Biografia Le principali fonti per ricostruire la sua biografia sono i Chronica Muzarabica anno 754 e la Vita sancti Iuliani composta da Felice di ToledoFelice di Toledo ( ?, sec VII – Toledo, 702.) è stato vescovo e scrittore. Fu autore di una Vita Sancti Iuliani, una biografia su Giuliano di Toledo, che fu collocata in seguito allElogium Ildephonsi, opera di Giuliano di Toledo, che a sua volta era un'aggiunta al De viris illustribus di Ildefonso.J. del Guazo, L. Priscus, Diccionario biográfico espanol, Real Academia de la Historia, p. 409..
Giuliano nacque in una famiglia di cui non si conosce molto con assoluta certezza, ma di cui si possono dare notizie verosimili. Il nome di battesimo, Iulianus, farebbe pensare che si trattasse di una famiglia di origine ispano-romana; il fatto che fu battezzato nella Cattedrale di Toledo farebbe presupporre che egli appartenesse ad una nobile famiglia, come del resto la sua formazione nella stessa Cattedrale; il fatto che egli non parli mai della sua famiglia darebbe invece conferma a ciò che trasmettono le fonti, ossia il fatto che fosse di ascendenza ebraica per quanto ormai convertitasi al cristianesimo da anni, se non decenniT. Stancati, Prognosticum futuri saeculi. Il preannuncio del mondo che verrà, Napoli, Editrice italiana domenicana, 2012, pp. 57-59..
Forse offerto come oblatoIbi, p. 67. sin da bambino alla Chiesa cattedrale di Toledo, la sua formazione giovanile fu legata alla scuola episcopale di Toledo e alla figura dell’allora vescovo e poeta Eugenio II, molto amato da Giuliano, che lo considerò non solo come un semplice precettore, ma anche come il proprio maestro di teologia, con il quale intavolare dotte discussioni. Un altro insegnante che Giuliano ebbe molto a cuore e che conobbe durante i suoi anni di studio fu Ildefonso, anch’egli vescovo di Toledo. Da Felice di Toledo si viene a sapere che in quegli anni Giuliano coltivò una profonda e fraterna amicizia con un suo coetaneo e compagno di studi di nome Gudila, che sarebbe morto prematuramente anni dopo nel 679 o nel 680, colpendo profondamente Giuliano con la sua dipartitaT. Stancati, Prognosticum futuri saeculi. Il preannuncio del mondo che verrà, Napoli, Editrice italiana domenicana, 2012, pp. 79..
Giuliano provava una forte attrazione per la vita monastica e tuttavia condusse la sua esistenza ecclesiastica interamente nell’alveo del clero secolare: fu diacono verso il 669-670, divenne presbitero nel 674-675 e, grazie alla grande stima che di lui aveva re Wamba, fu nominato vescovo il 29 gennaio del 680, come successore di Quirico di Toledo.
Giuliano fu inizialmente grande amico e biografo di Wamba, ma poi, in un secondo momento, in seguito a certi decreti quali l’obbligo del servizio militare anche per i membri del clero e l’eccessiva ingerenza del sovrano nelle questioni ecclesiastiche, cominciò a guardarlo con sospettoT. Stancati, Prognosticum futuri saeculi. Il preannuncio del mondo che verrà, Napoli, Editrice italiana domenicana, 2012, pp. 104-118.. La situazione ebbe un punto di non ritorno la notte del 14 ottobre del 680 quando ci fu una particolare congiura di palazzo contro Wamba, alla quale partecipò, forse a sua insaputa, lo stesso Giuliano. Wamba, che si era attirato molti nemici anche nella nobiltà, si trovò in uno stato di incoscienza, quasi sicuramente a causa di qualche pozione narcotizzante che gli era stata somministrata. Giuliano fu subito chiamato dai cortigiani affinché assistesse il re, come se fosse in fin di vita. Quando fu detto a Giuliano che Wamba in vita aveva più volte espresso la volontà di morire in abito da penitente, il vescovo non esitò a celebrare il rito dell’”ordine della penitenza”La liturgia visigota prevedeva questo rito particolare per il quale tutti i moribondi che lo avessero desiderato si sarebbero resi simili ai pubblici penitenti. Questo comportava che qualora uno lo avesse ricevuto da quel momento non avrebbe più dovuto portare avanti i propri incarichi civili o altri generi di impegni, ma avrebbe dovuto passare il resto dell’esistenza devoto a Dio e in penitenza.. Sempre mentre era sotto effetto di narcotizzanti fu fatto firmare al sovrano un documento in cui dichiarava suo successore Ervigio. Così, quando si destò, Wamba apprese di non essere più il sovrano.
Giuliano era in buoni rapporti con Ervigio già prima che quest’ultimo diventasse sovrano e li rafforzò ancor di più durante il suo regno.
Da un punto di vista religioso, Giuliano era perfettamente consapevole di quanto l’unità religiosa fosse garante dell’unità politica e si adoperò in prima persona per cercare di dare unità alla liturgia spagnola.
Nel corso del suo operato episcopale partecipò a ben quattro concili di Toledo, presiedendone gli ultimi tre: il dodicesimo concilio di Toledo del 681, il tredicesimo del 683, il quattordicesimo del 684 e il quindicesimo del 688.
Durante questi concili si discusse molto sulle conclusioni stabilite dal Papa nel concilio di Costantinopoli del 680 in relazione all’eresia monotelita, conclusioni che non trovarono tutte la condivisione di Giuliano. Di tutto questo si ha un riflesso nell’Apologetico, testo scritto da Giuliano e approvato dal quindicesimo concilio di Toledo, opera che creò forti tensioni con Roma.
Un altro tema molto discusso, che impegnò il dodicesimo concilio, fu l’episodio legato al re Wamba: fu appunto deciso che la penitenza somministrata al re fosse valida e si procedette pertanto con l’unzione del nuovo sovrano Ervigio. Per la comunità di Toledo e per il prestigio di Giuliano fu però di estrema importanza il quindicesimo concilio con il quale fu sancita la superiorità della sede di Toledo su tutte le altre diocesi spagnole.
In conclusione, si può dire che Giuliano fu un uomo molto colto, con un carattere forte, capace di tenere testa persino a Roma, teologo dotato di una grande fede, ma anche abile politico, come i suoi tempi richiedevano.
Giuliano di Toledo morì il 6 marzo del 690 per cause naturali all’interno del palazzo episcopale di ToledoGiuliano morì a soli 48 anni, molto giovane. Le cronache non danno alcuna notizia circa le cause della morte, ma con ogni probabilità si trattò di morte naturale..
Egli fu sepolto nella Chiesa di Santa Leocadia, anche se la sua salma, a causa delle persecuzioni di Abd al-Rahman I, fu poi traslata nei dintorni di Oviedo dando alla località il nome di Santullano.
Egli viene celebrato come santo dalla Chiesa cattolica il 6 di marzo conformemente al Martirologio Romano; tuttavia, l’arcidiocesi di Toledo lo ricorda nel giorno della sua salita alla cattedra toletana, il 29 di gennaio.
Controversie Giuliano di Toledo è stato spesso accusato, in conformità con i suoi tempi, di aver promosso e mostrato un atteggiamento antisemita. In realtà, Giuliano non fu mai un persecutore degli ebrei né tantomeno mai istigò alla violenza contro di loro. Per ovvi motivi Giuliano si poneva su un piano ideologico e religioso diverso rispetto alla comunità ebraica che viveva nella Spagna del suo tempo, ma questo non lo portò mai a varcare il confine tra la differenza di credo e la violenza legata alla propria fede religiosa. La sua battaglia restò su un piano dottrinale e ideologico, senza sfociare mai in atti violenti: al contrario, pare che Giuliano ebbe addirittura ottimi rapporti con alcuni Ebrei della comunità di Toledo del suo tempo. Ma soprattutto non si devono dimenticare le probabili origini giudaiche della sua famiglia fatto che, per quanto grande teologo cristiano, Giuliano dovette tenere in considerazione.
Opere Giuliano praticò i più svariati generi: dalla storia alla grammatica, dall’esegesi alla teologia fino anche alla poesia, come l’amatissimo maestro Eugenio II. Lo stile che adottò in ciascuna di esse cambiava a seconda dell’argomento e del genere dell’opera. Un buon numero di opere di Giuliano ci è giunto per intero, mentre altre sono naufragate nel mare della storia.
Attribuite con certezza Elogium Ildephonsi: si tratta di un testo particolare. È una brevissima biografia di Ildefonso di Toledo, del quale Giuliano fu discepolo e secondo successore come vescovo di Toledo. Quest’operetta si trova inserita nella sezione finale del De viris illustribus dello stesso Ildefonso. Risale al 667, anno della morte di quest’ultimo, in un momento in cui Giuliano era un semplice diacono all’inizio della sua carriera ecclesiasticaT. Stancati, Prognosticum futuri saeculi. Il preannuncio del mondo che verrà, Napoli, Editrice italiana domenicana, 2012, p. 149.. Giuliano aveva conosciuto e ammirato particolarmente Ildefonso prima come proprio maestro e teologo, in seguito come vescovo di Toledo e in questo testo brevissimo decide di omaggiarlo, ricordarlo e consegnarne la vita ai posteri dedicandogli una biografia che si mostra scritta in maniera sobria e semplice, senza l’aggiunta di eventi prodigiosi. Al testo di Giuliano segue un elenco delle opere letterarie composte da Ildefonso. L’Elogium ha fatto discutere la critica poiché, pur essendo un’opera di Giuliano, non viene citata da Felice di Toledo insieme alle altre opere composte dal metropolita di Toledo. Tuttavia, sia la tradizione manoscritta che gli studi sul testo da parte dei critici hanno portato massima certezza sulla paternità dell’opera.
Da un punto di vista della tradizione l’Elogium ha conosciuto due vie di trasmissione: da una parte è stato copiato in aggiunta alla fine del De viris illustribus, dall’altra lo è stato come esordio del De virginitate sanctae Mariae, opera anch’essa di Ildefonso. Ad oggi non è ancora disponibile uno studio di insieme sulla tradizione dell’Elogium. È tuttavia bene sapere che di quest’opera esistono due redazioni: una brevior e una longior. Quest’ultima contiene un episodio in più rispetto alla prima, relativo alla giovinezza di Ildefonso: quest’ultimo sarebbe scappato di casa per abbracciare la vita monastica e il padre, adirato, lo avrebbe inseguito con la spada in mano per riportarlo a casaJ. Carlos Martin, Iulianus Toletanus archiepiscupus, in L. Castaldi - P. Chiesa, Te.Tra 3. La trasmissione dei testi latini nel Medioevo, Firenze, 2008, p. 381.. Entrambe le recensioni presentano codici antichi e non ci sono al momento prove che possano confermare il carattere spurio dell’episodio presente nella longior. Inoltre, è stata individuata una recensione mista, frutto della fusione tra la recensione longior e la Vita sancti Ildefonsi dello Pseudo-CixilaIvi, p. 382.: essa è conservata nel manoscritto Aemil. 47 ff. 136r-141rManoscritto di XI secolo, della Biblioteca de la Real Academia de la Historia, Madrid..
Le edizioni di riferimento ad oggi sono basate in larga misura sul manoscritto León, Archivio-Biblioteca de la Santa Iglesia Catedral, 22. Questo codice infatti tramanda tanto il De viris illustribus quanto il De virginitate sanctae Mariae.
Historia Wambae Regis: si tratta di un’opera storiografica in cui Giuliano narra l’ascesa al trono e le campagne di guerra del nobile visigoto Wamba. LHistoria Wambae Regis presenta una struttura particolare in quanto non è costituita esclusivamente dalla storia in sé, bensì da quattro componenti: unEpistola scritta dal duca Paolo, la Historia vera e propria, unInsultatio e un IudiciumJ. Martínez Pizarro, The Story of Wamba: Julian of Toledo's Historia Wambae regis, Washington DC, Catholic University of America Press, 2005, pp. 3-4..
De comprobatione sextae aetatis mundi adversus Judaeos cum oratione et epistola ad Dominum Ervigium regem: composto nel 686 su richiesta del re Ervigio, il De comprobatione sextae aetatis mundi si inserisce a pieno titolo nel contesto della polemica antiebraica in atto nella Spagna visigota, trattandosi di un’opera che aveva come obiettivo quello di smontare le tesi messianiche degli Ebrei e la loro conversione al cristianesimoC. del Valle, El “De comprobatione sextae aetatis” de Julian de Toledo y el judaismo espanol in Idem, «Estudios Bíblicos» 49 (1991), pp. 251-252..