La guerra civile spagnola (), nella storiografia italiana meglio nota come guerra di Spagna., fu un conflitto armato nato in conseguenza al colpo di Stato militare del 17 luglio 1936, che vide contrapposte le forze nazionaliste guidate da una giunta militare, contro le forze del legittimo governo della Repubblica Spagnola, sostenuta dal Fronte popolare, una coalizione di partiti democratici che aveva vinto le elezioni nel febbraio precedente. Obbedendo a un piano prestabilito, la guarnigione militare di stanza nel Marocco spagnolo si era ribellata al governo della Repubblica, e nei tre giorni successivi un gran numero di unità militari al comando di cospiratori si sollevò anche sul territorio metropolitano, cercando di assumere il controllo di più vaste aree del paese e di saldarsi le une con le altre.

Il capo del governo, Santiago Casares Quiroga, incapace di trovare una soluzione alla crisi, si dimise due giorni dopo l'inizio del colpo di Stato a favore di Diego Martínez Barrio. Questi, messosi in contatto con il generale Emilio Mola, il principale artefice del golpe, fu informato dallo stesso che i cospiratori non intendevano neppure parlare di una soluzione pacifica, manifestando così la volontà di dare inizio a una guerra civile se il golpe non avesse avuto pieno successo. Martínez Barrio si dimise quello stesso 20 luglio, ma il colpo di Stato non ebbe l'esito sperato: Madrid, Barcellona, Bilbao, Valencia e Malaga, nonché le aree più industrializzate e ricche della Spagna, i Paesi Baschi, la Catalogna e le Asturie, rimasero sotto controllo delle forze fedeli al governo, mentre le forze nazionaliste controllavano le zone rurali della Castiglia, le zone montuose della Navarra e gran parte dell'Andalusia con la sua capitale Siviglia, unica grande città nelle mani degli insorti grazie all'azione del generale Gonzalo Queipo de Llano. Il nuovo governo di José Giral decise così di distribuire le armi al popolo, che in diverse località combatté efficacemente contro gli insorti, mentre sotto il profilo militare la sollevazione (alzamiento nel lessico militare spagnolo) delle forze nazionaliste presentava molte problematiche legate al mancato appoggio di buona parte dell'esercito metropolitano, che continuò a rimanere fedele alla Repubblica, privando i ribelli della superiorità numerica che avrebbe loro consentito di avere ragione delle forze popolari.

Sulla carta dunque si trovarono contrapposte forze più o meno della stessa proporzione, tuttavia i nazionalisti potevano contare sulla decisiva totalità dell'Armata d'Africa, il fulcro dell'esercito spagnolo, integrata dalle Fuerzas Regulares Indígenas marocchine comandate da ufficiali spagnoli, gli africanistas, tra i quali emerse rapidamente il generale Francisco Franco. L'armata stanziata nel Marocco spagnolo ebbe bisogno di alcune settimane per trasferirsi sul restante territorio nazionale nella penisola iberica , tempo in cui le forze repubblicane poterono coordinarsi e rinforzarsi; in tal modo lalzamiento si trasformò in una logorante guerra civile che sconvolse il paese per quasi tre anni, fino al marzo 1939, quando Francisco Franco - che nel frattempo aveva assunto la guida politica e militare di tutte le forze nazionaliste - entrò nella capitale Madrid, sancendo la fine della guerra civile e dando inizio a una repressione politica che si protrarrà per molti anni..

La fine del conflitto sancì contemporaneamente l'inizio della lunga dittatura oppressiva di stampo fascista del generale Franco, che durerà fino al 1975, terminando con l'avvio della transizione democratica. Nella Spagna franchista i sindacati furono messi fuori legge; venne attuata una divisione classista dove braccianti e operai furono mantenuti in condizioni miserevoli a favore dei ricchi possidenti terrieri e dei dirigenti d'industria; gli scioperi furono vietati; migliaia di repubblicani furono imprigionati e costretti ai lavori forzati, mentre nelle campagne il regime di Franco si impegnò a restaurare la struttura sociale tipica dellancien régime, dove il potere era in mano all'aristocrazia terriera e alla Chiesa cattolica.. A livello internazionale la guerra civile spagnola riuscì a catalizzare le simpatie della sinistra e della destra in Europa e nelle Americhe, nonostante la storia della Spagna fosse rimasta costantemente slegata da quella del continente nel secolo precedente, per poi tornare una nazione periferica e isolata per tutta la durata del regime franchista. Dal 1936 al 1939 però la Spagna divenne il simbolo di una lotta globale dove da una parte vi era la sinistra e la giustizia sociale, e dall'altro lo schieramento della reazione, ispirato dalla Chiesa cattolica, dalle forze monarchiche e di destra, che si opponevano alle riforme sociali.. A molti, in Inghilterra e in Francia, e persino negli Stati Uniti, questo conflitto apparve come una "lotta chiara e netta fra il bene e il male".

Questo conflitto coinvolse vecchie e nuove potenze internazionali, soprattutto Regno Unito, Francia, Germania, Italia e Unione Sovietica, che direttamente o indirettamente si confrontarono nelle vicende spagnole, sia a livello diplomatico, sia con un sostegno concreto in uomini e armi alle due fazioni. Nonostante la politica di appeasement proposta da Regno Unito e Francia, che si proponeva di evitare qualsiasi ingerenza nel conflitto - ma che di fatto favorì le forze nazionaliste - le altre tre potenze fornirono grossi quantitativi di armi e uomini alle parti in lotta: l'Italia fascista e la Germania nazista ebbero un peso determinante a favore della causa nazionalista, mentre l'Unione Sovietica si impegnò a fornire armi alla Repubblica. Allo stesso tempo migliaia di volontari spinti dagli ideali di libertà e democrazia si recarono a combattere in Spagna nelle file dei repubblicani, dando vita alle Brigate internazionali, che comprendevano uomini di circa cinquanta nazionalità diverse, i quali diedero un importante contributo militare e morale alle forze armate repubblicane, ottenendo allo stesso tempo risalto internazionale, dovuto alla militanza e all'appoggio dato loro da decine di intellettuali antifascisti.

Contesto storico La guerra civile ha radici molto lontane nella storia di Spagna. Quello del 1936-1939 fu il quarto conflitto intestino in cento anni, e in questo periodo sul territorio spagnolo andarono a definirsi ragioni strutturali, sociali e politiche che con un processo graduale portarono a una divisione in due blocchi sociali grossolanamente antagonisti..

La guerra civile rappresentò il culmine di una serie intermittente di lotte fra le forze riformiste e quelle reazionarie che avevano caratterizzato la scena spagnola dal 1808, anno in cui ci fu una prima rivolta spontanea a causa dell'occupazione francese, repressa nel sangue da Gioacchino Murat con l'appoggio dell'aristocrazia spagnola che si era rapidamente schierata a fianco dell'occupante.. Per lunghi periodi le forze reazionarie utilizzarono il potere politico e militare per soffocare il progresso sociale, ai quali seguirono inevitabilmente moti di carattere rivoluzionario. A più riprese la Spagna aveva tentato di adeguare la realtà politica alla realtà sociale, introducendo riforme radicali, specie in campo agrario, e una diversa distribuzione della ricchezza. Ogni volta la reazione rispose cercando di rimettere indietro l'orologio e ristabilire i tradizionali equilibri di potere sociale ed economico. I vari movimenti riformisti finirono tutti soffocati: quello del 1856 dal generale Leopoldo O'Donnell; quello del 1874 dal generale Manuel Pavía, che rovesciò la Prima Repubblica nata meno di due anni prima a seguito dell'abdicazione di Amedeo I di Spagna per restaurare il trono dei Borbone con il re Alfonso XII; e quello del 1923 dal generale Miguel Primo de Rivera..

La costituzione scritta nel 1874 dal conservatore Antonio Cánovas del Castillo - che rimase in vigore fino al 1931 - legittimava di fatto la repressione dei latifondisti nei confronti dei braccianti e dei contadini, i quali erano costretti a votare quello che il padrone comandava. Il braccio armato dei latifondisti erano dei caporioni politici, i caciques, i quali oltre a falsare le votazioni, sguinzagliavano bande armate nelle campagne per soggiogare i contadini. La corruzione politica ed economica imperversava in tutto il paese, i tribunali erano corrotti fino alle preture di villaggio, e per i poveri era difficile avere giustizia, mentre le deboli classi mercantili e manifatturiere e gli industriali del Nord non avevano la forza di intaccare il monopolio politico dell'oligarchia agraria... Nel frattempo la Spagna proseguì arrancando, senza conoscere la rivoluzione borghese classica che altrove frantumò le strutture dellancien régime: il potere della monarchia, dell'aristocrazia terriera e della Chiesa rimase quasi intatto fino agli anni trenta. Il 14 aprile 1931, quando fra scene di giubilo si insediò la Seconda Repubblica spagnola, ben pochi spagnoli - tolte le frange estreme di destra e sinistra, i cospiratori monarchici e gli anarchici - pensavano che l'unica soluzione ai problemi potesse essere la violenza.

A rappresentare gli interessi degli agrari erano due partiti monarchici le cui divergenze politiche erano minime, il conservatore e il liberale: il primo aveva i suoi elettori soprattutto tra i viticoltori e gli olivicoltori del Sud, il secondo era espressione dei cerealicoltori del Centro. La borghesia industriale del Nord rimaneva scarsamente rappresentata. Liberali e conservatori si alternavano al governo, le votazioni si basavano su un sistema collaudato di brogli, e di fatto la politica diventò una sorta di «minuetto cui partecipava soltanto una piccola minoranza privilegiata».. Nel mentre il resto della popolazione viveva in condizioni di povertà: all'inizio del XX secolo la prospettiva di vita era di appena trentacinque anni, come ai tempi di Ferdinando e Isabella; l'analfabetismo era al 65%; due terzi della popolazione attiva (circa cinque milioni di persone) lavoravano nei campi, dove le condizioni lavorative erano miserevoli, mentre industria e miniere fornivano solo il 18% dei posti di lavoro.. Questa simmetria politica andò in frantumi allo scoppio della prima guerra mondiale; la neutralità poneva la Spagna in una posizione privilegiata che permise di esportare prodotti agricoli e minerari in tutti i paesi belligeranti, creando le basi per quello che sembrava un miracolo economico. Questa prosperità portò alla nascita di nuove imprese e posti di lavoro, la bilancia dei pagamenti consentì un aumento sensazionale delle riserve auree, e parallelamente si ebbe un significativo aumento delle nascite, che avrebbe avuto il suo effetto proprio vent'anni dopo. Ma con la fine della guerra terminò anche il miracolo economico, e la disoccupazione tornò a salire assieme al risentimento sociale, e mentre gli industriali poterono accumulare enormi profitti, gli operai risentirono dell'inflazione galoppante; fra il 1913 e il 1918 i prezzi raddoppiarono, mentre i salari aumentarono del 25%..

Gli equilibri all'interno dell'élite economica però subirono alcune modifiche già durante la guerra: gli agrari continuavano ad avere una posizione preminente, ma ora gli industriali non erano più disposti a tollerare una posizione politica subordinata. Gli industriali baschi e catalani finanziarono due movimenti regionalisti, il Partido Nacionalista Vasco (PNV) e la Lliga Regionalista, la cui spinta riformatrice incontrò il disperato bisogno di cambiamento del proletariato che con la guerra si era riversato nelle grandi città e ora pativa la fame.