In politica monetaria, con allentamento quantitativo (o alleggerimento quantitativo o facilitazione quantitativa; sovente anche con la locuzione inglese quantitative easing, in sigla QE) si designa una delle modalità non convenzionali eterodosse e ultraespansive con cui una banca centrale interviene sul sistema finanziario ed economico di uno Stato, per aumentare la moneta a debito in circolazione.
Storia Uno schema finanziario "circolare" analogo al quantitative easing era già stato utilizzato negli Stati Uniti, Italia e Germania durante la Seconda guerra mondiale: lo Stato emetteva titoli di debito che erano acquistati dall'industria militare (di proprietà pubblica), il ricavato era reso dallo Stato per acquistare armamenti, e l'industria militare reinvestiva a sua volta i profitti nell'acquisto di titoli.
L'allentamento quantitativo è stato adottato da alcune banche centrali, come la BCE nel 2015, e prima ancora in altri Paesi, come Giappone (2006), Stati Uniti e Regno unito (2008), principalmente per contrastare l'inflazione eccessivamente bassa.
L'Unione europea prevede tale strumento di politica monetaria nel proprio ordinamento.Si veda in merito il : la BCE e le banche centrali nazionali possono aprire conti intestati a enti creditizi, organismi pubblici e altri operatori del mercato e accettare come garanzia attività, ivi compresi i titoli scritturali.” (art. 17) e tutte le “operazioni per i loro scopi amministrativi e per il proprio personale.
Descrizione Le banche centrali usualmente agiscono sull'economia di uno Stato manovrando i tassi d'interesse (costo del denaro) con cui concedono moneta alle banche (nell'eurozona prima del 1999 il tasso d'interesse praticato dalla banca centrale alle banche era noto con il termine tasso ufficiale di sconto). Quando ciò non è sufficiente, può iniziare ad usare uno strumento di politica monetaria più penetrante come l'allentamento quantitativo.
In maniera simile alle politiche di bilancio pubbliche di uno Stato, esistono due tipi di politica monetaria, le politiche monetarie espansive e le politiche monetarie restrittive; l'allentamento quantitativo rientra nel primo caso ed è tradizionalmente classificato dagli economisti come una politica monetaria ultra-espansiva.
I passi fondamentali per la realizzazione di un allentamento quantitativo dell'economia sono: l'emissione di nuova moneta da parte della banca centrale di riferimento (la BCE nel caso europeo, la FED nel caso statunitense); l'immissione della nuova moneta sul mercato tramite l'acquisto di titoli (titoli di Stato, titoli finanziari, titoli tossici); il conseguente aumento del prezzo dei titoli e riduzione del loro rendimento; nei casi in cui il rendimento dei titoli pubblici sia agganciato a quello dei tassi d'interesse bancari, questo produce un abbattimento degli interessi bancari, che in ultima istanza permette la riduzione nel medio periodo dei mutui, dei debiti delle famiglie verso le banche e di altri tipi di scoperto finanziario; Il risultato finale è una riduzione del valore reale dei debiti delle famiglie verso gli istituti finanziari e una loro conseguente maggior propensione alla spesa, che può portare ad un aumento netto dei consumi, che in ultima istanza può determinare una crescita maggiore nel medio periodo.
Una banca centrale può ricorrere all'alleggerimento quantitativo per il salvataggio di un istituto di credito: per "monetizzare" alti livelli di deficit pubblico, favorendo la ripresa dei consumi di beni e servizi, e del reddito, attraverso la spesa pubblica; per eliminare dal mercato e dai bilanci delle banche "titoli tossici" con elevati gradi di rischio o con bassa remunerazione; per evitare il default finanziario di uno Stato membro con titoli a basso profilo di rischio-rendimento che, senza la garanzia finale della BCE, nessun investitore istituzionale è altrimenti disposto a rinnovare a scadenza; per fornire liquidità al sistema quando le banche non prestano denaro a famiglie e imprese che subiscono una stretta creditizia; per sostenere o "pompare" i corsi azionari, prestando denaro a tassi prossimi allo zero a banche e investitori che operano sul mercato, denaro che non resta nei depositi presso la stessa banca centrale, né si riversa in investimenti e consumi intermedi nell'economia reale, e dalla struttura dei tassi (o dal prestito stesso, di tipo vincolato) è indirizzato verso le Borse Valori a creare una domanda artificiale di determinati titoli; per finanziare la spesa pubblica in investimenti degli Stati membri, tramite l'acquisto di un tipo particolare di bond (simili ai Tremonti bond) con l'obiettivo di finanziare la costruzione di grandi opere pubbliche per riassorbire la disoccupazione e rilanciare la crescita, con infrastrutture civili e militari; per mantenere l'inflazione a livelli minimi “ideali” (intorno al 2%) ed evitare che la caduta dei prezzi li conduca sotto il costo unitario variabile di produzione, determinando perdite e fallimenti delle imprese.
L'alleggerimento quantitativo tende ad aumentare in modo controllato l'inflazione e a rivalutare gli asset per chi ne è già in possesso, e così inevitabilmente acuisce il divario tra ricchi e poveri, se questi effetti sociali non sono compensati da una adeguata politica fiscale, per mantenere stabile la redistribuzione e concentrazione della ricchezza.
Negli Stati Uniti, se l'iniezione di liquidità nel sistema ha un effetto al di fuori delle Borse Valori, con un'inflazione prossima alla soglia critica del 2%, gli operatori finanziari attendono un ritocco - quasi automatico - dei Fed Funds.
Bisogna però sottolineare che il sistema bancario è un sottosistema economico, e fornire liquidità alle banche non significa automaticamente fornirla al sistema economico in generale (imprese, famiglie, ecc.), in quanto le banche potrebbero scegliere di non utilizzare la liquidità, ma di depositarla invece presso la banca centrale stessa e godere di un tasso di interesse molto poco remunerativo, ma privo di rischi. L'intervento della Banca centrale può essere diretto anche all'acquisto di titoli di Stato con l'obiettivo di ridurre i costi di indebitamento dello Stato. L'intervento sul mercato dei titoli dovrebbe provocare un rialzo della domanda e quindi un incremento del prezzo, con conseguente riduzione del rendimento. Se il rendimento dei titoli pubblici è agganciato a quello dei tassi d'interesse bancari (come negli Stati Uniti per i Treasury bond a lunga scadenza), ciò provocherà un abbassamento anche di questi ultimi.
L'allentamento monetario messo in atto dalla Banca Centrale Europea è di tipo monetario, e per questo aspetto è radicalmente diverso da quello nato negli Stati Uniti, in cui il Governo Federale ha largamente utilizzato i tassi zero sul debito pubblico per un massiccio programma di stimoli all'economia reale attraverso spesa pubblica diretta, e minori tasse.Repubblica, 4 dicembre 2015, pag 4
In Giappone Questa politica monetaria molto pervasiva, e caratterizzata da possibili effetti collaterali (vedasi iperinflazione), è stata utilizzata dalla Banca del Giappone (la banca centrale giapponese) per contrastare la deflazione che colpì il paese nipponico a cavallo tra gli anni novanta e gli anni duemila. Il 4 aprile 2013 la Banca del Giappone ha annunciato di voler incrementare il suo programma di acquisto di titoli di 1400 miliardi di dollari in due anni. La banca spera con ciò di far passare il Paese da una situazione di deflazione ad una d'inflazione, contando di non superare il 2% d'inflazione. L'ammontare degli acquisti è così ampio che ci si attende di dover raddoppiare la fornitura di moneta. Questa politica va sotto il nome di Abenomics, un neologismo composto dal termine inglese economics e dal cognome dell'ex Primo Ministro giapponese, Shinzō Abe.
Negli Stati Uniti Negli anni 2000, durante la crisi finanziaria e la successiva crisi economica mondiale, la Federal Reserve ha fatto ricorso a tale politica. In particolare, la Federal Reserve statunitense iniziò nel marzo 2009 una manovra di alleggerimento quantitativo. Il sostegno della FED è stato imponente: il bilancio si è quintuplicato da 870 miliardi di dollari del 2008 a 4430 miliardi a settembre 2015. Ugualmente il debito del bilancio federale è passato da 10.720 mld di dollari nel 2008 a 19.042 nel 2015 dal 72% al 105% del PIL degli Stati Uniti, con un deficit federale al 4.2% del pil, e in saldo primario al netto degli interessi pari al -2,17% del PIL, accumulando un -48,7% nel periodo 2008-2015. La FED ha acquistato titoli federali per 1983 mld di dollari sul mercato, altri 744 per mortgage related securities (MRS, mutui immobiliari subprime), e 1737 per mortgage backed securities (mutui immobiliari sottostanti) di titoli in portafoglio alle agenzie federali che hanno ridotto l'esposizione da 3210 mld nel 2008 a 1963 mld nel 2015. A valle di questo massiccio intervento federale e della banca centrale in disavanzo, la disoccupazione è scesa sotto il 5%, il pil cresce del 2% pieno, si è dimezzato il deficit della bilancia dei pagamenti al -2,2% del PIL, e i corsi di Wall Street sono tornati ai livelli precrisi.
Nell'Unione europea La BCE, invece, al fine di perseguire il suo primario obiettivo statutario (stabilità dei prezzi e tasso di inflazione non superiore al 2%), inizialmente decise di non ricorrere a operazioni di alleggerimento quantitativolavoce.info , limitandosi ad acquisti minimi di attività finanziarie (soprattutto bond), sostenuti attraverso aste di liquidità e non attraverso l'emissione di nuova moneta.
Tuttavia, a fine 2011, anche la BCE ha iniziato a effettuare operazioni di rifinanziamento a lungo termine, cosiddette "LTRO", in due aste, aperte alle banche commerciali, condotte a dicembre 2011 e febbraio 2012, per un totale di circa mille miliardi di euro. A differenza però dell'alleggerimento quantitativo vero e proprio, la moneta creata per i LTRO ha una scadenza (al massimo tre anni): questo perché le operazioni di rifinanziamento rese disponibili alle banche contemplano la restituzione dei prestiti, e la conseguente diminuzione delle dimensioni del bilancio della BCE.
Nel 2012, la BCE raggiunse la massima espansione dell'attivo, mai avuta nella sua storia: 3.000 miliardi di euro. L'effetto delle politiche monetarie cosiddette "non convenzionali" (quantitative easing, buy-back dei titoli di debito) fu lo stimolo degli investimenti di tipo finanziario, ma non di tipo produttivo, con una crescita nulla del PIL reale e dell'occupazione. È anche difficile stimare l'effetto differenziale, cosa è stato evitato grazie a queste politiche monetarie, e quali effetti un crollo delle Borse avrebbe avuto sull'economia reale.
Il timore legato a una politica di tassi zero è quello di innescare nelle Borse bolle speculative che rapidamente escono dalle possibilità di controllo delle banche centrali.
Per il persistere, però, di condizioni di stagnazione, e l'aggiunta del rischio di deflazione, nel corso del 2014 la BCE ha considerato con sempre maggiore forza la possibilità di iniettare liquidità netta, e non più "sterilizzata", nel circuito economico europeo. Questo dapprima si è verificato con l'implementazione, decisa a giugno 2014, di un piano di TLTRO (targeted LTRO), un finanziamento bancario a lungo termine questa volta finalizzato al supporto creditizio di imprese del settore non finanziario (dell'"economia reale"), i cui risultati sono però stati minori delle attese. A questo punto, visto il persistere della stretta creditizia e l'esaurimento delle politiche monetarie convenzionali (abbassamento dei tassi di interesse allo zero, tasso di interesse negativo per i depositi presso la stessa BCE), è stato considerato con sempre maggior consenso la decisione di un vero alleggerimento quantitativo nella zona euro.