La valle del Vomano (popolarmente denominata val Vomano) è una vasta valle fluviale che si estende longitudinalmente nella parte settentrionale dell'Abruzzo, tra le province di L'Aquila e Teramo, lungo il percorso del fiume Vomano: si distingue nei tre tratti dell'alto, medio e basso Vomano.

Geografia

La valle viene morfologicamente distinta nei tre tratti dell'alto, medio e basso Vomano. L'alto Vomano — compreso per una piccola parte nella provincia dell'Aquila — ricade nel vasto territorio del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, essendo stretto tra i due massicci posti rispettivamente a sud e a nord del bacino fluviale, mentre ad ovest lambisce la riserva naturale del Lago di Campotosto. Sino a Montorio al Vomano la valle è inoltre costeggiata dalla strada statale 80 del Gran Sasso d'Italia e caratterizzata dalla presenza di centrali idroelettriche.

La media e la bassa valle del Vomano si estendono interamente in provincia di Teramo lungo la parte terminale del corso del fiume e sono attraversate dalla strada statale 150 della Valle del Vomano che consente il collegamento tra Montorio al Vomano e Roseto degli Abruzzi. In questo tratto il bacino fluviale si allarga consistentemente, arrivando a confinare con la valle del Tordino a nord e la valle del Piomba a sud. La valle termina alla foce del fiume, situata tra i territori di Roseto degli Abruzzi e Pineto.

Centri abitati I principali centri abitati ricadenti nella valle, o sul perimetro della stessa, sono i seguenti (in ordine da monte verso valle):

Ortolano (Campotosto) Crognaleto Fano Adriano Montorio al Vomano Basciano Penna Sant'Andrea Val Vomano Villa Vomano Canzano Castellalto Castelnuovo Vomano Castelbasso Cermignano Guardia Vomano Cellino Attanasio Morro d'Oro Notaresco Atri Roseto degli Abruzzi Scerne Pineto

Descrizione L'alto Vomano ricade nel vasto territorio del Parco nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, stretto tra i due massicci del Gran Sasso posti rispettivamente a sud e a nord del bacino fluviale. Fino a Montorio al Vomano la valle è costeggiata dalla strada statale 80 del Gran Sasso, e caratterizzata dalla presenza di centrali idroelettriche. L'economia della valle è agricola e industriale, vi sono dislocate tre centrali idroelettriche dell'Enel con relativi invasi artificiali, la Centrale idroelettrica di Provvidenza a Campotosto, la centrale di Piaganini e la Centrale "Ignazio Silone" ex San Giacomo, a Fano Adriano.

La vallata era attraversata dalla romana via Cecilia, una diramazione della consolare via Salaria, che valicando il Passo delle Capannelle sul Gran Sasso, proseguiva verso Roma, passando per Amiternum (L'Aquila), e verso l'Adriatico attraversava Interamnia (Teramo) e poi Hadria (Atri), giungendo al mare di Castrum Novum (Giulianova). Il termine di questa valle è più a sud di Giulianova, tra Roseto e Pineto, dove sfocia il fiume.

Da Crognaleto a Colle della Pietra Partendo da Crognaleto si va verso la Valle Vaccaro-Cervaro, percorrendo la discesa della strada provinciale 45, si oltrepassa il bivio di Valle Vaccaro e si prosegue sino al borgo di Cervaro; si oltrepassa il bivio per Frattoli, e si sale a Cesacastina. Arrivati al paese, si gira sulla destra dietro una scuola, dove inizia la strada sterrata; si sale sino al pianoro di Prati delle Macchie, dove si trova uno storico stazzo del tratturo; si prosegue verso il bosco per arrivare a Colle della Pietra, sino al bivio per Altovia, il paese è a 1183 m., poi si procede per la discesa sino al bivio della strada provinciale 45, e si svolta in direzione San Giorgio-Crognaleto.

Da Nerito a Tottea Dalla piazza della chiesa madre di Nerito, si prosegue per la strada che attraversa le svolte del paese, si prende una stradina in salita, e inizia il sentiero pianeggiante, entrando nel bosco di faggi e querce di Colle Luzio, sino ad arrivare al borgo di Paladini (807 m) sulla strada statale 80.

Oltrepassando la Foresteria Locanda del Cervo, si attraverso il Vomano sul ponte della statale, e poi si svolta a destra lungo la vecchia strada sterrata per il paese di Tottea. Superata la zona ripida e rocciosa si prosegue in pianura sino alla piazzola di ingresso di Tottea, dove si trova un altare sacro alla Madonna, ricavato dalla roccia. Il percorso è caratterizzato da scorci panoramici che si aprono sui Monti della Laga e la valle del medio Vomano, percorrendo in discesa la valle del Torrente Rocchetta, si ammira la distesa faggeta inframmezzata da esemplari di abete bianco, tasso e agrifoglio. Seguendo alcuni fossi del torrente Rocchetta, si arriva a percorrere una comoda pista per superare il fosso Nerito e giungere alla frazione omonima.

Dalla Val Vomano al Gran Sasso Il percorso inizia da Montorio, caratteristico centro storico con la chiesa madre di San Rocco, due monasteri, uno dei Cappuccini e un altro dei padri Zoccolanti, e il palazzo marchesale sulla piazza. La strada porta verso il ghiacciaio del Calderone, e si entra nel borgo di Pietracamela, detto "paese della roccia", un centro storico reso unico dalle viuzze, dalle abitazioni in conci irregolari, e le chiese romaniche, come quella di San Rocco e quella madre di San Giovanni. Oltre Pietracamela, il sentiero sale sino ad arrivare ai Prati di Tivo, e alla cabinovia "La Madonnina".

Il secondo itinerario è quello che conduce ai Monti della Laga, attraverso la statale 80, detta "Strada Maestra del Parco"; tra i verdi altipiani e i boschi rigogliosi, si scoprono il folklore e le tradizioni dei paesetti locali, come Senarica, Poggio Umbricchio, Macchia Vomano e Crognaleto, la frazione maggiore di questo comune sparso. Di interesse le varie chiese romanico-rinascimentali, come la chiesa di San Silvestro, dell'Assunta, di Santa Caterina, e il tempietto della Madonna della Tibia.

Tra la val Vomano e la valle del Tordino: la via Cecilia È uno dei tratti più interessanti della valle del Tordino. Si parte da Padula frazione di Cortino (932 m), immersa nei boschi dei Monti della Laga; nei pressi del vecchio mulino si imbocca il sentiero Italia lungo la tappa del Ceppo, e si raggiunge Ponte Flammagno; facendo una deviazione si arriva qlle cascate di Cantagalli, in cui il fosso della Cavata confluisce nel fiume Tordino. Si raggiunge infine la radura delle Macere (1140 m) e attraversando il fosso della Cavata su ponticello di ferro, si raggiunge la strada sterrata che guarda verso il Tordino, attraverso cui si scende a Padula,

Il percorso verso Teramo segue l'antico tracciato romano della via Cecilia, realizzata nel 293 a.C. quando ci fu la conquista del territorio Sabino e dei Pretuziano, ottenuta con una campagna militare condotta dal console Manio Curio Dentato. L'assorbimento del territorio dei Pretuzi fu conseguito mediante le fondazioni della colonia latina Hatria (Atri) e Castrum Novum (Giulianova) nel 268-84 a.C.

Le fondazioni coloniali romane prevedevano la creazione o sistemazione di assi viari preesistenti, che potessero garantire un controllo diretto di Roma sul nuovo territorio occupato; questa necessità probabilmente nacque anche dallo sfruttamento delle saline adriatiche, nel momento in cui le saline di Ostia non potevano più essere sufficienti al fabbisogno del nuovo stato romano in espansione. Nel primo tratto la via Cecilia ricalcava la già precedente via Salaria raggiungendo Interocrium (Antrodoco), da qui se ne distaccava e proseguiva verso Amiternum (L'Aquila), per poi risalire verso l'Appennino nel valico delle Capannelle. Presso l'antico abitato dell'attuale Poggio Umbricchio, cadeva il miliari CIII, proseguiva sino al paese di Montorio. La Cecilia, continuava da qui un doppio itinerario in funzione delle due colonie adriatiche, un asse attraverso Valle San Giovanni, miliario CXIII, raggiungeva Interamnia (Teramo) e poi proseguiva loungo il basso Tordino sino a Castrum Novum; invece il secondo braccio seguiva il Vomano e raggiungeva Hatria.

Montorio

Lungo il fiume Vomano, si trovava il tempio di Ercole, in posizione superiore e distaccata dall'attuale centro storico di Montorio. Notevole importanza storico-archeologica riveste questo tempio, scoperto nel 1865, della struttura si conservano resti cospicui della cella con pavimento mosaicato, realizzato in opus tessellatum con tessere di calcare bianche e riquadratura a tessere nere. Il pavimento riporta l'iscrizione dedicatoria che grazie alla menzione della coppia consolare romana in Pretuzia, che lo fece restaurare, può essere precisamente datata al 55 a.C. L'epigrafe, oltre a restituire il nome della divinità cui il tempio era dedicato, fornisce indicazioni sulla realizzazione dell'edificio, ad opera dei magistrati del vicus. Presso Crognaleto, andando al centro di Piano Vomano, si trova la testimonianza archeologica della strada "Maestra del Parco", le mura megalitiche di Colle del Vento, un tratto di mura in opera quadrata, a controllo dell'alta valle del Vomano.

Teramo - Necropoli di Ponte Messato / Ponte degli Impiccati

In epoca romana anche la città di Interamnia si dotò di un cimitero pubblico, ossia una necropoli, le aree sepolcrali si disponevano lungo le vie extraurbane, nel rispetto delle Leggi delle XXII Tavole, la sepoltura di Ponte Messato infatti, in contrada Cona lungo via Cavalieri di Vittorio Veneto, fiancheggiava l'antica via Cecilia, in direzione di Amiternum; un'altra necropoli doveva essere collocata lungo la strada che da Interamnia portava verso il mare a Castrum Novum. Da questa necropoli provengono due iscrizioni funebri con la menzione di un Archipeta Eunuchus, e di una Valeria Praetuttiorum, nonché un'altra dedicata a Quinto Poppeo, patrono del municipio e della colonia di Teramo, esposta oggi al Museo archeologico "Francesco Savini" di Teramo.Il sito archeologico di Ponte Messato fu individuato nel 1961 presso la cappella della Madonna della Cona, e scavato nuovamente nel 2000-2008; le strutture riemerse appartengono a una vasta area sepolcrale interessata da deposizioni che coprono un arco cronologico, che va dal IX secolo a.C. sino all'età imperiale (II sec. d.C.) La parte italica del IX-XVI sec. a.C è a inumazione, mentre quella romana è a incinerazione, sino al II secolo, quando si riafferma il tipo di inumazione con tombe a cappuccina.

Della necropoli italica sono stati individuati altri due nuclei di sepolture monumentali, distinti per tipologia e localizzazione: il nucleo originario è localizzato nel fosso Messato, che ha restituito monumenti funerari a circolo di pietre con fossa centrale, e ricchi corredi maschili e femminili. L'altro nucleo posto a sud del sito, è costituito da 5 tombe di bambini compresi tra i primi mesi di vita e i 10 anni, sepolti in monumenti a circolo, e in fosse terragne per i neonati. Il mausoleo più ricco di Ponte Messato raggiungeva 3 metri d'altezza, era allineato alla strada dove 2 cippi indicavano i confini di proprietà dell'area sepolcrale del defunto, Sextus Histimennius; all'interno della sepoltura furono recuperati frammenti a transenna e una statua in marmo bianco, datata I secolo d.C., raffigurante il defunto in veste di togato. In un altro mausoleo sono stati recuperati più di 100 frammenti in osso combusti, pertinenti a un letto funebre con raffigurazioni umane, animali e vegetali.

'Area archeologica di Largo Madonna delle Grazie