Possession è un film del 1981 diretto da Andrzej Żuławski.

Presentato in concorso al 34º Festival di Cannes, ha vinto il premio per la migliore attrice per l'interpretazione di Isabelle Adjani.

Film controverso e difficilmente catalogabile, a cavallo tra l'horror psicologico ed il dramma sentimentale, la pellicola affronta un'ampia gamma di tematiche, dal rapporto uomo-donna al soprannaturale, dalla fede religiosa alla filosofia esistenzialista fino alla metafora politica sulla Guerra fredda.

Sin dalla sua uscita ha subito pesanti tagli dalla censura, ottenendo, in quasi tutte le nazioni in cui è stato distribuito, il divieto di visione ai minori. Nel corso degli anni ha tuttavia conosciuto una sempre più vasta popolarità, acquisendo lo status di cult movie. La pellicola è elogiata in particolare per l'iconica ed intensa performance di Isabelle Adjani, considerata tra le più memorabili e sconvolgenti della storia del cinema horror.

Il film è incluso nella lista delle migliori pellicole di tutti i tempi stilata dalla rivista Sight and Sound, pubblicata dal British Film Institute. Il sito specializzato in cinema indipendente IndieWire lo ha eletto come migliore film horror della storia. Possession figura anche nelle liste dei cento migliori film horror di tutti i tempi stilate dalle riviste Time Out e Variety.

Trama Berlino Ovest, 1980. Mark è un agente segreto che torna a casa da una misteriosa missione. Lui e sua moglie Anna sono in crisi. Anna inizialmente afferma che non si tratta di un tradimento, i due ammettono di aver perso interesse l'uno per l'altra, ma sembrano voler restare insieme e contemplano con affetto il figlioletto Bob. Poi però Anna sparisce per alcuni giorni e, via telefono, dice al marito che tra loro è finita e di avere da tempo un'altra relazione. I due si incontrano in un ristorante per discutere della casa e del figlio, litigano, Mark in preda alla gelosia tira alcune sedie addosso ad Anna e il personale del ristorante interviene per fermarlo. Comunque Mark, con riluttanza, consegna l'appartamento e la custodia di Bob a lei.

Dopo essersi ripreso da una forte crisi depressiva con abuso alcolico, Mark visita l'appartamento per trovare Bob da solo e trascurato. Quando Anna ritorna, i due hanno un'accesa discussione riguardante Bob. Mark si rifiuta di lasciare il bambino da solo con la madre e decide di rimanere nell'appartamento, intimando ad Anna di interrompere l'altra relazione per salvare la famiglia. Anna, inizialmente arrendevole, se ne va nel cuore della notte.

Mark riceve una telefonata dall'amante di Anna, Heinrich, che gli dice che la donna è con lui. Il giorno successivo, Mark incontra la maestra di Bob, Helen, sorprendentemente identica ad Anna ma con gli occhi verdi. Più tardi, un furibondo Mark si reca da Heinrich, i due discutono e Mark viene malmenato, per poi tornare a casa e malmenare a sua volta Anna, che fugge irata e sanguinante. La mattina successiva, Anna torna nell'appartamento per preparare il pranzo al figlio. Ancora una volta gli ex-coniugi hanno un acceso dibattito durante il quale finiscono per tagliarsi in modo autolesionistico con un coltello elettrico.

Un investigatore privato assunto da Mark inizia a seguire Anna, scoprendo che la donna possiede un malandato appartamento in una casa popolare vicino al Muro di Berlino. Con una scusa il detective riesce ad entrare, ma prima di essere ucciso da Anna fa una terribile scoperta: nella camera da letto è presente una mostruosa creatura umanoide.

Nel frattempo Mark si occupa di Bob. Riceve la visita di Heinrich, che esibisce un comportamento erratico ed è preoccupato perché Anna non si è più fatta viva, e di Helen, preoccupata per Bob perché lo vede spesso piangente e spaventato. Mark accetta l'aiuto e la compagnia di Helen, benché convinto che le donne non meritino fiducia.

Anna continua il suo comportamento irregolare e racconta a Mark di aver avuto un violento aborto spontaneo, trasudando sangue e presumibilmente sperma, nel sottopasso della metropolitana e ciò l'avrebbe condotta ad un esaurimento nervoso: la mostruosa creatura è stata creata presumibilmente allo stesso modo per partenogenesi. Infine afferma che l'aborto ha coinvolto due gemelle, di cui una sarebbe morta (da lei chiamata "Fede") e che una delle due (da lei chiamata "Caso") sia sopravvissuta. Heinrich, su suggerimento di Mark, visita Anna nel secondo appartamento e scopre dell'esistenza della creatura e parti umane smembrate nel frigorifero; Anna lo accoltella alla spalla ma l'uomo riesce a sopravvivere, fuggendo in un bar. Sconvolto, Heinrich telefona a Mark chiedendogli di incontrarsi.

Mark si reca egli stesso nell'appartamento di Anna e scopre i corpi smembrati nel frigorifero, ma la creatura sembra scomparsa. Incontra quindi Heinrich al bar, quest'ultimo ritiene Anna malata e propone a Mark di aiutarla senza coinvolgere la polizia, ma Mark lo uccide e ricrea una scena da morte accidentale. Quindi ritorna all'appartamento di Anna e lo fa incendiare. Rincasato, trova l'amica-nemica Margie moribonda nell'ascensore con la gola tagliata (Anna rivelerà di averlo fatto per proteggere la creatura), e la lascia morire in casa; ritrova Anna, con la quale ha un rapporto sessuale. Entrambi ormai fuori controllo, progettano di lasciare la città con Bob e la creatura, nascondendosi momentaneamente nell'appartamento di Margie; lì Mark vede un rapporto sessuale tra Anna e la creatura. La madre di Heinrich telefona a Mark chiedendo di suo figlio e quando Mark si reca da lei per incontrarla, l'anziana signora si suicida avvelenandosi.

Il giorno successivo, mentre Mark vaga per la strada, incontra i suoi ex colleghi di lavoro. Si comporta stranamente e risulta essere evasivo per ogni domanda. Torna nell'appartamento di Margie per trovarlo circondato dalla polizia e dai suoi ex datori di lavoro. Grazie all'aiuto di un tassista, Mark inscena un diversivo, permettendo ad Anna di fuggire via nella sua auto, che si trovava nel vialetto della casa circondata. Durante la sparatoria, Mark viene colpito alla spalla, ma riesce comunque a fuggire con la moto di Heinrich, per poi scappare in un vecchio edificio, dove viene inseguito da Anna, dalla polizia e dai suoi colleghi di lavoro. Anna raggiunge Mark in cima alle scale e rivela che la creatura è ormai completata: si tratta di un vero e proprio doppelgänger di Mark, un suo identico sosia ma con gli occhi verdi, similmente ad Helen. Il Mark originale alza la pistola per sparare al doppio ma viene colpito insieme ad Anna da una raffica di proiettili sparati dalla polizia. Il sosia rimane inspiegabilmente illeso. Insanguinata e morente, Anna giace a terra accanto a Mark e usa la sua pistola per spararsi. Con le ultime forze in corpo Mark decide di gettarsi dalla tromba delle scale. Intanto il doppelgänger riesce a fuggire attraverso il tetto.

Più tardi, Helen, che sta badando come babysitter a Bob, sente il campanello suonare. Bob la implora di non aprire la porta e fugge nel bagno dove si getta nella vasca, galleggiando morto. Helen lo ignora e si dirige verso la porta di vetro smerigliato da cui si intravede la sagoma del doppelgänger. Poco prima che la donna giunga alla porta, dall'esterno si inizia a sentire il suono di sirene, aerei ed esplosioni che preannuncerebbero l'inizio di una terza guerra mondiale da parte dell'Unione Sovietica.

Produzione Sviluppo Quando il regista Andrzej Żuławski iniziò a concepire l'idea del film si rivolse alla collega francese Danièle Thompson, proponendole di collaborare ad un nuovo progetto. Dopo averle consegnato una prima bozza di sceneggiatura, fu lei a suggerire il nome di Frederic Tuten per la stesura della sceneggiatura definitiva. Żuławski si recò quindi a New York per incontrarlo e, insieme, lavorarono alla sceneggiatura in un periodo di profonda depressione vissuto dal regista.

Nel 1976 Żuławski aveva divorziato dall'attrice polacca Małgorzata Braunek, sua musa nei primi film girati in Polonia, La terza parte della notte (1971) e Il diavolo (1972). Il film fu quindi fortemente influenzato dalle vicende biografiche del regista, che in esso volle trasmettere tutta la sofferenza del divorzio dalla moglie. A tal proposito Żuławski ricordò un episodio doloroso: una sera, rientrato tardi a casa, trovò il figlio Xawery, allora di cinque anni, da solo nell'appartamento, ricoperto di marmellata, abbandonato dalla madre per ore – un'immagine che avrebbe poi rievocato in una scena di Possession. Anche la caratterizzazione volutamente ridicola di uno dei personaggi del film, l'amante di Anna - Heinrich - è influenzata dalle vicende matrimoniali del regista.

Il budget complessivo del film, prodotto dalla francese Gaumont, ammontò a 2,4 milioni di dollari per dodici settimane di riprese.

Il film rappresenta l'unica pellicola girata in lingua inglese da Żuławski.

Casting Insieme alla produttrice Marie-Laure Reyre, Zuławski ebbe da subito in mente Isabelle Adjani per il ruolo di Anna. Dopo l'esordio hollywoodiano con Driver l'imprendibile (1978), l'attrice francese aveva deciso di tornare al cinema europeo. Apparsa nei panni di Lucy Harker in Nosferatu, il principe della notte (1979), la Adjani non era ancora riuscita ad eguagliare il successo della sua candidatura all'Oscar ottenuta per Adele H. - Una storia d'amore (1975). Inizialmente l'attrice francese rifiutò l'offerta per Possession, spingendo la produzione a considerare Judy Davis, la cui interpretazione in La mia brillante carriera (1979) aveva colpito Żuławski. Tuttavia l'esitazione di Judy Davis ed il ripensamento di Isabelle Adjani sulla decisione iniziale, favorito anche dal suo compagno di allora, Bruno Nuytten (direttore della fotografia del film), portarono alla scelta definitiva della protagonista.

Il ruolo di Anna risultò estremamente devastante sul piano psicologico per l’attrice francese. In un’intervista Isabelle Adjani ha dichiarato che le servirono anni per riprendersi dall’esperienza del film. «Possession - spiegò l'attrice nel 2002 - era un film impossibile da realizzare, e ciò che ho fatto in quel film era altrettanto impossibile. Eppure, l’ho fatto, e mi è costato carissimo. Nonostante tutti i premi, tutti gli onori che ho ricevuto, mai più un trauma del genere, nemmeno in un incubo». Circolarono anche voci, confermate dallo stesso Żuławski, secondo cui l'attrice avrebbe tentato il suicidio dopo le riprese del film.

Per il ruolo di Mark venne scelto il neozelandese Sam Neill, attore allora ancora poco noto al grande pubblico, che aveva recitato accanto a Judy Davis in La mia brillante carriera. Anche per Neill l'esperienza del film fu particolarmente intensa, come spiegato in un'intervista del 2021: «Lo definisco il film più estremo che abbia mai realizzato, in ogni possibile senso, e ci ha chiesto cose a cui ora non vorrei e non potrei più arrivare. E penso di essere scampato a quel film a stento, con la salute mentale appena intatta».

Per l'ideazione della creatura mostruosa nascosta da Anna, la produzione si affidò all'effettista italiano Carlo Rambaldi, reduce dal successo di Alien (1979) e che, immediatamente dopo Possession, avrebbe lavorato a E.T. l'extra-terrestre (1982).

Riprese

Il film fu girato a Berlino Ovest per specifica volontà del regista. Żuławski viveva in esilio già da qualche anno, dopo che le autorità polacche avevano bloccato le riprese del film Sul globo d'argento, ed era determinato ad ambientare Possession quanto più possibile vicino al Blocco orientale. Molte delle scene del film sono girate in prossimità del Muro di Berlino, protagonista silenzioso della pellicola, che così diviene simbolo dell'incomunicabilità tra i protagonisti e della loro scissione interiore.