Tra l'ottobre del 1943 e il gennaio del 1944 coordina i piccoli gruppi di ribelli in Valsabbia e organizza alcune azioni nella zona. Nel febbraio 1944 viene catturato e giustiziato a Brescia.
Biografia Giacomo Perlasca nasce a Brescia il 19 dicembre 1919 da Francesco e Gina Vimercati, originari di Como. Il padre, Francesco (1868-1936), promuovendo opere benefiche nel 1923 fonda un banco poi assorbito dall'Unione Bancaria Nazionale che nel 1932 è costretta al fallimento per le difficoltà frapposte dal regime fascista. Dopo aver studiato al collegio “Cesare Arici”, si iscrive alla facoltà di ingegneria al Politecnico di Milano, ma nel 1941 si arruola volontario. Inquadrato nel Regio Esercito, entra a far parte del corpo degli alpini come sottotenente del 4º Reggimento Artiglieria Alpina a Riva del Garda. L'8 settembre 1943 si trova a Roma, viene fatto prigioniero dai tedeschi ma riesce a fuggire in un parapiglia e raggiunge avventurosamente, il 14 settembre, Brescia.
Il 22 settembre decide di entrare nella Resistenza. Si rivolge ai padri della Pace che lo mettono in contatto con la nascente organizzazione clandestina. Alla fine di ottobre inizia la sua attività partigiana come comandante e coordinatore delle formazioni Fiamme Verdi in Valle Sabbia e Valtenesi, col nome di battaglia “Franco Zenith” e “Capitano Zenith” - . Promuove la costituzione di nuove formazioni stabilendo un collegamento con la Svizzera per permettere ai prigionieri alleati di fuggire dall'Italia, inoltre dirige a Rocca d'Anfo colpi di mano su autocolonne ed attrezzature del nemico.. Va alla ricerca di armi nelle cascine e nei boschi di quelle lanciate l'8 dicembre dagli Alleati e finite per errore in Val Degagna anziché in Val di Vesta. Ma con il suo vice comandante Bettinzoli cade ben presto nella rete della polizia.. A causa di una delazione, viene arrestato dai tedeschi il 18 gennaio 1944 a Brescia per opera di fascisti in via Moretto e quale organizzatore di bande armate ma anche per contatti col nemico. Il 14 febbraio 1944 viene processato dal Tribunale Militare tedesco di Brescia. viene condannato a morte assieme a Bettinzoli. Pur avendo sottoscritto la domanda di grazia e nonostante i tentativi compiuti soprattutto dalla madre per ottenere la commutazione della pena, il mattino del 24 febbraio 1944 alle otto Perlasca e il Bettinzoli vengono portati in automobile al maneggio della ex caserma del 77º Reggimento Fanteria, attuale caserma Randaccio, dove poco dopo vengono fucilati - .. Teresio Olivelli, su Il Ribelle, periodico delle Fiamme Verdi, lo ricorda con queste parole:
Perlasca e la resistenza nella Valsabbia (ottobre 1943 - gennaio 1944)
La situazione delle bande in Valsabbia subito dopo l'armistizio Subito dopo l'8 settembre 1943 in Valsabbia, spontaneamente e autonomamente, si formano i primi gruppi di ribelli. In questa fase tali gruppi sono da considerare più delle bande che dei gruppi organizzati, malgrado ci siano alcuni tentativi di organizzare la rivolta anche se con scarso successo. Questi gruppi sono formati sia da sbandati, ovvero soldati dell'esercito italiano che dopo l'8 settembre sono tornati in valle dalle loro dislocazioni originarie e che si rifugiano per non essere deportati in Germania dai nazisti, sia da cittadini delle popolazioni locali ostili al regime. I quali, prevedendo la sconfitta dei repubblichini, volevano dare una speranza di riscatto agli italiani che stavano per essere liberati dagli Alleati. In una evoluzione sempre maggiore, il primo tentativo di coordinare le bande è di Giorgio Oliva, originario di Vestone. Poco dopo si aggiunge André PetitpierreNomi di battaglia "Michele Rovetta", "Capitano Rovetta" (). André Petitpierre nasce a Brescia nel 1937 ma è cittadino svizzero. Dopo avere partecipato alle prime fasi dell'organizzazione del ribellismo in Valle sabbia viene inviato in Svizzera dove mantiene i contatti tra le formazioni Fiamme Verdi e le ambasciate americane e inglesi di Zurigo e Berna per organizzare aviolanci nelle valli bresciane () che organizza la prima azione alla Rocca d'Anfo per recuperare armamenti necessari alla rivolta. Con Petitpierre si iniziano a organizzare i primi contatti tra i gruppi della Valsabbia e la città. A fine ottobre Petitpierre viene inviato in Svizzera dal CLN bresciano per coordinare il collegamento tra gli Alleati e i partigiani delle valli.. Dopo la sua partenza, nei mesi di ottobre e novembre, viene a mancare un'organizzazione centralizzata dei gruppi di ribelli della Valsabbia ma dopo la seconda metà di novembre l'organizzazione viene garantita in maniera continuativa da Perlasca e Bettinzoli. Questo tuttavia solo dopo la costituzione del Comando delle Fiamme Verdi avvenuta a Brescia in novembreLe Fiamme verdi nascono da un'idea di Gastone Franchetti, un tenente degli alpini di Riva del Garda e di Rino Dusatti che assieme cercano un consenso generalizzato nell'ambiente ostile al fascismo nel bresciano per organizzare la resistenza. È così che si arriva alla fine di novembre con l'effettiva creazione delle Fiamme Verdi a Brescia. Durante la riunione a casa dell'Ingegnere Mario Piotti in via Aleardi 11, il 30 novembre 1943 nasce quindi il raggruppamento di tutte quelle formazioni armate non legate a partiti politici. Il nome deriva dalle mostrine verdi degli alpini. Alla riunione partecipano il generale Masini, Enzo Petrini, Laura Bianchini, il colonnello Bettoni, Astolfo Lunardi, Giuseppe Pelosi, Giacomo Perlasca e Romolo Ragnoli. In questa riunione viene deciso che il comando viene assegnato al generale Luigi Masini (nome di battaglia "Fiore") e vengono creati tre battaglioni, il “Valcamonica”, il “Valtrompia”, e il “Valsabbia” che viene affidato a Perlasca ..
La coordinazione di Perlasca e Bettinzoli dopo la costituzione del Comando Fiamme Verdi In questo contesto di scarsa organizzazione dei gruppi, la costituzione del Comando delle Fiamme Verdi è di grande impulso per la resistenza, in particolare nella Valsabbia. Perlasca e Bettinzoli, prima dell'incarico ottenuto dal Comando delle Fiamme Verdi, erano già presenti in valle ma le loro mansioni si limitavano allo stabilire contatti e collegamenti tra alcuni esponenti del movimento ribellistico della Valsabbia.. Dopo la creazione delle Fiamme Verdi si risolvono i maggiori problemi organizzativi dei gruppi già esistenti in valle e vengono avviati contatti sia pur precari e difficili con la città. Da questo momento l'azione di Perlasca e Bettinzoli ha un carattere organizzativo e questo rende possibile l'aggregazione sotto una sola organizzazione dei molti sbandati e dei gruppi esistenti. Grazie alla presa in carico dell'organizzazione da parte di Perlasca e Bettinzoli, nel gennaio del 1944 è possibile realizzare delle attività di guerriglia.. Questa nuova organizzazione delle azioni viene subito avvertita da tutti i gruppi attivi in valle. Una volta terminata la guerra, Severino Liberini stende una relazione dove afferma: Da questo momento si tengono molti incontri dove si discute soprattutto di problemi organizzativi, si stabiliscono i nomi di battaglia e le parole d'ordine ma anche il recapito delle staffettePresso l'abitazione di Renzo Laffranchi., si fa l'inventario delle armi e delle munizioni e si individuano i punti stradali più favorevoli in cui effettuare azioni contro i fascisti. Grazie all'influenza di Perlasca si stabiliranno anche dei contatti con un gruppo di resistenti sorto e stanziato a Vobarno. Per facilitare i contatti e l'organizzazione delle riunioni, durante questi incontri si decide che Perlasca, quando si trova in Valsabbia, si stabilisca a Vestone nella casa di Maria Guerra (madre di Giorgio Oliva) o a Presegno, nell'abitazione di Antonio Zanaglio, detto "il lungo".. Perlasca organizza una spedizione a Capovalle per recuperare dei muli lasciati dagli alpini scappati dopo l'8 settembre. Bettinzoli e Valerio Mornome di battaglia "Davide" si occupano di mantenere i contatti con il comando di Brescia e di recuperare cibo e vestiario. In particolare Bettinzoli il 5 dicembre dà l'incarico a Valerio Mor di trasportare generi alimentari dalla pianura e pochi giorni dopo anche del vestiario.
L'aviolancio dell'8 dicembre e le operazioni di recupero Alla fine di ottobre Petitpierre viene incaricato dal CLN di Brescia di gestire i contatti con gli alleati e molto probabilmente, grazie a questo lavoro di collegamento, già dalla fine di novembre i gruppi erano in attesa dell'invio di armi in Valsabbia. Inizialmente venne individuato un campo a Vesta di CimaIl campo è in questa zona: dove lanciare i rifornimenti e viene valutato “scomodo perché distante, ma abbastanza sicuro ed esteso”. Il lancio sembrava imminente già agli inizi di novembre, infatti alcuni uomini partono da diverse località (Nozza organizzati da Ferremo, da Lavenone, Idro e Anfo) per raggiungere il campo a Vesta di Cima. Una volta arrivati sul posto, questi gruppi rimangono ad aspettare per quindici giorni ma il volo viene rimandato diverse volte a causa del maltempo. Il campo rimane controllato fino al 28 novembre, dopodiché i gruppi devono scappare a causa di una notizia di rastrellamento della Feldgendarmerie che in effetti sarebbe avvenuto il giorno successivo.
L'8 dicembre Liberini riceve una telefonata da Perlasca che gli chiede di preparare un gruppo per il recupero del materiale lanciato dagli Alleati. Il gruppo di quattro uomini si prepara a partire dal lago d'Idro ma nel frattempo “verso le 19 un aereo sorvola e gira per due volte da Vobarno a Degagna e al secondo giro il Poli, data la bassa quota dell'apparecchio, può individuare bene la sua direzione fra Gardoncello e Degagna. Il lancio doveva riuscire alla perfezione se non fosse stato sganciato qualche attimo prima, ingannati [gli aviatori] dal fuoco di carbonai situati fra Prato della NocePrato della Noce si trova in questa zona: e CampiglioLa località Campiglio si trova in questa zona: . Vari paracadute con venti quintali di materiale scendono nella notte lungo la valletta che da Degagna conduce a Campiglio”. In realtà il lancio doveva avvenire in un altro posto (Vesta di Cima) ma all'ultimo istante gli aviatori decidono di cambiare campo di atterraggio.
Il materiale paracadutato è suddiviso in casse di armi e materiale utile e una volta atterrato, i montanari della zona intercettano il carico e sottraggono il materiale utile (non le armi) e lo nascondono nelle loro case e fienili. La notte del 10 novembre alcuni elementi delle bande ValsabbineManlio Poli, Giulio De Martin, Enrico Federici, e Mario Boldini si recano nella zona del lancio e constatano la mancanza di gran parte del materiale lanciato. Per questo motivo avvertono il Comando di Vestone e decidono di ritornare il 12 dicembre con un contingente di uomini maggioreI gruppi partono da Mura, Casto, Nozza, Odolo e Anfo e si dirigono verso le frazioni di Eno e Cecino in località Degagna e si incontrano con il gruppo di Manlio Poli che proviene da Vobarno . per fare pressione sulle popolazioni della zona, usando anche le maniere forti con lo scopo di ottenere tutto il materiale nascosto..