Il massacro di Treglia fu commesso nel 1943 nella omonima località vicina a Spalato, in Dalmazia, dalla SS Freiwilligen Division "Prinz Eugen" comandata dall'Obergruppenführer Karl von Oberkamp, dopo la resa delle forze italiane che presidiavano la piazza di Spalato.

Inquadramento storico-militare

Il 6 aprile 1941 le forze armate tedesche, assieme a quelle italiane e ungheresi, scatenarono l'attacco alla Iugoslavia, che - lacerata da profondi e precedenti conflitti interni, con la conseguente defezione di gran parte dei militari croati - crollò in nove giorni: la richiesta di pace venne avanzata il 15 aprile e la resa venne firmata il 17.

La successiva spartizione della Jugoslavia previde la divisione della Dalmazia fra il Regno d'Italia e il neonato Stato Indipendente di Croazia. Nella parte annessa all'Italia venne creato il Governatorato della Dalmazia, costituito dalle tre province di Zara, Spalato e Cattaro.Sulla costituzione e i destini del Governatorato della Dalmazia, si veda D.Rodogno, Il nuovo ordine mediterraneo, Bollati Boringhieri, Torino 2003

Oltre a queste annessioni, secondo gli accordi fra l'Italia e la Croazia vennero costituite all'interno dei territori di quest'ultima due zone distinte: le cosiddette seconda e terza zona (la prima essendo quella annessa al Regno). Nella seconda zona il Regio Esercito esercitava ampi poteri di governo, mentre nella terza zona doveva dipendere dai desiderata del governo croato.

Le forze militari italiane sul terreno furono varie volte riorganizzate. Alla vigilia dell'armistizio, in Dalmazia esse erano così disposte:

La provincia di Cattaro era presidiata dalla divisione "Emilia" (con sede a Castelnuovo). Questa divisione faceva parte del XIV Corpo d'Armata che, schierato nel Montenegro (sede a Podgorica), dipendeva dal Comando Gruppo d'armate Est (sede a Tirana).. Nella parte della costa dalmata fra Cattaro e Spalato era schierato il VI Corpo d'Armata, con una giurisdizione che comprendeva un territorio da Rastozza (in croato Zaostrog) sino a Ragusavecchia (Cavtat), ed una profondità di trenta chilometri verso l'interno. Oltre a ciò, il VI Corpo d'Armata presidiava la penisola di Sabbioncello, le isole italiane di Curzola e Meleda e quelle croate di Giuppana, Mezzo, Calamotta, oltre a Lagosta, già territorio italiano fin dalla fine della Grande Guerra.. La parte nord e la parte centrale della regione ricadevano invece nella giurisdizione della Seconda Armata (comando a Sussak, un sobborgo di Fiume), agli ordini del generale Mario Robotti, che sovrintendeva all'intero scacchiere che andava dalla parte della Slovenia annessa all'Italia nel 1941 a nord fino alla Dalmazia centrale a sud. La Dalmazia italiana (esclusa la provincia di Cattaro) era presidiata dal XVIII Corpo d'Armata (generale Umberto Spigo), con sede a Zara.Il comando del XVIII Corpo d'Armata venne spostato da Spalato a Zara il 3 settembre 1943. Alla data del proclama di Badoglio, una parte del personale era ancora dislocata a Spalato. Quest'ultimo Corpo d'Armata era a sua volta spiegato sul terreno con una Divisione a nord ("Zara", generale Carlo Viale e comando nella città di Zara) ed una a sud ("Bergamo", generale Emilio Becuzzi e comando nella città di Spalato)..

Sul versante tedesco la disposizione delle forze era invece la seguente:

Il neocostituito Gruppo d'armate F (Heeresgruppe F), di stanza a Belgrado, al comando del Generalfeldmarschall Maximilian von Weichs. Egli disponeva della 2ª Armata Corazzata (2. Panzerarmee, sede a Kragujevac), al comando del Generaloberst Lothar Rendulic. Il 12 agosto 1943 i tedeschi crearono all'interno della 2ª Armata Corazzata il 15º Corpo d'Armata di Montagna (XV. Gebirgs-Armeekorps), al cui comando venne posto il General der Infanterie Rudolf Lüters. I principali reparti che componevano il 15º Corpo d'Armata di Montagna erano i seguenti: 4ª Brigata croata Cacciatori (4. kroat. Jäger-Brigade) III Corpo croato (III. kroat. Korps) II Corpo croato (II. kroat. Korps) 373ª Divisione di Fanteria croata (373. Infanterie-Division (kroatisch)) 369ª Divisione di Fanteria croata (369. Infanterie-Division (kroatisch)) Divisione Volontari delle SS "Prinz Eugen" (SS Freiwilligen Division "Prinz Eugen)Il 22 ottobre 1943 la divisione venne rinominata 7. SS Freiwilligen-Gebirgs Division "Prinz Eugen". Si veda in merito 264ª Divisione di Fanteria (264. Infanterie-Division) 114. Jäger-Division

L'armistizio in Dalmazia Le prime reazioni

Le reazioni dei militari italiani di stanza nel teatro dei Balcani alle notizie della firma dell'armistizio, col proclama di Badoglio dell'8 settembre e le conseguenti decisioni degli alti ufficiali e della truppa sono un segno tangibile dell'estrema improvvisazione dell'intera operazione. Gli eventi che si registrarono spaziano dal farsesco al drammatico.

In una relazione sui fatti, il comandante della 9ª Armata (Albania) Renzo Dalmazzo ricorda che i fanti autonomamente «la sera del giorno 8 disfecero le tende ed affardellarono lo zaino» per essere pronti a rimpatriare. Ovunque sono registrate scene di giubilo, frammiste a frenetici tentativi dei comandi di contattare i propri superiori per ricevere conferma della notizia spesse volte ricevuta non attraverso le vie ordinarie ma grazie all'ascolto di radio straniere.. Non sono rare finanche alla sera dell'8 delle prese di posizione di assoluto scetticismo da parte di ufficiali che ritenevano tutto quanto un'invenzione propagandistica del nemico..

La particolarità della situazione in Dalmazia, con la contemporanea presenza di combattenti italiani e tedeschi, di collaborazionisti croati e cetnici, oltre che dei partigiani jugoslavi guidati dai comunisti di Tito, si rese evidente nell'assoluta eterogeneità delle decisioni dei comandi italiani: mentre a Cattaro e a Ragusa almeno parte degli italiani si opposero con le armi ai tedeschi, a Spalato e a Sebenico aprirono contemporanee trattative con i tedeschi e con i partigiani, mentre a Zara per prevenire i secondi ci si accordò con i primi fin dallo stesso 8 settembre per un loro ingresso in città: i tedeschi entrarono quindi a Zara due giorni dopo.

I tedeschi - che già diffidavano dell'alleato italiano - si mossero con estrema rapidità e decisione non appena avuta notizia dell'armistizio, seguendo le direttive generali da tempo definite all'interno del piano Alarico, approntato proprio in previsione dell'uscita dalla guerra dell'Italia. I fini principali perseguiti dai tedeschi in Dalmazia erano due: da un lato assicurare a sé il predominio sull'intero territorio già soggetto al Regio Esercito, dall'altro impedire operazioni di accaparramento di materiale da parte delle forze partigiane iugoslave.Su tutto ciò, si veda il capitolo V di .

La situazione nelle zone di giurisdizione della divisione Bergamo

Settore di Sebenico La piazza di Sebenico era comandato dal generale di brigata Paolo Grimaldi (comandante della fanteria della 15ª Divisione fanteria "Bergamo"), che aveva a propria disposizione un battaglione del 4º Reggimento bersaglieri, un battaglione mitraglieri, un battaglione territoriale mobile, il 103º Gruppo di artiglieria da posizione e la "Milizia Marittima di Artiglieria" (MILMART) con tre batterie. Comprendendo il personale del Comando militare marittimo - agli ordini del tenente di vascello Pietro Tacchini - complessivamente si trattava di circa tremila uomini..

La notizia dell'armistizio si diffuse al pomeriggio dell'8 settembre, seguendo spesso vie non ufficiali: voci di piazza o persone che domandavano conferma agli stessi militari italiani, completamente all'oscuro fino al momento in cui arrivò notizia del comunicato di Badoglio..

Alla mattina del 9, il generale Becuzzi avvertì Grimaldi: «siamo in guerra con la Germania», emanando una serie di ordini in esecuzione dei piani di corpo d'armata per la creazione di una linea di difesa sino a sud di Spalato. Fra questi ordini, il ripiegamento dell'89ª legione di presidio a Dernis, che non poté essere eseguito. Per quanto concerne il contegno da tenersi verso i partigiani jugoslavi, Becuzzi autorizzò ad «accettare cooperazione (…), se vogliono combattere con noi contro i tedeschi», aggiungendo però di «non farli entrare in Sebenico; per ora tenerli dove si trovano»..

Nel pomeriggio, il comando del corpo d'armata ordinava a Grimaldi di far confluire su Sebenico i reparti che si trovavano nella località di Percovich (16 km ad est): il 259º Reggimento fanteria della 154ª Divisione fanteria "Murge" e il XXVI battaglione del 4º Reggimento bersaglieri. Ciò causò delle frizioni con i partigiani iugoslavi della zona, che temavano di veder sfumare la possibilità di fare incetta degli armamenti dei reparti italiani, palesemente in confusione: fu in questa occasione che si verificarono i primi abboccamenti fra i capi partigiani e i comandanti dei reparti italiani, con la parziale consegna di materiale bellico. Il giorno seguente, una delegazione iugoslava ebbe un incontro a Sebenico col generale Grimaldi: la presenza in città dei partigiani suscitò l'entusiasmo della popolazione; reparti in armi cercarono di entrare in città, venendo però parzialmente bloccati dai militari italiani. Il caos la faceva da padrone, mentre Grimaldi si barcamenava - avendo ricevuto ordini contraddittori e parziali - mantenendo aperto il dialogo con i partigiani, cercando però nel contempo di non compromettersi troppo agli occhi dei tedeschi, il cui intervento era atteso da un'ora all'altra.Per una descrizione dettagliata di tutti gli avvenimenti, si veda .

Alle 17:00 del 10 settembre Grimaldi ricevette da Zara il testo di un accordo che il generale Spigo aveva preso con i tedeschi: le truppe italiane si sarebbero dovute arrendere ai tedeschi senza opporre alcuna resistenza.. Gruppi di partigiani infiltratisi a Sebenico avevano nelle stesse ore già prelevato fra la popolazione una settantina di ustascia e serbi anticomunisti: una decina di essi erano stati uccisi, poi Grimaldi reagì energicamente ottenendo la liberazione degli altri prigionieri. Nel contempo, era già stato preparato un elenco di cento italiani da consegnare: agenti della questura, appartenenti alla milizia, ufficiali e sottufficiali dell'esercito, ma gli eventi successivi resero impossibile il loro fermo.

Al mattino dell'11, venne convocato un incontro fra lo stato maggiore partigiano e il comando italiano: Grimaldi riuscì a convincere gli iugoslavi dell'imminente venuta dei tedeschi, informandoli dell'ordine ricevuto da Zara. Nonostante l'estrema fluidità della situazione, i partigiani lasciarono Sebenico il giorno stesso. Alle 16:00 dell'11 settembre, i primi reparti tedeschi entrarono a Sebenico.

Il giorno successivo il comandante della 114ª Divisione di Cacciatori (114. Jäger-Division), Generalleutnant Karl Eglseer, convocò l'intero corpo ufficiali presso il comando settore e parlò loro. Successivamente interpellò la truppa radunata in quattro diverse località, proponendo di continuare la guerra a fianco della Germania o in alternativa di essere internati in prigionia: la gran parte dei soldati scelse la prigionia, capeggiata dallo stesso generale Grimaldi..

Settore di Spalato Dall'8 al 10 settembre