La battaglia di Giarabub venne combattuta tra il dicembre del 1940 e il marzo 1941 durante la campagna del Nordafrica della seconda guerra mondiale, e vide la sconfitta dei reparti italiani, presso il villaggio libico di Giarabub, ad opera delle truppe australiane in forza alla Western Desert Force britannica.

In seguito all'invasione italiana dell'Egitto e alla consecutiva Operazione Compass britannica, alla presa di Sidi Barrani e all'inseguimento inglese della 10ª Armata italiana per tutta la Cirenaica, l'oasi di Giarabub fu posta sotto assedio dalla 6ª Divisione di Fanteria australiana. Il 6º Reggimento di Cavalleria australiano pose l'assedio all'oasi nel dicembre 1940, isolando Giarabub e lasciando la guarnigione italiana dipendente esclusivamente dalla Regia Aeronautica. Il trasporto aereo però fu insufficiente e la fame spinse molte delle truppe locali alla diserzione, tanto che gli australiani, a febbraio 1941, avevano catturato fino a 620 libici nel deserto circostante l'oasi.. Dopo essere stati rinforzati dal 9º Battaglione e da una batteria del 4º Reggimento Reale d'Artiglieria, gli australiani attaccarono Giarabub il 17 marzo 1941 obbligando gli italiani ad arrendersi il 21 marzo.

Antefatti Giarabub Giarabub è un'oasi nel deserto libico a circa 320 km a sud di Bardia e 65 km dal confine con l'Egitto. Il grande mare di sabbia del deserto sahariano si estende a sud e il villaggio, abitato da civili durante la battaglia, si trova sotto il livello del mare, a ovest di una palude di sale, ed è circondato da catene di pendii seguiti da aree sabbiose che bloccavano gli automezzi nemici.. L'oasi è la più occidentale di una serie di oasi al limitare del Sahara verso l'Egitto. Nel 1940, era l'avamposto di frontiera italiano più meridionale lungo il confine con il territorio egiziano..La tomba di Muhammad ibn Ali al-Sanusi era stata costruita a Giarabub e l'oasi divenne il centro della resistenza al colonialismo europeo. I britannici proibirono di danneggiare la tomba di Sanusi o la moschea. ()

Giarabub possedeva una guarnigione italiana dal 1925, dopo essere stata ceduta alla Libia dall'Egitto per decisione britannica. Nel 1940, vi erano 1 350 soldati italiani e 750-800 soldati libici,. in quattro compagnie di guardie di frontiera, cinque di fanteria libica, un plotone di genieri libici, una compagnia di artiglieria con 14 cannoni da 47/32 Mod. 1935, 4 cannoni da 77/28 e 16 cannoni-mitragliere da 20/77, unità di segnalazione, un ospedale da campo e una sezione di rifornimento del maggiore Salvatore Castagna.. Le difese erano trincerate e vi erano fossi anticarro, reticolati, capisaldi, posti di osservazione ed opere campali; le difese dell'epoca della guerra italo-turca, con centro nevralgico la ridotta Marcucci, furono sgomberate perché ritenute troppo vulnerabili.. Giarabub era inoltre il capolinea di una lunga via di rifornimento, resa peggiore dalla mancanza di veicoli. L'esercito italiano infatti mancava della mobilità necessaria a mantenere gli avamposti contro un'opposizione e poteva ricevere solo una modesta quantità di rifornimenti aerei..

Gli australiani Il 2 dicembre 1940, lo Squadrone B del 6º Reggimento di Cavalleria australiano, della 6ª Divisione australiana, fu inviato dal comando della Western Desert Force all'oasi di Siwa, in Egitto, a circa 65 km a est di Giarabub, per dare il cambio ad una forza britannica lì presente da settembre. Il 6º Reggimento doveva aver avuto dei carri leggeri Vickers e Bren carrier ma pochi erano disponibili e quelli che lo erano si dimostrarono inaffidabili nel deserto. Lo Squadrone A possedeva mezzi corazzati mentre il B e C erano equipaggiati con 15 autocarri da 750 kg e 30 da 1 500 kg.

L'11 dicembre, dopo una settimana di pattugliamento, venne eseguito un raid dallo Squadrone B a Garn-el-Grein, a 65 km a nord di Giarabub. Gli australiani si trovarono però in inferiorità e si ritirarono dopo che giunse la fanteria italiana in automezzi e vi furono tre attacchi aerei... Il 14 dicembre, lo stesso squadrone effettuò un'imboscata e distrusse un convoglio vicino a Forte Maddalena e, in seguito, scovarono un'isolata Giarabub, pronta ad essere attaccata.. Il 31 dicembre, il 6º Reggimento subì la sua prima perdita, quando una pattuglia fu obbligata a ritirarsi dopo essere finita sotto il fuoco d'artiglieria che causò due morti e la distruzione di tre veicoli...

Preludio L'assedio Il 20 dicembre, lo Squadrone C condusse una ricognizione segreta delle difese esterne di Giarabub. Il 24 dicembre, parte dello Squadrone B attaccò e catturò un avamposto a Ain Melfa, all'estremità orientale della palude di sale, facendola diventare un avamposto britannico. Con la cattura anche di El Qaseibieya, molto a sud-ovest della palude, gli australiani dominarono l'area a ovest di Giarabub. Il 25 dicembre, una ricognizione in forze dello Squadrone C incontrò una resistenza sotto forma d'artiglieria e attacchi aerei. La notte seguente, in un raid su una postazione di cannoni gli italiani furono obbligati a ritirarsi dopo essere stati riconosciuti; un uomo fu catturato.. L'8 gennaio 1941, un convoglio fu distrutto dalla RAF vicino Giarabub. Questo fu l'ultimo tentativo italiano di rifornire l'oasi via terra, dopo la sconfitta della 10ª Armata e l'inizio dell'Operazione Compass....

La Regia Aeronautica fece diversi tentativi di rifornire l'oasi via aria ma il 4 gennaio, quattro cannoni da campo Ordnance QF 25 lb giunsero da Siwa; il 9 gennaio, i cannoni bombardarono le piste italiane a Giarabub, abbattendo un aereo da trasporto e rendendo inoperativi due cannoni da campo e la pista stessa che non permise più l'atterraggio di aerei con i rifornimenti. I lanci aerei erano insufficienti per rifornire la guarnigione adeguatamente. Le truppe libiche iniziarono a disertare e per la fine di febbraio 620 di essi erano stati catturati; le truppe regolari invece tennero le posizioni. Il 6º Reggimento osservò e fece pressione ai difensori dell'oasi ma non ebbe la forza di attaccare direttamente. Un atterraggio oltre le difese fu ideato dalla RAF oltre Siwa ma la mancanza di velivoli rese il piano inattuabile. Piccoli rifornimenti italiani furono lanciati in continuazione ma le razioni della guarnigione furono drasticamente limitate.

Da parte italiana, l'assedio fu duro principalmente per la carenza di rifornimento e l'obbligo del razionamento. Oltre ai soldati, anche i civili facevano la fame e gli italiani davano ciò che avevano a loro, razionando quel che rimaneva.. I soldati di pattuglia dovevano uscire dalla guarnigione ogni giorno prima dell'alba per raggiungere le creste dei pendii e osservare il nemico. Il viaggio però avveniva per mezzo di vecchi camion rumorosi, ben udibili anche dagli australiani che poteva quindi indirizzare gli attacchi per occupare le postazioni italiane.. Gli australiani inoltre cercavano di tenere sotto pressione gli assediati con un costante e cadenzato fuoco d'artiglieria verso la piazzaforte, con alcuni proiettili che neppure esplodevano a causa della sabbia che non dava resistenza sufficiente per far detonare il colpo all'impatto. Ad ogni modo, la piazzaforte era sicura per gli italiani, che non subirono vittime né feriti..

Nel frattempo, gli assediati ricevettero notizia che il comando definiva la ritirata italiana sulla costa come strategica e si vantava del fatto che i suoi soldati mantenevano il controllo di Giarabub, sul confine con l'Egitto, territorio nemico.. La controparte australiana intanto lanciò dagli aerei volantini che incitavano gli italiani ad arrendersi, altrimenti sarebbero morti di fame e da loro schiacciati.. Il giorno precedente l'attacco conclusivo australiano, giunse un messaggio direttamente da Rommel che chiedeva agli italiani di resistere, poiché ben presto sarebbero giunti in loro soccorso..

I preparativi australiani Al generale George Wootten, comandante della 18ª Brigata di Fanteria australiana, parte della 6ª Divisione, venne ordinato di prendere Giarabub, ma una mancanza di trasporti ridusse l'operazione di rifornimento del battaglione, al quale era stato detto di terminare l'assedio in dieci giorni. Le forze di Wootten furono assemblate a partire dal 9º Battaglione di Fanteria australiano, rinforzato da una compagnia di fanteria, un plotone di mortai, uno di mitraglieri e uno contraereo, oltre ad una batteria del 4º Reggimento Reale Artiglieria, con dodici cannoni da 25 libbre. Gli australiani non avevano però supporto aereo, poche munizioni e niente carri armati.. La ricognizione australiana sulle difese di Giarabub avvenne il 12 e il 16 marzo, trovando una pista per i camion a sud del terreno paludoso e uno spazio libero tra le linee di filo spinato, largo a sufficienza per un veicolo. Nel frattempo, una piccola unità italiana, a bordo di camion, tentò di aggirare gli australiani in ricognizione, ma furono respinti dall'artiglieria..

Le alture a sud del villaggio furono giudicate cruciali per le difese italiane, e allo Squadrone B venne ordinato di prendere le postazioni d'osservazione degli italiani e avanzare in direzione nord-ovest lungo la pista dei camion, in direzione proprio di Giarabub. Lo squadrone prese le postazioni senza opposizione alle 6.00 del 17 marzo ed effettuò un'imboscata a due camion, durante la quale due italiani furono uccisi, tre furono feriti e quindici presi prigionieri. Quindi lo squadrone avanzò per 7 km e catturò l'ultima postazione d'osservazione prima di Giarabub. Gli australiani furono poi respinti dal fuoco d'artiglieria e l'ultima postazione rioccupata dagli italiani, che bersagliarono i nemici per tenerli a distanza. Il 19 marzo Wootten ordinò a due compagnie di attaccare per riprendere la postazione e spingere gli italiani all'ultima linea difensiva prima di Giarabub, per avere poi una buona posizione da cui attaccare le alture a sud..

La postazione era vuota e il fuoco d'artiglieria e di mitragliatrice dal villaggio era inaccurato. Gli australiani pressarono e, infine, occuparono le alture di Tamma a sud-est dell'oasi dopo aver affrontato poca opposizione; il Plotone 13 fu inviato sulla collina Ship all'estremità orientale delle alture, per fornire fuoco di copertura, mentre altri due plotoni avanzarono verso il villaggio. Con l'oscurità raggiunsero l'angolo sud-est delle difese, dove il filo spinato era stato coperto dalla sabbia. Due gruppi avanzarono sulle postazioni italiane e trovarono la Postazione 42 abbandonata. All'arrivo del Plotone 10 occuparono anche la Postazione 36, ma alle 2.00 venne rilevato un contrattacco italiano e gli australiani si ritirarono, subendo il ferimento di tre uomini e la cattura di altri due.. Il mattino del 20 marzo venne deciso di eseguire l'attacco principale in quell'area; in supporto, a nord la Compagna D del 10º Battaglione attaccò e conquistò la Postazione 76 sul colle Brigadiers, assicurando il fianco dell'attacco e lasciando gli italiani indecisi sulla direzione dell'attacco principale..

Il piano d'attacco