Fu fondatore della casa editrice Feltrinelli e nel 1970 dei GAP (Gruppi d'Azione Partigiana), una delle prime organizzazioni armate di sinistra della stagione degli anni di piombo.
Biografia Origini e formazione
Giangiacomo Feltrinelli, soprannominato «il Giangi» (durante la lotta armata assumerà poi il nome di battaglia di «Osvaldo»), nacque a Milano il 19 giugno del 1926 in una ricca famiglia di imprenditori.
La denominazione della famiglia deriva probabilmente dal luogo d'origine del capostipite, Peder da Feltre, vissuto tra il 1409 e il 1490. Molto presto gran parte della famiglia si trasferì a Gargnano sul Garda, dove furono noti tramite una variante della forma dialettale feltrinèi. Stando a quanto la stessa madre dell'editore ebbe a dichiarare in vita, il capostipite fu invece un commerciante di legname veneto, tal Guido da Feltre. All'inizio ottocento la famiglia aprì un'azienda, poi destinata ad avere grande fortuna, la “Legnami Feltrinelli”, che si occupava principalmente di fornire castagno e rovere necessari per proteggere le limonaie in cui venivano coltivati gli agrumi.
Il padre, Carlo Feltrinelli – fu un imprenditore di successo, presidente di numerose società, tra cui il Credito Italiano e l'Edison, oltreché proprietario di aziende come la Società Italiana per le Strade Ferrate Meridionali (l'attuale Bastogi S.p.A), la società di costruzioni Ferrobeton S.p.A. e la Feltrinelli Legnami, quest'ultima capofila nel settore del commercio di legname con l'Unione Sovietica. Alla morte del padre, avvenuta nel 1935, la madre Giovanna Elisa Gianzana (1903-1981), detta «Giannalisa», sposò in seconde nozze, nel 1940, il giornalista Luigi Barzini junior, storico inviato del Corriere della Sera. Feltrinelli era inoltre cugino, per parte materna, dell'attrice Cecilia Sacchi (moglie dell'attore Vittorio Mezzogiorno e madre dell'attrice Giovanna).
Sempre nel 1940, su richiesta della madre e grazie a un sostanzioso assegno, fu concesso il titolo di marchese di Gargnano a Giangiacomo.
Durante la seconda guerra mondiale, la famiglia si trova costretta ad abbandonare la magione di famiglia sulle sponde del lago di Garda, a Gargnano, che diventerà poi la residenza di Benito Mussolini quando questi istituirà con l'ausilio degli alleati nazisti la Repubblica di Salò, e di conseguenza si ritira nella villa La Cacciarella, all'Argentario, realizzata su progetto degli architetti Pozzi e Lancia, dove il giovane Giangiacomo trascorrerà con la famiglia il periodo che va dall'estate del 1942 alla primavera del 1944.
Da ragazzo, Giangiacomo simpatizza per il regime fascista, al punto tale, nella fase iniziale del conflitto, fa tappezzare le pareti di casa con manifesti inneggianti alla vittoria delle Potenze dell'Asse.
La partecipazione alla resistenza, l'impegno politico, e l'adesione al comunismo
Nel 1944, però, a seguito d'un colloquio con il giornalista e critico d'arte Antonello Trombadori, futuro deputato per il Partito Comunista Italiano, muta drasticamente posizione politica, decidendo conseguentemente di prendere attivamente parte alla Resistenza, arruolandosi nel Gruppo di Combattimento Legnano, con il quale combatte la guerra di Liberazione in ausilio della V Armata statunitense.
Al termine del conflitto, Feltrinelli s'iscrisse al Partito Socialista Italiano, dove conobbe la sua prima moglie, Bianca Dalle Nogare, sposata con rito civile nel luglio del 1947, al compimento della maggiore età. Dinnanzi poi alla forte crisi che investì il Partito in quello stesso anno, culminata con la scissione - passata alle cronache per l'appunto come la scissione di Palazzo Barberini - di tutta la sua ala destra per la costituzione d'un soggetto politico più moderato, il PSDI, entrambi i coniugi scelsero di passare al PCI, che Feltrinelli arrivò a sostenere anche con ingenti contributi finanziari.
Nel 1948, nella martoriata Europa dell'immediato secondo dopoguerra, si mobilitò con celerità per raccogliere documenti e materiali informativi vari sulla storia del movimento operaio e delle idee dall'Illuminismo ai giorni nostri, gettando così le basi per la biblioteca di uno dei più importanti istituti di ricerca sulla storia sociale. Nascerà così la Biblioteca Feltrinelli, in seguito Fondazione Feltrinelli, a Milano.
La fondazione della casa editrice
Alla fine del 1954 fondò la casa editrice Giangiacomo Feltrinelli Editore, di cui il primo libro edito fu l'autobiografia dell'allora primo ministro indiano Jawaharlal Nehru, e che già nel corso di quello stesso decennio ebbe modo di pubblicare bestseller di grande rilievo internazionale, come Il dottor Živago di Boris Pasternak (terminato dall'autore nel 1955 e pubblicato in prima mondiale dallo stesso Feltrinelli) e Il Gattopardo di Giuseppe Tomasi di Lampedusa. L'editore milanese entrò in possesso del romanzo di Pasternak nel 1956, durante un suo viaggio di lavoro a Berlino, e affidò la sua traduzione in italiano a Pietro Zveteremich. Il libro fu pubblicato il 23 novembre del 1957 e tre anni dopo, nell'aprile del 1960, raggiunse le copie vendute. Per il 50º anniversario della fondazione della casa editrice, è uscita in libreria una ristampa della prima edizione.
Intanto Giangiacomo, separatosi da Bianca Dalle Nogare nel 1956 (trasferitasi, nel frattempo, in Svizzera, dove aveva anche ottenuto legalmente il divorzio, omologato in Italia l'anno seguente), conobbe e sposò Alessandra De Stefani, detta Nanni, figlia del commediografo Alessandro. Il loro matrimonio, però, venne in seguito annullato, a causa dell’infedeltà di lei, da una sentenza del Tribunale svizzero di Bucheggberg Kriegstetten il 9 settembre del 1964.
Il dottor Živago porterà Pasternak al premio Nobel nel 1958, benché le autorità sovietiche lo avessero spinto, dietro fortissime pressioni e minacce, a fargli rinunciare formalmente al suo effettivo ritiro. Il PCI, appoggiato e sostenuto finanziariamente dal governo dell'Unione Sovietica, condusse di conseguenza una strenua campagna diffamatoria nei confronti del libro, esercitando fortissime pressioni nei confronti dell'editore, soprattutto tramite la persona di Pietro Secchia, affinché non fosse pubblicato in Italia «Feltrinelli pubblicò dopo aver sbattuto la porta in faccia a quanti del PCI, Secchia in testa, erano andati da lui per convincerlo a recedere dallo sciagurato proposito.».. Il Partito, vista però l'impossibilità di farlo desistere dall'appoggiare l'opera d'un dissidente del regime sovietico, decise alla fine di ritirargli la tessera d'appartenenza. Il 14 luglio 1958 Feltrinelli incontra la fotografa tedesca Inge Schönthal, morta a Milano nel 2018. Dalla loro unione nasce il figlio Carlo. Dal 1967 è sposato con Sibilla Melega, che ora vive in Austria.
Il viaggio a Cuba e le dispute editoriali Nel 1964 si reca a Cuba, dove incontra il leader della vittoriosa Rivoluzione cubana Fidel Castro, attestatosi all'epoca come uno dei principali sostenitori dei movimenti di liberazione sudamericani ed internazionali, col quale stabilirà una lunga amicizia. Nel 1967, Feltrinelli si reca in Bolivia, ufficialmente per impegni di lavoro, ma in realtà per incontrare Régis Debray, un giornalista francese che aveva preso attivamente parte alle azioni di guerriglia organizzate da Che Guevara nel Paese, al fine di offrirgli una qualche forma di supporto logistico. L'editore viene però tratto in arresto, assieme alla quarta e ultima moglie Sibilla Melega, dalle autorità locali, coadiuvate dalla CIA, venendo in seguito scarcerato dopo soli due giorni. L'ufficiale responsabile del suo fermo fu il colonnello Roberto Quintanilla, che poco tempo dopo presenziò all'amputazione delle mani del cadavere di Che Guevara.
Intanto, Castro gli affida l'opera di Che Guevara, Diario in Bolivia, che racconta degli undici mesi di operazione politico-eversiva condotta dal celebre rivoluzionario argentino nella sua ultima avventura in Bolivia, di cui il líder maximo era entrato in possesso mediante il futuro presidente del Cile Salvador Allende (a quel tempo ricoprente la carica di presidente del Senato cileno), che l'aveva recuperato a sua volta da alcuni superstiti della spedizione guevariana proprio in quel momento rifugiatisi in Cile; il libro divenne in breve tempo uno dei principali best seller della casa milanese. Feltrinelli entra poi in possesso di Guerrillero Heroico, la celeberrima ed ormai iconica fotografia scattata al Che da Alberto Korda il 5 marzo del 1960, in occasione delle esequie delle vittime dell'esplosione della fregata La Coubre.
Per la pubblicazione del romanzo Il dottor Živago e per la famosa immagine di Ernesto Che Guevara esistono due versioni sui diritti d'autore: secondo alcuni, Feltrinelli non fu costretto a pagarli, mentre, secondo Sergio d'Angelo e Indro Montanelli, vi furono controversie in relazione alla pubblicazione del romanzo di Pasternak. A sostegno di questa tesi, c'è la testimonianza di un collaboratore di Feltrinelli, Valerio Riva, il quale raccontò di una conversazione telefonica intercorsa tra l'editore e Ol'ga Ivinskaja, vedova dello scrittore, in cui la donna, all'epoca versante in ristrettezze economiche, premeva insistentemente affinché le fosse erogata la somma spettantele dai diritti di pubblicazione del manoscritto del marito e Feltrinelli, innervosendosi sempre più, inventava qualsiasi scusa pur di non concederle quanto richiesto.
Oltre alla pubblicazione di opere letterarie di grande successo, la casa editrice incominciò ad occuparsi della pubblicazione di opuscoli e saggi documentaristici concernenti le tattiche e strategie di guerriglia adoperate da svariati movimenti ed organizzazioni rivoluzionarie in America Latina, con testi firmati dai Tupamaros, dallo stesso Che Guevara e da Camilo Torres Restrepo. Negli anni successivi, questi volumi verranno consultati da molti gruppi di lotta armata italiani, come testimoniato dal ritrovamento di almeno una di queste particolari pubblicazioni in ogni covo delle Brigate Rosse.
La spedizione in Sardegna in supporto a Mesina
Nel 1968, Giangiacomo Feltrinelli si recò in Sardegna con il preciso scopo di prendere contatto con gli ambienti dell'estrema sinistra e dell'indipendentismo isolani; nelle intenzioni di Feltrinelli, vi era il progetto di trasformare la Sardegna in una sorta di Cuba del Mediterraneo, avviandovi dunque un processo rivoluzionario sulla falsariga di quello di Che Guevara e Fidel Castro nel Paese caraibico.
Tra le idee dell'editore c'era quella di affidare la gestione e coordinamento della ipotetica guerriglia al bandito Graziano Mesina, al tempo latitante per i suoi svariati sequestri di persona e per le sue rocambolesche evasioni carcerarie, che però rifiutò all'ultimo la sua offerta. Secondo alcuni, ciò fu possibile grazie all'intervento del SID, più precisamente nella persona di Massimo Pugliese, che riuscì a far saltare completamente l'iniziativa.
L'attività clandestina e i Gruppi di Azione Partigiana
Il 12 dicembre del 1969, ascoltata alla radio la tragica notizia della strage di Piazza Fontana, Feltrinelli, che al momento si trovava in una baita di montagna, decise di tornare subito a Milano. Apprese però che diversi agenti in borghese delle forze dell'ordine presidiavano l'esterno della casa editrice e, temendo che potessero essere fabbricate prove su qualche sua implicazione nella tragedia, considerando anche il fatto che nel frattempo si era impegnato nella formazione dei primi gruppi armati di estrema sinistra (avrà anche contatti con Renato Curcio e Alberto Franceschini, in seguito fondatori delle Brigate Rosse), decise dunque di passare alla clandestinità.