAC (Messina, 3 aprile 1984), a cura di B. Gentili, Urbino 1986, 127-133
Arnold Hugh Martin Jones, John Robert Martindale, J. Morris, "Maximus 21", The Prosopography of the Later Roman Empire: A.D. 260-395, Cambridge University Press, 1971, pp. 583-584.
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