Fermignano (Fermignèn o Fermignàn in dialetto gallo-piceno) è un comune italiano di abitanti della provincia di Pesaro e Urbino nelle Marche.
Geografia fisica Il territorio comunale include un'exclave: il territorio del Pagino (dove è inclusa la frazione Villa del Furlo), compreso tra i comuni di Acqualagna, Cagli, Fossombrone e UrbinoComune di Fermignano - Statuto.. Il fiume Metauro attraversa il territorio comunale.
Storia Secondo l'archeologo Nereo Alfieri la cruciale battaglia del Metauro del 207 a.C. fu combattuta nel territorio fermignanese. L'ipotesi di per sé non risale a lui, ma era già stata avanzata nel XV secolo dall'umanista Flavio Biondo, il quale aveva collegato il toponimo di Monte Asdrualdo al nome del barcide che nel 207 trovò la morte nella battaglia del Metauro. Successivamente anche il poeta urbinate Bernardino Baldi aveva collegato il Monte Asdrualdo alla battaglia, sostenendo l'esistenza del sepolcro del comandante punico sul Monte d'ElceSulla cosiddetta "Tomba di Asdrubale", si veda M. Olmi, La battaglia del Metauro. Alla ricerca del luogo dello scontro, Edizioni Chillemi, Roma 2020.. A Sebastiano Macci, infine, sono forse attribuibili anche due false iscrizioni rinvenute nella zona, che avrebbero confermato l'ubicazione dello scontro campale in quel di Fermignano.
Per quanto invece riguarda la cittadina, l'origine romana di Fermignano è un'ipotesi che risale almeno al seicentesco Sebastiano Macci, ma ancora tanta leggenda storiografica circonda il paese, collocato in una posizione strategica sul fiume Metauro, su cui sorge un ponte di epoca medievale, ma che gli archeologi non escludono possa poggiare su strutture d'età antica. Sono stati rinvenuti dagli archeologi una serie di reperti di epoca romana; si potrebbe ipotizzare tanto la presenza di una villa quanto di un vero e proprio vicus (centro abitato del contado): a tal proposito un podere vicino al luogo dei rinvenimenti si chiama "casino vici". In ogni caso, nell'età antica l'attuale territorio fermignanese era parte integrante del municipio di Urvinum Mataurense, i cui cittadini erano iscritti alla tribù Stellatina.
Il toponimo Fermignano ha consentito il proliferare di varie paretimologie, legate queste ultime al nome di un presunto fondatore (come Mamurra Fermiano, ingegnere al servizio di Cesare in Gallia, che sarebbe stato l'ideatore del ponte). In realtà è ormai appurato che il toponimo sia prediale (analogo a quello del centro ferrarese di Formignana), rimandante al latino Firmidius, verosimilmente un proprietario terriero locale. A tal proposito nel 1595 fu nei pressi del paese rinvenuta un'iscrizione funeraria, in cui vengono citati due liberti evidentemente d'origine orientale (Philonicus e Chelidon, forse coniugi) affrancati da tal Caius Firmidius. Quest'ultimo era un esponente di quella gens Firmidia che avrà posseduto terreni in questa zona dell'Urbinate, che da lei presero il nome. In un papiro ravennate del 553 leggiamo di una "massa firmidiana" ("massa" indica una proprietà terriera) situata nel territorio di Urbino, di cui la metà fu donata (insieme ai coloni che la lavoravano) da un'abbiente famiglia ostrogota alla Chiesa di Ravenna.
In alcuni documenti degli inizi del XIV secolo viene citato il "piano di Fermignano" con la pieve di San Giovanni Battista che estendeva il suo ambito parrocchiale fino al ponte sul fiume. In un altro documento del 1338 si legge delle elezioni dei Sindaci della "Villa di Fermignano", costituita da edifici isolati e casali: non esisteva quindi ancora un vero e proprio centro abitato. La fondazione del paese è dunque da far risalire all'iniziativa del conte Antonio di Montefeltro (nonno del celebre duca Federico) che alla fine del XIV secolo fece sorgere il "castello di Fermignano", la cui esistenza è documentata da un atto di vendita del 1388 fatto alle monache di San Silvestro e dalla documentazione relativa all'adunata dell'Arengo del paese il 19 dicembre 1407 (cui presero parte 45 persone) sotto la presidenza di tal Giovanni Pini.
Nel 1408, nei pressi della torre voluta dal conte Antonio, sorse la cartiera (la seconda nelle Marche dopo quella di Fabriano). A Fermignano nacque Donato di Angelo di Pascuccio detto il Bramante, grande architetto rinascimentale che, formatosi alla corte feltresca, prese l'eredità spirituale del Brunelleschi e dell'Alberti, gettando le basi per la nuova architettura rinascimentale.
Nel giugno 1502 Cesare Borgia si accampò a Fermignano, in procinto di attaccare Urbino, da cui era fuggito il duca Guidobaldo I.
Come si è visto, il territorio fermignanese fu sempre parte del contado di Urbino, condividendone la storia. Nel 1607 il duca Francesco Maria II, accogliendo le richieste degli abitanti, concesse parziale autonomia istituendo un consiglio locale, formato da ventiquattro abitanti da cui sono poi scelti tre priori che rimangono in carica un semestre. Ospite del duca nella sua villa di Fermignano era stato nel 1575 Torquato Tasso. Quando il duca morì senza eredi viventi anche Fermignano, come tutto il Ducato, divenne parte dei possedimenti pontifici.
Agli inizi del 1800 i fermignanesi avanzano istanza a Pio VII per ottenere al loro castello il titolo di "terra" e con ciò la piena autonomia dalla città di Urbino. Dopo una lotta ventennale dovuta all'opposizione degli urbinati, il castello divenne comune autonomo nel 1818.
Simboli Lo stemma e il gonfalone del comune di Fermignano sono stati concessi con decreto del presidente della Repubblica del 18 febbraio 2011.
Il gonfalone municipale è un drappo di bianco con la bordatura di azzurro.
Monumenti e luoghi d'interesse Architetture religiose Chiesa parrocchiale di Santa Veneranda, costruita tra il 1781 e il 1784. Chiesa di Santa Maria Maddalena Sorge a pochi metri dal centro storico, sull'angolo tra le vie G. Mazzini e XX settembre. Si sviluppa sull'asse est-ovest, ad aula unica rettangolare con gli angoli smussati all'interno e un abside quadrilatero. Nell'aula interna vi sono tre altari (il maggiore e due laterali), con un presbiterio rialzato su di un gradino, coperta da una volta lunettata. All'esterno presenta le murature con mattoni a vista, la facciata principale è a capanna, coronata da un frontone con la base spezzata, ai lati vi sono due coppie di lesene; al centro si trova il portale principale e sopra, in asse con quest'ultimo, una finestra murata, entrambi centinati e con una cornice in mattoni. Al centro del timpano vi è un oculo. Il campanile è a vela, con due archi, che si eleva sopra alla porta esterna della sacrestia, in fondo al lato sinistro della chiesa. Risale al XIV secolo, quando nel sito si trovava una cappella posta dove ora si trova la sacrestia. In seguito al terremoto del 1781, il conte Antonio Viti Antaldi commissionò all'architetto urbinate Giuseppe Tosi la costruzione dell'odierna chiesa, che divenne la sede della confraternita dei Sette Dolori. Sul finire del XIX secolo, s'insediò nella chiesa la confraternita di San Gaetano, una statua lignea di tale Santo si conserva ancora nella chiesa, in una nicchia nella parete destra. Nel 1994 sono stati aggiunti un altare mobile, in ossequio alle nuove norme del Concilio Vaticano II, e un ambone in legno. L'aula interna è decorata da stucchi baroccheggianti, soprattutto intorno agli altari e alle due cantorie, poste in alto ai lati dell'altare maggiore. Chiesa di Maria Santissima Madre della Chiesa Situata in via Martiri della Libertà, vicino alla centrale piazza G. Garibaldi. È orientata sull'asse ovest-est a pianta rettangolare, con una struttura in cemento armato rivestita da blocchi di pietra semilavorata all'esterno e da mattoni all'interno. La facciata principale è dominata da una grande scalinata in travertino (con due rampe ai lati) ed al centro si trova una bussola, in muratura, aperta verso l'esterno e coronata da una copertura a capanna su cui spicca una croce in acciaio, che si sviluppa da un trave di cemento alla base della copertura. Il resto della chiesa presenta una copertura piana, con un trave in cemento che delimita i prospetti esterni e sotto di esso una stretta finestra a nastro corre sui due prospetti laterali ed ai lati del prospetto principale. L'aula interna è dominata al centro da un tiburio ottagonale con copertura a ombrello, sorretto da pilastri in cemento. Sotto di esso, verso la parete di fondo, si trova il presbiterio, rialzato su di un gradino. Il tiburio è illuminato da lunghe e strette finestre al centro degli otto lati del tamburo, oltre alle finestre triangolari poste sotto la copertura, all'estremità superiore dei lati. Fu realizzata tra il 1963 ed il '73, per contenere l'accresciuta popolazione della cittadina, e consacrata, l'anno successivo, dall'arcivescovo metropolita di Urbino, Anacleto Cazzaniga. Oltre alla chiesa furono realizzati sul lato posteriore anche alcuni locali parrocchiali (tra cui la residenza del parroco) e l'asilo. Pieve di San Giovanni Battista È situata a 700 metri dal centro storico (via G. Donizetti), a nord verso la frazione di Calpino, vicino al fiume Metauro e lungo un'antica strada di collegamento verso Roma che corre lungo tutta la vallata. Si sviluppa sull'asse est-ovest ed ha una pianta ad aula unica rettangolare. Risale al XI secolo, come denuncia anche il portale ogivale sul lato nord. In origine fu l'unica chiesa del territorio ad essere dotata di un fonte battesimale, ma poi fu abbandonata per la più comoda chiesa di Santa Veneranda, nel centro dell'antico castello. Verso il XVII secolo, alla pieve fu aggiunta una casa colonica sul lato settentrionale. Il complesso edilizio è stato acquistato dal Comune che lo ha restaurato. La pieve presenta murature con mattoni e pietre a vista, mentre l'adiacente casa colonica murature intonacate. Chiesa parrocchiale di Cristo Lavoratore (Calpino); Sorge al centro della frazione di Calpino, lungo la strada principale (via J.F. Kennedy), ed è orientata sull'asse ovest-est. Ha una pianta ad aula unica rettangolare con un solo altare entro un abside quadrilatero. Ha una struttura in cemento armato e le murature (esterne ed interne) sono intonacate. La facciata esterna è a capanna, con due coppie di lesene ai lati e coronata da un frontone; al centro si trova l'ingresso principale centinato sobriamente incorniciato, e sopra di esso un piccolo rosone. Sulla sommità del frontone vi è una croce in bronzo dorato. Invece sulla parte superiore delle facciate laterali si trovano quattro trifore. L'abside è a sua volta illuminato da due finestre laterali. L'aula interna presenta un soffitto piano ed un presbiterio rialzato su due gradini; l'altare fu rifatto nel 1971, distaccandolo dal muro, in conformità con le norme del Concilio Vaticano II, mentre sulla parete di fondo dell'abside vi è un murales, realizzato nel 2003 per il cinquantesimo della parrocchia. Raffigura Gesù Cristo al centro attorniato da una massa di persone intente a svolgere i lavori praticati nella frazione all'epoca della costruzione della chiesa e sullo sfondo vi è una veduta di Calpino, con in primo piano la fornace, negli anni cinquanta del XX secolo. Fu questo il periodo in cui fu costruita la chiesa, grazie al contributo della popolazione locale, sia con la manodopera che con una raccolta fondi; in un periodo in cui la frazione iniziava la propria crescita demografica, grazie all'attività della fornace. Sul lato sinistro della chiesa sorge la casa del parroco e nelle immediate vicinanze, lungo via J.F. Kennedy, l'Oratorio "Don Giuseppe Righi". Chiesa parrocchiale di Santa Barbara