La teoria del vaccino orale antipolio all'origine dell'AIDS è una teoria, non accreditata dalla comunità scientifica internazionale, affermante che l'epidemia di HIV/AIDS si sia sviluppata alla fine degli anni cinquanta a causa della contaminazione di uno o più lotti di vaccini orali antipolio con un SIVcpz, un virus degli scimpanzé ritenuto dalla comunità scientifica il progenitore del virus HIV-1. Studi filogenetici e modelli di biologia molecolare contraddicono la teoria e di conseguenza la maggioranza della comunità scientifica considera l'ipotesi confutata.
Secondo questa teoria, l'origine è dovuta a sperimentazioni effettuate fra il 1957 e il 1960 nell'allora Congo Belga e nel Ruanda-Urundi (attuali Repubblica Democratica del Congo, Ruanda e Burundi) su oltre un milione di persone con un vaccino sperimentale denominato CHAT e sviluppato da Hilary Koprowski dell'Istituto Wistar di Filadelfia.Courtois G, Flack A, Jervis GA, Koprowski H, Ninane G (1958) "Preliminary report on mass vaccination of man with live attenuated poliomyelitis virus in the Belgian Congo and Ruanda-Urundi" British Medical Journal 2:187-190 onlineLeBrun A, Cerf J, Gelfand HM, Courtois G, Plotkin SA, Koprowski H (1960) "Vaccination with the CHAT strain of type 1 attenuated poliomyelities virus in Leopoldville, Belgian Congo 1. Description of the city, its history of poliomyelitis, and the plan of the vaccination campaign" Bull World Health Organ. 22:203-13 online
La comunità scientifica internazionale ha confutato valutando che le prove disponibili non supportano questa teoria.
La basi della teoria HIV e virus delle scimmie
Due sierotipi di HIV sono noti nell'uomo: HIV-1 e HIV-2. Nonostante entrambi i virus siano in grado di provocare immunodeficienza nell'uomo (AIDS), le due specie sono a tal punto diverse fra loro da necessitare di due test distinti per l'individuazione. È largamente accettato dalla comunità scientifica che ambedue i virus derivino da virus delle scimmieB.H. Hahn, G.M. Shaw, K.M. De Cock, P.M. Sharp, AIDS as a zoonosis: scientific and public health implications, "Science", 287(5453), 28 gennaio 2000, 607-14. (SIV). Nello specifico si considera che il progenitore del virus HIV-2 sia il SIVsm, un virus ritrovato naturalmente nelle scimmie della specie cercocebo moro, mentre si ritiene che il progenitore del virus HIV-1 sia il SIVcpzF. Gao, E. Bailes, D.L. Robertson, Y. Chen, C.M. Rodenburg, S.F. Michael, L.B. Cummins, L.O. Arthur, M. Peeters, G.M. Shaw, P.M. Sharp, B.H. Hahn, Origin of HIV-1 in the chimpanzee Pan troglodytes troglodytes, "Nature", 4 febbraio 1999, 397, 436-41. Vedi pure R.A. Weiss, R.W. Wrangham, From Pan to pandemic, "Nature", 4 febbraio 1999, 397, 385-6.S. Corbet, M.C. Muller-Trutwin, P. Versmisse, S. Delarue, A. Ayouba, J. Lewis, S. Brunak, P. Martin, F. Brun-Vezinet, F. Simon, F. Barre-Sinoussi, P. Mauclere, env sequences of simian immunodeficiency viruses from chimpanzees in Cameroon are strongly related to those of human immunodeficiency virus group N from the same geographic area, "J. Virol.", gennaio 2000, 74(1), 529-34., un virus degli scimpanzé. Diverse teorie sono state sviluppate per spiegare come possa essere avvenuto questo passaggio fra specie (zoonosi), in considerazione anche della capacità di trasmissione relativamente bassa di queste specie di virus.
Teoria dominante e altre teorie comparabili La teoria dominante (a volte definita teoria del cacciatore) propone che il passaggio del virus sia avvenuto involontariamente durante la macellazione delle carni di scimmiaP.A. Marx, Y. Li, N.W. Lerche, S. Sutjipto, A. Gettie, J.A. Yee, B.H. Brotman, A.M. Prince, A. Hanson, R.G. Webster et al., Isolation of a simian immunodeficiency virus related to human immunodeficiency virus type 2 from a west African pet sooty mangabey, "J Virol", agosto 1991, 65(8), 4480-5., consumate come alimento in molte regioni dell'AfricaPETERSON, D., AMMANN, K. Eating Apes. Berkeley: University of California Press, 2003.. Altre teorie però ritengono che la teoria del cacciatore non sia sufficiente a spiegare l'insorgenza della pandemia di AIDS solo nel XX secolo, visto che le scimmie fanno parte della dieta africana da centinaia, se non migliaia di anni.
La teoria del riutilizzo seriale delle siringhe non-sterili completa la teoria del cacciatore proponendo che la diffusione e l'adattamento del virus al corpo umano sia avvenuto attraverso il riutilizzo ripetuto in Africa di aghi non sterilizzati durante le campagne di vaccinazione e le cure ospedaliere ordinarieP.A. Marx, P.G. Alcabes, E. Drucker, Serial human passage of simian immunodeficiency virus by unsterile injections and the emergence of epidemic human immunodeficiency virus in Africa, "Philos Trans R Soc Lond B Biol Sci", 29 giugno 2001, 356, 911-20; E. Drucker, P.G. Alcabes, P.A. Marx, The injection century: massive unsterile injections and the emergence of human pathogens, "Lancet", 8 dicembre 2001, 358(9297), 1989-92.. L'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha riconosciuto il problema della sterilizzazione degli strumenti medici come un'emergenza per molti paesi in via di sviluppo.
Un'altra teoria (poco discussa) riapre il capitolo delle sperimentazioni con sangue e tessuto di scimmie, effettuate nel XX secolo. Nella letteratura medica si incontravano fra il 1922 e il 1955 "diversi casi in cui a umani era stato iniettato sangue di scimmia contenente parassiti della malaria" per scopi terapeuticiC. Gilks, AIDS, monkeys and malaria, "Nature", 354(6351), 28 novembre 1991, 262; C. Gilks, Man, monkeys and malaria, "Philos. Trans. R. Soc. Lond. B Biol. Sci.", 356, 29 giugno 2001, 921-2..
Una variante di quest'ultima pone l'attenzione, invece, sugli "innesti testicolari" effettuati da Serge Voronoff a centinaia di persone soprattutto nella prima metà del secolo, in cui pezzetti di testicoli, in particolare di scimpanzé, venivano iniettati nel muscolo retto dell'addome o nella borsa scrotale.R.G. Gosden, AIDS and malaria experiments, "Nature", 23 gennaio 1992, 355(6358), 305.
La teoria del vaccino orale antipolio propone invece che il passaggio del virus dalle scimmie all'uomo sia dovuto a vaccini sperimentali antipolio contaminati.
Produzione dei vaccini antipolio e SV40
Come per molti altri vaccini, il procedimento alla base della produzione di vaccini antipolio consiste nella coltivazione su scala industriale dei vari ceppi del virus della poliomielite in colture di tessuti animali o linee cellulari umane. Nel caso specifico dei vaccini orali antipolio durante tutto il XX secolo sono state utilizzate colture di tessuti di rene di scimmia.
I vaccini antipolio si dividono essenzialmente in due tipi: vaccini inattivati contenenti virus uccisi, iniettati per via intramuscolare, e vaccini attenuati contenenti virus vivi ma privati dell'attività patogena, somministrati per via orale. Il ricercatore Jonas Salk sviluppò il primo vaccino inattivato ritenuto sicuro ed utilizzato per le campagne di vaccinazione di massa effettuate a partire dal 1954 negli Stati Uniti, seguito poi dal vaccino orale attenuato sviluppato da Albert Sabin e sperimentato con successo alla fine degli anni Cinquanta in URSS. Durante tutti gli anni Cinquanta venivano utilizzate, nella produzione di ambedue i vaccini, esclusivamente scimmie asiatiche (Macaco rhesus). Nel 1960 però si scoprì che questo tipo di scimmie risultava naturalmente infetto con un virus, denominato poi SV40.
L'identificazione dell'SV40B.H. Sweet, M.R. Hilleman, The vacuolating virus, S.V. 40, "Proc. Soc. Exp. Biol. Med.", 105, novembre 1960, 420-7. e il suo ritrovamento in numerosi lotti di vaccini sia Salk che SabinK. Shah, N. Nathanson, Human Exposure to SV40: Review and Comment, "Am.J.Epidemiol.", 103, 1976, 1-12. provocarono una certa apprensione nella comunità scientifica, poiché un primo test dimostrava il potere cancerogeno di questo virus nei cricetiA.J. Girardi, B.H. Sweet, V.B. Slotnick, M.R. Hilleman, Development of tumors in hamsters inoculated in the neonatal period with vacuolating virus, SV-40, "Proc. Soc. Exp. Biol. Med.", 109, marzo 1962, 649-60..
Il Dr. Koprowski, uno dei pionieri nella ricerca di un vaccino antipolio, aveva proposto energicamente di non usare più scimmie nella produzione dei vaccini, in quanto altri virus non identificati potevano nascondersi nelle colture di tessuti di rene di scimmiaH. Koprowski, S. Plotkin, Notes on Acceptance Criteria and Requirements for Live Poliovirus Vaccines, WHO document WHO/BS/IR/85, 1º novembre 1960..
Invece di passare a linee di cellule umane (HCL), come proposto da Koprowski, si scelse semplicemente di abbandonare l'impiego di scimmie asiatiche, infettate in gran percentuale dall'SV40, e di utilizzare scimmie africane, che invece risultavano essere prive di questo agente virale.
Con le prime osservazioni sulla popolazione vaccinata con i vaccini contaminati dall'SV40 la comunità scientifica si tranquillizzò, poiché sembrava che la sorte avesse voluto che questo virus fosse innocuo nell'uomo (anche se studi recenti hanno riaperto il casoM. Carbone et al., Simian Virus 40-Like DNA Sequences in Human Pleural Mesothelioma, "Oncogene", 9, 1994, 1781-1790. e (BOOKCHIN, D. et al., "The Virus and the Vaccine : The True Story of a Cancer-Causing Monkey Virus, Contaminated Polio Vaccine, and the Millions of Americans Exposed", 2004)).
I sostenitori della teoria del vaccino orale antipolio sostengono che il caso dell'SV40 rappresenti un precedente che avvalora la plausibilità del passaggio dalle scimmie all'uomo attraverso vaccini antipolio dei virus progenitori degli HIV.
Le sperimentazioni nel Congo belga e nel Ruanda-Urundi
È generalmente accettato dalla comunità scientifica che l'epicentro dell'epidemia di HIV-1 è l'Africa Sub-sahariana. I primi studi degli anni Ottanta puntavano soprattutto alla zona dei grandi laghiR.J. Biggar, M. Melbye, L. Kestens et al., Seroepidemiology of HTLV-III antibodies in a remote population of eastern Zaire, "Br.Med.J.", 290, 16 marzo 1985, 808-810. (R.J. Biggar, P.L. Gigase, M. Melbye, L. Kestens, P.S. Sarin, A.J. Bodner, P. Demedts, W.J. Stevens, L. Paluku, C. Delacollette et al., ELISA HTLV retrovirus antibody reactivity associated with malaria and immune complexes in healthy Africans, "Lancet", 2(8454), 7 settembre 1985, 520-523 e R.J. Biggar, Possible nonspecific association between malaria and HTLV-III/LAV, "N.Engl.J.Med.", 15(7), 14 agosto 1986, 457-458). (D.B. Hrdy, Cultural practices contributing to the transmission of human immunodeficiency virus in Africa, "Rev.Infect.Dis.", 9(6), 12 novembre 1987, 1109-1119)., mentre gli studi più moderni si focalizzano in un'area più a Ovest (Camerun).
La traccia più vecchia di HIV-1 nell'uomo è del 1959 ed è stata rinvenuta in un campione di sangue prelevato nell'allora Leopoldville (attuale Kinshasa, Rep. Dem. del Congo)T. Zhu, B.T. Korber, A.J. Nahmias, E. Hooper, P.M. Sharp, D.D. Ho, An African HIV-1 sequence from 1959 and implications for the origin of the epidemic, "Nature", 5 febbraio 1998, 391(6667), 594-7. Vedi anche S. Wain-Hobson, Immunodeficiency viruses. 1959 and all that, "Nature", 5 febbraio 1998, 391(6667), 531-2..