Per musica elettronica si intende tutta quella musica prodotta o modificata attraverso l'uso di strumentazioni elettroniche.
Sebbene i primi strumenti musicali elettronici si siano diffusi già a partire lungo la prima metà del Novecento, si è iniziato a parlare di musica elettronica solo a partire dagli anni quaranta del secolo, quando si diffusero diversi studi di registrazione in Europa specializzati nella composizione di musica d'avanguardia. Durante gli anni 1960, il successo commerciale di strumenti elettronici come i sintetizzatori Moog contribuì a dare alla musica elettronica i primi momenti di notorietà. Nei decenni seguenti si è visto un progressivo perfezionamento delle tecnologie elettroniche e l'aumento di innumerevoli varianti di musica elettronica e stili che spaziano da quelli più commerciali a quelli di più difficile produzione. La musica elettronica gode oggi di una notorietà diffusissima e ha contaminato pressoché ogni genere di musica popolare.
Storia Il XIX secolo e i primi strumenti Lungo la seconda metà dell'Ottocento, l'invenzione del fonografo, prima a rullo e poi a disco, introdusse la possibilità di registrare suoni, riprodurli e modificarli. Conseguentemente a questa invenzione si apriranno varie correnti di sperimentazione che più tardi avranno sede presso le radio nazionali dei rispettivi paesi.
Il primo strumento elettronico che sia mai stato costruito fu il telharmonium (noto anche come dinamofono). Inventato nel 1897 da Thaddeus Cahill, era dotato di una console di organo. Le sue enormi dimensioni e la sua scarsa praticità furono i principali motivi per cui esso si rivelò essere un fallimento commerciale.
Il XX secolo e l'evoluzione tecnologica All'inizio del XX secolo venne inventato il triodo (o audion), considerata la prima valvola termoionica. Nel 1919 Lev Theremin costruì l'omonimo strumento musicale. Costituito da due antenne in grado di controllare rispettivamente la frequenza e il volume, questo elettrofono produceva suoni simili a quelli della voce umana.Dizionario della musica e dei musicisti - il lessico II Parte D/Liv, pag. 124 Privo di interfaccia fisica di controllo, esso sfrutta un difetto dell'oscillatore a battimenti secondo cui all'avvicinarsi o allontanarsi di un corpo questo cambia la sua frequenza di oscillazione; tramite lo spostamento delle mani dell'esecutore vicino alle due antenne è possibile controllare altezza e intensità di un suono.
Nel 1928 venne inventato l'onde martenot (noto anche come "ondes martenot" e "ondes musicales"). Considerato il primo vero sintetizzatore elettronico, nonché uno dei migliori prodotti fino alla metà degli anni cinquanta, era dotato di una tastiera ed era relativamente semplice da usare. Esso fu il primo apparecchio elettronico ad avere una notevole diffusione e ad affermarsi in modo relativamente durevole.
Pochi anni dopo Friedrich Trautwein inventò il trautonium, strumento che introdusse alcune semplificazioni nell'uso delle apparecchiature elettroniche.
Durante gli anni '30 vennero costruiti i primi sintetizzatori elettronici in grado di emulare i suoni dell'orchestra, quali il clavioline (1947) .
Durante gli anni quaranta vennero costruiti ulteriori modelli di sintetizzatori.
Nei primi anni cinquanta aumentò la produzione dei transistor che sostituirono le valvole termoioniche nel controllo della corrente elettrica. Grazie alle loro dimensioni ridotte, alla loro maggiore praticità, ed ai loro costi ridotti, i transistor rivoluzionarono l'intera industria elettronica, vennero di conseguenza adoperati in un numero sempre crescente di apparecchiature elettroniche. Nel 1965 vennero inventati i primi circuiti integrati che potevano includere numerosi transistor al loro interno.
Durante gli anni cinquanta gli ingegneri Herbert Belar ed Henry Olsen inventarono il Mark I RCA Synthesizer e il suo "successore" Mark II RCA Synthesizer. Quest'ultimo modello includeva il primo sistema completo di produzione del suono elettronico e disponeva di una discreta gamma di opzioni che potevano essere pre-impostate direttamente dal musicista che lo adoperava.
Seconda metà degli anni quaranta - metà degli anni sessanta: la diffusione degli studi di registrazione elettronici e le scuole di musica d'avanguardia
Il miglioramento delle tecniche di registrazione che seguì la seconda guerra mondiale, permise la diffusione dei primi studi elettronici, che erano dotati di generatori del suono, apparecchiature per la modificazione e il mixaggio, più tutto l'occorrente per la registrazione (ad esempio microfoni, amplificatori e altoparlanti).Enciclopedia della Musica I - il Novecento, Einaudi, pag. 338 Nello stesso periodo, con i primi oscillatori elettronici, si diffuse il magnetofono che permise ai compositori di manipolare le registrazioni su disco al fine di applicare su esse diversi effetti sonori. Fra i centri di musica elettronica più importanti vi furono il GRM di Parigi (presso la radio-televisione francese), il Columbia-Princeton Electronic Music Center (1950) (dove vennero inventati i sintetizzatori Mark I e Mark II), lo Studio for Electronic Music di Colonia (presso la Westdeutscher Rundfunk) (1951) che ebbe fra i suoi rappresentanti Karlheinz Stockhausen, e lo Studio di fonologia fondato a Milano nel 1955.
Accanto a questi Studi professionali, In questi anni se un compositore di musica elettroacustica voleva portare avanti una propria estetica musicale, doveva costruirsi uno Studio privato. Nacquero così, accanto ai suddetti Studi agli inizi e la metà degli anni 60 tre piccoli studi privati italiani: a Firenze (lo S 2F M fondato da Pietro Grossi), a Torino (lo SMET – Studio di Musica Elettronica di Torino – fondato da Enore Zaffiri) e a Padova (lo NPS – Nuove Proposte Sonore – fondato da Teresa Rampazzi). L'idea di allestire un proprio Studio di musica elettronica nel 1963 nella sua abitazione a Firenze, in via Capodimondo, era venuta a Pietro Grossi quando scoprì la musica elettronica dopo un soggiorno di lavoro nello studio della RAI di Milano. La sua strumentazione consisteva in una dozzina di oscillatori sinusoidali, alcuni dei quali fornivano anche l’onda quadra, un generatore di rumore bianco, due filtri, un passa-banda e uno a terzi d’ottava, due magnetofoni. Intorno al 1965 Grossi, registra un repertorio di eventi sonori presso il suo Studio tra cui Battimenti. I Battimenti (musica) sono un fenomeno di fisica acustica provocato dalla sovrapposizione di una o più onde sonore. Lo scopo era creare del materiale sonoro da utilizzare per altre composizioni. Sergio Maltagliati (collaboratore di Grossi negli anni 90) riprenderà nel 2019 queste registrazioni originali, e insieme al pittore di Arte cinetica Romano Rizzato, realizzerà un nuovo lavoro di Computer music con un software autoprodotto autom@tedMusiC 2.5.Documentazione del progetto intermediale BATTIMENTI (Kinetic VisualMusiC), collaborazione tra Romano Rizzato e Sergio Maltagliati, basato sull’interpretazione sonora di una partitura visiva e sull’uso di frequenze impiegate da Pietro Grossi in Battimenti (1965). Disponibile su Zenodo: https://zenodo.org/records/17087252
Nel 1965, Grossi trasferì il suo Studio dalla propria abitazione al Conservatorio Luigi Cherubini aprendo il primo corso di musica elettronica in un Conservatorio italiano, e uno dei primi in una scuola di musica a livello mondiale.
Quest'affermazione degli studi di musica elettronica, che contribuì ad aumentare la popolarità delle apparecchiature elettroniche ad un pubblico costituito esclusivamente da musicisti accademici, In un libro di Simon Emmerson è scritto che composizioni quali The Wild Bull (1968) di Morton Subotnick e l'album Switched-On Bach (1968) di Wendy Carlos segnarono una nuova fase per la musica elettronica che, per la prima volta, iniziò a divenire meno accademica. Questo fa intuire che, prima degli anni sessanta, tutta la musica elettronica era sempre stata realizzata da compositori accademici, compresa quella delle diverse scuole degli anni cinquanta. permise l'emersione di diverse "scuole" di musica elettroacustica: la musica concreta, la musica elettronica, la tape music, e la computer music.Dizionario della Musica e dei Musicisti - il Lessico II Parte - D/Liv, pag. 125-126
La musica concreta
La musica concreta (nota anche come musique concrète) è una modalità musicale nata in Francia nel 1948 che ebbe quale principale esponente il compositore Pierre Schaeffer.Toop; pag. 146 L'etimologia del termine proviene da una sua affermazione secondo la quale la musica concreta è, a differenza della musica "tradizionale definita astratta", realizzata attraverso fonti sonore naturali.Dizionario della musica e dei musicisti - il lessico II Parte D/Liv, pag. 125 I principi basilari della musica concreta prevedono che qualsiasi suono è adatto a diventare materiale di una composizione, ma non se ottenuto da segnali generati elettronicamente, e che le fonti sonore adoperate, una volta ordinate secondo il piano dell'opera, vengono alterate tramite procedimenti elettronici. Stile che introdusse la tecnica del montaggio sonoro, con il passare degli anni, gli artisti della corrente intrapresero strade sempre più autonome che li allontanarono dagli ideali "collagistici" e li spinsero ad esplorare le possibilità offerte dalle apparecchiature informatiche e dei sintetizzatori.
Fra i musicisti più significativi della musica concreta vi furono Pierre Henry, considerato uno dei massimi musicisti contemporanei, François Bayle, Luc Ferrari e Bernard Parmegiani.
La musica elettronica
La tape music (dall'inglese "musica per nastro") era un metodo compositivo che, adoperando la tecnica del montaggio sonoro, elaborava brani pre-registrati eseguiti con strumenti tradizionali. Le due principali scuole di tape music vennero fondate entrambe negli Stati Uniti durante gli anni cinquanta: una da parte di John Cage, l'altra da Vladimir Ussachevsky e Otto Luening. Fra i suoi esponenti vi fu il compositore David Tudor.Dizionario della Musica e dei Musicisti - il Lessico II Parte - D/Liv, pag.126 Esperimenti di musica per nastro furono condotti in Europa da alcuni pionieri, fra i quali lo svizzero Jim Grimm.
La computer music
La computer music (detta anche musica informatica) è uno stile musicale basato sull'uso di uno o più elaboratori elettronici. Lo stile ebbe quale maggiore rappresentante Iannis Xenakis, che lo approfondì a cavallo fra gli anni cinquanta e sessanta.Enciclopedia della Musica I - il Novecento, pag. 415 Altri compositori che realizzarono computer music includono Benjamin Boretz, Jean-Claude Risset e Barry Vercoe.
Anni sessanta: l'evoluzione dei sintetizzatori e la Live Electronic Music
Durante gli anni sessanta, l'orientamento dell'industria verso una tecnologia basata sui transistor contribuì agli sviluppi dei primi circuiti integrati commerciali, destinati a rendere ulteriormente più piccole tutte le tastiere. Il primo sintetizzatore a divenire largamente popolare, grazie alle sue dimensioni ridotte ed al suo costo relativamente basso, fu il Moog, inventato nel 1964 dall'ingegnere Robert Moog. Riconosciuto per essere stata un'importante evoluzione delle precedenti tastiere elettroniche, lo strumento godette di vasta notorietà soprattutto grazie al successo commerciale di Switched-On Bach (1968) di Wendy Carlos, un album contenente alcune partiture di Johann Sebastian Bach suonate interamente con esso.
Concepiti per essere accessibili ad un pubblico di massa, i nuovi sintetizzatori erano in grado di modificare diverse proprietà del suono in modo autonomo (altezza, inviluppo, ampiezza, timbro, riverbero, modulazione e altri), e di produrre una vasta gamma di suoni. Alcuni dei sintetizzatori costruiti in seguito all'invenzione di Moog, quali il sistema modulare di Don Buchla e l'ARP 2600, vennero intanto sempre più perfezionati.