Il gotico internazionale (o tardogotico) è uno stile delle arti figurative databile tra il 1370 circa e, in Italia, la prima metà del XV secolo.
Come sottolinea il nome, questa fase stilistica ebbe un'estensione internazionale, con caratteri comuni, ma anche con molte variabili locali. Lo stile non si diffuse a partire da un centro di irradiazione, come era stato per esempio per il gotico e l'Île-de-France, ma fu piuttosto frutto di un dialogo tra le corti europee, favorito dai numerosi scambi reciproci.. Tra queste corti ebbe comunque un ruolo preminente quella papale, in particolare quella avignonese, vero centro di aggregazione e scambio per gli artisti di tutto il continente..
L'Italia, divisa politicamente, fu attraversata da artisti che diffusero questo stile, spostandosi continuamente (specialmente Pisanello, Michelino da Besozzo e Gentile da Fabriano) e generò anche numerose declinazioni regionali. Il linguaggio gotico "internazionale" significò lo svecchiamento della tradizione gotica (legata ancora a fine del XIV secolo al linguaggio giottesco), ma solo alcune aree offrirono dei contributi originali e da "protagonisti" nel panorama europeo, mentre altre acquisirono solo parzialmente e in maniera più superficiale i singoli stilemi. A Firenze il gotico internazionale entrò precocemente in competizione con il nascente stile rinascimentale, ma incontrò comunque il favore di una committenza ricca e colta, sia religiosa che privata..
Lombardia
Con Gian Galeazzo Visconti (al potere dal 1374 al 1402) venne iniziato un programma politico teso a unificare il nord-Italia in una monarchia. Nel 1386 prese avvio il cantiere del Duomo di Milano, per il quale il Visconti richiamò maestranze francesi e tedesche, mentre nel 1396 lo stesso signore pose la prima pietra della Certosa di Pavia.
L'atelier di miniatori del Visconti era attivo soprattutto a Pavia (nel cui castello aveva sede la corte di Gian Galeazzo) e già dal 1370 circa aveva elaborato una raffinata fusione tra il cromatismo giottesco e i temi cortesi e cavallereschi. Protagonisti di questa prima stagione furono il miniatore anonimo autore del Guiron le Coutois e il Lancelot du Lac, oggi alla Biblioteca nazionale di Francia di Parigi, e Giovannino de' Grassi, che miniò il libro di preghiere detto Offiziolo, con rappresentazioni di grande eleganza lineare, accuratezza naturalistica e preziosità decorativaDe Vecchi-Cerchiari, Volume 1, pag. 409.. La generazione successiva, soprattutto nella personalità di Michelino da Besozzo, elaborò questo retaggio in maniera ancora più libera, fantasiosa e internazionale. NellOffiziolo Bodmer usò una linea fluida, colori tenui e un ritmo prezioso nel disegno delle figure, che prescindeva con indifferenza le problematiche spaziali; il tutto era arricchito da freschissimi dettagli naturalistici, presi dall'osservazione diretta.
Lo stile aggraziato di Michelino ebbe successo e un ampio seguito per lungo tempo. Ad esempio, ancora nel 1444, gli affreschi nella Cappella di Teodolinda nel Duomo di Monza dei fratelli Zavattari sono caratterizzati da tinte tenui, personaggi attoniti e senza peso, presi dal mondo cortese; altri esempi si contano anche per la seconda metà del XV secolo..
L'altro filone accanto allo stile dolce di Michelino fu quello grottesco, testimoniato dalle opere di Franco e Filippolo de Veris nell'affresco del Giudizio universale della chiesa di Santa Maria dei Ghirli di Campione d'Italia (1400), o dalle miniature espressive di Belbello da Pavia. Per esempio nella Bibbia di Niccolò d'Este, miniata da Belbello nel 1431-1434, sono usate linee fluide e deformanti, figure fisicamente imponenti, gesti eccessivi e colori accesi e cangianti. A questo lessico si mantenne fedele per tutta la sua lunga carriera, fino a circa il 1470.
In campo profano, i maggiori cicli pittorici oggi conservati, con eleganti scene che illustrano i passatempi della vita cortese, sono il ciclo di affreschi dei cosiddetti Giochi Borromeo nel Palazzo Borromeo a Milano, le decorazioni della Sala degli Svaghi e della Sala dei Vizi e delle Virtù del Castello di Masnago, i cui autori non sono ancora stati identificati e le dame fatte affrescare da Gian Galeazzo nel 1393 nella "sala delle dame" del castello di Pavia, recentemente attribuite a Gentile da Fabriano.
Venezia
Nei primi due decenni del XV secolo Venezia diede avvio una svolta politica epocale, concentrando i suoi interessi verso la terraferma, inserendosi più attivamente nel quadro occidentale e distaccandosi progressivamente dall'influenza bizantina. In pittura, scultura e architettura si registrò un contemporaneo innesto di motivi tardo-gotici, amalgamati al sostrato bizantino: le finezze lineari e cromatiche del gotico erano infatti molto affini elle astrazioni sontuose di marca orientale. Il rinnovo fu favorito anche dall'afflusso di artisti di provenienza esterna, arruolati a San Marco e a Palazzo Ducale..
La Basilica fu coronata dalle cupole e fu deciso, nel 1422, di prolungare Palazzo Ducale sul lato della piazza, fino a San Marco, continuando lo stile della parte precedente, trecentesca. Si consacrò così uno stile architettonico "veneziano", svincolato dalle mode europee del momento, che venne riusato per secoli. Appartengono a questo stile le eleganti polifore a archetti finemente ornati della Ca' Foscari, del Palazzo Giustinian e della Ca' d'Oro, dove un tempo la facciata era anche decorata da smaglianti dorature ed effetti di policromia. Questi palazzi sono caratterizzati da un portico al piano terra aperto sull'acqua, per l'attracco dei natanti, mentre il piano superiore è illuminato da grandi polifore, di solito in corrispondenza del salone centrale, al quale si arriva da uno scalone che serve anche gli altri ambienti. Gli archetti e i lapicini creano decorazioni fitte e modulari, che moltiplicano le aperture e creano ritmi di chiaroscuro da merletto..
Palazzo Ducale venne coperto di affreschi tra il 1409 e il 1414, con artisti esterni di grande fama, quali Pisanello, Michelino da Besozzo (forse) e Gentile da Fabriano, opere oggi quasi totalmente perdute per varie cause. L'influenza veneziana si vede in alcune opere di Gentile, come lIncoronazione della Vergine del Polittico di Valle Romita (1400-1410), eseguito per un eremo nei pressi di Fabriano.
Verona
Verona, per quanto sottomessa a Venezia dal 1406, mantenne a lungo una propria scuola artistica, più vicina alla stile lombardo, portato dalla dominazione viscontea precedente e dal soggiorno di artisti come Michelino da Besozzo (Madonna del Roseto, 1435 circa)..
Importante fu il pittore Stefano da Verona, figlio di un pittore francese (Jean d'Arbois già al servizio di Filippo II di Borgogna e di Gian Galeazzo Visconti). Nell'Adorazione dei Magi (firmata e datata 1435), costruì con tratti morbidi e linee sinuose una delle migliori opere del gotico internazionale, prestando grande cura ai dettagli, alla resa delle materie preziose e delle stoffe, alla calibrazione della composizione affollata, con un gusto soprattutto lineare.
Ma l'artista più importante attivo a Verona fu Pisanello, che portò al culmine l'arte figurativa settentrionale. Nella Cappella Pellegrini della chiesa di Santa Anastasia si trova la sua opera tarda ma più conosciuta, il San Giorgio e la principessa, dove in una maniera del tutto personale mescolò eleganza dei dettagli e tensione della narrazione, raggiungendo vertici di "idealizzato realismo". Oggi le pitture non sono in stato di conservazione ottimale, con molte alterazioni della superficie pittorica e la perdita di tutto il lato sinistro. Pisanello in seguito si trasferì ad altre corti italiane (Pavia, Ferrara, Mantova, Roma), dove diffuse le sue conquiste artistiche venendo a sua volta influenzato dalle scuole locali, con particolare riguardo alla riscoperta del mondo antico promossa già dal Petrarca, alla quale si votò copiando numerosi rilievi romani in disegni che ci sono in parte pervenuti. Straordinaria è anche la sua produzione di disegni, veri e propri studi dal vero, tra i primi nella storia dell'arte ad acquistare un valore indipendente dall'opera su tavola finita..
Vicenza A Vicenza un notevole esempio di architettura tardogotica è costituito da Casa Pigafetta.
Trentino-Alto Adige
Il Trentino era legato oltre l'arco alpino ai paesi di lingua tedesca e a quelli dell'Europa centrale. Tutta la zona è ricca di cicli profani, tra i quali spicca per ricchezza e qualità l'opera del Maestro Venceslao, di origine boema, che decorò la torre dell'Aquila nel Castello del Buonconsiglio di Trento con il Ciclo dei Mesi, su commissione di Giorgio di Lichtenstein. Le scene sono ricche di dettagli desunti dalle iconografie dei Tacuina sanitatis, con un fitto intreccio tra mondo cavalleresco e mondo quotidiano, privo però di note grottesche..
Altra interessante testimonianza, nell'area alpina, è l'affresco delle Sibille, ritrovato a Cortina d'Ampezzo. L'affresco è pervenuto frammentario: la scena raffrontava probabilmente sei o più Sibille raffrontate a coppie, con in mano dei cartigli. Ne sono rimaste cinque: da sinistra, si riconosce la "Sibilla Valuensis", simbolo della giustizia. La seconda, con in mano una palma, potrebbe essere la "Sibilla Nicaulia" o "Tiburtina". La sibilla centrale con tre leoni, secondo il cartiglio che regge in mano, è la "Sibilla Portuensis"; ma potrebbe anche trattarsi della "Sibilla Libica", per la presenza dei leoni. La quarta, la meglio conservata dovrebbe essere la "Sibilla Eritrea", che indica con la mano destra i raggi del Sole. La quinta sibilla indossa una corona diversa e guarda verso l'esterno.
Johannes Hinderbach Vescovo di Trento, ampliò la sua dimora il Castello del Buonconsiglio a Trento realizzando fra l'altro una loggia veneziana con capitelli corinzi ancora in forme gotiche nel XV secolo.
In Alto Adige sono rilevanti e pregevoli gli affreschi con cicli cavallereschi e profano-cortesi di Castel Roncolo e Castello di Rodengo, mentre in Trentino sono da ricordare quelli del Castello di Avio.
Savoia, Piemonte e Valle d'Aosta
Tutto l'arco alpino fu da sempre attraversato, tramite i passi, da vari flussi di viaggiatori, per questo fu luogo di facili scambi culturali.
In Piemonte Amedeo VIII collegò il suo ducato tramite stretti rapporti diplomatici al Berry e alla Borgogna, arrivando a sposare Maria di Borgogna, la figlia del duca di Borgogna Filippo l'Ardito. L'arte prodotta alla sua corte rispecchiava questo clima cosmopolita, con artisti come Giacomo Jaquerio.
Egli prese come modello la scultura borgognona, ma sviluppò presto un linguaggio più personale, dove convivevano le più raffinate dolcezze stilistiche e le più acute raffigurazioni espressive, come nella commovente Salita al Calvario affrescata nell'ex-sagrestia della chiesa di Sant'Antonio a Ranverso (1430 circa). Nella grande varietà di tipi umani del corteo attorno al Cristo prevale un senso lineare grazie alla marcata linea nera dei bordi, ma ogni soggetto si stacca espressivamente dallo sfondo neutro e dal gruppo, creando una visione drammatica e priva di sentimentalismi.
Il Maestro del Castello della Manta, già identificato in passato con Jaquerio e oggi considerato una personalità a parteRenzo Zorzi (a cura di), La Sala Baronale del Castello della Manta, Edizioni Olivetti, 1992., dipinse verso il 1420 un ciclo di affreschi di grande pregio nel castello presso Saluzzo, ricchissimo di elementi cortesi su un luminoso, ma piatto, sfondo bianco. In scene come la Fontana della Giovinezza, il mondo fiabesco dalle linee sinuose, tratto dalle miniature private, viene trasferito su scala monumentale, con una grande cura al dettaglio e numerose scenette di genere: il pesante arrancare degli anziani, gli uomini che si svestono, la vecchia che fa da scaletta a un suo coetaneo indolenzito, le scene d'amore e di gioia dentro l'elaborata fontana gotica miracolosa..