La teologia della comunicazione è la disciplina che studia il contenuto della teologia e della prassi della Chiesa cattolica, secondo le categorie proprie della comunicazione. Essa si è sviluppata nell'ambito della teologia pastorale, anche grazie all'attenzione che il Concilio Vaticano II ha mostrato nei confronti dei mezzi di comunicazione, con il documento Inter Mirifica.
Prima di poter parlare di teologia della comunicazione, occorre approfondire i concetti di teologia e comunicazione con le affinità e i vari conflitti. Lo spunto per tale riflessione nasce dal presupposto che essendo la comunicazione una realtà estremamente complessa ma nello stesso tempo autonoma, non può essere riassorbita da altre discipline e in particolare dalla teologia; ciò però non significa che non possa fornire a queste un notevole contributo, sia a livello di metodo, sia a livello di principi, sia a livello di riflessione teoreticaP. Cappelli, Proposta per un itinerario in A. Joos. Messaggio cristiano e comunicazione oggi, Negrar (Vr) 1988, p.XII..
In questa prospettiva occorre prima cosa definire i concetti di base e cioè la comunicazione stessa e la teologia, per poi passare ad esaminare le obiezioni che possono sorgere ad un discorso di inter-relazione tra le due e la possibilità di contestazione a tali obiezioni. Naturalmente si tratta di un discorso che non si vuole porre come risolutivo, ma come provocativo e che perciò più che fornire delle risposte definitive vuole invitare ad indirizzare l'attenzione e far nascere degli interrogativi in questo ambito di ricerca.
Che cos'è la comunicazione? Tutti comunichiamo e per esperienza tutti sappiano cosa significa comunicare. Gli studiosi individuano in essa varie caratteristiche, diversi settori, svariate qualità. Abbiamo una comunicazione parlata e non parlata, trans-spaziale o trans-temporale, unilaterale, bilaterale o multilaterale, diretta, mediata, sensoriale. Possiamo dire che essa è un processo, ma poi ci rendiamo conto che può anche porsi come azione o delinearsi come situazione o può essere le tre cose simultaneamente. La comunicazione è una componente essenziale del mondo creato: in linguaggio teologico possiamo affermare che il fatto, l'esperienza, la pratica della comunicazione appartengono alle realtà terrene. La comunicazione ha quale soggetto agente e protagonista l'uomo o gli uomini che comunicano. È conseguentemente, una realtà terrena, ma più vicina alle realtà culturali che a quelle meramente naturali, più caratteristica della storia umana che della creazione cosmica. Non possiamo immaginare l'uomo senza la comunicazione, né, tantomeno, è possibile pensare il progresso storico dell'umanità senza la comunicazione.
La comunicazione nel senso etimologico La parola "comunicazione" deriva da un'antichissima radice sanscrita (com, con il senso di "mettere in comune" successivamente evoluta nel latino communis (comune) composto dall'unione di cum (insieme) e munis (obbligazione, debito, dono). Vi è dunque in questa parola un elemento che richiama la reciprocità, il vincolo collettivo, in ultima analisi il sentimento fondativo del vivere sociale: si nota immediatamente che si tratta della stessa radice della parola "comunità" e non a caso i due termini ricorrono spesso assieme. "Comunicare" significa quindi anche "condividere" e la comunicazione può essere considerata perfino come uno dei rituali attraverso i quali riproduciamo costantemente il "collante" della società. Concepire la comunicazione come communis, come condivisione, rappresenta un ritorno all'uso che per secoli si è fatto di questa parola: pensiamo alla comunicazione nel senso antico di "comunione eucaristica" del cristianesimo.
La comunicazione come processo Se consideriamo la comunicazione dal punto di vista del processo, facciamo riferimento a quel momento in cui una certa informazione che fa parte del patrimonio interiore dell'emittente (idee, sentimenti, dati di coscienza, stati d'animo), viene in qualche modo oggettivata tramite la scrittura, la parola, l'immagine e con una certa intenzione (conscia o inconscia) inviata a un ricevente che in qualche modo assorbe questa informazione come parte del suo patrimonio personale.
La comunicazione come azione Se consideriamo la comunicazione come azione, andiamo a prendere in esame il fatto che una certa informazione viene inviata dall'emittente al ricevente, non più attraverso un qualcosa oggettivato e delimitato ma attraverso un progetto operativo nel quale la comunicazione passa, in primo luogo attraverso la mobilità corporale e in secondo luogo attraverso i risultati che si ottengono tramite le azioni.
La comunicazione come situazione Se invece la prospettiva è quella della comunicazione come situazione, il nostro referente è l'esistenza dell'uomo in un mondo in cui ci sono altre persone con le quali inevitabilmente entra in relazione con l'espressione del volto, con il modo di vestire, con l'essere in un luogo invece che in un altro. La nostra realtà fisica è espressione agli altri di ciò che noi siamo (...) e ci rende partecipi come di un flusso di comunicazione da cui non possiamo estraniarci.
Una definizione tipologica della comunicazione Se cerchiamo di darne una definizione tipologica possiamo poi evidenziare che la comunicazione può essere di tipo interiore: l'essere umano stabilisce una comunicazione con se stesso e attraverso questo dialogo interiore che progredisce nella conoscenza di se stesso e nella ricerca di una soluzione ai suoi problemi personali.
Il criterio funzionale della comunicazione Se cerchiamo di definirla in base a un criterio funzionale vediamo che: essa serve ad informare (è alla base del raccoglimento di quelle notizie e di quei fatti che ci mettono poi in grado di comprendere la realtà in cui siamo situati), a permettere la socializzazione tra gli uomini a perseguire gli obiettivi che ogni uomo e ogni gruppo si propone, a promuovere le scelte personali, a fornirci la chiave d'accesso alla discussione e al dialogo, a permettere la divulgazione del sapere e in questo modo a contribuire alla formazione delle persone, a stimolare l'immaginazione individuale e collettiva che è alla base di ogni forma di progresso, a rendere possibile per l'uomo il divertimento (sport, musica, danza), a vincere la solitudineCommissione Internazionale di Studio sui problemi della comunicazione nel mondo, Comunicazione e società oggi e domani, Torino, 1982, pp. 38-39..
Conclusione La conseguenza di ciò è, che in quanto oggetto di ricerca scientifica essa deve necessariamente porsi come un'area multi-disciplinare e inter-disciplinare. Il suo orizzonte di connotazione in realtà si definisce come un orizzonte aperto, poiché coincide con quello dell'uomo stesso. Perciò nel momento in cui andiamo a focalizzare la nostra attenzione sulla comunicazione dobbiamo prendere coscienza de fatto che possiamo assumere una prospettiva, toccarne alcuni aspetti, ma sempre tenendo presente che ciò avviene all'interno di un insieme che alla stessa maniera dell'ameba cambia continuamente la sua forma e ingloba tutto ciò che è inglobabile dell'essere uomo per proiettarlo poi in un processo dinamico di tensione alla trascendenza del Mistero.
Che cos'è la Teologia? Abbiamo cercato di rispondere alla domanda su cos'è la comunicazione nei suoi aspetti; adesso daremo una risposta alla domanda che cos'è la teologia? A questa domanda posta migliaia di volte possiamo dare molte risposte in cui si rispecchiano tutti gli interessi, le preferenze e i punti di vista possibiliM. Sekler, Teologia , Scienza e Chiesa, Brescia, 1988.. Anche il dare una definizione di che cos'è la teologia non è una cosa facileRino Fisichella, «Teologia», in DTf, pp. 1223-1230; G. Vagaggini, «Teologia», in Nuovo Dizionario di Teologia, pp. 1597-1708; Z. Alzeghy - M. Flick, Come si fa teologia, Roma 1974.. Linee generali della teologia In linee molto generali la teologia, come dice la parola stessa, è il parlare di Dio. Ma non si tratta del semplice parlare per il gusto di discutere, così come si parla del tempo per riempire i vuoti tra una conversazione e l'altra. La teologia è una scienza, implica un parlare scientifico, razionale e sistematico. Si tratta di un parlare possibile perché a rivelarsi è stato Dio stesso, quel Dio che si è fatto conoscere dagli uomini entrando in relazione con loro. Si tratta quindi di un parlare di Dio, ma nella sua relazione all'essere vivente e all'esistere dell'uomo nel mondo. Inoltre questa rivelazione, questo parlare di Dio è comprensibile solo se ci si apre ad una dimensione di fede che non solo deve essere vissuta, ma anche testimoniata. Si tratta perciò del parlare di Dio da parte di uomini ad altri uomini. Un parlare che nasce da una esperienza di fede e che non è finalizzato ad un aumento di conoscenze su Dio ma a dare le ragioni della nostra fede, a un discorso di crescita nella fede, di condivisione, di aiuto e soprattutto ad un cambiamento integrale della persona che si deve manifestare concretamente in una prassi di vita. La teologia è un'area specifica del sapere. È un "discorso su Dio"; Dio è, effettivamente, l'oggetto principale della teologia; nessuno, tuttavia, ha mai visto Dio: non è possibile infatti una sua diretta conoscenza. L'uomo può avvicinarsi a Dio e al discorso su Dio solo attraverso le realtà storiche. Il mondo creato e la storia sono mediazioni della rivelazione divina e della conoscenza di Dio. Per questa ragione la teologia non è solo un discorso su Dio. In questo senso qualunque realtà creata, sia che si tratti di una realtà culturale, è oggetto della riflessione teologica, benché si tratti di un oggetto indiretto e secondario del sapere teologico.
Il mistero del rapporto tra teologia e comunicazione Per la teologia della comunicazione, il comunicare è nella sua essenza un Mistero: il mistero di un io che si apre al mistero di uno o più tu, il mistero di un io che si scopre come qualcosa di più di semplice materia, come capace di trascendere quelle coordinate definite che lo limitano: lo spazio, il tempo e di aprirsi all'infinito, attingendo da esso. In questo senso il Mistero dell'Incarnazione di Cristo è fondativo per la fede cristiana: Dio ha comunicato attraverso il suo Figlio nella nuova Alleanza il suo progetto di salvezza. Il comunicare di Dio è in stretto rapporto con il comunicare dell'uomo nell'oggi della storia.