Il 102/35 su SPA 9000 fu un autocannone utilizzato nel corso della prima guerra mondiale dal Regio Esercito.Vedi in una rivista dell'epoca.
L'origine La necessità di avere artiglierie più mobili di quanto fosse consentito dal traino animale era sentita in diverse nazioni europee. In genere questa necessità era presente per le artiglierie destinate al contrasto aereo, e sia in Germania75 mm su telaio Erhardt. sia in FranciaAutocanon de 75 De Dion Bouton modèle 1913. erano stati prodotti pezzi contraerei dal calibro di 75 mm montati su affusti a candeliere fissati ad autocarri. In Italia, dopo la sperimentazione avvenuta sin dal 1913 dell'autocannone Ehrhardt da 75 mm, si addivenne nel 1915 all'adozione degli autocannoni da 75/27 C.K. su Itala X.
Nel maggio 1915 si trovarono a coincidere due fattori: la produzione del cannone da 105/28 non era sufficiente a soddisfare le sempre più crescenti richieste di tale arma da parte del Regio Esercito mentre l'Ansaldo aveva già pronti 47 cannoni da 102/35 S.1914 destinati all'armamento dei cacciatorpediniere della Regia Marina. Considerando che l'approntamento dei mezzi navali avrebbe richiesto ancora un tempo piuttosto lungo, l'Ansaldo propose al Regio Esercito di utilizzare 20 di questi cannoni su telaio SPA 9000 così da supplire all'insufficiente disponibilità di 105/28 ed al tempo stesso avere una relativamente elevata capacità di movimento sul campo di battaglia. La commessa venne accettata dall'esercito, che l'ampliò, tanto che nel luglio del 1915 erano già ordinati 72 complessi destinati ad armare 18 batterie.Vedi A. Del Rosso, art. cit. pag 4. Dopo una serie di prove piuttosto severe, soprattutto per i mezzi dell'epoca, il mezzo fu accettato il 7 settembre 1915.
La tecnica La bocca da fuoco era un cannone navale 102/35 su affusto a candeliere, mentre il veicolo era un autocarro SPA 9000.
La bocca da fuoco
La bocca da fuoco era il cannone 102/35 S. 1914-15 di progettazione Schneider. La canna era lunga 3733 mm e di calibro 101,6 mm. L'otturatore era a blocco rotativo con azionamento semiautomatico, quindi si poteva avere una cadenza teorica di 20 colpi al minuto, tuttavia, per limitare il surriscaldamento della canna, la cadenza di tiro in caso di fuoco prolungato era limitata a un colpo ogni 4 minuti, limite non sempre rispettato dai gruppi di artiglieria.Nella battaglia del solstizio la batteria del capitano Di Valmarana arrivò a sparare a un colpo al minuto per pezzo, vedi A. Del Rosso, art. cit. pag 19.
La culla era tubolare ed avvolgeva la canna, sopra la culla erano posti i cilindri idraulici del freno di rinculo (il cilindro centrale) e dei recuperatori (i due cilindri esterni).
Il piedistallo dell'affusto era fissato al pianale dell'autocarro, aveva forma tronco-conica ed era in acciaio fuso.
I serventi erano protetti da uno scudo in tre sezioni, del peso di 300 kg, con la sezione centrale curva, che copriva la parte della culatta del pezzo. Lo scudo aveva una finestra di puntamento sul lato sinistro, in corrispondenza dei congegni di elevazione e di brandeggio.
Durante il servizio l'elevazione massima dei pezzi fu modificata portandola da 20° a 34°.A. Del Rosso, art. cit. pag 9.
L'autocarro L'autocarro su cui era sistemato il pezzo era uno SPA (Società Piemontese Automobili) 9000C. Le varianti al veicolo standard erano date dalla corazzatura del motore e del radiatore. Il motore era un monoblocco da 5670 cm³, 4 cilindri, alimentato a benzina che erogava 35 CV a 1200 rpm. Il cambio era a 4 velocità e retromarcia, con trasmissione a catena sulle ruote posteriori gemellate, ed ognuno dei due semiassi posteriori era mosso da una catena a rulli, protetta da un carter che impediva a fango e polvere di venire in contatto con gli organi mobili. Le ruote posteriori erano doppie affiancate e di diametro maggiore delle ruote anteriori (unicamente direttrici). Tutte le ruote erano a razze con anello di gomma piena sul cerchione. Il sistema frenante agiva sul semiasse delle ruote posteriori, ed era molto soggetto a malfunzionamenti per presenza di sporcizia nel dispositivo.A. Del Rosso, art. cit. pag 8.
Le prestazioni del complesso, del peso globale di 6900 kg, quindi superiore al massimo previsto per l'autocarro, erano di una velocità massima su strada di 20 km/h ed una velocità di crociera di 16 km/h, pendenza massima superabile del 15%.
La bocca da fuoco era sistemata sul pianale posteriore, che fungeva anche da pavimento per i serventi quando manovravano il pezzo.
Quando il cannone era in batteria, venivano applicati alla parte posteriore due puntelli in acciaio, uniti a due forcelle dell'autotelaio e terminanti con due vomeri che venivano interrati. Inoltre sotto al pianale veniva abbassato un telaio rigido per impedire che il peso del pezzo gravasse sulle balestre.
I puntelli ed i vomeri erano trasportati dagli autocarri di scorta, quindi i tempi di messa in batteria del complesso erano notevolmente lunghi. Per questo motivo furono introdotte successivamente due code di legno fissate all'autocarro, fornite di vomere leggero, che, nel corso della marcia, erano ribaltate sul telaio del veicolo. Le code, provate il 1º dicembre 1917 per i tiri contro un riflettore in caverna, dimostrarono la loro efficacia. Il pezzo si dimostrò anche più stabile della configurazione normale quando sparava con la seconda carica.A. Del Rosso, art. cit., p. 8.
Il sistema d'arma Fin dalla progettazione fu chiaro che l'autocannone aveva bisogno operativamente di un certo numero di veicoli di supporto, quindi il semplice complesso autocarro-cannone si trasformò in un sistema d'arma complesso (per i tempi in cui operò). I principali veicoli di questo sistema, a parte l'autocannone, avevano i compiti di trasporto personale, trasporto munizioni e supporto tecnico-logistico. I veicoli erano distribuiti a livello gruppo o a livello batteria.
Batteria La batteria, su quattro autocannoni, aveva anche quattro veicoli "autoscorta", destinati al trasporto dei serventi dei pezzi, che erano SPA 9000C, con il motore ed il radiatore protetti come quelli dell'autocannone, ma con il cassone adattato al trasporto degli 8 serventi, dei puntelli e dei vomeri. Inoltre su ogni veicolo erano trasportati 8 cofani per munizioni, contenenti ciascuno 9 proietti e 9 cariche di lancio quattro autocarri munizioni, che erano SPA 8000 in grado di trasportate 12 cofani per munizioni analoghi a quelli portati dal veicolo scorta (quindi un totale di 108 colpi). quattro autocarri porta bagaglio, modello SPA 8000, che non avevano protezione al radiatore ed al motore (in quanto non era previsto l'impiego sulla linea pezzi) ed erano forniti di tettuccio a mantice per proteggere il conducente. Il cassone poteva trasportare 12 artiglieri e poteva essere protetto da un telo impermeabile. un veicolo officina mobile, su autocarri SPA 9000C, con il cassone furgonato con carrozzeria metallica, privi di blindatura anteriore. Gli attrezzi da officina (tornio e trapano a colonna) erano messi in funzione direttamente dal motore dell'autoveicolo tramite sistemi di cinghie e pulegge. un autocarro comando modello Lancia 1Z, con centrale telefonica un autocarro osservatorio, modello Lancia 1Z con scala portaScala a sezioni scorrenti per raggiungere l'altrezza richiesta. una autovettura per ufficiali, modello Isotta Fraschini OC5 o TM 70/80 per il comandante di batteria due moto per ufficiali di collegamento, con sidecar prodotti dalla ditta Frera due moto per staffette della ditta Frera
Gruppo Il gruppo era su un reparto comando e tre o quattro batterie, il comando di gruppo aveva a disposizione una autovettura per ufficiali un autocarro osservatorio due autocarri porta bagaglio due moto per ufficiali di collegamento due moto per staffette due biciclette per ovvi motivi di standardizzazione i veicoli del comando di gruppo erano uguali ai veicoli corrispondenti delle batterie.
Le caratteristiche tattiche Il cannone era stato progettato per l'uso navale, quindi la balistica interna era ottimizzata per avere grande gittata e traiettoria molto tesa,A. Del Rosso, art. cit. pag 18. tuttavia quest'ultima caratteristica non era ottimale per l'impiego su terreno montagnoso, in quanto i bersagli defilati in molti casi sarebbero stati battuti con più efficacia da un obice. Inoltre la carica di lancio, molto potente per il calibro del cannone, studiata appunto per poter impegnare imbarcazioni nemiche alla massima distanza, provocava un rapido surriscaldamento della canna, con conseguente riduzione delle caratteristiche balistiche del pezzo per l'aumento del ventoSi indica come "vento" la differenza di diametro fra il proietto e l'anima della bocca da fuoco, un vento troppo ridotto provoca un eccessivo attrito fra anima e proietto a danno della balistica interna dell'arma, mentre un vento eccessivo provoca movimenti erratici del proietto nella canna, quindi una minore precisione dell'angolo di uscita ed una minore velocità alla volata, questo porta ad una minore precisione del tiro e ad una minore gittata dell'arma. e, proseguendo nell'uso dell'arma, ad una rapida usura della bocca da fuoco.
Ulteriori difetti erano legati al concetto stesso dell'arma, che, avendo un'altezza notevole rispetto al suolo, era difficilmente occultabile e poco stabile sia in marcia sia in batteria a causa del baricentro elevato. I tempi di messa in batteria fra l'altro si rivelarono fin dall'inizio piuttosto lunghi, e, la necessità di trasportare i vomeri ed i serventi sul veicolo "autoscorta" limitò la mobilità dell'intera linea pezzi delle batterie.
Modalità di impiego Le modalità di impiego dei pezzi prevedevano che fossero usati per batteria (non per gruppo) e che fossero alle dipendenze dirette dei comandi superiori (di armata o di corpo d'armata) utilizzati in difesa come rincalzo all'artiglieria campale o per essere riunite (utilizzati per gruppo) per realizzare un intervento rapido in supporto dell'azione di attacco.Da Comando Supremo Ufficio del capo di Stato Maggiore Memoria circa le caratteristiche generali di impiego delle batterie da 105 e da 102, 7 giugno 1916, citata da F. Cappellano, Batterie volanti..., pag 11.
L'impiego
La richiesta delle armi proseguì fino al settembre 1916, quando lo Stato Maggiore riconobbe che gli svantaggi legati al sistema d'arma non compensavano il vantaggio di avere un'unica piattaforma per il veicolo ed il pezzo d'artiglieria. La produzione proseguì quindi solo fino all'ottobre 1917 per un totale di 135 autocannoni.Vedi La produzione di artiglierie e autocannoni, automitragliatrici e carri d'assalto presso l'Ansaldo, sl, sd (presumibilmente fine 1919), citato da A. Del Rosso, art. cit. nota 3. Il sufficiente gettito raggiunto dalla produzione del 105/28, i difetti e le limitazioni riscontrati durante l'impiego ed il costo del sistema d'arma furono i vari fattori che ne determinarono la dismissione, considerando che una batteria costava più di due milioni di lire dell'epoca, contro un bilancio del Regno d'Italia nel 1914 ammontante ad un totale di tre miliardi di lire.A. Del Rosso, art. cit. p. 6.