Padova (AFI: ; Pàdoa o Pàdova in veneto, anticamente anche Pàva) è un comune italiano di abitanti, capoluogo della provincia omonima in Veneto. Si trova nella parte orientale della Pianura Padana e all'interno del bacino idrografico del Bacchiglione.
Fondata, secondo la leggenda, dal principe troiano Antenore, la città fu abitata fin dal XIII secolo a.C. dai Veneti. Durante la loro permanenza nel IV secolo a.C. furono costretti a difendersi dai ripetuti attacchi dei Galli e in questa occasione entrarono in contatto con la civiltà romana con la quale stabilirono solidi legami. Assunto il titolo di municipio, nel I secolo Padova, in latino Patavium, era la più ricca città d'Italia dopo Roma. La città fu una delle capitali culturali del Trecento, grazie alla presenza della signoria dei Carraresi o Da Carrara, che fecero di Padova uno dei principali centri del preumanesimo. Tra il XIV secolo e il XV secolo si sviluppò in concomitanza con Firenze la corrente culturale nota come Rinascimento padovano, e influenzerà la compagine artistica dell'intera Italia settentrionale del Quattrocento.
A Padova sono presenti due siti dichiarati patrimonio dell'umanità dall'UNESCO: l'orto botanico, il più antico al mondo e i cicli di affreschi del XIV secolo, conservati in otto complessi edilizi tra cui la cappella degli Scrovegni. Dal 1222 Padova è sede di un'università tra le più antiche del mondo, la seconda in Italia.
Geografia fisica Territorio
Padova è collocata all'estremità orientale della pianura Padana, circa a nordest dei Colli Euganei e circa a ovest della laguna di Venezia. Il territorio comunale si sviluppa su interamente pianeggianti e solcati da vari corsi d'acqua, che hanno dato nei secoli forma e protezione alla città.
La città poggia su un terreno composto di materiali fini e limoso-sabbiosi, mentre i sedimenti ghiaiosi sono rari. La distribuzione dei vari livelli stratigrafici è molto irregolare a causa delle frequenti divagazioni e variazioni che i corsi dei suoi fiumi hanno subito durante l'ultima era geologica (si veda per esempio la rotta della Cucca). A ovest della città, nelle aree rurali del quartiere Montà sono ben visibili vari paleoalvei del fiume Brenta.
Considerando l'elevazione del territorio comunale si può notare che:
il territorio ha un'elevazione media compresa tra 10 e 15 metri sopra il livello del mare; il nucleo storico con al centro Palazzo della Ragione si trova leggermente sopraelevato rispetto al territorio circostante, rendendo tale posizione più appetibile per la fondazione del primo nucleo insediativo; molti quartieri di Padova si trovano sotto i 10 metri di quota, come Pozzoveggiani e Crocifisso a sud, l'interporto, Granze di Camin.
Confina: a nord con Cadoneghe, Limena, Vigodarzere, Villafranca Padovana a est con Legnaro, Noventa Padovana, Saonara, Vigonovo, Vigonza a ovest con Abano Terme, Rubano, Selvazzano Dentro a sud con Albignasego, Ponte San Nicolò
Per quanto riguarda il rischio sismico, Padova è classificata nella zona 3 (sismicità bassa).
Idrografia
La città è nata e si è sviluppata all'interno dei bacini idrografici dei fiumi Brenta e Bacchiglione, che hanno fortemente condizionato il tessuto urbano e presentano scorci suggestivi in molti angoli della città.
In passato, tali corsi d'acqua erano fondamentali per l'economia cittadina, in particolar modo per la presenza di numerosi mulini e per la loro funzione commerciale, secondariamente per congiungere tramite barche la città con la vicina Venezia e gli altri centri della provincia di Padova. Inoltre, i canali hanno rappresentato a lungo un valido complemento delle opere di fortificazione della città. Le opere di ingegneria fluviale che si sono susseguite nel corso dei secoli, soprattutto per impulso del Magistrato alle acque della Repubblica di Venezia (all'epoca chiamato "Collegio dei Savi Esecutori"), hanno permesso di ridurre il rischio di esondazioni molto frequenti in passato che interessavano il tessuto urbano della città. L'attuale complesso sistema di collegamenti e chiuse tra i canali cittadini è in grado di gestire e far defluire onde di piena anche significative, senza gravi pericoli per la città. Le aree ancora a rischio, solo in presenza di piene eccezionali, sono la zona sud-orientale di Terranegra (il cui nome deriva dalle esondazioni a cui era spesso soggetta nei secoli passati), e quella sud-occidentale di Paltana.
I corsi d'acqua cittadini principali sono: Brenta, che ha origine dai laghi di Levico e Caldonazzo, e delimita il quartiere Nord dai comuni limitrofi. Bacchiglione, che nasce dalle risorgive tra Dueville e Villaverla in provincia di Vicenza; convoglia anche le acque a carattere torrentizio dell'Astico (che ne determina travolgenti piene improvvise) e dopo aver ricevuto a Tencarola parte delle acque del Brenta tramite il canale Brentella, cambia nome in Tronco Comune ed entra in città da sud al Bassanello dove si divide in tre rami: canale di Battaglia, Tronco Maestro e canale Scaricatore Canale Battaglia, canale artificiale finito di scavare nel 1201 che si distacca dal fiume Bacchiglione in località Bassanello (nella periferia meridionale della città) per dirigersi verso i centri a sud della provincia, ricongiungendosi poi attraverso una rete di canali con il tratto finale del fiume. Canale Scaricatore, che volge verso est convogliando all'esterno della città la maggior parte delle acque del Bacchiglione sul Piovego e sul Roncajette. Fu costruito dal governo austriaco nel 1863, su considerazioni e ipotesi iniziate fin dai tempi della repubblica Serenissima per impedire le periodiche alluvioni della città. Venne rimaneggiato a partire dal 1930 e completato nel secondo dopoguerra per ampliarne la portata aggiungendo un ulteriore canale, il San Gregorio, per meglio trasferire le acque di piena sul Piovego e quindi sul Brenta, non essendo il solo Roncajette in grado di ricevere piene eccezionali. Tronco Maestro, che scorre verso nord costeggiando le Mura Veneziane del '500 nel primo tratto lungo via Goito e fino alle porte Contarine. Era navigabile fino al porto fluviale di San Giovanni delle navi nei pressi dell'omonima porta. Naviglio Interno, che si dirama dal Tronco Maestro, attraversa il centro storico a sud e a est, seguendo quello che era anticamente il percorso del Bacchiglione e si ricongiunge con il ramo principale alle Porte Contarine. Era utilizzato soprattutto per la navigazione. Negli anni '50 venne interrato/tombinato dal ponte delle Torricelle, da lì le acque ora vanno tutte nel canale di Santa Chiara (lungo riviera Ruzante/Businello) che, unendosi al canale Alicorno all'altezza dell'Orto Botanico forma il canale di San Massimo. Questo esce dalla città verso sud-est dal ponte delle Gradelle dove assume il nome di Roncajette. Canale Piovego, artificiale, scavato nel 1209. Ha origine dalla confluenza del Tronco Maestro con quello che fu il Naviglio Interno presso le Porte Contarine; termina nel Brenta permettendo la navigazione verso Venezia. Lambisce a nord le Mura Veneziane del '500. Canale Brentella, artificiale, scavato nel 1314 nell'attuale periferia ovest di Padova, che porta al Bacchiglione parte delle acque Brenta. Canale Alicorno, scavato nel XIII secolo dai monaci di Santa Giustina per le loro necessità. Ha l'incile sul Tronco Maestro, costeggia le Mura del '500 fino a Porta Santa Croce per poi essere tombinato fino a Prato della Valle dove costituisce il canale attorno all'isola Memmia. Prosegue pressoché tombinato fino all'Orto Botanico dove confluisce nel Canale San Massimo assieme al canale Santa Chiara. Canale di San Massimo, raccoglie le acque dei canali Santa Chiara e Alicorno, transita per il Giardino Treves, attraversa tombinato l'area dell'ospedale per riapparire in via Cornaro per un breve tratto fino al ponte delle Gradelle da dove cambia nome in Roncajette. Roncajette è il nome che assume il canale di San Massimo uscendo dalla città all'altezza del ponte delle Gradelle. Corrisponde all'antico tratto in uscita dalla città del Bacchiglione, si dirige verso sud ricongiungendosi a Bovolenta con sue stesse le acque provenienti dal Canale Battaglia. Altri canali sono stati tombinati o interrati a partire da fine '800: Acquette, Bovetta, Santa Sofia, insieme a una cospicua parte del Naviglio Interno.
La sequenza Tronco Maestro, Tronco Comune, Naviglio Interno, canali Santa Chiara, San Massimo e Roncajette costituiscono l'antico percorso del Bacchiglione sulle cui ansa e controansa si è sviluppata la citta prima veneta e poi romana.
A partire dagli anni 1950, le opere di interramento dei canali cittadini, in particolar modo del Naviglio Interno (oggi riviere Ponti Romani e Tito Livio), ne hanno decretato un lungo periodo di abbandono e hanno alterato irreparabilmente lo stretto connubio tra Padova e le sue acque. È solo negli anni 1990 che si è assistito a un recupero delle vie d'acqua cittadine, ora percorse nuovamente da imbarcazioni che ne promuovono il turismo fluviale.
Clima
La città presenta un clima tendenzialmente sub-continentale tipico della pianura Padana, mitigato tuttavia dalla vicinanza al Mar Adriatico. Dal punto di vista legislativo, il comune di Padova ricade nella Fascia Climatica E con 2383 gradi giorno, quindi il limite massimo consentito per l'accensione dei riscaldamenti è di 14 ore giornaliere dal 15 ottobre al 15 aprile. Tuttora, per i dati climatici si fa riferimento alla stazione meteorologica dell'Orto Botanico, una di quelle da cui l'ARPAV raccoglie le informazioni inerenti al meteo urbano (l'altra si trova a Legnaro, fuori dei confini comunali). Le temperature di seguito riportate fanno riferimento ai dati relativi al periodo che va dal 1951 al 2000.
A Padova si registrano anche temperature abbastanza basse, in particolare nel periodo che va dalla metà di dicembre alla metà di gennaio, dovute per lo più a masse di aria fredda sub-polare provenienti da nord (Scandinavia) o da est (Est europeo e Balcani) che non troppo spesso portano abbondanti precipitazioni nevose. Il triangolo Padova-Vicenza-Rovigo è la zona più nevosa della pianura veneta, con una media nivometrica annua storica per Padova e provincia che oscilla tra 10 e 30 centimetri, in città; media inferiore a diverse zone del nord-ovest e dell'Emilia, ma maggiore rispetto a Liguria e ad altre zone pianeggianti del nord-est (Venezia, Verona, Udine).
La città soffre del problema del surriscaldamento urbano e il centro annovera valori superiori alla provincia di ben un grado. È presente il fenomeno dell'inversione termica, con temperature diurne non superiori ai 3 gradi e a volte inferiori agli nelle frequenti giornate nebbiose; negli ultimi anni il perdurare della nebbia anche durante il giorno è meno frequente, a differenza della Bassa Padovana e del Rodigino. Negli anni settanta e soprattutto nei novanta del XX secolo, la media nivometrica di Padova è calata, mentre negli anni sessanta, ottanta e nel decennio dal 2001 al 2010 si sono registrati valori maggiori; i record della seconda metà del XX secolo di accumulo nevoso per la città si verificarono nel 1956 e nel 1985 con .
Nell'inverno padovano vi sono giornate in cui la temperatura nelle ore più calde arriva a 12 gradi, e si ha una repentina caduta con valori inferiori allo zero al calar della sera, con una notevole escursione termica.