Cresciuto in un contesto mitteleuropeo, ha tratto il suo pseudonimo dalle due culture, italiana e austriaca, che formarono la sua educazione.Giorgio Luti, Svevo, Il Castoro, Firenze, 1970
Impiegato di varie banche, attività a cui fu costretto per motivi economici, iniziò a cimentarsi con la scrittura in articoli e racconti. Nel 1892 scrisse il suo primo romanzo, Una vita, a cui seguirono Senilità (1898) e la sua opera più celebre La coscienza di Zeno nel 1923 che lo pose all'attenzione della critica. Formatosi sugli scrittori realisti francesi, sulla filosofia di Schopenhauer e gli scritti di Sigmund Freud, Svevo introdusse nella letteratura italiana una visione analitica del reale, sottoposta a una continua interiorizzazione, sempre attenta ai moti della coscienza. L'indagine sull'inconscio, spesso mutuata dall'ironia e dal grottesco, diventa protagonista delle sue opere che presentano sempre un eroe negativo, preso da una "malattia" che altro non è che la condizione di crisi esistenziale di una società priva di valori.Giacinto Spagnoletti, Svevo, Ediz. Accademia, Milano, 1972
Biografia
Aron Hector Schmitz nacque in via dell'Acquedotto (oggi viale XX Settembre n. 16) a Trieste, nell'allora Impero austriaco, la notte tra il 19 e il 20 dicembre 1861, quinto degli otto figli di Franz Schmitz e di Allegra Moravia. È preceduto da Paola, Noemi, Natalia e Adolfo ed è seguito da Elio, Ortensia e Ottavio, mentre altri sette figli non raggiungeranno l'età adulta. La famiglia appartiene alla buona borghesia ebraica: il padre è un commerciante di vetrami figlio di un ungherese, mentre la madre è originaria delle comunità friulane.
Cambierà in seguito il suo nome in Italo Svevo, mentre con lo pseudonimo di Ettore Samigli pubblica i suoi primi lavori.
Nel 1867 entrò, assieme al fratello Adolfo, alle scuole elementari israelitiche di via del Monte, dove allo studio dell'italiano e del tedesco accompagnò quello della tradizione ebraica.E. Ghidetti, Italo Svevo, Roma 1980, pp. 45-46. Nel 1872 passò alla scuola privata commerciale di Emanuele Edeles dove, racconta il fratello Elio che la frequentò a sua volta, «i maestri erano scadenti. Il direttore bravo, ma avaro e ingiusto allo stremo».Lettere a Svevo. Diario di Elio Schmitz, Milano 1973, p. 199. I tre fratelli, all'Edeles, non si dedicavano allo studio, ma la precoce passione di Ettore per la letteratura si manifestò già a quest'altezza, con la lettura furtiva di romanzi francesi non graditi al padre, che voleva avviarlo alla carriera commerciale.E. Ghidetti, cit., pp. 46-47.
Nel 1874 il padre, convinto che la lingua tedesca fosse essenziale per il futuro professionale dei propri figli (in casa si discorreva abitualmente in dialetto triestino), inviò Ettore e Adolfo, e più tardi anche Elio, al Brussel'sche Handels und Erziehungsinstitut di Segnitz, in Baviera. Questo episodio ispirò il racconto incompiuto L'avvenire dei ricordi (1925), in cui due fratelli, inviati in collegio dai genitori, soffrono la separazione dalla famiglia.
Benché italofono dall'infanzia, la sua formazione avviene quindi in un ambiente linguistico prettamente tedesco, elemento che influenzerà profondamente il suo stile letterario portandolo a caratteristiche forzature stilistiche.
Il biculturalismo sarà un elemento importante nella vita dello scrittore, che egli tuttavia (a differenza di molti letterati risorgimentali) non vivrà mai in modo conflittuale o doloroso, ma sempre in armonia, sottolineando anzi la propria doppia culturalità nella scelta dello pseudonimo Italo Svevo. Nel 1878 torna a Trieste e termina il suo percorso di studi commerciali all'Istituto Commerciale "Pasquale Revoltella" senza trascurare la cultura letteraria, leggendo prima i classici tedeschi e successivamente i classici italiani.
Nel 1880, dopo il fallimento dell'azienda paterna, deve iniziare a lavorare presso la filiale cittadina della Banca Union di Vienna, impiego che, sebbene mai amato, mantiene per diciotto anni. Frequentando la Biblioteca civica di Trieste legge i classici italiani e i naturalisti francesi, estendendo i propri interessi anche alla filosofia (Arthur Schopenhauer e Friedrich Nietzsche) e alla scienza, in particolare alle opere di Charles Darwin.
Nello stesso periodo inizia la collaborazione con L'Indipendente, giornale di ampie vedute socialiste, per il quale scrive 25 recensioni e saggi teatrali e letterari. Riesce anche a far pubblicare, rispettivamente nel 1888 e nel 1890, i suoi racconti Una lotta e L'assassinio di via Belpoggio, scritti in lingua italiana sotto lo pseudonimo "Ettore Samigli", cui fanno seguito un terzo racconto e un monologo teatrale. Nel frattempo, nel 1886, Svevo perde suo fratello Elio e inizia a scrivere commedie e (i primi abbozzi già dal 1887) un romanzo.
Nel 1892, anno in cui muore suo padre, avviene la pubblicazione di questo primo romanzo (Una vita), firmato con il definitivo pseudonimo di Italo Svevo e con la data del 1893, inteso, come annotò più tardi lo stesso scrittore in un Profilo autobiografico ad "affratellare la razza italiana a quella germanica"; Notizie biografiche. l'opera viene sostanzialmente ignorata dalla critica e dal pubblico. In quell'anno ha una relazione con la popolana Giuseppina Zergol, che ispirerà poi il personaggio di Angiolina in Senilità. Dopo alcune collaborazioni con il giornale Il Piccolo e una cattedra all'istituto "Revoltella", nel 1895 muore la madre e un anno dopo si fidanza con la cugina Livia Veneziani, figlia di un commerciante cattolico di vernici sottomarine, che sposerà nel 1896 con rito civile e nel 1897, dopo aver abiurato la religione ebraica ed essersi convertito, con matrimonio cattolico. È del 1896 anche la commedia Un ladro in casa.
Dalla loro unione nascerà una figlia, Letizia, che avrà una vita molto lunga (20 settembre 1897-26 maggio 1993) ma anche caratterizzata da molti lutti e tragedie (i suoi tre figli moriranno in guerra, due dispersi in Russia e uno a Trieste durante l'insurrezione contro i nazisti il 1º maggio del 1945).Letizia Schmitz italianizzerà il suo nome in Letizia Svevo in omaggio al padre, poi, dopo il matrimonio, sarà nota come Letizia Svevo Fonda Savio Il matrimonio segna una svolta fondamentale nella vita di Svevo: in primo luogo l'«inetto» trova finalmente un terreno solido su cui poggiare e, di conseguenza, può arrivare a coincidere con quella figura virile che gli sembrava irraggiungibile: il pater familias. Nel 1898 pubblica il secondo romanzo, Senilità; anche quest'opera passa però quasi sotto silenzio. Questo insuccesso letterario lo spinge quasi ad abbandonare del tutto la letteratura. Dimessosi dalla banca, nel 1899 Svevo entra nell'azienda del suocero accantonando la sua attività letteraria, che diventa marginale e segreta. Si apre così un lungo periodo di viaggi d'affari all'estero, che si protrarrà fino al 1914 e lo porterà in Francia, Germania e Inghilterra, oltre che nell'isola di Murano in Sacca Serenella dove la ditta Veneziani aveva uno stabilimento per la produzione di vernici sottomarine, e dove ambienterà una trilogia di racconti rimasti incompiuti (Marianno, Cimutti, In Serenella). Porta con sé un violino senza riuscire però a esercitarsi se non sporadicamente; ha ancora qualche voglia di scrivere e si trova a comporre qualche pagina teatrale e alcune favole. Necessitando di imparare l'inglese per il suo lavoro, nel 1907 prende lezioni private dal giovane scrittore irlandese James Joyce, insegnante della Berlitz School of Languages di Trieste.L'apprendimento della lingua inglese gli era necessario anche perché era incaricato di trattare con l'Ammiragliato britannico la fornitura di una vernice antivegetativa per le carene delle navi da guerra, che battezzò "Moravia": il nome fu ricavato da Svevo dal cognome di una parente dal lato di madre, parente che aveva in comune con Alberto Pincherle. La coincidenza dell'utilizzo dello stesso sintagma, sia per la vernice che per lo pseudonimo di Moravia trent'anni dopo, ha intrigato Primo Levi, che ne fece cenno in un'intervista resa a Philip Roth e pubblicata il 26 e 27 novembre 1986 sulla Stampa. Joyce lo incoraggia a scrivere un nuovo romanzo e intorno al 1910, grazie al cognato Bruno Veneziani, che su consiglio di Edoardo Weiss si reca a Vienna e cerca di farsi curare da Sigmund Freud, entra così in contatto con la psicoanalisi freudiana (per parte sua Svevo nel 1911 conosce e frequenta Wilhelm Stekel, allievo di Freud che si sta occupando del rapporto tra poesia e inconscio): entrambi gli eventi influenzeranno la successiva produzione letteraria.
Allo scoppio della prima guerra mondiale l'azienda nella quale lavora viene chiusa dalle autorità austriache (il suocero morirà nel 1921), Joyce si allontana e torna a Trieste solo nel 1919, per poi recarsi però definitivamente a Parigi (dove Svevo lo andrà a trovare più volte). Durante tutta la durata della guerra lo scrittore rimane nella città natale, cercando di restare il più possibile neutrale di fronte al conflitto.
In questo periodo approfondisce la conoscenza della letteratura inglese; si interessa alla psicoanalisi e traduce L'interpretazione dei sogni di Sigmund Freud, che influenzerà notevolmente la sua opera successiva. In seguito accetta di buon grado l'occupazione italiana della città e, dopo la guerra, con il definitivo passaggio di Trieste al Regno d'Italia, collabora al primo importante giornale triestino italiano, La Nazione, fondato dall'amico Giulio Cesari. Prende la cittadinanza italiana e italianizza in Italo Svevo il nome che aveva adottato, ossia Ettore Schmitz.
Nel 1919 collabora con il giornale La Nazione e inizia a scrivere La coscienza di Zeno, poi pubblicata nel 1923, ancora senza successo, fino al 1925, quando l'amico Joyce la propone ad alcuni critici francesi (in particolare a Valéry Larbaud che ne scrive sulla «NRF» e a Benjamin Crémieux), mentre in Italia Eugenio Montale, in anticipo su tutti, ne afferma la grandezza: sul numero di novembre/dicembre 1925 dell'"Esame" parla di "poema della nostra complessa pazzia contemporanea". Scoppia così il "caso Svevo", una vivace discussione attorno allo scritto su Zeno. Tra i primi estimatori sono da ricordare anche Sergio Solmi, Giuseppe Prezzolini, Anton Giulio Bragaglia e Giorgio FanoQuando "La coscienza di Zeno" ebbe successo, Svevo disse a Giorgio Fano: "dopo tante che ghe n'ho passà, anca la gloria me doveva capitar!".
Non aderisce al fascismo ma nemmeno si oppone, a differenza del genero Antonio Fonda Savio, futuro antifascista e partigiano del CLN.Italo Svevo per paura del fascismo voleva cambiare la Vita Tullio Kezich ha dichiarato che Svevo si iscrisse alla Corporazione fascista degli Industriali ("Fulvio come Zeno, antieroe vincente", Il Piccolo, 21 gennaio 2001). Nel 1926 la rivista francese Le navire d'argent gli dedica un intero fascicolo; nel 1927 tiene una famosa conferenza su Joyce a Milano e nel marzo 1928 viene festeggiato a Parigi tra altri noti scrittori, tra cui Isaak Ėmmanuilovič Babel'.