Il metodo Michela di stenografia meccanica è stato ideato nel 1862 (e brevettato nel 1878) dal prof. Antonio Michela Zucco ed è attualmente utilizzato, nella sua versione computerizzata, presso il Senato della Repubblica ed anche presso il Consiglio regionale del Piemonte, per la redazione dei resoconti stenografici.
Esso si basa sull'utilizzo di un'apposita tastiera formata da venti tasti, simili a quelli di un pianoforte. Ad ogni tasto è associato un segno grafico ed un preciso valore fonico. I segni grafici utilizzati in totale sono sei e si ripetono sulla tastiera secondo un preciso schema.
Storia Il sistema fu messo a punto dal professor Michela dopo decenni di studi per trovare soluzioni che superassero l'ostacolo dei modesti mezzi tecnici disponibili nella seconda metà dell'800.
Durante la XIII legislatura del Regno d'Italia, Sebastiano Tecchio, che ricopriva la carica di Presidente del Senato, nominò una commissione composta dai senatori Errante, Zini e Massarani per valutare il nuovo sistema che doveva servire alla resocontazione dei lavori del Senato, ancora affidata agli stenografi manuali. Il 30 gennaio 1880 i membri della Commissione presentarono a Tecchio una relazione entusiasta e fu decisa l'adozione della macchina da parte del Senato.
La macchina Michela è rimasta sostanzialmente invariata per oltre un secolo: dal 1974 è entrata in funzione una versione prodotta dalla ditta Vergoni, caratterizzata da una meccanica più moderna. Nel 1982 è entrata in funzione una versione elettronica, prima striscia decrittata della Vergoni elettronica, dai vecchi simboli, al testo alfabetico stampato in orizzontale, un enorme vantaggio con la quale gli stenografi del Senato hanno conseguito tre titoli mondiali (1983, 1985 e 1995) ai campionati di stenografia e, fino al 1996, tutti i titoli italiani. Nel 2002 è stata realizzata una versione totalmente informatizzata che, con l'ausilio di un pc, è in grado di produrre un'immediata trascrizione del parlato perfettamente sincronizzata con la registrazione audio digitale. Con tale macchina, ai campionati mondiali del 2009, una giovane stenografa parlamentare del Senato ha raggiunto la più elevata velocità di scrittura stenotipica tra tutti i concorrenti: 445 sillabe al minuto (circa 200 parole al minuto).
Nel 1990, per consentire l'utilizzo dei programmi di trascrizione assistita (Computer Aided Transcription), essendo la gestione dei segni grafici da parte dei personal computer dell'epoca piuttosto complessa essi sono stati sostituiti con segni letterali (senza alterarne il valore fonico).
Tecnica e funzionamento
I venti tasti della tastiera Michela sono raggruppati in due parti o emitastiere, formate da dieci tasti, una di competenza della mano sinistra e l'altra di competenza della mano destra, ognuna delle quali divisa in due zone o serie ideali: l'emitastiera sinistra è formata dai sei tasti della 1ª serie (segni F, S, C, Z, P, N) e dai quattro tasti della 2ª serie (segni R, X, I, U); l'emitastiera destra è formata dai quattro tasti della 3ª serie (segni u, i, e, a) e dai sei tasti della 4ª serie (segni n, p, z, c, s, f), speculari rispetto a quelli della 1ª serie. L'uso dei tasti “F” e “S” della 1ª serie compete al mignolo della mano sinistra, l'uso dei tasti “C” e “Z” compete all'anulare della mano sinistra, l'uso dei tasti “P” e “N” compete al medio della mano sinistra. Lo stesso dicasi per i tasti “R” e “X”, nonché “I” e “U”, della 2ª serie, il cui uso compete, rispettivamente, all'indice e al pollice della mano sinistra. Identiche regole valgono per le serie 3ª e 4ª e per la mano destra.
La suddivisione della tastiera in quattro serie è stata concepita in funzione delle caratteristiche fondamentali del sistema Michela, che è fonico-sillabico, pertanto, ad ogni combinazione di tasti sulla tastiera corrisponde la riproduzione fonica di una sillaba. A tal fine, ogni serie è deputata a registrare una parte ben determinata della sillaba: la prima serie le consonanti (o vocali) iniziali; la seconda serie le consonanti (o vocali) intermedie; la terza serie le vocali toniche (quelle su cui cade l'accento) e la quarta serie (speculare rispetto alla prima) le consonanti (o vocali) finali. Essendo il sistema fonico esso è in grado di registrare in forma stenografica il parlato di qualsiasi lingua basandosi sul suo suono; è pertanto possibile stenografare anche lingue non conosciute, purché si sia in grado di percepirne chiaramente i suoni. I fonemi rappresentabili sulla tastiera sono ottenuti con la pressione di tasti singoli o di loro combinazioni, secondo il seguente schema: +Valore fonico dei singoli tastiSegnoSerieSuonoDiteggiaturaF1ªFmignolo sinistrof4ªFmignolo destroN1ªNmedio sinistron4ªNmedio destroR2ªRindice sinistroa3ªAindice destroS1ªS (aspra)mignolo sinistros4ªS (aspra)mignolo destroC1ªSC digr.anulare sinistroc4ªSC digr.anulare destroe3ªEindice destroZ1ªS (dolce)anulare sinistroz4ªS (dolce)anulare destroI2ªIpollice sinistroi3ªIpollice destroP1ªPmedio sinistrop4ªPmedio destroX2ªSindice sinistroU2ªUpollice sinistrou3ªUpollice destro
+Valore fonico delle combinazioni di due tastiSegniSerieSuonoDiteggiaturaNoteFP1ªTmignolo-medio sinistropf4ªTmedio-mignolo destroie3ªOpollice-indice destroua3ªE accentatapollice-indice destroia3ªE muta (francese)pollice-indice destroCP1ªC dura (anche Q e K)anulare-medio sinistroEssendo il sistema fonetico, la "H" muta presente in alcuni fonemi inizianti con suoni cosiddetti duri, ad es. "che" o "chi", non verrà rappresentata; es: "che = CPe"; "chi = CPi" etc.. Lo stesso avverrà per il suono "G dura".pc4ªC dura (anche Q e K)medio-anulare destroSP1ªC dolcemignolo-medio sinistrops4ªC dolcemedio-mignolo destroZP1ªG dolceanulare-medio sinistropz4ªG dolcemedio-anulare destroFZ1ªJ o G dolce francesemignolo-anulare sinistrozf4ªJ o G dolce franceseanulare-mignolo destroue3ªUÉ (EU francese / Ö tedesco)pollice-indice destroui3ªUÒ (U francese / Ü tedesco)pollice su due tastiFC1ªHmignolo-anulare sinistrocf4ªHmignolo-anulare destroSC1ªVmignolo-anulare sinistrocs4ªVmignolo-anulare destroRI2ªLindice-pollice sinistroXI2ªF o Vindice-pollice sinistroA seconda che il complesso di segni sia preceduto da S aspra o da S dolce.IU2ªP o Bpollice su due tastiXU2ªNindice-pollice sinistroRU2ªMindice-pollice sinistroSZ1ªZmignolo-anulare sinistrozs4ªZanulare-mignolo destroZN1ªIanulare-mignolo sinistronz4ªImedio-anulare destroCN1ªUanulare-medio sinistronc4ªUmedio-anulare destroFN1ªGNmignolo-medio sinistronf4ªGNmedio-mignolo destroSN1ªGLmignolo-medio sinistrons1ªGLmedio-mignolo destro
Considerato che per le combinazioni a tre tasti si usano tutte le dita per ciascuna serie, non saranno riportate le dita da utilizzare; nel caso della seconda e terza serie, si useranno l'indice per pigiare il tasto nero o il primo tasto bianco e il pollice per pigiare contemporaneamente uno o due tasti bianchi. +Valore fonico delle combinazioni di tre tastiSegniSerieSuonoNoteSCP1ªDpcs4ªDFZN1ªNT (latino)nzf4ªNT (latino)SCN1ªLncs4ªLFZP1ªG durapzf4ªG duraXIU2ªC dura o G duraSZP1ªMpzs4ªMRIU2ªT o DFCP1ªBpcf4ªBFCN1ªRncf4ªRSZN1ªXnzs4ªXuia3ªUA (OI francese)uie3ªUI (OUI francese)
+Segni di interpunzione e altre indicazioniSegniSerieSimboli/IndicazioniNoten4ª.N1ª,nz4ª,NX1ª e 2ª:ZN1ª;SPps1ª e 4ª?CPpc1ª e 4ª!Nn1ª e 4ª -Ff1ª e 4ª( )Uu2ª e 3ª"XU2ªn.ia3ªspazio (e muta)nzf / pcs4ªa capop4ªlacuna/parola non percepitaripetuto più volteX / U2ªtasto di correzione ultima combinazione digitata Note
Scrittura delle cifre Sono previste diverse possibilità. Si può utilizzare anzitutto, il sistema numerico tipico del sistema che prevede l'utilizzo dei tasti della prima serie (per le centinaia), della seconda (per le decine) e della quarta serie (per le unità) con il seguente valore: F=1, S=2, C=3, Z=6, P=9 (prima serie); R=1, X=2, I=3, U=6 (seconda serie); p=9, z=6, c=3, s=2, f=1 (terza serie). In tal caso si utilizzerà in ognuna delle tre serie in oggetto il valore numerico tipico del tasto singolo o il valore numerico di combinazioni di tasti singoli, nel caso di cifre non direttamente rappresentate, con un sistema molto simile al sistema numerico binario (es: 4 = “FC”), per scrivere numeri con un massimo di tre cifre (centinaia, decine, unità). Le cifre superiori a 999 verranno espresse con battute successive. Ad esempio, la cifra "632.199" verrà scritta in due battute: "ZIs" "FIUp".
Come sistema alternativo, si possono stenografare le cifre così come sono pronunciate (ad esempio, 1.300 = "SZPincs" "SCNe" "FPRe" "SPen" "FPie" oppure, abbreviando, "SZPincs" "FPRe" "SPenzf").
Scrittura delle parole Come detto, ad ogni sillaba di parola corrisponde sulla tastiera Michela una combinazione di tasti. Si può avere una prima idea delle possibilità del sistema ove si tenga presente che, mentre per riprodurre le parole con una tastiera dattilografica occorre scrivere una lettera per volta, con la tastiera Michela il contenuto di una sillaba si esaurisce, come si è detto, in una battuta. Ad esempio, alle undici lettere della parole «f-e-l-i-c-e-m-e-n-t-e» corrispondono le cinque sillabe «fe-li-ce-men-te» e le cinque combinazioni sulla tastiera Michela: “Fe” “SCNi” “SCe” “SZPen” “Fpe”, senza considerare le possibili abbreviazioni che, per il caso in questione, possono ridurre le battute a due soltanto (FRIi SPepzs).
Criteri abbreviativi Antonio Michela Zucco, nel suo primo e conciso manuale sul sistema stenografico di sua ideazione ("Stenografia Michela – Processo sillabico istantaneo ad uso universale mediante piccolo e portatile apparecchio a tastiera" op. cit.), precisava: “...L'erudizione di detto processo (conoscenza della tastiera e dei segni) dà campo allo stenografo di farsi un concetto esatto di quanto sente pronunciare per trascriverlo correttamente, ciò che si ottiene anche con certe abbreviazioni che gli suggerirà la pratica, pur conservando la fedeltà di riproduzione...”. A differenza degli altri sistemi stenografici dell'epoca, l'ideatore non prevedeva uno specifico sistema abbreviativo, anche perché la particolare ergonomia della tastiera e la ridotta competenza di ciascun dito (due tasti), già di per sé, consentivano ad un operatore sufficientemente allenato di raggiungere velocità ragguardevoli utilizzando la semplice scrittura fonetica.
Anche dopo l'adozione della macchina da parte del Senato del Regno, l'utilizzo delle abbreviazioni rimase piuttosto limitato: vennero introdotte solo alcune sigle per rappresentare i termini più ricorrenti in ambito parlamentare e il criterio abbreviativo dell'eliminazione della vocale finale per alcune parole. Occorre considerare che all'epoca non era infrequente il caso che le note stenografiche venissero trascritte da soggetti diversi dagli stenografi che le avevano riprese, in alcuni casi anche in luoghi diversi e piuttosto distanti, proprio traendo vantaggio dalle caratteristiche peculiari del sistema, che nasceva come "fonografico", studiato cioè per rappresentare graficamente il suono di qualsivoglia fonema pronunciabile in qualsiasi lingua, e “meccanico” e quindi, a differenza dei sistemi manuali dell'epoca, in grado di produrre strisce stenografiche perfettamente intelligibili da parte di qualsiasi operatore a conoscenza del metodo.
Si può dire che il campo delle abbreviazioni sia rimasto del tutto inesplorato quasi fino ai giorni nostri. Il cavalier Celeste De Alberti, valente stenografo del Senato del Regno, precisava ancora nel 1932, nella seconda edizione del suo manuale ("Manuale di stenografia – sistema "Michela" op. cit.): "Per istenografare colla macchina Michela non è necessario fare uso di abbreviazioni, (questo lo dichiaro innanzi tutto) giacché, senza soverchia fatica, si arriva a scrivere per esteso quanto un oratore, anche molto veloce, può pronunziare".