Dopo di lei, la seconda laureata fu Maria Velleda Farnè, che prese la laurea in medicina a Torino nel 1878.

Biografia Ernestina Puritz-Manassé nacque ad Odessa nel 1846 da una famiglia agiata della borghesia commerciale ebraica di origine russa (i Puritz-Manassé). Ernestina non dichiarò il cognome Puritz Manassè, menzionato invece al momento dell'iscrizione all'università di Pisa, ma adottò il cognome del marito Giacomo Paper, un avvocato che sposò a Odessa e che, pare, morì a Pietroburgo nel 1881. Si presume, inoltre, avesse una figlia «Paper Elisa figlia di Giacomo, nata a Pisa nel 1875». A Firenze fu Sara Ritter a inaugurare il foglio di famiglia in cui Ernestina rimase iscritta fino alla morte e dal quale si desumono le informazioni qui riportate.

Una testimonianza tratta dal giornale «La donna», 6 maggio 1879, n. 8, p. 77, riguardo l'indole ed il carattere di Ernestina Paper:

La formazione

Dopo aver trascorso la sua adolescenza ad Odessa e terminati gli studi scolastici, Ernestina Puritz si iscrisse alla facoltà di medicina all'Università di Zurigo che frequentò per tre semestri, tra l'8 ottobre del 1870 e il gennaio 1872 e dove, 10 anni prima, si era laureata la ventiquattrenne Nadeschda Suslowa, la prima donna medico europea.

All'università di Zurigo intraprese un percorso universitario che era molto comune per le studentesse russe, in quanto questa università fu la prima ad aprire le porte alle donne. L'Impero zarista, infatti, nei suoi vasti territori (tra cui l'Ucraina), praticava una rigorosa discriminazione nell'accesso agli studi universitari: numero chiuso per gli ebrei (maschi), divieto puro e semplice per le donne, qualunque fosse la loro appartenenza religiosa. L'istruzione superiore, si diceva, era inutile e dannosa per adempiere il ruolo familiare a cui le donne erano destinate. Per questo motivo si ebbe la migrazione di “suddite imperiali” verso la Svizzera, la nazione che, allora, aveva aperto alle donne le sue università (a tutte le sue facoltà, anche quelle tecniche).

La Facoltà di medicina in Toscana Nel 1872 Ernestina Puritz si trasferì in Italia dove visse fino alla morte, escluso il periodo 1897-1905 quando fece ritorno a Odessa. Nello stesso 1872 si iscrisse all'Università di Pisa, dove frequentò la Facoltà di medicina per tre anni, spostandosi poi a Firenze per frequentare l'ultimo biennio di pratica clinica presso il regio Istituto di Studi Superiori di Firenze e dove conseguì il primo livello di laurea nel 1875 (ASP). Secondo l'ordinamento dell'epoca, infatti, in quegli anni non era ancora possibile completare gli studi medici previsti fino al sesto anno. Questo assetto della facoltà medica pisana risaliva all'epoca del granducato di Toscana, periodo in cui maturò anche la decisione di operare una riforma del sistema universitario toscano, confermata dalla riforma Giorgini (1840) ed appoggiata, dopo l'Unità, dal ministro Carlo Matteucci.

Proprio per questo motivo gli studenti ultimavano la propria formazione presso l'Istituto di Studi Superiori di Firenze (l'assetto della facoltà medica pisana fu eliminato solo nel 1884).

L'istituto di studi superiori di Firenze L'Istituto di Studi Superiori di Firenze venne fondato nel 1859 durante il governo provvisorio di Bettino Ricasoli, quando ormai i Lorena avevano lasciato la Toscana. Detto Istituto ereditava e proseguiva l'attività del Liceo di scienze fisiche e naturali, inserendosi nella grande tradizione culturale fiorentina. Esso proponeva un coordinamento fra gli studi scientifici e quelli umanistici e le sue finalità erano da un lato il perfezionamento per coloro che avevano terminato gli studi universitari e, dall'altro, la pura ricerca scientifica. Era composto da tre sezioni: medicina e chirurgia, scienze naturali, filosofia e filologia. Inizialmente fu istituita anche una sezione di giurisprudenza che, tuttavia, ebbe breve durata. Nel 1872 fu approvata dal parlamento nazionale una convenzione che ne consentiva una riorganizzazione ed un ampliamento, assumendo sempre più una fisionomia universitaria. Infatti, negli anni seguenti, le sezioni furono configurate come vere e proprie facoltà universitarie e, nel 1923, l'Istituto si trasformo in Università degli Studi di Firenze.Si veda il sito ufficiale del progetto "Scienza a due voci" (Università di Bologna/MIUR): https://scienzaa2voci.unibo.it/biografie/147-puritz-manasse-paper-ernestina

Dunque nel 1875 Ernestina si trasferì a Firenze per ottenere la specializzazione biennale medica presso il Regio Istituto di studi superiori pratici e di perfezionamento. Nell'anno in cui si iscrisse, la prolusione accademica fu tenuta dal fisiologo materialista Moritz Schiff. Tra il 9 e l'11 luglio 1877, sostenne gli esami di ‘promozione e finali' la cui documentazione testimonia dell'eccellente preparazione conseguita presso l'arcispedale di Santa Maria Nuova.

La carriera Una volta laureata intraprese una carriera professionale, come indica un'inserzione pubblicitaria apparsa nel marzo 1878 sul quotidiano «La Nazione» di Firenze: alla terza pagina, viene citata l'apertura di uno studio medico “per malattie delle donne e dei bambini” al civico 12 di via Venezia. All'epoca, infatti, per svolgere la professione medica una volta ottenuto il diploma di laurea non era necessaria l'iscrizione ad un ordine professionale, ma era sufficiente trasmettere al Comune, in cui si intendeva aprire il proprio esercizio, la certificazione della regolarità del titolo conseguito rilasciata dall'università.Si veda il sito: http://medea.provincia.venezia.it/est/frulli/sanit/med.htm Puritz praticò la professione privatamente e spesso gratuitamente.

Le donne e la medicina nell'800 Nel XIX secolo, l'idea che una dottoressa potesse svolgere la sua attività all'interno degli ospedali pubblici non veniva facilmente accettata e per questo motivo le donne si dedicarono alla libera professione privata, proprio come Ernestina.

Maria Farnè Velleda, ad esempio, divenne archiatra della regina Margherita di Savoia; Anna Kuliscioff, sfumata la possibilità di dedicarsi alla carriera ospedaliera, iniziò la sua attività di medico lavorando nei quartieri più miseri della città, dove si guadagnò l'appellativo di “dottora dei poveri”. Solo Giuseppina Cattani, pur esercitando come ginecologa in forma privata, si dedicò anche alla ricerca, lavorando per anni nel laboratorio di patologia del Professore Guido Tizzoni sullo studio del batterio del colera, a seguito dell'epidemia che colpì Bologna nel 1886, e su quello del tetano, condividendo con Tizzoni il merito di averlo isolato, di aver prodotto un siero, averne studiato e sperimentato le condizioni per la sua conservazione.

In quegli anni, la motivazione che portava le donne a laurearsi in medicina era da ricercarsi in una loro naturale predisposizione verso le sofferenze degli ammalati, tuttavia la scelta ricadeva maggiormente in alcuni ambiti della medicina, quali pediatria e ginecologia. Infatti, solo la ginecologia e la pediatria erano le specializzazioni che la società medica ammetteva per le prime “dottoresse”. Queste erano ritenute più accettabili rispetto ad altre branche della medicina, in quanto la cura dei bambini appariva come il proseguimento delle cure materne e le visite ginecologiche da parte di una donna potevano suscitare meno disagio. La professione di medico sembrava richiamare la figura di benefattrice ottocentesca: la disposizione verso il lavoro di cura veniva intesa come una naturale predisposizione del carattere femminile. Queste considerazioni agevolarono e resero accettabili gli studi medici delle donne, nonostante l'opposizione di coloro che ritenevano il loro cervello troppo piccolo, quindi inadatto per studi scientifici, e troppo alta la loro emotività per reggere la vista del sangue.

Gli anni della professione Nel 1881, in occasione del censimento, Puritz si dichiarò tuttavia ‘dottoressa non esercente': non erano anni in cui una medichessa, termine dell'epoca, potesse assicurarsi una clientela regolare, come lamentava ancora nel 1902 la collega fiorentina Aldina Francolini.

In quegli anni, al primo piano del civico 6 di via Venezia, Ernestina risiedeva con la madre, la figlia, alcune cugine e il cugino Giacomo Puritz, anch'egli nato a Odessa, laureato in medicina a Firenze e attivo nei circoli sociali e politici. La moglie di quest'ultimo era Mary Nathan, figlia del politico anglo-italiano e sindaco di Roma, Ernesto Nathan (1845-1921). Mary Nathan ed Ernestina Puritz Manassé sono state attive nella Federazione femminile toscana (emanazione del Consiglio nazionale delle donne italiane), della cui Sezione di igiene lei risulta essere stata presidente almeno fino al 1921. Attraverso Mary Nathan, Puritz conobbe Amelia Pincherle Rosselli, della quale curò i figli Nello e Carlo (attivi nella campagna politica antifascista) e con la quale fu in contatto almeno fino al 1911. I Nathan e i Rosselli erano imparentati e soci in affari in Inghilterra.

Nel 1886 Ernestina ottenne un incarico pubblico, in quanto la Direzione compartimentale dei telegrafi di Firenze le affidò il compito di effettuare le visite mediche al proprio personale dipendente di sesso femminile.

L'attività scientifica Ci sono poche testimonianze dell'attività scientifica di Puritz. Nel febbraio 1877, presentata dall'antropologo darwiniano Paolo Mantegazza e dal fisiologo russo Aleksandr Herzen, divenne “socio ordinario” della Società di antropologia. Nel 1884 furono riportati, nei dettagli, due casi di amenorrea guariti da Puritz con l'utilizzo dell'elettricità e nel 1894, in occasione di un congresso medico internazionale, fu tra i “membri e aderenti”.

Una delle attività più interessanti di Puritz fu la divulgazione medica, d'igiene e scientifica, nella quale coinvolse diversi docenti universitari e che la portò, nel 1911, a mettere a disposizione una scuola per bambinaie, aperta anche a ‘signore e signorine', che ebbe un buon successo per diversi anni.

Nel 1913 Elena French Cini, presidente della Federazione femminile toscana, e Puritz, presidente della sezione d'igiene, scrissero al sindaco per proporgli di aiutare le madri povere del quartiere S.Croce, con un progetto che prevedeva anche l'assistenza sanitaria gratuita offerta dalle dottoresse Puritz e Carmela Daddi. Nel 1922 Ernestina era ancora attiva come presidente della sezione d'igiene della FFT (Federazione Femminile Toscana). La corrispondenza con l'antropologo Paolo Mantegazza testimonia di questi interessi che furono insieme scientifici, sociali e salottieri.

Contributo sociopolitico

Donne ed università in Italia ed Europa

Diversamente da altri Paesi europei e dal Nord America, in Italia non risulta siano mai state introdotte norme che escludessero le donne dall'università: a tenerle lontane dalla formazione scolastica e superiore bastarono le radicate consuetudini culturali e religiose.

Nello Statuto Albertino e nella Legge Boncompagni (1848) erano assenti esplicite discriminazioni a danno delle donne, non per la volontà di sancire l'uguaglianza dei diritti personali, politici e civili ma, al contrario, perché eventuali rivendicazioni femminili, anche in campo educativo, apparivano un fatto impensabile. L'accesso delle donne a livelli di istruzione che andassero oltre quelli minimi richiesti dallo stare in società era ostacolato dallo scetticismo circa le loro reali capacità intellettuali e dai dubbi circa l'opportunità di una più approfondita istruzione, che rischiava di distoglierle dai doveri connessi al loro sesso, suscitando nelle giovani menti futili ambizioni personali. Inoltre, dalla seconda metà dell'Ottocento, con l'ingresso delle donne nella formazione superiore, all'antico pregiudizio nei confronti del loro intelletto si aggiunse il timore di possibili turbamenti nei consolidati privilegi economici e di potere maschili in ambito professionale.