Cornuda (IPA: ; Cornuda in veneto) è un comune italiano di abitanti della provincia di Treviso in Veneto.
Geografia fisica Il territorio di Cornuda, che si estende alla destra del Piave, è in gran parte collinare. L'abitato insiste su una zona grossomodo pianeggiante, le cui altitudini variano da un minimo di 135 m s.l.m., riscontrabili all'estremità meridionale, a non più di 165 m.
La porzione nordorientale comprende invece l'estremità orientale dei colli Asolani che si sviluppano sino ad Asolo. La cima più elevata è rappresentata dal monte Sulder (472 m) che domina il paese da ovest; si ricordano poi il Col del Spin (441 m), il monte Fagarè (357 m) con l'omonimo Bosco del Fagarè e il colle Cavasotta (265 m).
Diversi, ma poco rilevanti, i corsi d'acqua. Si cita anzitutto il Nasson, che scorre a nordest del centro, poi il Ru Bianco, che procede verso sud, e infine la Brentella di Pederobba e il Canale di Caerano, canali artificiali che procedono rispettivamente lungo i confini orientali e meridionali.
Origini del nome Le origini del toponimo sono incerte.
La gran parte delle ipotesi lo ritiene derivato dal latino cornua "corna", ma le spiegazioni sono diverse: per la posizione all'estremità orientale della centuriazione di Asolo; perché sovrastata da due colline simili a delle corna; in riferimento alla curva di una strada. In aggiunta, c'è chi lo ritiene un'alterazione di un termine significante "crocicchio", probabilmente tra le vie Feltrina e Piovega.
Storia La civiltà è qui comparsa già in epoca preistorica, come testimonia la grande quantità di materiale litico che affiora un po' ovunque e i reperti rinvenuti nella valle di San Lorenzo. Durante l'edificazione della Filanda Serena, nel 1881, furono inoltre individuati i resti di un presunto insediamento paleoveneto e romano.
Cornuda si sviluppò nel corso delle invasioni barbariche, accogliendo i profughi dei villaggi vicini che cercavano una posizione più protetta dagli attacchi. Prova della sua importanza fu l'edificazione di una pieve, sede di uno dei quattro arcipretati in cui si divideva la diocesi di Treviso dalla fine dell'VIII secolo. Di quest'epoca è un documento che riporta per la prima volta il nome Cornuta: ricorda i debiti contratti dagli abitanti con il monastero di Casier.
Di quest'epoca è pure la costruzione della Rocca, mentre più tardo è il castello di Colle. I fortilizi, feudi del vescovo di Treviso, furono distrutti durante il tormentato periodo ezzeliniano.
Solo sul finire del Trecento cominciò una maggiore stabilità dovuta alla conquista della Serenissima. Come per tutto l'entroterra veneto, anche a Cornuda l'economia agricola dipese dalle famiglie patrizie veneziane. Di questo periodo sono alcune ville.
Alla caduta della Serenissima seguì un periodo turbolento in cui si avvicendarono le amministrazioni francesi e austriache. Passata definitivamente sotto il Regno Lombardo-Veneto, nel 1848 Cornuda fece da scenario a una battaglia del Risorgimento italiano, con la vittoria dell'esercito austriaco sulle truppe pontificie appoggiate da numerosi volontari. Tuttavia, il periodo asburgico è noto anche per la realizzazione di alcune opere che portarono prosperità economica; ad esempio, fu potenziato il sistema ferroviario, rendendo Cornuda uno snodo fondamentale per i collegamenti tra la pianura e la pedemontana.
Simboli Lo stemma del comune di Cornuda è stato concesso con regio decreto del 31 gennaio 1929.
Il gonfalone è un drappo di azzurro.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa arcipretale di San Martino vescovo
La chiesa di San Martino è stata benedetta e aperta al culto nel 1925 e consacrata da mons. Antonio Mistrorigo, vescovo di Treviso, il 17 ottobre 1959. Di stile romanico-gotico, è a croce latina, divisa su tre navate con due transetti e sei cappelle laterali. Conserva al suo interno alcune opere di buon pregio artistico: la Pala della Deposizione di Paolo Schiavoni, la pala dell'Addolorata e la Pala della Madonna del Rosario.
Santuario della Madonna della Rocca
Il complesso, che nei secoli ha subito vari rifacimenti, sorge a nord-ovest del centro, sulla cima di una collina. Custodisce una miracolosa immagine della Madonna, tuttora oggetto di venerazione non solo per i cornudesi, ma anche per le parrocchie circostanti che, annualmente, vi svolgono un pellegrinaggio.
Il nucleo più antico è rappresentato dalla chiesa, eretta sui resti di un fortilizio (la Rocca, appunto) nella seconda metà del Settecento. In seguito le si affiancò un eremo maschile e, più tardi, un convento femminile. Attualmente il luogo di culto è gestito dalle Missionarie dell'Immacolata, officiate da un rettore.
Simbolo del santuario era un'antichissima farnia che la tradizione voleva originaria della Terrasanta. Il 18 giugno 2010 l'albero è crollato al suolo, suscitando grande scalpore..
Nella cantoria è collocato un organo a un manuale d'ignota provenienza, acquistato, restaurato e collocato dall'organaro Silvano Girotto di Paese (Tv) .
Oratorio dei Santi Sebastiano e Rocco in Valle
Detto che oratorio di San Rocco, venne fondato nel corso del XIV secolo; nel 1475 venne fatto restaurare dal notaio Vittore Fotàro, nativo di Cornuda ma residente ad Asolo. Il figlio di questi, Prosdocimo, mantenne la chiesetta fino alla sua cessione alla Scuola di Santa Maria di Asolo; in seguito passò ai Francescani, ma già nel 1510 l'edificio è in cattive condizioni e non viene più officiato. Si registra un restauro nel corso del Settecento, e nel 1913 la chiesa viene allungata verso nordest abbattendo la parete di fondo e costruendo abside, sacrestia e campanile in stile neogotico; un altro restauro ha avuto luogo nel 2002-03.
La chiesa, orientata a nordest, è ad aula unica; le parti più antiche (facciata e pareti laterali) sono lisce, con intonaco in cocciopesto finito a marmorino e finestre rettangoli, mentre i corpi novecenteschi sono in muratura a vista, con archetti pensili, lesene e finestre archiacute. All'interno si conservano due affreschi: uno sulla parete destra, raffiguranti i due santi titolari, e l'altro su quella sinistra, presso l'accesso alla sagrestia, sempre con i due santi e la Madonna con Bambino, datato 1492: questo si trovava sulla parete di fondo ed è stato staccato con i lavori del 1913.
Oratorio dei Santi Vittore e Corona a Selvapudia
Si trova lungo il Ru Nero, ai piedi della Rocca. Di origini antichissime, conserva ancora l'originale aspetto romanico nonostante i numerosi restauri. Nel XII secolo vi furono traslate alcune reliquie attribuite ai santi Vittore e Corona, ai quali i cornudesi furono particolarmente devoti.
Architetture civili Palazzo De Faveri Tron In prossimità del centro, è una costruzione realizzata tra la fine del Settecento e l'inizio dell'Ottocento. Il complesso è costituito da un corpo padronale compatto, affiancato da un volume a due piani, cui seguono un'adiacenza con portico e una torretta. Il tutto è inserito in un vasto parco di alberi secolari. Il corpo padronale è una costruzione a tre piani dalla facciata simmetrica e tripartita. Alla porta d'ingresso al piano terra corrisponde un'apertura con poggiolo al secondo e una semplice finestra al terzo. Le aperture centrali sono inoltre affiancate da due finestre per lato. Frutto di un recente restauro sono le due calotte in rame che coprono la porta d'ingresso e la sovrastante finestra e la meridiana affrescata dal sito Cultura Veneto..
Museo della stampa e del design tipografico
Il Museo della Stampa e del Design Tipografico, di livello mondiale per ricchezza delle collezioni e ambiente espositivo, avendo ricevuto la menzione d'onore al XXV Premio Compasso d'Oro ADI nel giugno 2018, si trova in via Canapificio 3 nell’ex chiesa di Santa Teresa e nell’adiacente foresteria. Gli edifici erano parte del Canapificio Veneto, un complesso industriale inaugurato nel 1883, primissimo esempio di fabbrica "orizzontale" progettata in funzione dell'energia elettrica e monumento alla Seconda Rivoluzione Industriale.
Il contiguo "Tipoteca Auditorium" è un edificio di alta valenza architettonica, voluto come spazio culturale e disegnato per ospitare convegni, presentazioni e spettacoli.
Monumenti, cippi, lapidi, targhe
Monumento Ossario ai Caduti del 1848
Il Monumento Ossario ai Caduti del 1848, noto anche come Monumento dell'Aquila, è situato sulla collina della Rocca di Cornuda.
Fu realizzato dallo scultore trevigiano Antonio Carlini per commemorare i dragoni pontifici morti nella carica suicida del 9 maggio 1848, al culmine della battaglia di Cornuda, combattuta fra le truppe austriache guidate dal generale Nugent e i dragoni pontifici al comando del generale Ferrari. Il loro sacrificio rallentò temporaneamente l'avanzata austriaca. Fu inaugurato il 29 maggio 1898, alla presenza del Ministro Giuseppe Zanardelli e di uno dei cinque soldati sopravvissuti (il soldato Nicoletti).
Il monumento è costituito da un obelisco in pietra di Pove, sormontato da una stella dorata, che poggia su una larga base a gradoni e scalini in pietra. Ai piedi dell'obelisco si trova una grande aquila in bronzo, posata su uno scudo sotto al quale si trovano delle armi del 1848. Ai lati dell'obelisco quattro leoni sostengono altrettante targhe commemorative con le scritte:
Nella cripta interna riposano le ossa dei dragoni caduti, sepolti in precedenza senza alcun'indicazione, rendendo quindi impossibile l'identificazione.
Al giorno d'oggi l'associazione cornudese Amici dell'Aquila si dedica alla manutenzione del monumento.Comune di Cornuda, nel 160º anniversario.
Pria morta La Pria Morta è una pietra di discrete proporzioni, di probabile origine sepolcrale, che si trova in località Biancospino, a Cornuda, sulla curva che porta ad Onigo. Su di essa è inciso un cuore, a ricordo dei dragoni pontifici caduti nella battaglia di Cornuda.Luigi Boscarini, 8/9 maggio 1848 La Battaglia di Cornuda. Comune di Cornuda, 1998. Leggende e credenze popolari sulla Pria Morta Tradizione vuole che porti sfortuna, essendo stata rinvenuta nel luogo in cui ebbe luogo la famosa carica in cui vennero sterminati, il 9 maggio 1848, i dragoni pontifici; da essa trae ispirazione una leggenda che è stata fedelmente riportata dallo storico cornudese prof. Giuseppe Corso:
In altre versioni invece i cavalieri, la sera d'Ognissanti, iniziano la loro spettrale cavalcata dal luogo in cui riposano, il Monumento dell'Aquila (Monumento Ossario ai Caduti) situato sulla collina della Rocca.
Secondo la credenza popolare inoltre attorno alla Pria Morta e per un raggio di 50 m una volta non cresceva nemmeno l'erba e le piante di granoturco non facevano mai la pannocchia, mentre le attività commerciali nei dintorni non decollavano. È doveroso ricordare che il terreno dove è posizionata la Pria Morta era un tempo semipaludoso, conosciuto fin dal 1700 con il nome di "palù".L. Boscarini, S. Rodato, Ambiente e Storia di Cornuda, Comune di Cornuda, 1990.
Infine si narra che due ricche famiglie cornudesi, che si erano portate via la pietra per abbellire il loro giardino, dovettero riportarla precipitosamente al suo posto, perché nelle loro ville avevano cominciato a verificarsi dei misteriosi casi di morte improvvisa.
Economia La principale fonte di reddito per la popolazione rimane l'agricoltura: si coltivano cereali, grano, ortaggi e vite. Viene praticato anche l'allevamento, soprattutto di bovini e ovini. Il settore industriale comprende diversi settori. Inoltre sono presenti imprese commerciali.
Società Evoluzione demografica
Etnie e minoranze straniere Al 31 dicembre 2023 gli stranieri residenti nel comune erano , ovvero il % della popolazione. Di seguito sono riportati i gruppi più consistenti:Cittadini stranieri tuttitalia.it
Cina Romania Marocco Albania Macedonia del Nord
Lingue e dialetti