La Mercatone Uno è stata una squadra maschile italiana di ciclismo su strada, attiva tra i professionisti fra il 1997 e il 2003.

Nascita e storia della squadra sono legate indissolubilmente alla figura di Marco Pantani, scalatore protagonista dei Grandi Giri a tappe negli anni Novanta e primi anni Duemila, giunto all'apice del successo nel 1998, con la conquista della "doppietta Giro-Tour". La squadra, che ebbe fra i team manager Giuseppe Martinelli, Marino Amadori e Davide Boifava, rivinse poi il Giro d'Italia nel 2000 con Stefano Garzelli.

Sponsor principale nelle sette stagioni di attività fu Mercatone Uno, catena italiana di negozi di elettrodomestici diretta da Romano Cenni. Nel 2003 si aggiunse come co-sponsor l'azienda vinicola Scanavino, mentre negli anni precedenti la squadra aveva usufruito della partnership di Albacom, oltre che della Bianchi, fornitrice delle biciclette dal 1998 al 2001.

Storia Origini Nel 1962 Romano Cenni, imprenditore e fondatore del Mercatone Germanvox, entrò nel ciclismo sponsorizzando una nuova società, il «Gruppo Sportivo Victoria Germanvox». Nella seconda metà degli anni '60, la squadra approcciò l'attività professionistica come Germanvox-Wega, portando in organico, tra gli altri, Vito Taccone e Ole Ritter.

Anni più tardi, tra il 1992 e il 1995, un'altra squadra ciclistica denominata Mercatone Uno, divenuta poi Saeco, fu attiva nel circuito con licenza di San Marino.

1997: il ritorno alle corse e il podio al Tour

Nel 1997, dopo una pausa di un anno, la Mercatone Uno tornò alle corse. La nuova squadra nacque per volere del patron Romano Cenni e di Luciano Pezzi, già gregario di Fausto Coppi e direttore sportivo di Felice Gimondi. La formazione era stata pensata perlopiù come una sorta di selezione dell'Emilia-Romagna e costruita appositamente attorno allo scalatore Marco Pantani per far bene nei grandi Giri. Pantani, di rientro da un anno di inattività per via di un grave infortunio occorsogli alla fine del 1995, ritrovò gran parte dei compagni che aveva avuto fino all'anno precedente in Carrera Jeans, tra i quali Massimo Podenzana e Marcello Siboni, ai quali si aggiunsero l'amico ed esperto scalatore Roberto Conti, Beat Zberg e il neoprofessionista Stefano Garzelli. Anche il dirigente Giuseppe Martinelli, legato al capitano dalla precedente esperienza in Carrera, fu parte del progetto, mentre l'altro mentore di Pantani, Davide Boifava, creò la Asics-CGA. Le biciclette erano fornite dalla Wilier Triestina, mentre il bacino di sponsor, primo fra tutti Mercatone Uno, attingeva dalla Romagna, a rinforzare l'idea di una squadra molto radicata nel territorio.

La stagione iniziò bene: il velocista Mario Traversoni trionfò nella settima tappa della Tirreno-Adriatico. Anche Pantani, atteso con grande interesse dal pubblico, figurò positivamente in tutte le corse di inizio anno; perciò, pur tra le perplessità di un ritorno alle gare quanto mai difficile, si presentò con ambizioni di classifica al Giro d'Italia, grande obiettivo di stagione. Nonostante qualche primo segnale sugli Appennini, fu vittima di un nuovo infortunio nella tappa con arrivo a Cava de' Tirreni. Pantani non riuscì a rientrare in gruppo e concluse la tappa con estrema fatica, scortato al traguardo dai compagni di squadra; una volta in ospedale, gli fu diagnosticata la lacerazione di un centimetro nelle fibre muscolari della coscia sinistra, che lo costrinse ad abbandonare la corsa. Gli subentrò come capitano Stefano Garzelli, che chiuse terzo in classifica scalatori e ottavo in generale, ma staccatissimo dal vincitore Ivan Gotti.

La risonanza magnetica cui Pantani si sottopose qualche giorno più tardi espresse un verdetto più benigno, che gli permise di recuperare abbastanza velocemente e tornare in sella alla bici già al Giro di Svizzera, con l'obiettivo di saggiare la gamba in vista del Tour de France.

In Francia, a dispetto di vari contrattempi e del ritardo di condizione legato al nuovo imprevisto fisico, Pantani riuscì comunque a piazzarsi tra i primi tre in entrambe le tappe pirenaiche, con arrivi in quota a Loudenvielle e Andorra la Vella, per poi vincere due delle tre tappe alpine del programma, con arrivo rispettivamente all'Alpe d'Huez e Morzine. Il ritardo accumulato nelle prove contro il tempo e nella sciagurata tappa di Courchevel (nella quale fu pesantemente condizionato da una fastidiosa bronchite), si sarebbe però rivelato determinante al termine della corsa: in classifica finale, il capitano della Mercatone fu terzo, preceduto da Jan Ullrich, vicecampione uscente, e l'idolo di casa Richard Virenque. In quello stesso Tour vinse una tappa anche Mario Traversoni.

Altre vittorie di rilievo in stagione arrivarono da Beat Zberg, trionfatore alla Coppa Placci, e da Sergio Barbero al Giro di Toscana.

1998: la tripletta Giro d'Italia - Tour de Suisse - Tour de France Il 1998 l'obiettivo fu rivolto nuovamente al Giro d'Italia: il team lavorò sin dall'inizio della stagione con il proposito di portare Pantani al riscatto. La squadra romagnola iniziò una collaborazione con la storica azienda produttrice di biciclette Bianchi, che divenne anche il secondo sponsor della squadra (rinominata, appunto, Mercatone Uno-Bianchi). L'organico si arricchì degli arrivi di Fabiano Fontanelli (già vincitore di una tappa al Giro d'Italia 1997 tra le file della dismessa MG Boys-Technogym), Riccardo Forconi dalla Amore & Vita, Marco Fincato dalla Roslotto e di Marco Velo, forte cronoman abile anche in salita, in arrivo dalla Brescialat, tutti futuri gregari nelle imprese di Pantani. Nell'area tecnica della Mercatone arrivò anche Orlando Maini, già direttore sportivo di Pantani ai tempi del Giro d'Italia dilettanti.

Rispetto all'anno precedente, Pantani riuscì a imporsi già ai principi della stagione: alla Vuelta a Murcia, corsa invernale al tempo piuttosto importante, domò l'arrivo allo sprint ristretto sul Morrón de Totana (dove nel 1997 era stato secondo), chiudendo al terzo posto in classifica generale, dietro Aleksandr Vinokurov e Alberto Elli. Diede buoni segnali anche al Giro del Trentino, dove rivaleggiò con i migliori, e si presentò in buone condizioni al Giro d'Italia.

Ai nastri di partenza del Giro d'Italia, il principale rivale del Pirata era considerato Alex Zülle, detto la "Talpa svizzera", passista esperto, ma abile anche in salita, nonché specialista delle gare a cronometro. Per evitare di perdere secondi preziosi lungo le tappe di un percorso che poco esaltava le sue caratteristiche, Pantani decise di andare all'attacco in qualsiasi frazione presentasse delle minime variazioni altimetriche. Tuttavia, in assenza di pendenze rilevanti, lo svizzero lo controllò pressoché sempre. Pur movimentando molto la corsa, il Pirata finì perciò per guadagnare qualche secondo sul suo principale avversario soltanto nell'arrivo in salita dell'undicesima frazione, Macerata-San Marino (quando fu 2°, dietro ad Andrea Noè) e nell'arrivo a Piancavallo, dove vinse la tappa in condizioni atmosferiche di caldo torrido, issandosi al secondo posto in classifica generale.

Staccato di circa tre minuti e mezzo da Zülle nella cronometro del 31 maggio attraverso la città di Trieste e con ormai poche occasioni a disposizione per riscrivere la classifica, il Pirata stravolse la classifica nelle tre tappe alpine previste dal programma: il 2 giugno, in occasione della frazione di Selva di Val Gardena, attaccò sulla Marmolada e arrivò secondo al traguardo, appaiato allo scalatore Giuseppe Guerini, coautore con lui di una lunga fuga. Scalzato il rivale dalla testa della classifica e conquistata la maglia rosa, all'indomani il romagnolo allungò ancora sullo svizzero e controllò il più diretto rivale, Pavel Tonkov, nella tappa vinta da quest'ultimo allo sprint sotto il traguardo dell'Alpe di Pampeago. Decisiva si sarebbe rivelata la frazione di Plan di Montecampione, il 4 giugno: con un Zülle ormai alla deriva e staccato di più di mezz'ora, Pantani attaccò ripetutamente Tonkov, che finì per mollare la presa a due chilometri dall'arrivo, pagando un ritardo di circa un minuto. Con un'ottima prova nella cronometro finale Mendrisio-Lugano (nella quale colse il 3º posto), Pantani mantenne la maglia rosa e concluse primo in classifica, portando a casa anche la maglia verde dedicata ai migliori scalatori (nell'occasione, superò José Jaime "Chepe" González) e arrivando secondo nella classifica a punti, dietro a Mariano Piccoli. Anche Fabiano Fontanelli portò a casa una tappa, grazie all'affermazione sul traguardo di Asiago, mentre l'esperto Massimo Podenzana fu undicesimo in generale.

Al Giro di Svizzera, fu invece dominatore Stefano Garzelli. Dopo un Giro d'Italia sfortunato, in cui aveva rimediato un infortunio, il giovane atleta di Varese si riprese in tempo per la kermesse svizzera e conquistò per distacco la quarta tappa con arrivo a Lenzerheide, che partiva proprio dalle strade di casa sua. Si riconfermò all'indomani, ipotecando di fatto il successo finale, grazie ai 53 secondi di distacco inflitti in generale all'ex compagno di squadra Beat Zberg.

In quegli stessi giorni, Pantani aveva interrotto totalmente gli allenamenti per godersi il successo del Giro. Il Pirata, che non voleva proseguire la stagione delle Grandi Corse, cambiò repentinamente idea a due settimane dall'inizio del Tour de France, quando venne a mancare Luciano Pezzi, cui era molto legato. Presentatosi con pochi km nelle gambe alla Grande Boucle, accumulò nelle prime sette tappe un ritardo di quasi 5' dal favorito in maglia gialla Jan Ullrich, che si era invece preparato in modo molto più sistematico. Con il passare dei giorni, però, Pantani ritrovò la miglior condizione e recuperò terreno, cominciando dalle tappe in programma sui Pirenei: colse dapprima il secondo posto nella tappa Pau-Luchon (attaccando nella discesa del col de Peyresourde) e poi staccò tutti a Plateau de Beille. Questi due assoli gli permisero di dimezzare il suo svantaggio e issarsi al quarto posto nella generale. Durante la quindicesima frazione, che andava da Grenoble a Les Deux Alpes, avvenne la svolta: il Pirata andò all'attacco da lontano sul Col du Galibier, a circa 50 km dal traguardo, nonostante le difficili condizioni atmosferiche di pioggia e freddo gelido. Ullrich - mal alimentatosi e spossato dal freddo pungente - andò in crisi irreversibile; il Pirata ne approfittò e conquistò il traguardo finale in solitaria, infliggendo quasi nove minuti di svantaggio all'arrivo al campione in carica. Fatta sua la maglia gialla, da quel momento Pantani controllò bene Ullrich sia nella tappa alpina di Albertville, sia nella cronometro di Le Creusot, portando la maglia gialla fino agli Champs-Élysées, a dispetto dei numerosi scioperi di ciclisti nati in reazione all'affaire Festina, lo scandalo doping che sconvolse quell'edizione della corsa e che rischiò di bloccarla prima dell'arrivo a Parigi.

Nell'agosto 1998, Pantani capitalizzò la vittoria del Tour, conquistando la classifica generale dell'À travers Lausanne, dinanzi a un pubblico stimato in oltre 30.000 persone. A completare un'annata memorabile, la vittoria di Marco Velo ai Campionati italiani di ciclismo su strada nella prova a cronometro.

1999: dal possibile trionfo al Giro al ritiro di Pantani