Artemide è una divinità della religione greca (), dea della caccia, degli animali selvatici, della foresta, del tiro con l’arco e della Luna; è anche la dea delle iniziazioni femminili, protettrice della verginità e della pudicizia.
Artemide è figlia di Zeus e Latona e sorella gemella di Apollo, è una dei dodici Olimpi e la sua origine risale ai tempi più antichiBurkert 1985, p. 149.. Fu più tardi identificata come la personificazione della Luna crescente, insieme a Selene (la Luna piena) ed Ecate (la Luna calante). Assieme ad Atena ed Estia, era una dea vergine, armata di archi e frecce d'oro, e dimorava nei boschi con i suoi affidabili cani da caccia e con uno stuolo di ninfe.
Fu associata dai Romani alla figura di Diana, mentre gli Etruschi la veneravano con il nome di Artume.
Il culto di Artemide
Artemide era adorata e celebrata allo stesso modo in quasi tutte le zone della Grecia, specialmente nel Peloponneso e a Creta, ma i più importanti luoghi di culto a lei dedicati si trovavano a Delo (sua isola natale), Braurone, Munichia (su una collina nei pressi del Pireo) e a Sparta. Il suo culto fu molto presente anche in Sardegna e nel sud Italia.
Artemide è detta Trivia sia in quanto era venerata sotto le tre forme corrispondenti alle tre fasi lunari (Selene in cielo, Artemide in terra ed Ecate nel mondo degli inferi) sia perché le sue immagini erano spesso poste all'incrocio di tre strade. Durante l'epoca classica ad Atene veniva ulteriormente identificata con Ecate.
Le fanciulle ateniesi di età compresa tra i cinque e dieci anni venivano mandate al santuario di Artemide a Braurone per servire la dea per un anno: durante questo periodo le ragazze erano conosciute come arktoi ("orsette"). Quest'usanza viene spiegata da una leggenda: un orso era stato addomesticato dalla gente di Braurone, ma una giovinetta prese a infastidirlo e ne fu uccisa (o, secondo un'altra versione, ne fu accecata). Il fratello della ragazza per vendetta uccise l'orso, ma Artemide andò per questo in collera e pretese che le ragazze prendessero il posto dell'orso nel suo santuario.
I sacerdoti e le sacerdotesse devoti al suo servizio erano obbligati a vivere casti e puri; le trasgressioni del loro voto di castità venivano punite severamente.
Il suo culto venne spesso sovrapposto a quello di Ilizia, od Ilithyia (), Dea del Parto per antonomasia, e della fertilità. Ne conseguì un'incongruenza del mito poiché, alla nascita dei Gemelli Apollo ed Artemide, la madre Leto era stata aiutata dalla dea del Parto Ilithyia, in seguito alla sovrapposizione delle due divinità risulterebbe che fu la neonata Artemide ad aiutare la madre nel parto del fratello Apollo . A riprova della capacità di Artemide di facilitare il parto, in Grecia comunque erano frequenti il nome Artemisia (di Artemide) e Artemidoro (dono di Artemide).
Artemide Arcadica In Arcadia, Artemide era la dea delle ninfe ed era adorata come tale da tempi molto antichi. I suoi templi e santuari erano più numerosi in questa regione che in altre parti della Grecia e sorgevano di solito nei pressi di fiumi e laghi, da qui l'appellativo di limnêtis o limnaia, e vicino ad essi si trovavano fonti d'acqua come a Corinto. Il fatto che i suoi appellativi ed epiteti usati in Arcadia siano quasi tutti derivati da montagne, fiumi e laghi, dimostra che lei era la personificazione di qualche forza della natura.
La signora di Efeso
Il Tempio di Artemide a Efeso era considerato una delle Sette meraviglie del mondo. In questa regione, la Signora di Efeso, era adorata soprattutto come dea della fertilità, una figura simile alla dea frigia Cibele e molto diversa dall'Artemide greca. Mentre le statue greche ritraggono Artemide come una giovane con arco e frecce, le statue provenienti da questa zona la mostrano con il busto coperto di protuberanze rotondeggianti che sono state interpretate sia come seni che come testicoli di toro. Negli Atti degli Apostoli i fabbri efesini, quando sentono la loro fede minacciata dalla predicazione di San Paolo si levano a difenderla con fervore gridando: "Grande è Artemide degli efesini!!"Atti degli apostoli 19.28..
È opinione quasi universalmente riconosciuta che ella fosse un'antica divinità orientale, il cui culto fu scoperto dai Greci nella Ionia quando essi vi si stabilirono, e che per alcune peculiarità da loro scoperte, le applicarono il nome di Artemide. Non appena fu riconosciuta questa identità della dea orientale con l'Artemide greca, viceversa anche le peculiarità di Artemide furono trasferite alla Signora di Efeso.
Attributi ed epiteti Le più antiche rappresentazioni di Artemide nell'arte greca dell'età arcaica la ritraggono come Potnia Theron ("La regina degli animali selvatici"): una dea che ha accanto un cervo e un leopardo, qualche volta un leone. Nell'arte classica greca era abitualmente ritratta come "vergine cacciatrice", con una gonna corta, gli stivali da caccia, la faretra con le frecce e un arco. Spesso è ritratta mentre sta scoccando una freccia e insieme a lei vi sono o un cane o un cervo. Gli attributi caratteristici della dea variano spesso: l'arco e le frecce sono talvolta sostituiti da lance da caccia. Vi sono rappresentazioni di Artemide vista anche come "dea delle danze delle fanciulle", e in questo caso tiene in mano una lira, oppure come "dea della luce" mentre stringe in mano due torce accese e fiammeggianti. Solo nel periodo post-classico si possono trovare rappresentazioni di un'Artemide che porta la corona lunare, simbolo della sua identificazione con la dea Luna, mentre nei tempi più antichi, sebbene questa identificazione fosse già presente, questo tipo di iconografia non fu mai usata.
Alla dea erano sacri: il cervo, il daino, la lepre, la quaglia, l'orso, il cane, il cipresso e l'alloro.
A seguire, alcuni degli epiteti con cui Artemide era chiamata:
Afea – per assimilazione con l'omonima dea dell'isola Egina; Agrotera – che significa "Campestre". Agrotera è un'incarnazione di Artemide che la rappresenta anche come dea della guerra: gli Spartani celebravano sacrifici in suo onore prima di iniziare una nuova campagna militare; Agròtis (Αγρότις), agreste, cacciatrice; Amarisia – dal santuario di Amarynthos, sull'isola di Eubea, presso il quale si celebravano le feste Amarisie; Anùmpheutos - (Άνύμφευτος) "Senza nozze" Asulòs - "inviolabile"; Basileia - "Sovrana"; Brauronia - con riferimento al santuario di Artemide a Brauron; Brimò - (Βριμώ), "terribile"; Cynthia – con riferimento al Monte Cinto (Kynthos) nell'isola di Delo, ai piedi del quale nacque la dea; Daphnia - Daphne, nome greco dell'alloro, era sacro alla dea come ad Apollo; Delia - nata nell'isola di Delo (greco Δῆλος). Sorella di Delios (Apollo o Febo); Dia - "Figlia di Zeus"; Drumonia - "Silvestre"; Elaphêbolos - "Colei che ferisce i cervi"; Eùskopos iochéaira (ἐύσκοπος ἰοχέαιρα), "Saettatrice infallibile" (in Omero, Odissea); Ghiunaia - (Γυναία), "protettrice degli esseri femminili"; Kourothrophos – protettrice dei giovani; (in Diodoro); Kynegétria (κυνηγέτρια) o anche Kynegòs (κυνηγός), cacciatrice; Limnes - fluviale poiché in Arcadia i suoi templi sorgevano presso i corsi d'acqua; Locheia – dea della nascita e patrona delle levatrici; Opadòs okypòdon elàphon (ὀπαδός ὠκυπόδων ἐλάφων) "inseguitrice di cervi dal piede veloce" (in Sofocle, Edipo a Colono); Orthia - dea adorata a Sparta, dove era situato un importante santuario a lei dedicato. Ortigia - poiché Omero nell' definisce Ortigia (e non è chiaro se egli si riferisse all'antico toponimo legato a Delos) «aureo trono» di ArtemideOmero, Odissea, 5.116-124; trad. ita a cura di Vincenzo Di Benedetto in Odissea, 2013, p. 353. e nell' essa è definita suo paese natale.Inno omerico ad Apollo Delio, 16 cfr. Walter Friedrich Otto, Gli dèi della Grecia, 2016. La dea portava questo nome in vari posti. Phakelìtis (Fascelide) – venerata a Rhegion (Reggio Calabria), da phakelon, i fasci vegetali, le canne che crescono presso la foce delle fiumare;Artemide Fascelide era venerata a Rhegion da tempi immemorabili, anche ben prima dell'arrivo dei greci. Inoltre sulla Punta Calamizzi, fuori dalle mura, sorgeva un grande tempio dedicato alla dea; presso tale tempio sostarono gli ateniesi, alleati dei reggini, durante la seconda spedizione in Sicilia della Guerra del Peloponneso. Phoebe – versione femminile dell'appellativo del fratello, Febo Apollo; Potnia Theron – patrona degli animali selvatici. Appellativo usato da Omero.
Artemide nella mitologia Vengono di seguito riportati i fatti più rilevanti riferiti ad Artemide dai miti tradizionali greci.
La nascita
Secondo la Teogonia di Esiodo, Zeus si era invaghito di Leto, figlia dei Titani Ceo e Febe. Al momento dell'unione, il re degli dei trasformò Leto e se stesso in quaglie. Era, regina degli dei e moglie di Zeus, decisa a punire l'adulterio, ordinò al mostro Pitone, successivamente ucciso dal gemello di Artemide, Apollo, di perseguitare la donna, impedendole di partorire su nessuna terra dove avesse brillato il Sole. Leto riuscì a partorire a Delo, l'unica isola galleggiante (che dopo il parto rimase ancorata alla terra) e quindi non soggetta alla maledizione di Era; isola che, secondo una versione del mito, non era altro che sua sorella Asteria tramutata in isola, in quanto aveva rifiutato l'amore di Zeus. Leto partorì ai piedi del Monte Cinto; la prima a nascere fu Artemide, che subito assunse la forma di una bambina di sei anni e aiutò la madre a partorire Apollo.
Altri miti riportano che la vendicativa Era, pur di impedirne la nascita, giunse a rapire Ilizia, dea del parto. Solo l'intervento degli altri dei, che offrirono alla regina dell'Olimpo una collana di ambra lunga nove metri, riuscì a convincere Era a desistere dal suo intento.
Genealogia (Esiodo)
L'infanzia Il poeta Callimaco, nel suo Inno ad Artemide, narra che la dea, all'età di tre anni, sedutasi sulle ginocchia di Zeus, chiese al padre di rimanere eternamente vergine e di essere chiamata con molti nomi, come suo fratello Apollo; di avere un arco ricurvo forgiato dai Ciclopi; di concederle sessanta Oceanine di nove anni come ancelle e venti ninfe figlie del fiume Amnìso perché si curassero dei suoi calzari e dei suoi cani quando si sarebbe riposata dalla caccia; di darle tutti i monti e quante città volesse lui dedicarle, dal momento che la dea avrebbe abitato sui monti e raramente in città. Zeus accontentò la figlia, così le donò trenta città che avrebbero onorato soltanto lei, e la nominò custode delle strade e dei porti. Artemide lo ringraziò, e si recò subito sul Monte Leuco in Creta, e poi nel fiume Oceano, dove prima scelse molte Ninfe di nove anni come sue ancelle e poi le ninfe amnise. Dietro invito di Efesto, la dea si recò a visitare i Ciclopi nell'isola di Lipari, e li trovò intenti a martellare un truogolo per i cavalli di Poseidone. Artemide disse ai Ciclopi di trascurare per qualche tempo il truogolo di Poseidone, e di farle un arco d'argento e un bel fascio di frecce d'oro; in cambio, essa avrebbe loro offerto in pasto la prima preda abbattuta. Con queste armi, Artemide si recò in Arcadia, dove Pan le diede tre cani segugi dalle orecchie mozze, due bicolori ed uno macchiettato e sette agili segugi spartani. Avendo catturato vive due coppie di cerve cornute, Artemide le aggiogò a un cocchio d'oro con redini pure d'oro, e le guidò a settentrione verso l'Emo, monte della Tracia. Poi ritornò in Grecia, dove le Ninfe amnise staccarono le cerve dal cocchio, le strigliarono, le nutrirono e le abbeverarono in truogoli d'oro.
Artemide e Apollo