Biografia
Gli esordi politici (1882-1890) Entrò nella vita pubblica della sua città a 24 anni, eletto consigliere comunale nell'agosto 1882 con 360 voti e nominato assessore al contenzioso nella giunta presieduta dal sindaco Fabrizio Plutino«Corriere di Calabria» n. 178 a. XIX del 31/07 – 01/08/1922 in “Reggio rende a Biagio Camagna onoranze solenni di dolore”, quotidiano consultabile presso la Biblioteca "P. De Nava" di Reggio Calabria. Chiusa rapidamente questa sua prima esperienza amministrativa, Camagna si dedicava all'attività forense, già esercitata dal padre Giovam Battista, e si cimentava nell'attività giornalistica. In una provincia con punte di analfabetismo che arrivavano in alcune zone aspromontane al 95%, Camagna fondava e dirigeva storiche testate reggine, come "Ferruccio", "Lo Spartaco" e soprattutto "La Provincia di Reggio Calabria" schierata su posizioni vicine alla Sinistra Storica liberaleNicola Criniti, La stampa politica di Reggio Calabria e provincia (1860-1926), Rubbettino, Soveria Mannelli 2007, pp. 39-63. Da quelle pagine, e nei primi anni di attività politico-amministrativa, Camagna si metteva in evidenza sul fronte liberal-democratico e sosteneva le sue maggiori battaglie in relazione al potenziamento del porto di Reggio Calabria. L'attività politica continuava, risultando egli sempre eletto nel consiglio comunale reggino e, nel 1889, veniva eletto anche consigliere provinciale nel mandamento di Radicena (in pratica l'odierna Taurianova). Massone, il 3 maggio 1890 fu affiliato Maestro nella Loggia Stefano Romeo di Reggio CalabriaVittorio Gnocchini, L'Italia dei Liberi Muratori, Erasmo ed., Roma, 2005, p. 53.. Nel 1892 entrava in Parlamento dove avrebbe rappresentato Reggio Calabria, quasi ininterrottamente per oltre 25 anni. Lasciata la carica consiliare cittadina nel 1907 «inviando le proprie dimissioni che il consiglio ha respinto e nelle quali ha creduto d'insistere»«Corriere di Calabria» n. 178 a. XIX, art. cit., Camagna, difatti, si dedicava per intero all'attività che più di tutte lo avrebbe consegnato alla storia della sua città, quella di deputato, seguendo sostanzialmente la parabola di Giovanni Giolitti.
L'elezione in Parlamento di un "uomo del popolo" e la fase crispina La prima elezione di Camagna in Parlamento fu nel 1892 ed ebbe aspetti di una certa modernità. Appena trentaquattrenne — ma già rispettato avvocato e noto politico-pubblicista — egli si ripresentava dopo un tentativo alle elezioni del 1890, quando si era candidato nella lista plurinominale del collegio di Palmi contro le formazioni "ministeriali" crispine guidate da Vincenzo De Blasio, Rocco De Zerbi e Carmelo Patania. Nel 1892 il sistema elettorale riproponeva il collegio uninominale (a doppio turno) e Camagna fronteggiava due istituzioni della politica reggina: Saverio Vollaro ed il barone Luigi De Blasio, deputati uscenti. Battuto Vollaro nel primo turno (Camagna 1633, De Blasio 1433, Vollaro 1151) Camagna superava De Blasio anche nel secondo (2302 contro 2137). Caratteristica di quelle elezioni, particolarmente combattute, fu la partecipazione del "popolino" reggino la cui spinta a favore di Camagna parve ai commentatori più che sorprendente. Ciò, nell'immaginario collettivo, avrebbe fatto di Camagna, esponente liberal-democratico allora con simpatie radicali, un simbolo della Reggio popolare contro quella di baroni e proprietari.
Dopo tre anni, però, si rivotava e Camagna si ritrovava di fronte il barone Luigi de Blasio da Palizzi. Le due testate reggine forse più influenti dell'epoca («Il Calopinace» ed il «Ferruccio») gli si schierarono clamorosamente contro, all'opposto di quanto avevano invece fatto nel 1892. Camagna, cui non mancava certo fiuto giornalistico, cercò di parare il colpo fondando a sua volta un nuovo giornale dal titolo piuttosto emblematico, «Il Popolo», cercando di risuscitare gli stessi sentimenti e partecipazione della prima storica affermazione. Nelle calde settimane del crispismo più reazionario Camagna trovava spunti e slogan di richiamo nazionale. Celebre il suo alterco con Francesco Crispi stesso a pochi giorni dal voto. Il presidente del consiglio, nel ricevere una delegazione di derelitti del terremoto che aveva devastato l'area palmese-aspromontana nel 1894, nel prendere atto della presenza di Camagna ed altri parlamentari non esitò a lamentarsene. Pronta la replica del diretto interessato: «Voi avete soppresso il parlamento, ora volete sopprimere pure i deputati, i quali, venuti da lontani paesi con gravi disagi per sostenere presso il governo gli urgenti bisogni delle popolazioni disagiate non possono tollerare l'insulto del presidente del consiglio Che siamo in Russia?»«Il Popolo» n. 5 del 10/03/1895 in "L'incidente Crispi-Camagna". Nonostante l'impressione suscitata a Reggio (grazie anche all'amplificazione datane dal foglio elettorale fondato da Camagna) e nei circoli romani Camagna perse, sorprendentemente, lo scranno parlamentare con scarto di circa 200 voti rispetto a Luigi De Blasio. Seguirono accuse di brogli e contestazioni fino ad un ricorso che però non si ebbe tempo di discutere perché, ad un anno dall'elezione, lo stesso De Blasio moriva.
Camagna tra la "Crisi di fine secolo" e la scelta giolittiana Per Camagna si riapriva così la strada per la riconquista di un seggio che avrebbe lasciato solo nel 1919, visto che nelle suppletive del 1896 batteva senza grosse difficoltà Giuseppe ManticaGaetano Cingari, Reggio Calabria...cit., p. 152. Già l'anno seguente Antonio di Rudinì scioglieva le camere e Camagna si cimentava nella sua terza campagna elettorale in 3 anni. Nel 1897 batteva uno dei rappresentanti di quella che sarebbe diventata la famiglia politica più interessante della Reggio di epoca giolittiana, Demetrio Tripepi. I Tripepi erano schierati sul fronte conservatore e, tendenzialmente, avrebbero dominato la vita cittadina caratterizzando così il tipico dualismo liberale di Reggio che — priva di tradizioni radical-repubblicane e con un debole per quanto battagliero partito socialista — vedeva vincere nel contesto amministrativo le forze conservatrici (guidate dai "tripepini") mentre il seggio della città restava saldamente in mani giolittiane (o "camagnine"). Camagna, che era comunque massoneFerdinando Cordova, Massoneria in Calabria, personaggi e documenti, 1863-1950, Pellegrini editore, Cosenza 1998, pp. 107-109, aveva dunque annacquato il radicalismo delle epoche passate diventando uno dei più affidabili deputati di Giovanni Giolitti, nuovo dominus della vita politica nazionale, cui non doveva essere sfuggita la polemica del reggino contro l'odiato Francesco Crispi qualche anno prima. Lo statista di Dronero proprio tramite i "suoi" deputati e soprattutto le prefetture, cominciava allora a sperimentare quei metodi di controllo e condizionamento del voto meridionale che tanti strali gli avrebbero attirato negli anni successiviIl riferimento più importante, al riguardo, resta senz'altro l'opera di Gaetano Salvemini, Il ministro della malavita, Bollati Boringhieri, a cura di S. Bucchi, Torino 2000.
La scelta ideologica del Camagna emergeva durante la "Crisi di fine secolo" , quando le forze conservatrici (da Pelloux a Sonnino) si contrapponevano a quelle progressiste (da Giolitti-Zanardelli ai socialisti) in una bipolarizzazione inusuale — per la sua nettezza e drammaticità — nella storia del Paese sino a quel momento. Alle elezioni del 1900, nella contesa per il seggio della città di Reggio, Camagna (che poteva così contare anche sull'appoggio della componente socialista) si vedeva contrapposto Domenico Tripepi. La contesa si rivelava subito tesa e la Prefettura interveniva impedendo la conclusione dei comizi elettorali per motivi di ordine pubblico, con decisione fortemente contestata da Camagnini e forze progressiste. Il quadro di quella elezione era stato subito complicato dalla polemica sulla incandidabilità dello stesso Domenico Tripepi, che (in effetti) si era dimesso da sindaco della città troppo tardi per potersi presentare alle elezioni politiche. Tripepi vinceva le elezioni per 118 voti ma la Giunta per le elezioni della Camera annullava l'esito del voto per il mancato rispetto dei tempi e nella ripetizione elettorale, svoltasi nel gennaio 1901, era Camagna a vincere (317 i voti di scarto) e tornare in ParlamentoGaetano Cingari, Reggio Calabria...cit., pp. 168-169; Nicola Criniti, La stampa politica di Reggio Calabria...cit., pp. 137-139 e 158-161; «Vita Nova» dal n. 4 a. I del 22/11/1900 fino ai numeri del gennaio 1901 (a. II); «La Luce», dal n. 45 a. IV al n. 55 a. IV, periodici consultabili presso la Biblioteca "P. De Nava" di Reggio Calabria. Alle elezioni politiche del 1904 — fatte sull'onda dei timori scaturiti del primo sciopero generale socialista — Camagna si riconfermava senza difficoltà, battendo il socialista siciliano Garibaldi Bosco con un migliaio di voti di vantaggio, nonostante a livello locale si continuassero ad affermare Giunte di marca "tripepina", a conferma del dualismo reggino tra voto amministrativo e voto politico.
Il terremoto del 1908 Nella prima parte del Novecento Camagna era il politico reggino più conosciuto assieme a Giuseppe De Nava che in breve sarebbe diventato l'esponente di spicco dei conservatori in città. Ma mentre De Nava conquistava incarichi sempre più prestigiosi (prima dell'avvento del fascismo sarebbe stato vice primo ministro e premier incaricato) Camagna continuava a mantenere un profilo più basso. Mai incarichi ministeriali o particolari ruoli nell'alta amministrazione dello stato, sempre legato al suo ruolo di deputato giolittiano. Ciò lo rendeva spesso bersaglio di polemiche cittadine ed amministrative, a volte anche gravi, specie per l'accusa di spingere a provvedimenti estremi (scioglimenti di consigli, addirittura rimozioni di sindaci) contro le amministrazioni comunali a lui avverse.