Per confraternita della Chiesa cattolica s'intende, ai sensi dei canoni 298 e seguenti del vigente Codice di diritto canonico, un'associazione pubblica di fedeli della Chiesa cattolica che ha come scopo peculiare e caratterizzante il servizio liturgico (anzitutto in sostituzione dei ministranti, quindi spesso anche mantenendo l’uso, normato fin da San Carlo Borromeo, di presiedere e guidare la liturgia delle ore, accanto a nuove forme di servizio come il ministero straordinario per la distribuzione delle comunioni e la guida della lectio divina) nonché l'incremento del culto pubblico e l'esercizio di opere di carità, di penitenza e di catechesi.

Storia

Le origini Le Confraternite, esistenti fin dall'epoca romana nella forma delle Discipline, subirono un'evoluzione ed ebbero grande diffusione in epoca carolingia. Fin dall'VIII secolo in Francia, e poi via via in gran parte dell'Europa, le discipline si caratterizzano per essere associazioni “miste”, coinvolgenti in forma paritaria sia consacrati sia laici: ben prima che venissero a istituirsi i primi ordini religiosi, molte Discipline già praticavano opere di carità e misericordia, impegnandosi nell'incremento del culto pubblico e della pietà popolare e, in certi casi, praticando vita comune; per tutti i membri delle Discipline era fondamentale avere una formazione spirituale e culturale comune, andando così a colmare le lacune religiose che i singoli membri avevano prima dell’ammissione alla Discipline.

Molte Discipline nel corso dei secoli hanno eretto ospedali, ricoveri, ostelli, cimiteri e oratori (chiese ad uso esclusivo della Disciplina che vi aveva sede) aumentando e specializzando sempre più le proprie opere caritative, accanto a un iniziale sviluppo del ruolo liturgico che avverrà appieno durante la Controriforma. La parità tra laici e consacrati all’interno delle Discipline le rendeva a tutti gli effetti libere dall’influenza clericale diretta, condizione che perdurerà almeno fino all’epoca napoleonica, anche quando cominceranno ad essere formalmente riconosciute dalla Chiesa e ricondotte direttamente all’autorità dell’Ordinario diocesano o del Sommo Pontefice (infatti le Discipline allora e le Confraternite oggi non rispondono a parroci e sacerdoti locali, con i quali collaborano intensamente, ma si riferiscono direttamente al proprio Vescovo).

Compiti peculiari delle Discipline erano assistere gli infermi, ospitare i viandanti, suffragare i defunti, organizzare i funerali cattolici dei morti, soprattutto se con pochi mezzi economici, provvedere alla carità verso i poveri e gli stranieri, raccogliere somme da destinare alle elemosine per gli orfani e le vedove, provvedere alla dote delle ragazze prive di una minima possibilità economica e così via; inoltre facevano grande assistenza religiosa ai condannati a morte e ai carcerati. Una pratica diffusa nelle Discipline più ricche fu spesso quella di raccogliere fondi cospicui per poter riscattare persino i prigionieri di guerra, o coloro che venivano catturati durante le incursioni saracene e portati in Africa come schiavi.

Sotto il profilo spirituale, particolare attenzione era riservata alle processioni dei santi e della Madonna, ma soprattutto legate alla vita di Cristo, nelle quali vivevano spesso la Passione di Cristo in tutti gli aspetti, anche i più cruenti: proprio da quest’opera di pietà popolare si formarono, con l'approvazione e il grande sostegno dei Vescovi, le Discipline dei cosiddetti flagellanti o battuti; durante le processioni, oltre a flagellarsi in segno di devozione personale e di preghiera pubblica, i membri delle Discipline invocavano la bellezza dell’infinita misericordia di Dio per le sue Creature. Dal medioevo si sviluppò anche l’uso di organizzare Sacre Rappresentazioni, ovvero opere teatrali a carattere religioso spesso interpretate dagli stessi membri delle Discipline, allo scopo di divulgare notizie sulla vita di Cristo e dei santi e di incrementarne il culto.

Particolare rilievo acquisì anche il servizio alle processioni eucaristiche, specialmente in seguito ai numerosi miracoli eucaristici che diffusero il giusto culto alla Santissima Eucaristia: i Disciplini, oltre a servire l’aspetto liturgico (portando baldacchini, torciere e doppiere, turiboli…) e a guidare i momenti di preghiera, garantivano anche la sicurezza delle processioni, proteggendo il Santissimo Sacramento e i sacerdoti dagli eventuali attacchi degli eretici già prima della Riforma Luterana. Lo sviluppo liturgico delle Confraternite le portò ad assumere un abito liturgico e a ottenere numerosi privilegi, compresi l’assistenza in coro e la presidenza della Liturgia delle Ore.

La diffusione Nel 1399, per il Giubileo del 1400, molti uomini appartenenti al movimento laicale dei bianchi, con indosso una cappa bianca ed incappucciati, passarono per tutta la Liguria diretti a Roma. A Genova arrivarono il 5 luglio e per il periodo che stettero nella città, furono ben accolti, ed i genovesi parteciparono alle iniziative proposte da questi. Questi portavano in testa alla processione il crocifisso. Nel XIV secolo nacquero le compagnie del Corpo di Cristo e della Misericordia, le seconde per assistere i condannati a morte; sotto l'esempio di queste, sorsero confraternite votate all'assistenza ospedaliera. L'importanza continuò ad aumentare, andando ad essere dei veri e propri centri di potere non direttamente sotto l'autorità vescovile. Le confraternite presero il nome del santo a cui sono state dedicate.

Questo sviluppo delle confraternite e della loro funzione sociale, portò al rinnovamento della vita cristiana, difatti nel XVI secolo nacquero nuove confraternite come le compagnie della carità e le compagnie del Divino Amore che fondarono ospedali e ricoveri per i bisognosi. Sempre nello stesso periodo i frati Carmelitani fondarono confraternite del Carmine ma di carattere puramente devozionale, affiancate dagli Eremitani di Sant'Agostino che fondarono quelle della Cintura, i Domenicani fondarono quelle del Rosario, diffuse anche quelle devote al Santissimo Sacramento a cui Papa Paolo III concesse numerose indulgenze e privilegi. Nelle zone rurali per combattere l'usura e poter controllare le sementi, vennero spesso fondate dei Monti di Pietà e del Grano. Originariamente i confratelli indossavano cappe bianche di materiale povero aperte sulla schiena. Solo nel XVI secolo, con l'affievolirsi del fenomeno della flagellazione, si ebbe un arricchimento delle vesti, con la creazione di tabarini di raso e tessuti preziosi, anche ricamati in oro e argento.

Riguardo ai numeri di queste confraternite, abbiamo dei dettagliati elenchi per quanto riguarda Genova: dal 1480 al 1582 le confraternite erano 134, di cui 70 ancora vive nel settecento; dal 1582 al 1811 ne furono fondate 124. Molte erano votate al Santissimo Sacramento ed al Rosario; famosa fu quella dei 72 apostoli.

Per le confraternite, ora come allora, il momento più importante è senza dubbio quello della processione, organizzate per le feste dei propri santi, o per alcune feste particolari, o come pellegrinaggi. Durante questi eventi i confratelli portano le casse processionali i crocifissi, mazze, stendardi, candele. I libri contabili conservati negli oratori ci danno l'esatto riscontro delle spese che venivano fatte per le processioni: candele per illuminare l'oratorio, compenso per la banda musicale, un compenso per i prelati che partecipavano, ed infine un rinfresco, spesso anche molto umile, con solo pane e vino, per chi aveva partecipato alla funzione, anche per le confraternite vicine che avevano voluto unirsi ai festeggiamenti.

La controriforma

Prima del Concilio di Trento accadeva che nelle confraternite venivano letti testi, come quello dell'Ufficio della Beata Vergine o dei Defunti, in lingua volgare, tuttavia la loro traduzione non era sempre buona. Nel 1571 papa Pio V ordinò che si dovessero leggere i testi in latino ufficiali della Chiesa e da lui definitivamente approvati con la bolla Quod a Nobis.

Durante il Concilio di Trento la cultura penitenziale cambiò, diventando molto più spirituale: fu richiesto di ridimensionare la pratica di flagellarsi, cosa che provocò un vuoto devozionale. Durante questo periodo, detto della riforma cattolica, o controriforma, le confraternite liguri condussero una vasta opera di difesa della Chiesa ed il suo operato. L'arcivescovo genovese Antonio Sauli 1587 impose nuove regole alle confraternite, simili a quelle emanate da San Carlo Borromeo nel 1573, ma con l'aggiunta di qualche capitolo, poiché la mancanza di regole precise per le confraternite era stata una lamentela fatta da monsignor Bossio. Venne perciò imposto alle confraternite di insegnare la catechesi soprattutto ai giovani, i parroci furono spinti a creare confraternite dove ancora non esistessero.

Nel 1562, durante la sua XXII sessione del Concilio di Trento, si trattò la questione delle confraternite, riconfermando la dipendenza spirituale dai vescovi e lo ius visitando hospitalia dell'autorità diocesana. Durante il Concilio si decise inoltre che la continuità amministrativa, cioè il passaggio di consegne tra le varie amministrazioni, dovesse avvenire sotto il controllo del parroco. Vennero bandite alcune pratiche che rischiavano di portare a eccessi e deviazioni; vennero inoltre bandite le pratiche, consuete ai tempi, di organizzare pranzi e rappresentazioni teatrali negli oratori. La partecipazione della confraternita a tutte le processioni fu resa obbligatoria. Si accese però un forte dibattito proprio riguardo a questa disposizione, le insegne da portare e il modo di vestire. Solo dopo alcuni anni, nel 1583, papa Gregorio XIII decise che il posto d'onore lo si dovesse concedere alla più antica, a quella che per prima indossò i sacchiBolla Exposcit Pastorialis Officii, 25 luglio 1583, ribadendo che la partecipazione dovesse avvenire senza ostentazione e in maniera gratuita.

Dopo il 1530 si vanno formando le arciconfraternite, cioè confraternite che fanno parte di una rete di confraternite, che assolvevano a più opere pie ed a più obblighi, nonché godevano di maggiori indulgenzeNicholas Terpstra, Apprenticeship in Social Welfare: From Confraternal Charity to Municipal Poor Relief in Early Modern Italy, The Sixteenth Century Journal, Vol. 25, No. 1 (Spring, 1994), pp. 101-120.. La maggior parte delle arciconfraternite si trova a Roma. Solo una confraternita di un posto poteva essere collegata ad un'arciconfraternita, ci doveva essere una buona distanza tra due compagnie perché entrambe si potessero legare alla stessa arciconfraternita. Papa Clemente VIII comandò che per ottenere l'aggregazione si dovette presentare statuti e una lettera del vescovo provante l'erezione canonica.

Le confraternite più popolari erano quelle di devozione alla Vergine Maria, che chiedevano il suo aiuto contro la peste e gli eretici, oltre che a chiedere aiuto durante la processione per incoraggiarsi nel momento della penitenza corporale. Nel 1571 si ebbe una notevole diffusione del culto di Maria, quando papa Pio V associò la vittoria di Lepanto da parte della Lega Santa contro i Turchi.

Dal XVII al XVIII

Come nei secoli precedenti, anche in questi due secoli si ebbe una grande fioritura delle confraternite, con alti numeri di iscritti e fondazione di numerose confraternite; le confraternite di più antica fondazione divennero sempre più elitarie, accogliendo nobili e notabili del tempo, mentre le nuove confraternite erano più popolari e aperte anche ai ceti poveri e ai borghesi.