Dopo l'invasione dell'Austria e la sua l'annessione ("Anschluss") da parte della Germania nazista nel marzo 1938, il successivo obiettivo di Adolf Hitler fu l'annessione della Cecoslovacchia. Il pretesto utilizzato per invaderla furono le millantate privazioni sofferte dalla popolazione tedesca residente nelle regioni di confine nel nord e nell'ovest della Cecoslovacchia, conosciute collettivamente come "tedeschi dei Sudeti". La loro incorporazione all'interno della Germania avrebbe lasciato il resto della Cecoslovacchia senza possibilità di resistere alla successiva occupazione.Spencer Tucker, Priscilla Mary Roberts, World War II: A Political, Social, and Military History, ed. ABC-CLIO 2005, ISBN=1576079996
Richieste di autonomia nei Sudeti
Il leader dei tedeschi dei Sudeti, Konrad Henlein, offrì il Partito tedesco dei Sudeti (SdP) come agente per la campagna di Hitler. Henlein si incontrò con Hitler a Berlino il 28 marzo 1938, dove gli fu ordinato di effettuare richieste inaccettabili al governo cecoslovacco, diretto dal presidente Edvard Beneš. Il 24 aprile, al Congresso del SdP che si teneva a Karlovy Vary, Henlein pronunciò un discorso in cui richiedeva da parte cecoslovacca l'accettazione di otto punti, con richieste durissime e appositamente vaghe per poterne ampliare la portata.Jaroslav Koutek, Quinta colonna all'est. I nazisti in Cecoslovacchia 1933-1938, Roma 1964, p. 128
Gli accordi di Monaco
Come la precedente politica di appeasement di Hitler aveva mostrato, i governi di Francia e Regno Unito cercarono di evitare la guerra. Il governo francese, specialmente, non voleva affrontare la Germania da solo, pertanto seguì la strada del governo britannico e del suo primo ministro Neville Chamberlain. Chamberlain credeva che le richieste dei tedeschi dei Sudeti fossero giuste, e che le intenzioni di Hitler fossero limitate. In ogni caso, la secessione della Slovacchia gli offrì il pretesto per denunciare l'impegno britannico di salvaguardia della Cecoslovacchia, che veniva meno per la secessione pag 14. Pertanto, sia la Gran Bretagna sia la Francia consigliarono alla Cecoslovacchia di accondiscendere le richieste del SdP. Beneš tuttavia resistette e il 20 maggio iniziò una parziale mobilitazione in risposta alle voci dei movimenti delle truppe tedesche. Dieci giorni dopo, Hitler firmò una direttiva segreta (Fall Grun - Piano Verde) affinché la guerra contro la Cecoslovacchia non iniziasse dopo il 1º ottobre.
Nel frattempo, il governo britannico chiese a Beneš di trattare attraverso un mediatore; dato che egli non desiderava peggiorare i legami del suo governo con l'Europa occidentale, Beneš accettò riluttante. Gli inglesi nominarono Lord Runciman e gli diedero istruzioni di persuadere Beneš a trovare un accordo accettabile per i tedeschi dei Sudeti, anche perché ormai il partito di Henlein raccoglieva la quasi totalità del consenso fra i tedeschi di Cecoslovacchia; alle elezioni comunali tenutesi a maggio, l'SDP aveva ottenuto l'85% del voto etnico tedesco.J Rothschild, East Central Europe between the two World Wars, Londra 1977, p. 129 Il 2 settembre Beneš firmò il Quarto Piano, accettando quasi tutte le richieste dei Decreti di Carlsbad. Deciso ad ostruire la conciliazione, tuttavia, il SdP tenne delle manifestazioni che provocarono le azioni della polizia ad Ostrava il 7 settembre. I tedeschi dei Sudeti ruppero i negoziati il 13 settembre, e da lì partirono le violenze e le distruzioni. Quando le truppe cecoslovacche cercarono di ristabilire l'ordine, Henlein volò in Germania e il 15 settembre emise un proclama, che chiedeva l'annessione dei Sudeti da parte della Germania.
Nello stesso giorno Hitler incontrò Chamberlain e richiese l'annessione dei Sudeti al Terzo Reich, sotto minaccia di guerra. I cechi, come sosteneva Hitler, stavano deridendo i tedeschi dei Sudeti. Chamberlain riferì le richieste ai governi inglese e francese ed entrambi accettarono. Il governo cecoslovacco resistette, obiettando che la proposta di Hitler avrebbe rovinato l'economia della nazione ed avrebbe portato infine al controllo tedesco su tutta la Cecoslovacchia. Il Regno Unito e la Francia emisero un ultimatum ed il 21 settembre la Cecoslovacchia capitolò. Il giorno successivo, Hitler aggiunse tuttavia nuove richieste, insistendo sul fatto che fossero soddisfatte le richieste dei tedeschi in Polonia e Ungheria.
La capitolazione cecoslovacca precipitò lo scoppio dell'indignazione della nazione. Nelle manifestazioni, i cechi e gli slovacchi chiesero un forte governo militare per difendere l'integrità dello stato. Fu istituito un nuovo governo, del generale Jan Syrový, e il 23 settembre fu emesso un decreto di mobilitazione generale. L'esercito cecoslovacco, moderno e con un sistema di fortificazioni al confine, simili alla Linea Maginot in fase di costruzione, si preparò a combattere. L'Unione Sovietica annunciò la volontà di giungere in aiuto della Cecoslovacchia,AA.VV., L'URSS nella seconda guerra mondiale, Compagnia Edizioni Internazionali, Milano 1966 ma Beneš rifiutò di andare in guerra senza il medesimo impegno delle nazioni occidentali.
Il 28 settembre Chamberlain chiese a Mussolini di intervenire presso Hitler per convincerlo a partecipare ad una conferenza che avrebbe affrontato il problema. Si incontrarono il giorno successivo a Monaco di Baviera, con i capi di governo di Francia e Regno Unito; il governo cecoslovacco non fu né invitato né consultato. Il 29 settembre fu siglato l'accordo finale da Germania, Italia, Francia e Regno Unito. Il governo cecoslovacco capitolò il 30 settembre, e acconsentì ad adeguarsi all'accordo, che prevedeva che la Cecoslovacchia dovesse cedere il territorio dei Sudeti alla Germania. L'occupazione tedesca dei Sudeti si sarebbe conclusa il 10 ottobre; una commissione internazionale rappresentante la Germania, il Regno Unito, la Francia e l'Italia avrebbe supervisionato un plebiscito per stabilire i confini finali. Regno Unito e Francia promisero di creare una garanzia internazionale delle nuove frontiere contro aggressioni non provocate; Germania e Italia, invece, non si sarebbero unite a queste garanzie finché non fossero stati sistemati i problemi delle minoranze polacche e ungheresi. Il 5 ottobre Edvard Beneš si dimise da presidente della Cecoslovacchia, rendendosi conto che la caduta della Cecoslovacchia era un fatto compiuto. A seguito dello scoppio della seconda guerra mondiale, egli formò il governo in esilio della Cecoslovacchia, con sede a Londra.
Poco dopo gli accordi di Monaco, cechi e tedeschi si rifugiarono nella parte restante della Cecoslovacchia. Secondo l'Istituto di Assistenza ai Rifugiati, il conteggio effettivo al 1º marzo 1939 era di quasi persone.
Il primo arbitrato di Vienna
All'inizio del novembre 1938, con il primo arbitrato di Vienna, che fu una conseguenza degli accordi di Monaco, la Cecoslovacchia, dopo che non riuscì a giungere ad un compromesso con Ungheria e Polonia, fu obbligata da Germania e Italia a cedere la Slovacchia meridionale (un terzo del territorio slovacco) all'Ungheria.
Di conseguenza Boemia e Moravia persero circa il 38% della loro area a favore della Germania, con circa 3,2 milioni di abitanti tedeschi e cechi. L'Ungheria ricevette km² della Slovacchia meridionale e della Rutenia meridionale; secondo un censimento del 1941, circa l'86,5% della popolazione di questi territori era ungherese.
La Polonia, poco dopo il primo arbitrato di Vienna, acquisì la città di Český Těšín con l'area circostante (circa 960 km², con abitanti, principalmente polacchi) e due piccole aree di confine della Slovacchia del nord, più precisamente nelle regioni di Spiš e di Orava (226 km², abitanti, solo per lo 0,3% polacchi).
La Seconda Repubblica (ottobre 1938 - marzo 1939)
La Repubblica Cecoslovacca, fortemente indebolita, fu obbligata a garantire più concessioni ai non-cechi. Dopo gli accordi di Monaco, l'esercito cecoslovacco trasferì parte delle sue unità, in origine nelle terre ceche, verso la Slovacchia, per contrastare i tentativi ungheresi di modificare i confini slovacchi. Il governo cecoslovacco accettò gli accordi di Žilina, stipulando la formazione di un governo autonomo slovacco con tutti i partiti slovacchi, eccetto i social-democratici, il 6 ottobre 1938. monsignor Jozef Tiso ne fu nominato capo. I soli ministri che rimasero furono quelli della difesa nazionale, degli affari esteri e delle finanze. In modo del tutto simile, le due principali fazioni della Rutenia subcarpatica, i russofili e gli ucrainofili, acconsentirono all'istituzione di un governo autonomo, costituito l'8 ottobre 1938. Conscia del nazionalismo ucraino, la fazione filo-ucraina, guidata da Augustin Vološin, ottenne il controllo dei governi locali e la Rutenia subcarpatica cambiò nome in Ucraina carpatica.
Nel novembre 1938, Emil Hácha successe a Beneš e fu eletto presidente della Seconda Repubblica, rinominata Ceco-Slovacchia e consistente di tre parti: Boemia e Moravia, Slovacchia e Ucraina carpatica. A causa della mancanza di frontiere naturali e avendo perso tutto il costoso sistema di fortificazioni di confine, il nuovo stato era militarmente indifendibile. Nel gennaio 1939 i negoziati tra Germania e Polonia giunsero a uno stallo. Hitler, che puntava alla guerra con la Polonia, necessitava di eliminare prima la Cecoslovacchia. Egli pianificò un'invasione tedesca di Boemia e Moravia per la mattina del 15 marzo; nel frattempo, negoziò con il Partito Popolare Slovacco e con l'Ungheria per preparare lo smembramento della repubblica, ancora prima dell'invasione. Il 13 marzo, invitò Jozef Tiso a Berlino, per offrirgli l'opportunità di proclamare lo Stato slovacco, separandosi dalla Cecoslovacchia. Così facendo, la Germania sarebbe divenuta protettrice della Slovacchia e non avrebbe permesso agli ungheresi di pretendere altri territori slovacchi. Se gli slovacchi non avessero invece accettato la sua proposta, la Germania avrebbe occupato Boemia e Moravia, lasciando la Slovacchia alla mercé di ungheresi e polacchi. Tiso tornò pertanto a Bratislava, e il 14 marzo riunì la Dieta slovacca, che dichiarò unanimemente l'indipendenza slovacca. L'Ucraina carpatica dichiarò anch'essa l'indipendenza, ma le truppe ungheresi la occuparono il 15 marzo; il 23 marzo occuparono invece la Slovacchia orientale. Hitler convocò il presidente Hácha a Berlino e durante le prime ore del 15 marzo, lo informò sull'imminente invasione tedesca.
Né la Francia né il Regno Unito decisero di intervenire di fronte alla minaccia di invasione della Cecoslovacchia da parte della Germania nazista, venendo così meno agli accordi di alleanza stipulati in precedenza.AA.VV., L'URSS nella seconda guerra mondiale, Compagnia Edizioni Internazionali, Milano 1966, pag. 5 Anche questa volta soltanto l'Unione Sovietica si dichiarò pronta a prestare aiuto militare alla Cecoslovacchia. Tuttavia, minacciando un attacco della Luftwaffe su Praga, Hitler riuscì a persuadere il presidente Hácha ad ordinare la capitolazione dell'esercito cecoslovacco. Hácha era debole di cuore, quindi quando ebbe la notizia da Hitler, svenne; quando rinvenne, firmò i termini di resa. La mattina del 15 marzo, le truppe tedesche entrarono in Boemia e Moravia, non incontrando resistenza. L'invasione ungherese dell'Ucraina carpatica incontrò qualche resistenza, ma l'esercito ungherese fu in grado di abbatterla velocemente. Il 16 marzo, Hitler si recò in Cecoslovacchia e dal castello di Praga proclamò Boemia e Moravia un protettorato tedesco (Protettorato di Boemia e Moravia).