Lo Škoda 10 cm Vz. 1914 o 10 cm Feldhaubitze M. 14 (10 cm FH 14)Secondo la nomenclatura austro-ungarica dell'epoca: obice da campagna calibro 100 mm modello 1914. era un obice prodotto dalla Škoda per l'Imperial regio esercito austro-ungarico. Fu utilizzato largamente da numerose altre nazioni nel periodo interbellico e durante la seconda guerra mondiale.

Storia Sviluppo .

Servizio con l'Imperial regio esercito austro-ungarico Il pezzo venne costruito, oltre che dalla Škoda, anche dalla Böhler di Kapfenberg, per un numero di 6 458 bocche da fuoco Vz. 14 e 346 bocche da fuoco Vz. 16F. Cappellano, op. cit. pag 94. .

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L'annessione dell'Austria da parte della Germania nazista portò il 10 cm FH 14 negli arsenali della Wehrmacht, presso la quale fu ridenominato 10 cm leFH 14(ö), mentre i pezzi catturati agli italiani dopo l'armistizio di Cassibile furono designati 10 cm leFH 14(i)Nella nomenclatura della Wehrmacht: "obice leggero calibro 100 mm modello 1914 (austriaco)" e "(italiano)" rispettivamente..

Servizio nel Regio Esercito

Dopo la fine della prima guerra mondiale l'Italia ne acquisì come preda bellica Mod. 14 e 95 Mod. 16, 212 immediatamente alienati in quanto inutilizzabili, F. Cappellano, op. cit. pag 93 e altri come riparazione per i danni di guerra, di entrambi i modelli. I pezzi furono revisionati dall'Arsenale del Regio Esercito di Torino (ARET), che si avvalse anche della collaborazione di officine private. Tuttavia, fino al 1932, anno in cui fu messa a punto una nuova generazione di proiettili, l'impiego fu pesantemente limitato dalla mancanza di munizioniF. Cappellano, op. cit. pag. 95. Fra l'altro con i proiettili Mod. 32, dato il miglior profilo balistico degli stessi, la gittata del pezzo aumentava di circa 500 m nei confronti di quella del pezzo nel corso del servizio con l'imperiale e regio Esercito. Fu tentato anche, in analogia a quanto fatto in Cecoslovacchia con il Vz. 19, di migliorare la balistica del pezzo aumentando la lunghezza della canna a 22 calibri, tuttavia con questo accorgimento la gittata comunque non superò i 10 100 mF. Cappellano, op. cit. pag 95. .

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I pezzi equipaggiavano molte batterie da posizione della Guardia alla Frontiera, mentre nel Regio Esercito vennero assegnati ad una batteria di ogni reggimento di artiglieria divisionale. All'inizio della seconda guerra mondiale il Regio Esercito e Guardia alla Frontiera avevano 1 325 obici Mod. 14 a traino animale o in postazione fissa, 199 obici Mod. 14 a traino meccanico e 181 obici da montagna Mod. 16. I pezzi utilizzati in Africa settentrionale risultarono inferiori come caratteristiche alle artiglierie campali britanniche (quali il 25 libbre)Da una relazione della divisione "Brescia", citata da F. Cappellano, op. cit. pag. 96. .

Nonostante fosse estremamente carente per quanto riguardava le caratteristiche minime richieste ad un pezzo controcarri (ampio settore di tiro orizzontale ed alta velocità velocità iniziale), il pezzo fu comunque usato in tale ruolo e vennero approntati proiettili a carica cava (EP, disponibili dalla seconda metà del 1942 e EPS disponibili dal maggio 1943), efficaci anche contro i T-34 sovietici, mentre «...sulla torretta del KW1 (sic) ... con angolo di impatto 75° si sono ottenute lesioni gravi con distacco di grosso menisco e -in un caso- anche un foro passante di mm 10x2»Dalla relazione sulla "Visita in Germania di una missione italiana per prove con proiettili HL ed EP contro carri armati russi di preda bellica", novembre 1942, citata da F. Cappellano, op. cit. pag 96.

Oltre agli esemplari catturati dai tedeschi successivamente all'8 settembre 1943 (denominati 10 cm leFH 315(i), alcuni pezzi furono utilizzati da reparti della RSI: è documentato l'utilizzo di un batteria armata di 100/17 della RSI nella zona di Bocca di MagraVedi Gabriele Faggioni, Le difese costiere della Spezia, su Storia Militare N° 185, febbraio 2009, pag 42-54 nota 6

Servizio nell'Esercito Italiano

Nel dopoguerra il pezzo fu adattato all'uso come artiglieria da montagna, con le denominazioni "100/17 Mod. 14 mont" e "100/17 Mod. 16 mont" dopo una serie di modifiche effettuate presso l'Arsenale militare di Napoli. L'affusto venne dotato di ruote pneumatiche ed il trasporto veniva effettuato in due carichi (bocca da fuoco-culla e affusto-scudo).F. Cappellano, articolo del N° 190 di Storia Militare pag 65

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Successivamente la bocca da fuoco fu modificata aggiungendo un manicotto per allungare la canna, ricalibrandola per l'uso di munizionamento NATO, portando la canna al calibro 105/22 (105/22 Modello 14/61) ed ampliando il settore di tiro in elevazione (+65°). Alla volata fu aggiunto un freno di bocca due luci. Con questo pezzo era possibile sparare con un'elevazione fino a 55° con la carica 6 (carica massima) e fino a 65° con carica 5. La sala, le ruote e la piattaforma circolare di brandeggio erano quelle dell'Ordnance QF 25 lb britannico. Questo pezzo operò con i gruppi da campagna delle divisioni motorizzate. Le prestazioni di questo pezzo erano superiori a quelle dell'M101 statunitense di pari calibro sia in ampiezza del settore di tiro (senza utilizzare la piattaforma di brandeggio) sia in leggerezza del complesso.F. Cappellano, art. su Storia MIlitare N° 190, pag 66

Nel corso degli anni sessanta il 105/22 Mod. 14/61 fu passato in riserva, ma era ancora considerato in dotazione nel 1984,F. Cappellano, articolo citato su Storia Militare N° 190 pag 66 .

L'unico pezzo attualmente (2009) in servizio è un 105/22 Mod. 14/61 che si trova a Roma sul Gianicolo, che dal 1991 spara il quotidiano colpo di cannone a salve per indicare il mezzogiorno nella capitale.F. Cappellano, articolo citato su Storia Militare N° 190 pag 64

La tecnica

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Il munizionamento era del tipo a cartoccio bossolo, con proietto separato dalla carica di lancio, che era contenuta in un bossolo di ottone. Erano disponibili 6 cariche di potenza diversa.

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La batteria da 100/17 Mod. 14 composta da 4 obici, 2 mitragliatrici per la difesa ravvicinata e 4 cassoni portamunizioni. Essa in convoglio si stendeva per 185 m e poteva muovere su strada alla velocità di 8 km/h.

Pezzi ancora esistenti Alcuni obici delle varie serie sono ancora in mostra presso monumenti e musei: Obice 100/17 Mod. 16 presso il Sacrario di Redipuglia. Obice 100/17 Mod. 14/50 su piattaforma circolare presso il Museo nazionale dell'Artiglieria a Torinoibidem pag 65. Obice 100/17 Mod. 1914 Museo storico degli Alpini, sul Doss di Trento Obice 100/17 presso il Rifugio Angelo Bosi a monte Piana. Obice 100/17 Mod. 14 ed Obice 100/17 Mod. 16 presso Forte Ardietti a Ponti sul Mincio. Obice 100/17 Mod. 14 ed Obice 100/17 Mod. 14/61 presso la Croce Arcana. Obice 105/22 Mod. 14/61 presso il Museo di Piana delle Orme a Latinaibidem pag 65. Obice 105/22 Mod. 14/61 al Gianicolo ancora operativo.

Note

Bibliografia Filippo Cappellano, Le artiglierie del Regio Esercito nella Seconda Guerra Mondiale, Parma, Albertelli Editore, 1998, ISBN 88-87372-03-9. Filippo Cappellano, Il cannone del Gianicolo, in Storia Militare, n. 190, Parma, Ermanno Albertelli Editore, luglio 2009, pp. 64-67. Joachim Englemann e Horst Scheibert, Deutsche Artillerie 1934-1945: Eine Dokumentation in Text, Skizzen und Bildern: Ausrüstung, Gliderung, Ausbildung, Führung, Einsatz, Limburg an der Lahn, C. A. Starke, 1974. Terry Gander e Peter Chamberlain, Weapons of the Third Reich: An Encyclopedic Survey of All Small Arms, Artillery and Special Weapons of the German Land Forces 1939-1945, New York, Doubleday, 1979, ISBN 0-385-15090-3.

Voci correlate Škoda 10 cm Vz. 1916 Škoda 10 cm Vz. 1914/1919 Škoda 15 cm Vz. 15/16 100/17 su Lancia 3Ro 105/14 Mod. 1917

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